Mangani, onagri e trabucchi





Sappiamo bene che in quel di Milano sgoverna un personaggio grottesco, ma per non indurre in equivoco l'ignaro lettore, sarebbe opportuno precisare quantomeno il ruolo di costui, oppure il colore della veste prelatizia che talora gli capita d'indossare, specialmente quando concede onori e primi posti, piuttosto di quando essa comporterebbe coerenza con la Fede cattolica.

Tuttavia ci è difficile ed ingrato finanche nominare questo membro del sinedrio ambrosiano, i cui scrupoli giuridici si fanno sentire imperiosi alla coscienza solo quando coinvolgono - guarda caso - l'odiato Rito Romano nella forma straordinaria. Non ricordiamo che le chiese dell'Arcidiocesi siano state vietate agli acattolici, né agli adoratori degl'idoli, né ai figli di Abramo, né ai seguaci di Maometto. Quando c'è da profanare il tempio santo di Dio con riti immondi, o con empietà degne di Eliogabalo, le porte delle chiese rimangono ben spalancate, memore forse il Fariseo delle analoghe profanazioni ecumeniche del Panteon di Assisi. 

Se però, in una remota pieve della periferia milanese, un sacerdote cattolico di Rito Romano, in piena comunione con la Sede Apostolica e munito di regolare celebret, intende celebrare nientemeno che il Santo Sacrificio secondo le rubriche del 1962, ecco levarsi lo sdegno prevaricatore del leguleio, che con mangani, onagri e trabucchi mette sotto assedio la chiesetta di Seregno, scagliando tremendi proiettili contro l'empio celebrante ed i sacrileghi accoliti tradizionalisti, ivi asseragliati, come asseragliato era Sant'Ambrogio all'epoca degli Ariani.

Attendiamo in trepidante attesa che gli auspici dell'Eminentissimo, del quale lo zelante vegliardo è degno Vicario, non tardino a realizzarsi, e che le deserte chiese di Milano cedano finalmente il posto alle moschee, e la Croce di Cristo alla mezzaluna. Quando il precetto festivo si celebrerà il venerdì, e vigerà la legge coranica. In quei giorni la turpe commedia conciliare - diritti umani, solidarietà, accoglienza, libertà religiosa, ecumenismo ecc. - avrà dato i suoi frutti, e per dir Messa non si dovrà chiedere il permesso alla reverenda Curia, ma al Muftì.

Quos Deus perdere vult, dementat prius.

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