Biceps potestas


In un interessante articolo apparso su Messainlatino, viene riportato il contenuto di una conferenza tenuta da S.E. Mons. Fellay, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Nel corso di questa intervista, si è avuta ulteriore contezza di una biceps potestas all'interno della Curia Romana, avente come soggetti da un lato il regnante Pontefice, dall'altro i Dicasteri romani e le Conferenze Episcopali: è quanto in parte abbiamo avuto occasione di osservare in un altro nostro articolo. Questa potestà dimidiata non è che un segno della crisi dell'autorità voluta dal Concilio, i cui eredi mirano ad eliminare o quantomeno a ridurre significativamente il potere del Pontefice, a tutto vantaggio di quello che essi hanno usurpato e che, solo, garantisce loro di proseguire nella demolizione scientifica e metodica della Chiesa.

Le posizioni intransigenti e chiaramente ostili ad una completa riabilitazione della Fraternità San Pio X da parte delle Conferenze Episcopali e di alcuni esponenti della Curia in primis i soliti noti della Segreteria di Stato appaiono in chiaro contrasto con la volontà di Benedetto XVI e dei suoi più stretti collaboratori, che se da un lato non possono sconfessare pubblicamente l'operato di altri organi della Chiesa, dall'altro dimostrano in privato tutt'altro atteggiamento e si rendono conto della insostenibilità di questa situazione. 

Padre Scott Gardner ha riferito che un Cardinale d'alto rango, parlando con lui, ha ammesso che la collegialità ha effettivamente reso la Chiesa ingovernabile.

Verrebbe da osservare che la Chiesa non è per nulla ingovernabile: è piuttosto governata da un soggetto altro rispetto al Papa, dal momento che vi sono organismi vaticani e periferici che non si sentono assolutamente sottoposti all'autorità del Pontefice, ma si credono invece pienamente autorizzati a governare a prescindere dal Papa, se non addirittura contro di lui.

Ed è chiarissimo che le due parti sono su fronti talmente opposti, da non avere alcuna possibilità di coesistenza o di coabitazione: il Papa è una persona spirituale, erudita, mite e signorile; gli altri sono dei lanzichenecchi senza fede, senza cultura e senza rispetto. Da una parte Benedetto XVI non sconfessa chi, pur essendo al suo servizio, non gli obbedisce, anzi gli disobbedisce platealmente o gli attribuisce intenzioni e volontà ch'egli mai ha espresso; dall'altra non vi è alcuna remora ad esporre il Papa alla gogna mediatica, suscitando ad arte le proteste dei facinorosi, le lamentele dei Vescovi progressisti, le critiche dei personaggi di spicco, gli scandali morali o finanziari.

Qualche esempio. 
 
¶ Il moltiplicarsi di esternazioni contro la liberalizzazione della Liturgia Romana, in prossimità della promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, nell'estate 2007, con l'indimenticabile serie di conciliaboli e riunioni carbonare di Prelati modernisti. I libelli di Sodi e compagni contro il Motu Proprio, esposti in bella mostra in tutte le librerie cattoliche.
La minima applicazione del suddetto Motu Proprio e del relativo documento applicativo, da parte della quasi totalità delle Conferenze Episcopali nelle loro nazioni e dei Vescovi nelle loro Diocesi.

La correzione dell'Oremus pro Judæis nella liturgia del Venerdì Santo secondo il rito straordinario, nel Febbraio 2008, ad opera della Segreteria di Stato e non della competente Congregazione per il Culto Divino.

La mancata applicazione della Lettera della Congregazione del Culto Divino ai Presidenti delle Conferenze Episcopali del 17 Ottobre 2006, con cui si chiedeva entro al massimo due anni – cioè entro il 2008 – la correzione della traduzione per tutti nella formula consacratoria con per molti.

La curiosa concomitanza del caso Williamson, alla vigilia della promulgazione del decreto di revoca della scomunica alla Fraternità San Pio X, nel Marzo 2009.

¶ La nomina – promoveatur ut amoveatur – di mons. Malcom Ranjit, allora Segretario della Congregazione del Culto Divino, ad Arcivescovo di Colombo, nel 2009, dopo ch'egli aveva chiesto al Papa, assieme a mons. Gherardini e a mons. Oliveri, di correggere in chiave tradizionale l'insegnamento del Vaticano II.

¶ Il sabotaggio della tiara sullo stemma papale, apparsa e fatta frettolosamente scomparire a inizio Ottobre 2010, su ordine di un Sostituto della Segreteria di Stato, in concomitanza con le esternazioni del Card. Levada sulla riformulazione delle modalità di esercizio del Primato Petrino e le analoghe richieste di alcuni esponenti del Sinodo dell'Oriente. Il successivo ordine di rimuovere l'odiata insegna anche dai paramenti papali usati da ben tre anni.

Costoro non si farebbero alcuno scrupolo a favorire un vero e proprio scisma in seno alla Chiesa, se questo servisse a scongiurare la loro estromissione dal potere. Poiché è chiarissimo che solo di potere si tratta: le questioni dottrinali, giuridiche e disciplinari hanno un peso relativo, e sono strumentali al mantenimento del potere usurpato con il Concilio, anzi da prima del Concilio, visto che chi in quell'assise ha agito con tale efficacia si era già insediato in Vaticano ed aveva avuto modo di preparare questo silenzioso colpo di stato:

Sempre più cresceva l’impressione che nella Chiesa non ci fosse nulla di stabile, che tutto potesse essere oggetto di revisione. Sempre più il Concilio pareva assomigliare a un grosso parlamento ecclesiale che poteva cambiare tutto e rivoluzionare ogni cosa a modo proprio. [...] Le discussioni conciliari venivano sempre più presentate secondo lo schema partitico tipico del parlamento moderno (J. Ratzinger, La mia vita, pag. 97 seg.).

Il parlamentarismo è certamente una piaga della Chiesa, così come lo è delle nazioni; ma a nostro avviso dietro l'alibi democratico ed assemblearista si cela un gruppo di potere che si guarda bene dal rinunziare al ruolo di manovratore delle varie assemblee, secondo la prassi marxista. Non si accontentano di gridare Non serviam, vogliono mettersi al posto del sovrano.

Ci sia consentito di dire a chiara voce che ormai è evidente che in seno alla Chiesa di Roma è in atto una vera e propria lotta di potere, mossa da chi si sente minacciato dal pur pacificus Benedetto XVI. Né ci si accusi di voler criticare Sua Santità, o di voler mettere in discussione l'esercizio della potestà che a lui solo spetta: il nostro scopo semmai è proprio quello di far capire ai tanti disorientati che il Papa è ben conscio di questo stato di cose, e che non ha alcuna intenzione di abdicare al proprio ruolo di Pastore universale. Ed è evidente che, con la discrezione e la signorilità che contraddistinguono il suo operato, le cose stanno inesorabilmente cambiando.

A questo punto ci si chiederà: «Come possiamo contribuire, noi?»  Per assestare un colpo magistrale agli usurpatori, basta parlare di loro: la loro forza sta nel poter agire nell'ombra, nel sapersi invisibili e nel poter così operare indisturbati, specialmente di fronte all'opinione pubblica. Sono talmente pieni di sé, da credersi intoccabili e potentissimi: forse sanno esserlo con i singoli, a tradimento, o con la maldicenza, ma appena si accendono su di loro i riflettori, si ritirano inorriditi. Smascherarli, indicare i loro maneggi, scoprire le loro mosse e interpretare le finalità di quanto progettano è il modo migliore per disarmali, perché questo attira su di essi l'attenzione non solo dei Superiori e dei confratelli, ma anche dei media, che non sempre sono allineati, specialmente su internet, dove i blog sono letti assiduamente anche Oltretevere. 

E dove la semplice allusione o l'indicazione della carica ricoperta non sia sufficiente – qui legit intelligat – si facciano anche i nomi, perché non c'è nulla di male a chieder conto alle Loro Eccellenze di quel che fanno. E sarà un bel banco di prova: allora la libertà dei figli di Dio, la comunità dei credenti, il governo democratico della Chiesa e tutto il ciarpame ideologico di cui ci hanno rintronato in questi ultimi quarant'anni si dimostreranno flatus vocis, ed essi si ergeranno – guarda un po' – a difensori di quell'autorità che per primi hanno contribuito a demolire. E andranno a pestare i piedini dal Cardinal Prefetto, o a piagnucolare al Sacro Tavolo, perché non li si vuole lasciar tranquilli a distruggere la Chiesa lontano da occhi indiscreti. Piangete, cari: adesso tocca a voi.

Commenti