Nomen meum Regio



La notizia è di quelle che fanno il giro di tutte le Curie - e di tutte le stanze dei Sacri Palazzi - in pochi minuti. Una notizia pubblicata nientemeno che dal Corriere della Sera, notoriamente molto posato nelle questioni ecclesiastiche. Evidentemente c'è stato chi, in ambienti vicini al Patriarcato o a qualche Vescovado del Triveneto, ha ritenuto che la misura fosse davvero colma.
Rimandiamo agli articoli di cronaca, ognuno dei quali va letto per intero:


La ditta veneta Decima Regio, nota per le sue creazioni liturgiche al tempo di Giovanni Paolo II e nei primissimi mesi di Pontificato di Benedetto XVI, ha inviato agli Enti pubblici del Veneto una lettera, in cui chiede di finanziare i paramenti sacri che il Santo Padre e gli altri concelebranti utilizzeranno nel corso della Visita Apostolica a Venezia ed Aquileia, in programma per il prossimo Maggio. Ad essere più precisi, non hanno chiesto soldi, ma hanno piuttosto:

...sottoposto alla Presidenza della Regione ed all’Unione Regionale delle Province, come pure ad altri enti ed istituti, i preventivi massimali ed interlocutori, calibrati sui parametri di eccellenza tipici di detta sartoria, da cui trarre iniziativa per un eventuale dono al Pontefice.

Cicero pro domo sua, si potrebbe dire. Eppure non pare sia la pubblicità che le manca, almeno a vedere la mitria donata dai Cappuccini di San Giovanni Rotondo - clienti dell'azienda - al Papa.

Ma sarebbe quantomeno ingenuo pensare che la Decima Regio sia l'unica sartoria ecclesiastica a procedere in questo modo. E che non si possano annoverare anche gioiellieri o artigiani di vario genere. Anzi, a rigore potrebbe essere pure un modo trasparente e professionalmente limpido per dotare la Sacristia Papale di vesti liturgiche di pregio, senza gravarne le finanze vaticane.

Dichiarava il titolare della Decima Regio:
Tutte le vesti e gli arredi liturgici - precisava Zanella nella sua lettera - sono opera di maestranze esclusivamente venete con punte di eccezione quali le croci pettorali in vetro di Murano o i tessuti dei paramenti del Papa usciti dai telai di storiche botteghe veneziane. E le ditte produttrici delle vesti in gran numero fanno parte del nostro importante distretto tessile e manifatturiero.
Il Comitato ha emesso una nota: 
La richiesta di fondi citata - precisa in una nota l'ufficio stampa della Conferenza episcopale triveneta - è un'iniziativa personale di due sarti, non promossa né autorizzata dal Comitato organizzatore ufficiale della Visita. Ogni iniziativa che si riferisca in qualche modo a questo evento e che non porti la firma del responsabile del Comitato organizzatore, mons. Beniamino Pizziol, vescovo ausiliare di Venezia, è priva di autorizzazione, fuorviante e non va presa in considerazione. Il criterio decisivo che sta guidando l'azione del Comitato organizzatore e i preparativi della Visita è quello di offrire una calorosa, curata e semplice accoglienza al Santo Padre, ma senza chiedere speciali finanziamenti alle istituzioni pubbliche.

 Andrebbe detto che Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Beniamino Pizziol non si perita di dissimulare una sovrana idiosincrasia nei confronti dell'arte paramentaria. Di certo la diffusione della notizia, poi amplificata dalla stampa, ha preso un po' tutti in contropiede. Qualcuno ha rotto le uova nel paniere del mirabile commercium in vista dell'accoglienza dell'Augusto Ospite. 

Forse questa volta chi era rientrato dalla finestra, dopo esser stato messo alla porta, si ritroverà definitivamente estromesso dai grandi affari che, non lungi da San Marino, altri conducono con più prudenza. O forse con sponsor più potenti. 

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