Mercenarius autem...


A proposito del volantino sul femminicidio affisso da don Piero Corsi e della polemica che ne è nata.



Citare Pontifex è sempre rischioso, inutile ricordarlo. Non fosse che per gli accenti esasperati e apocalittici dei suoi redattori.

Ma nel merito il problema rimane, ed è una delle tante conseguenze del rilassamento dei costumi: basti vedere come si vestono le bambine, le ragazze e finanche le signore che frequentano la chiesa, senza andare a cercare tra le sventurate non praticanti. Ed anche i maschi non sono da meno, dagl'imberbi ai meno giovani, l'abbigliamento non è altro che un veicolo di seduzione e di allusione sessuale che fa strame non solo della morigeratezza cristiana, ma anche della semplice educazione. 

Ci sarebbe da interrogarsi però sulla responsabilità del Clero, che pare non accorgersi dell'immoralità dilagante, specialmente tra i giovani. Di quella non si parla mai, salvo poi arrivare a chiedere, dall'alto soglio di Pietro, il riconoscimento dei diritti sessuali per gli handicappati (come fece Giovanni Paolo II). Si parla di sessualità con leggerezza, con accenti talvolta morbosi o indelicati (vieppiù sulla bocca degli Ecclesiastici) ma si tace sulla impurità. Ci si volta altrove.

Eppure internet, le chat, le webcam, i siti di incontri etero e omosessuali non sono appannaggio di una conventicola di depravati, ma sono usati abitualmente da una grande percentuale di giovani. Per non parlare delle discoteche, la cui frequenza nel weekend ha sostituito il precetto domenicale. E le convivenze more uxorio, i matrimoni civili, le coppie di fatto ecc. 

Le Conferenze Episcopali tacciono sul crollo del numero dei matrimoni religiosi, e sulla durata di quei pochi che si celebrano. Una sconfitta che brucia, e che è segnale inequivocabile di una perdita di terreno della Chiesa nel tessuto sociale. Ma i matrimoni civili e le convivenze sono lo specchio del degrado morale della società, e la premessa per la progressiva riduzione dei battesimi dei figli, anch'essa innegabile. Ormai battezzare il figlio (ancorché nato fuori dal regolare matrimonio religioso) è un'opzione trascurabile, e non viene sentita come una necessità morale per la salvezza di un'anima.

La perdita di presa sociale della Chiesa, dopo l'abdicazione del Conciliabolo Romano, ha portato a queste sconfitte, che non potranno che moltiplicarsi con gli anni avvenire. 

Un fatuo parlare di "farsi altro" e di "fare esperienza del messaggio cristologico" a colpi di citazioni conciliari non poteva che condurre allo stato attuale, mentre si dovrebbe parlare ancora - e maggiormente - di modestia, di santimonia, di purezza, di castità, di continenza, di penitenza. Ma queste sono parole troppo cattoliche, troppo "tridentine" per gli eunuchi mitrati che ci governano.


La crisi tremenda della Chiesa odierna non trova corrispondenza nella perdita di potere "politico", o quantomeno pare che all'Episcopato importi più mantenere posizioni di prestigio meramente sociale, senza scontri, senza polemiche, e sempre scendendo a patti coi governanti e coi partiti. Così si preferisce tagliar nastri alle inaugurazioni pubbliche, esser invitati alle conferenze e ai dibattiti, con delle apparizioni da comparsa piuttosto che da protagonista. Basta tacere, non sollevare problemi, non condannare, non predicare "opportune, importune". Una bella veste filettata, la croce pettorale occultata quel che basta per far sapere che si è Prelati, e un bel discorsetto anonimo e generico sulla dignità umana, sulla solidarietà ecc. 

E gli appelli del Papa al rispetto della vita e alla difesa del matrimonio rimangono ormai petizioni di principio, ripetute con disagio dalla Gerarchia, ormai più attenta a non perdere i vantaggi ed il prestigio sociale di cui gode immeritatamente. 

Poiché, se è vero che in tempi cattolici le autorità pubbliche dovevano riconoscere l'autorità dei Sacri Pastori in quanto rappresentanti di una consistente parte della comunità, a quale titolo dovrebbero oggi tributare analogo rispetto ai pavidi pastori di un gregge ormai ben più che pusillus? Se la democrazia si basa sul numero, di chi mai sono rappresentanti questi Prelati, se non di una sempre più esigua minoranza, socialmente irrilevante? 

Qual è la presa sociale dei Vescovi, quando non sanno levar la voce dinanzi agli scandali, ma anzi ne sono essi stessi i promotori, concedendo pubbliche e solenni esequie ai concubinari, ai suicidi, ai pornografi, agli scomunicati? Quale il loro peso, quando antepongono gli interessi particolari al bene delle anime, e si guardano bene dal dare disposizioni chiare e inequivocabili in materia di morale, di impegno politico, di fedeltà al Magistero? In che conto potranno esser tenuti i Presuli, quando li si vede più spesso a scambiarsi grotteschi amplessi coi seguaci delle sette e con gl'idolatri, che non a difendere la Verità cattolica?



Ma siccome la Curia non vuol perdere il proprio rappresentante nella Cassa di Risparmio locale, o all'Ente benefico, o al consiglio di amministrazione della Fondazione, ecco che ci si avvale di questa sete di potere del Clero (un potere miserrimo, vero piatto di lenticchie con cui si baratta la progenitura cristiana) per imbrigliarlo in un giro di affari e cointeressenza che ha come scopo principale quello di rendere innocua la Chiesa, rendendone innocui gli esponenti. I quali, se fossero liberi da questi traffici più o meno legittimi, potrebbero forse ritrovare l'orgoglio del proprio ruolo di pastori d'anime, e non di amministratori delegati di un'azienda ormai allo sfascio. 

Quel laicismo condannato dal Sillabo, ed ora impunemente elogiato anche in altissima sede, farà la vendetta di Dio, allontanando il Clero dai ruoli di potere sociale che ancora detengono senza ragione. E quando gli Imam o i Rabbini avranno più credito e seguito dei Vescovi, perché i loro fedeli saranno più temibili e più compatti e più fedeli alla loro religione, sarà troppo tardi per maledire l'ecumenismo, le aperture conciliari, le abdicazioni dottrinali. E vedremo i sindaci invitare loro, e non i Vescovi, alle inaugurazioni, ai dibattiti, ai convegni: a tagliar nastri anch'essi, ma col prestigio di chi a giusto titolo può affermare di essere il rappresentante di una comunità solida di fedeli. 



I nostri rappresentanti, mimetizzati in grigie vesti impiegatizie, assaporeranno l'amaro calice della sconfitta, della quale essi soli, ahimè, sono responsabili. Non per nulla vogliono elevare alla gloria degli altari Paolo VI: essi vedono in quel pavido bresciano il modello e il paradigma della piaggeria servile, connivente, rinunciataria, qualunquista e ipocrita che li ha portati ad umiliare Cristo e la Chiesa pur di primeggiare nei consessi dei massoni, degli atei, dei nemici di Dio: a restituire i vessilli turchi conquistati a Lepanto, a deporre la tiara, ad avvilire la liturgia. 

Puttaneggiar coi regi, come diceva Dante. 

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