Radicali




La limitazione del danno non è la terapia più appropriata con cui affrontare il grave caso della Liturgia romana. D'altra parte, il proibizionismo postconciliare non si è rivelato rimedio efficace contro il dilagare della piaga del senso del sacro che comporta l'uso di stupefacenti come la lingua latina e il canto gregoriano, e vi sono insigni esperti del settore che hanno ipotizzato la somministrazione del Rito antico sotto il controllo dell'autorità, con forme di legalizzazione che prevedevano la possibilità di assistere alla Messa tridentina a determinate condizioni stabilite dalla legge, come avviene per il fumo e per gli alcolici. Tale visione si basa su esperienze come quelle messe in atto da alcune Conferenze Episcopali, che hanno destinato degli spazi riservati ai consumatori di ortodossia e di devozione, sull'esempio delle narcosale elvetiche o dei coffee-shop olandesi.

Gruppi organizzati di cattolici radicali esercitano da anni pressioni sull'opinione pubblica e sulle autorità competenti, affinché sia invece concessa una liberalizzazione totale dell'antico Rito, senza alcuna limitazione. La legge prevede la modica quantità destinata all'uso personale, ma accade spesso che i singoli magistrati interpretino in chiave restrittiva quanto prevede la normativa vigente, considerando reato non solo l'organizzazione di solenni pontificali nella forma straordinaria, ma anche solo una Messa bassa a porte chiuse. Rimane da risolvere anche la questione del coetus fidelium, che difficilmente trova univoca applicazione. E si ritiene che l'esempio diseducativo dato da eminenti personalità della Curia romana possa provocare seri danni tra i giovani, che sono notoriamente portati all'emulazione. Finché si trattava di chiudere un occhio sulla dipendenza di vecchi nostalgici, si poteva anche concedere qualcosa; ma la diffusione incontrollata del tradizionalismo e del conservatorismo, accompagnata all'uso di psicotropi come l'incenso, si è rivelato disastroso in non poche realtà, al punto da richiedere un intervento immediato del legislatore. Nei tre anni che sono seguiti alla entrata in vigore della nuova normativa, centinaia di ragazzi hanno iniziato a sperimentare gli effetti della Liturgia antica fin dai quindici anni di età, ed è dimostrato che a loro volta sono diventati spacciatori di messalini e di libretti devozionali anche coi propri coetanei. Un flagello che trova spesso i genitori consenzienti, ma che ha sempre suscitato la riprovazione degli educatori e degli operatori del culto.

Se quel che si va anticipando su Messainlatino e su altri siti è fondato, si potrebbe affermare che le Istruzioni applicative del MP rappresentano de facto una forma di legalizzazione in senso restrittivo. La sperimentazione con il decreto Ecclesia Dei e la successiva entrata in vigore della legge Summorum Pontificali hanno dimostrato inequivocabilmente che, almeno per ora, non è ipotizzabile alcuna liberalizzazione, e le modifiche previste dovranno comunque rendere chiaro che, dinanzi all'espandersi di un fenomeno inquietante come quello della diffusione tra i giovani della Liturgia romana, il metodo più efficace è rappresentato dalla repressione e dall'inasprimento delle leggi. Ingenti finanziamenti saranno stanziati per la creazione di nuove strutture di rieducazione in cui ospitare i casi più gravi.

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