Nihil est innovandum, nisi Novus Ordo



Gli stilisti del Novus Horror devono rinnovare la collezione primavera-estate 2011 con nuove proposte, esattamente come nella moda da un anno all'altro si portano pantaloni stretti e non più larghi, giacche a due bottoni anziché a tre e via elencando. Lo stile e la bellezza immutabile della Liturgia Romana non è ovviamente alla mercé del volger dei tempi, proprio come certi capi intramontabili, classici e destinati ad una clientela rigorosamente chic. Ma il rito riformato, che fu pensato furbescamente come un prodotto di scadentissimo marketing applicato al culto di Dio, è irreparabilmente soggetto alla moda, ad iniziare da alcune espressioni che, proprio per essere espresse in vernacolo, non hanno quel carattere di immutabilità che viceversa caratterizza la lingua sacra della Chiesa.

E così, armati di buona volontà e di affilatissime forbici, i Dolce & Gabbana della CEI si sono dati un gran daffare per a metter mano al liso Messale montiniano, edito nientemeno che quarant'anni or sono, modificando una frase, accorciando un risvolto, stringendo un po' sui fianchi. E le modifiche, ben inteso, si sono apportate in più punti, addirittura al Gloria e al Padre nostro, ma ci si è ben guardati dal cambiare quanto il Sant'Uffizio aveva ordinato: il per tutti in traduzione al pro multis nella formula consacratoria. Analogamente si è proceduto con il Domine non sum dignus, lasciando invariata la versione di partecipare alla tua mensa che fa molto luterano e nelle parrocchie va sempre di moda. Per non dire del materialista io sarò salvato, anziché l'anima mia sarà salva.

Il risultato è tristissimo: altre tonnellate di carta stampata andranno ad accumularsi nelle sacrestie, mandando al macero i Messali precedenti, sempre più pesanti, sempre più voluminosi, ma altrettanto soggetti al passare delle mode.

Il Missale Romanum di San Pio V, invece, a parte insignificanti variazioni – peraltro apportate quasi tutte quando ormai la Curia era già infeudata dai novatori, ad iniziare dal discutibile Ordo Hebdomadæ Sanctæ Instauratus – brilla per esser intramontabile e non aver bisogno di aggiustamenti ad ogni lustro. Un po' come il frac rispetto allo smoking.

E se la sollecitudine pastorale di tante Eminenze ed Eccellenze Reverendissime è così attenta a non suscitare lo stupore ed il disorientamento delle greggi affidate alle loro cure, quand'è ora di correggere degli errori sesquipedali deliberatamente introdotti per compiacere i protestanti; per qual ragione essa non dovrebbe applicarsi alle parole stesse del Padre nostro, che forse è l'unica preghiera che ancora conoscono a memoria i pochi cattolici italiani? E, a maggior ragione: come possiamo giustificare, sulla base di questi loro timori, l'empito iconoclasta degl'inventori del Novus Horror, con cui ben maggior scandalo fu gettato in tutto l'orbe cattolico, facendo strame della preghiera, della fede e della religiosità plurisecolare del nostro popolo?

Ma a quell'epoca, nel pieno della contestazione, si fumavano gli spinelli, si portavano i capelli lunghi e si okkupavano le facoltà universitarie, ed era un'ottima operazione commerciale svendere la Messa cattolica sottocosto, rinnovare i locali sbaraccando altari, balaustre, organi e paramenti, per far vetrina con prodotti di infimo valore e di facile smercio come l'amore universale, il pauperismo, il pacifismo, le mani alzate verso te Signor, le chitarre e tutto quello che di lì a poco si sarebbe rivelato nient'altro che ciarpame ideologico.

Adesso che i fondi invenduti vengono astutamente riproposti come modernariato, anche in ambito ecclesiastico si imita maldestramente il bieco stratagemma, cercando di far tornar di moda il vecchiume che nemmeno le più esagitate declamatrici di preghiere dei fedeli avevano voluto portarsi a casa a prezzo di saldo. Così i meschini che continuano a frequentare più o meno saltuariamente la Messa – anzi, l'Eucaristia – domenicale nelle parrocchie di rito woitiliano si devono sorbire un repertorio démodé rispolverato da tristissimi chierici con velleità contestatarie, e come certe signore bene sempre aggiornatissime devono pure sfoderare il più smagliante sorriso di compiacimento perché quelle Eminenze e quelle Eccellenze dalla croce pettorale infilata nel taschino hanno nientemeno che cambiato non ci indurre in tentazione con non ci abbandonare alla tentazione. Questa sì che è una cosa che riporterà la gente in chiesa! Milioni di cattolici italiani, oltraggiati da quarant'anni di malversazioni filologiche, potranno finalmente cedere alla tentazione di mandarli solennemente a quel paese. 
 

Commenti

  1. Già in passato, anche al di fuori dell'abito "tradizionale" ci si è lamentati delle traduzioni CEI; cito negli anni '90, su il Sabato e 30 Giorni gli interventi del prof. Lorenzo Bianchi (da cui scaturì il libro “Liturgia. Memoria o istruzioni per l’uso?” edizioni Piemme); oppure le traduzioni alternative proposte dalla prof.ssa Lovato, per le edizioni San Lorenzo.
    Purtroppo nulla hanno prodotto questi interventi, vedasi il modo verticistico e i discutibili criteri con coi è stato prodotto il nuovo Lezionario (con l’abolizione di espressioni tradizionali (quali l’Ave Maria, o il figlio prediletto); l’uso indiscriminato della parola "amore"; parole volgarmente inappropriate, quali "scannare" al posto di "immolare" nel Levitico; lo snervamento della profezia eucaristica nel libro di Malachia; l’espressione “con [invece che sulle] le nubi del cielo” di cui si conoscono bene le implicazioni dogmatiche; per non parlare della squallida iconografia...
    Non bastasse questo la nuova traduzione del messale si presenta sotto pessimi auspici; veda ad esempio qui: http://blog.messainlatino.it/2010/11/magister-il-papa-striglia-i-vescovi.html (commenti del 13 novembre 2010, ore 10.12.47 e ore 10.13.22 a firma mercenaro),
    con aggiornamenti qui: http://blog.messainlatino.it/2010/11/cera-una-volta-bugnini-oggi-la-cei.html#comments).

    Purtroppo mi sembra che nel suo importante post, sia passato sotto silenzio il punto chiave dell'intervento degli esperti laodiCEI: le parole a contenuto sacrificale.

    In particolare quelle della formula consacratoria "quod pro vobis tradetur", che oggi fa: "questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi", ma che verrà tradotto eliminando la parola sacrificio.
    E così si procederà anche altrove (dalle preghiere eucaristiche, dalle preghiere sulle offerte e simili) promuovendo una radicale censura della terminologia sacrificale.
    Si può far qualcosa perchè queste deleterie modificazioni prevalgano?

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  2. Ops!
    Si può far qualcosa perchè queste deleterie modificazioni NON prevalgano?

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