Numquam satis



Il latino rischia di scomparire anche in Vaticano. Lo rivela un aritcolo scritto da un bene informato "monsignore" sul sito di Repubblica. Da qualche mese ha cessato di esistere l'organismo istituzionale preposto alla diffusione ed alla promozione della lingua madre della Chiesa cattolica. Sembrerebbe che gli "strateghi" della Segreteria di Stato abbiano infatti azzerato con un vero e proprio colpo di mano la Fondazione Latinitas, declassandola da dicastero-principe dell'idioma di Cicerone, dotato di una sua autonomia istituzionale e finanziaria, a uno dei tanti uffici del Pontificio Consiglio della Cultura presieduto dal cardinale Gianfranco Ravasi. Il provvedimento è stato deciso in grande segretezza. Non ci sono note ufficiali e , secondo gli ormai ex responsabili della Latinitas, senza che dalla Segreteria di Stato sia stata fornita nessuna spiegazione ragionevole ai diretti interessati. Fra questi padre Antonio Salvi, l'ultimo presidente della Fondazione. Un gesto alquanto inaspettato, se si considerano i tanti pubblici apprezzamenti che Benedetto XVI ha fatto proprio in difesa del latino, nella liturgia e non.

Il "declassamento" della Fondazione Latinitas cancella gli organismi istituzionali (presidenza, consiglio direttivo, collegio dei revisori dei conti) e l'originaria autonomia di gestione. Prima conseguenza: l'annullamento del Certamen Vaticanum, la più importante gara internazionale di latino aperta a studiosi, ricercatori, studenti ed appassionati. Del resto già il 31 luglio scorso l'arcivescovo Fernando Filoni (Sostituto per gli Affari generali) scrisse in una lettera a padre Antonio Salvi per comunicargli la possibilità che la Latinitas venisse posta "sotto l'egida" del Pontificio Consiglio della Cultura, contrariamente a quanto aveva stabilito nel 1976 Paolo VI quando decise di rilanciare l'antico ufficio per il latino fino ad allora in funzione in Segreteria di Stato elevandolo alla dignità di Fondazione autonoma. Una decisione che non è piaciuta ai vertici della stesso Fondazione. Sembrano decisi a difendere l'istituzione "anche davanti al Papa". 

Commenti

  1. Non per prendere le parti del Kikiano Filoni, ma direi che se questa Fondazione doveva opereare per la diffusione e la promozione della lingua madre della Chiesa cattolica, i suoi risultati sono piuttosto scarsi e la equiparano a quel carrozzoni che dall'altra parte del Tevere, nell'italietta nostrana, si chiamano "enti inutili". Ora io non ho alcuna fiducia di Ravasi che forse è più propenso a diffondere la conoscenza dell'Aramaico, che non quella del Latino, ma mi sembra che, a voler fare bene, tale "Fondazione" potrebbe trovare maggiore sviluppo ai suoi fini istituzionali proprio come parte del Pontificio Consiglio per la Cultura che come solitario organismo capace solo di organizzare una gara di latino.

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