MEIN KONZIL



Caterina63 ci chiede di dare il nostro placet al libro di don Ariel Stefano Levi di Gualdo: ci onora e ci confonde che il nostro parere sia ritenuto in così alta considerazione. Nondimeno, questo placet è vincolato ad un donec corrigatur che abbiamo diffusamente espresso.

Vorremmo però dedicare qualche riflessione alle buone intenzioni di don Ariel e di Caterina63, e a quelle di molti altri che vogliono letteralmente salvare capra e cavoli, riconoscendo i disastri conciliari ma cercando di considerare il Concilio come una vittima innocente delle mene dei novatori. 

Dice infatti Caterina63:
...non errore del Concilio ma di chi ha formato e firmato i documenti sia stato quello di far apparire questi documenti come una novità senza mai collegarsi ai testi precedenti del Magistero pontificio.
Beata ingenuità! Proprio su questa marciano i nemici della Chiesa, che accettano di perdere qualche battaglia, vedendo che comunque gli avversari non hanno nessuna intenzione di radere al suolo la loro cittadella. 

Ma cos'è il Concilio, se non ciò che esso propone attraverso i suoi documenti? Il Concilio in sé non esiste, come non esiste il Magistero, se non attraverso gli atti che esso ha promulgato nei duemila anni di storia della Chiesa. L'astrazione trae in inganno, perché presuppone intelletto e volontà in un soggetto artificiale, in cui operano invece molteplici soggetti ben reali, questi sì dotati di intelletto e volontà: il Sommo Pontefice, i Vescovi, i consultori e i teologi, gli esponenti di diverse correnti, e tutti coloro che in qualche modo possono influenzare l'opinione e l'azione di quelli, non ultimi i nemici della Chiesa e i mass media

Quei documenti non appaiono una novità: lo sono ex se, non fosse che per ciò che non affermano di ortodosso e quanto invece insinuano di eterodosso. D'altra parte, don Ariel e Caterina63 ammettono entrambi che il Concilio sia stato infeudato dai novatori, che hanno formato e firmato i documenti. Non fu il Concilio a promulgare la Gaudium et spes, o la Dignitatis humanae, ma i Padri Conciliari, attraverso un iter di inganni, colpi di mano, votazioni falsate nelle Commissioni, con l'avvallo di Roncalli e Montini, consenzienti o meno che fossero. 

Quindi, se è vero - come hanno rilevato egregi teologi cattolici - che vi sono dei documenti conciliari in cui si formulano proposizioni eterodosse o equivoche, questi non sono nati dal  nulla, e non hanno il carisma dell'infallibilità per il semplice fatto di uscire da un coso che non voleva - né poteva, visti i risultati - essere dogmatico. 

E non ci si venga a parlare della Costituzione dogmatica Gaudium et Spes per sostenere la tesi opposta: essa è dogmatica solo in quanto propone, o dovrebbe proporre, temi di natura dottrinale, ma non in quanto il suo presunto insegnamento debba ritenersi dogmatico, poiché questo confliggerebbe con l'intenzione, la mens, del legislatore, che volle questo coso solo pastorale.

Ci permettiamo quindi un paragone ardito. 

Affermare che il Concilio era buono in sé e che fu deviato dai modernisti equivale né più né meno a dire che il Nazismo, in fin dei conti, non aveva teorizzato la soluzione finale, ma che fu Hitler, consigliato da qualche ideologo fanatico, a tradire il Nazismo. 

Non esistette Nazismo senza Hitler, così come non vi fu Concilio senza Roncalli, Montini e tutta la lista di Prelati massoni, modernisti, eretici e laicisti.

L'appoggio di cui il Nazismo godette, le relazioni diplomatiche che esso intrattenne con le principali Nazioni, le modalità di democratica elezione di Adolf Hitler, il consenso delle masse e degli intellettuali non hanno nulla di diverso dall'appoggio di cui godette il Concilio, le relazioni che esso coltivò con il mondo, le modalità di democratica votazione nell'Aula conciliare, il consenso dei fedeli, dei teologi e della stampa. 

Proseguendo nella similitudine, come il Nazismo teorizzò la purezza della razza ariana, anche gli ideologi del Concilio hanno teorizzato un immaginario gruppo razziale a cui appartengono solo quanti ne accettano le istanze: ecumenismo, libertà religiosa, modernismo, nuova ecclesiologia, liturgica protestantizzata, lingua vernacolare, pauperismo, irenismo, antropocentrismo, democrazia, laicità dello Stato. Gli altri sono appena tollerati, e di sicuro non raggiungono mai posizioni di responsabilità e di potere. 


Lo stesso disprezzo con cui certi Ecclesiastici trattano i gruppi tradizionalisti è rivelatore di una mentalità discriminatrice e settaria, che ha anche legittimato forme di pulizia etnica, con la cacciata, la persecuzione e la scomunica dei refrattari. E come la redazione delle liste di Ebrei da deportare e l'elenco dei loro beni da confiscare erano affidati ai Consigli ebraici degli Anziani (leggi qui), così le liste di proscrizione dei laici, dei chierici, dei sacerdoti, dei Monsignori, dei Vescovi e dei Cardinali furono preparate da zelanti ecclesiastici, traditori e rinnegati. Non vennero fisicamente deportati nei campi di sterminio: ci si limitò ad umiliarli, sconfessarli pubblicamente, abbandonarli, trasferirli in chiese sperdute tra i monti o in inutili uffici di Curia. E a dichiararli inidonei all'elezione al Soglio.


Un altro parallelo tristissimo: gli Ebrei che cercavano di fuggire alla deportazione erano ricercati e consegnati ai Tedeschi da uno speciale corpo di polizia ebraica, così come



nei campi molti lavori materiali connessi allo sterminio erano affidati a speciali reparti ebraici; avevano narrato come questi lavorassero nelle camere a gas e nei crematori, estraessero i denti d'oro e tagliassero i capelli ai cadaveri, scavassero le fosse e più tardi riesumassero le salme per far sparire ogni traccia; avevano narrato come tecnici ebrei avessero costruito camere a gas a Theresienstadt e come qui l'autonomia ebraica fosse arrivata al punto che perfino il boia era ebreo. 

La storia si ripete, nella miserabile parodia conciliare: quante volte le persecuzioni psicologiche di bravi sacerdoti, professori di Università pontificie o di Seminari, colpevoli solo di non voler rinunciare alla Messa cattolica e alla Tradizione, furono organizzate dai loro confratelli? Quanti parroci si trovarono da un giorno all'altro trasferiti senza motivo, o messi a riposo, quando non derisi o fatti passare per fanatici, grazie alla sistematica collaborazione non disinteressata del Clero stesso? Quanti nuovi kapò in clergyman tacquero ed eseguirono ordini ingiusti, per timore di essere fatti oggetto delle stesse epurazioni? 


E non si può negare che talvolta le segnalazioni e le delazioni siano giunte da chi pubblicamente appariva critico verso gli eccessi del postconcilio, da chi si faceva portavoce di una resistenza moderata col celebrare il Novus Ordo in latino, da chi sperava di ottenere vantaggi per la propria minuscola congregazione pseudotradizionalista denunciando i fanatici lefebvriani e gli indisciplinati del doppio Confiteor. Gente che oggi pontifica sul Motu Proprio, ma che ai tempi dell'Indulto non ha mosso un dito per raccogliere le firme, ostentando una cortigiana fedeltà al Vescovo diocesano, e tacciando di scisma chi frequenta le Messe tridentine nelle catacombe della Fraternità San Pio X. 


Coloro che chiedono la Messa Romana vengono confinati in chiese di concentramento, perché le loro idee non si diffondano tra gli Ariani del Vaticano II e non si metta in discussione la vulgata conciliare. Poco ci manca che non venga chiesto loro di portare un segno distintivo cucito sui vestiti, come la stella di Davide per gli Ebrei. Per essi non c'è posto nemmeno nel nuovo stato nella Palestina conciliare, come dimostrano i vani colloqui dottrinali con la Santa Sede. 




Altro elemento in comune: l'esistenza, ai vertici del Nazismo, di conventicole di iniziati di stampo esoterico e massonico, con chiare connotazioni omosessuali, che ritroviamo nella lobby progressista. La condanna formale dell'omosessualità, in entrambi i casi, si accompagna tuttavia alla creazione di gruppi elitari che non esitano a screditare gli avversari anche grazie alle informazioni di natura personale di cui dispongono in virtù della comune condotta di vita. Così, se da un lato la Comunità degli Speciali plasma il cliché del maschio nazionalsocialista, sull'altro versante si plasma il typus del levita postconciliare da introdurre nei ruoli chiave della Curia Romana: le forme di nepotismo gay nel cursus honorum del Nazismo e del Postconcilio sono identiche, come sono identiche le forme di ricatto, funzionali allo scopo ultimo, cui si espongono i membri di questa lobby, siano essi in divisa o in talare.

Le pubblicazioni cattoliche, i libri di Teologia, i testi di Morale, i Catechismi, i Messali scompaiono dalle biblioteche e dalle librerie, quando non sono stati dati alle fiamme nei cortili dei Seminari e dei Conventi, sulle orme di roghi della Gioventù Hitleriana.




La deportazione degli Ebrei venne denunciata dalla stampa molto tardi, e i campi di sterminio furono scoperti quando il Nazismo era già caduto: così come solo oggi qualche teologo e pensatore cattolico denuncia la soluzione finale della setta conciliare, scoprendo tra i deportati l'Ortodossia, la Liturgia cattolica, la Scolastica, la sana Esegesi, l'Apologetica, il Primato papale, il Magistero, i Novissimi, l'Autorità dei Pastori, assieme alla Regalità di Cristo, alla Mediazione di Maria Ss.ma e alla salvezza delle anime.


Duole constatare che le vittime furono ben più di sei milioni: il loro torto dinanzi all'opinione pubblica fu di essere anime, e non corpi. Anime irretite dalla dittatura della chiesa di Satana: in piazza San Pietro abbiamo visto folle oceaniche, abilmente manovrate da un manipolo di agit-prop, gridare Santo subito proprio come in Germania altri gridavano Heil Hitler e, non dimentichiamolo, come dinanzi al Pretorio la turba gridava Barabbam! 

Gli archivi dei servizi segreti stanno rivelando in questi anni alcuni dei punti più controversi della storia del Nazismo, ivi comprese le collusioni con i governi che oggi millantano di non aver mai appoggiato il Führer. Scopriremo col tempo anche le vicende della dittatura conciliare e delle connivenze di cui godette da parte della Massoneria e dei nemici della Chiesa. Nil inultum remanebit.


Commenti

  1. Caro Baronio, il mio parere non conta nulla, ma la ringrazio per l'alta considerazione alla mia piccola risposta che vuole essere solo un contributo.... l'importante è che il placet arrivi da "Lassù" come osa lavorare la Divina Provvidenza al di sopra di tutti e di tutto ;-)

    Concordo con lei, l'estrazione può essere una lama a doppio taglio, può essere usata bene come i Padri ci insegnano le cui opere sono tutte estrazioni dalle Scritture, e può essere usata come sanno dimostrarci gli eretici specialmente Lutero con la sua diabolica Sola Scriptura, ciò non toglie che lo stesso Cristo abbia usato estrarre dall'Antico Testamento tutto ciò che lo riguardava in termini di profezia....

    Non concordo quando mi attribuisce una ingenuità ^__^ che naturalmente non prendo come una offesa, al contrario, perchè vede noi non siamo chiamati a vincere una guerra, ma a combattere le battaglie piccole o grandi che siano sono battaglie, la guerra la deve vincere Nostro Signore ;-) perciò, nel momento in cui noi ci adoperiamo per combattere la battaglia (tremenda per il vero) che stravolto il Concilio, ci rendiamo subito conto che qualcosa è andato storto e il ricercarlo, portarlo alla luce, combatterlo è la vera battaglia, da qui la ragionevole conclusione che non combattiamo un Concilio in sè quale strumento legittimo della Chiesa, ma quello che non è andato bene, coloro che lo hanno usato e strumentalizzato.

    Sono del resto convinta che l'implosione del modernismo nella Chiesa sarebbe esploso ugualmente anche senza un Concilio ;-) e questo perchè, come la storia insegna, nel momento in cui un Papa=la Chiesa condannava un fatto, una eresia e quant'altro, questa non cessava la sua opera devastatrice, al contrario, essa usciva allo scoperto fino a raggiungere le vette tanto da far scaturire fiumi di Santi....
    Un esempio lo abbiamo con le scomuniche e con il protestantesimo.... non dimentichiamo che i primi grandi sostenitori sono stati cattolici, Lutero stesso era monaco agostiniano così come Ario era un prete, così come Donato era un vescovo ;-)
    Concilio o non concilio, è solo dopo la condanna che il caso esplode, o se preferisce, implode.
    Ma qui è avvenuta una cosa nuova, non c'è dubbio, all'interno del Concilio furono ammesse persone di dubbia dottrina e lo si sapeva perfettamente.... ma non dimentichiamo che - tanto per fare un altro esempio - il regalo di Bugnini al Concilio contro la Messa di sempre è di Pio XII non di Giovanni XXIII o di Paolo VI ;-)

    (continua...)

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  2. continua da sopra:
    Associare gli eventi politici della Seconda Guerra Mondiale non rende giustizia al problema interno alla Chiesa e al Concilio.... infatti il paragone è ardito e sposta l'attenzione del problema che è tutto interno alla Chiesa ;-)
    Inoltre io non ho affatto detto che il Concilio "era buono" .... ho detto che è uno strumento legittimo della Chiesa, cosa assai ben diversa dal definirlo "buono", guai poi se un Concilio si giudicasse in base ai sentimenti umani, esso deve dare sferzate, deve dare una svolta, deve proclamare qualcosa, quindi è sui contenuti che dobbiamo discutere come erano all'origine e cosa sono diventati o cosa l'hanno fatti diventare ;-)

    Sono convinta che il Concilio aperto da Giovanni XXIII dovesse chiudersi con la sua morte perchè è senza dubbio chiaro che con Paolo VI sono stati aggiunti al Concilio argomenti che Giovanni XXIII non aveva affatto ponderato...
    Ma io non sono nessuno per dire se ciò che il Signore ha permesso sia giusto o sbagliato.... se al Signore interessava l'andamento primordiale del Concilio, non avrebbe fatto morire il suo Vicario prima della sua chiusura ;-) altrimenti dovremmo dire che Dio non è "padrone della vita e della morte" ...
    Io non so dare risposte, e non ne ho, non comprendo perchè la Provvidenza ha permesso che con Paolo VI il Concilio MODIFICASSE la sua base, ma se ciò è avvenuto non fu solo opera umana.... e credo fortemente che il Signore come allora non ha mai abbandonato la Chiesa a se stessa.

    Non si tratta perciò solo di "buone intenzioni" o di vedere solo il bicchiere mezzo pieno, ma è senza dubbio importante che noi fedeli, vicini alla Tradizione sana della Chiesa, troviamo una unità nella battaglia comune con Pietro.... tanto il Concilio c'è stato, se si mira a renderlo eretico secondo me non si va da nessuna parte ;-) mentre se cerchiamo di correggerne la rotta, allora credo che lavorando insieme, anche attraverso queste utilissime discussioni (nelle quali non è dato mai per scontato che tutti dobbiamo pensarla alla stessa maniera, il testo di Don Ariel è un aiuto alla discussione, non è la Scrittura), la verità verrà a galla da sè....
    Grazie per l'attenzione
    ^__^

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  3. Evidentemente non ci capiamo...

    Cara Caterina63, Lei parla da Cattolica e questo La onora; ma il Concilio - come sto cercando di spiegare in questi ultimi articoli - non voleva avere nulla a che fare con gli altri Concili: si definì PASTORALE, e i Papi che lo presiedettero dissero chiaramente che non voleva proporre nulla di nuovo. Quindi non era un Concilio dogmatico, né richiedeva l'assenso che normalmente si accorda a un Concilio cattolico.

    Quanto agli errori e agli equivoci generati dal Concilio e in esso contenuti, non occorre essere il Padreterno per coglierli: ce lo dice la ragione e la logica, che Dio ci ha dato per esercitarla e giudicare anche ciò che è cattolico da ciò che non lo è, specialmente se l'Autorità della Chiesa mi ha detto per prima che quel "coso" non era un Concilio dogmatico.

    Non importa se Giovanni XXIII voleva o no trattare argomenti che poi affrontò Paolo VI: se fosse stato un Concilio normale, lo Spirito Santo avrebbe trovato il modo - come fece altre volte nella storia della Chiesa - per far sì che la promessa di Cristo a Pietro non venisse meno. Ma in questo caso lo Spirito Santo non doveva scomodarsi più di tanto, non essendo stato chiamato in causa a garantire l'infallibilità del Vaticano II.

    E non credo nemmeno che Giovanni XXIII fosse così estraneo al disastro conciliare, visto che il primo ad approvare la sovversione degli schemi preparatori fu proprio lui.

    E non capisco perché nessuno si scaldi tanto a difendere il Vaticano I o il Lateranense IV: forse perché si difendono da soli, essendo espressione del limpido e inequivocabile Magistero. Se quest'ultimo suscita così tante discussioni, è perché è infarcito di errori ed equivoci che ripugnano al Magistero. Solo questo basterebbe per affossarlo senza appello.

    Se gli allievi di una maestra si accapigliano per capire se quello che insegna ha un senso o un altro, se 2+2 fa veramente 4 o magari anche 5 o 6, vuol dire che il modo in cui la maestra insegna è inadeguato o erroneo. O che non sa insegnare, o che non vuole farlo. Intanto gli allievi non imparano.

    Quanto al libro di don Ariel, ne apprezzo l'energia e il contenuto, ad eccezione della premessa secondo la quale il Vaticano II fu un atto di grazia dello Spirito Santo: il Paraclito non si diverte a trarre in errore o a confondere i Cattolici.

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