NON PLACET

A proposito della recensione del libro di don Ariel Stefano Levi di Gualdo, E Satana si fece trino - relativismo, individualismo, disubbidienza, analisi sulla Chiesa del terzo millennio, edito da Bonanno nel 2011. 

La recensione, pubblicata sul blog Fides et forma, è di Antonio Margheriti Mastino.



C'è un punto su cui vorremmo soffermarci, a proposito del libro di don Ariel Stefano Levi di Gualdo, che non approviamo minimamente:

«Nel Novecento lo Spirito Santo ha toccato la Chiesa con una singolare azione di grazia: il Concilio Ecumenico Vaticano II, posteriormente deformato col pretesto dell’interpretazione, poi deformato nel concilio egomenico dei teologi del post-concilio» (pag. 14).

Don Ariel Stefano, che pure si distingue non solo per la limpidezza dell'eloquio, ma anche per la lucidità dell'analisi teologica di questa ed altre sue pubblicazioni, non pare cogliere che il Vaticano II fu un concilio egomenico, deformato in itinere dai progressisti più agguerriti, come ha dimostrato tra gli altri il corposo studio di Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta. E come confermano ancor più le memorie di mons. Annibale Bugnini, che di certo non può esser considerato come testimone a discarico.

Forse il Concilio avrebbe potuto rappresentare un'azione di grazia se non se ne fossero stravolti gli schemi preparatori, se avesse condannato il Comunismo come inizialmente si era riproposto, e se non lo si fosse lasciato infeudare dai teologi che ne curarono successivamente la glossa postconciliare. Ma così non fu, come si è visto, ed esso continua ad essere pietra dello scandalo. 

Tra i progressisti ed i modernisti vi è chi lo ha già archiviato come démodé, ravvisando in esso soltanto il primo passo dell'ardito cammino postconciliare, e chi lo ha eretto a totem della nuova chiesa, tributandogli un culto quasi latreutico. 

Tra i Cattolici viceversa vi è chi lo respinge sic et simpliciter e chi si cimenta in operazioni di restyling o di maquillage, quando non di vera e propria chirurgia estetica, cercando di trovare in esso alcunché di ortodosso che ne consenta un'interpretazione cattolica, in nome della analogia fidei. Ma quel coso è nato informe, proprio per poter essere utilizzato secondo necessità, in modo che all'inizio non risultasse né troppo sfrontato rispetto agli altri Concili, né troppo tradizionale così da autorizzare lo scempio di cui doveva comunque essere garante.

Nella mens dei novatori, il Concilio doveva somigliare alle locandine di certi film pornografici degli anni Settanta (ci perdoni il lettore la cruda similitudine): mostrava nudità discinte, ma salvava formalmente la moralità pubblica, coprendo con misere censure i punti più indecenti. Chi avesse voluto vedere di più, avrebbe dovuto semplicemente recarsi al cinema; chi non voleva esserne scandalizzato, poteva volger lo sguardo altrove ed appellarsi alle stelline nere quali garanti dell'innocenza dei piccoli. Che comunque non si trattasse né di un poliziesco, né di un film edificante era chiarissimo. Non occorreva deformare le locandine: bastava grattarne via le pecette.

Sin dalla tentazione ai nostri Progenitori, Satana non prospetta il male in sé, ma lo induce sotto le apparenze di un bene: eritis sicut dii. Se avesse detto chiaramente che cogliere il frutto proibito avrebbe causato la eterna dannazione di tutto il genere umano, di certo Eva non si sarebbe lasciata tentare, e men che meno Adamo. Allo stesso modo i figli delle tenebre hanno agito con i Padri Conciliari, prospettando loro non l'apostasia della Chiesa, ma i fantomatici frutti che una ipotetica primavera avrebbe dovuto recare copiosi. 

Chi visse quegli anni formidabili del Concilio ricorda benissimo il clima che si respirava già all'inizio, sotto Giovanni XXIII ed ancor più sotto Paolo VI. Si sentiva aria di rivoluzione, di cambiamento radicale, di novità, di secolarizzazione. Basterebbe leggere i giornali dell'epoca e le interviste dei protagonisti di quel periodo, ricordando quanto le notizie fossero diffuse ad arte dagli stessi che spadroneggiavano nelle Commissioni, influenzando i Padri per via mediatica, in modo da far loro credere che il mondo chiedesse proprio ciò a cui essi soli resistevano. Un assedio che si accompagnava con inspiegabili debolezze da parte del Papa, quasi fosse stato consenziente con quei nuovi progetti. 

Chi ripudiò gli schemi preparatori e li sostituì con altri mai approvati dall'Episcopato mondiale; chi si insediò nelle Commissioni e le manovrò col dolo e col ricatto; chi fece pressioni su Roncalli e Montini si rese reo di un triplice tradimento: verso Dio, anzitutto; verso i Padri Conciliari, che riponevano fiducia  in personaggi che almeno apparentemente godevano dell'appoggio del Papa; verso il gregge di Cristo, abituato ad obbedire ai Pastori. 

E lo sgomento di eminenti Cardinali, di molti Vescovi, di illustri teologi e finanche dei semplici fedeli nulla poté per fermare l'orda di questi nuovi Lanzichenecchi, che mettevano a sacco non solo Roma, ma l'intera Chiesa Cattolica, nei suoi tesori più sacri. 

Qual'è la finalità della Chiesa? Tributare il giusto culto a Dio e salvare le anime. In quest'ordine: la gloria di Dio viene per prima. E che gloria ha reso a Dio il Vaticano II, oscurandone la Verità, facendo scempio della Liturgia, devastandone il tempio? Che salvezza per le anime? 

Ancora, il Concilio voleva non solo rappresentare ad extra l'abdicazione del Cattolicesimo dinanzi al mondo, ma anche ad intra l'abdicazione della Chiesa di Roma dinanzi alle chiese tedesca, olandese e francese; l'abdicazione della Sacra Monarchia Papale dinanzi al collegialismo democratizzante dei Vescovi; l'abdicazione dei Vescovi dinanzi ai loro sacerdoti e quella dei Parroci dinanzi ai loro fedeli. 

Né si pensi che questo vento di rivoluzione si sia limitato alla sola sfera religiosa: la Chiesa diede il la ad una serie di sciagurati eventi anche in ambito sociale, universitario, lavorativo, famigliare, culturale, artistico. Non ci sarebbe stato il Sessantotto se il Concilio non avesse fornito l'esempio e la legittimazione morale e ideologica al sovvertimento dell'ordine.

E tutto questo appartiene al Concilio, non al postconcilio. Anzi appartiene anche al preconcilio: coloro che presero d'assalto la Chiesa erano già insediati da decenni, chi già attivo e chi dormiente, come terroristi in attesa del segnale di dar fuoco alle polveri. 

Se veramente il Concilio non fosse stato parte integrante di questo piano, perché mai i teologi progressisti, gli eretici, i massoni, gli ebrei e gli intellettuali laicisti si sarebbero unanimemente riferiti ad esso, anziché prendere come punto di rottura con la vecchia Chiesa il Vaticano I? Non è forse vero che solo il Vaticano II contiene in sé una formulazione tanto equivoca da autorizzare i nemici di Cristo a vedere in esso qualcosa di assolutamente diverso rispetto a qualsiasi atto magisteriale ad esso precedente? Perché non è possibile stiracchiare il senso del Vaticano I, del Laternanense IV o del Tridentino, mentre per il Vaticano II fu addirittura necessario correggere i suoi contenuti con delle ridicole postille e notae previae? Quando mai, nella storia della Chiesa, la Verità cattolica fu dissimulata e attenuata in un atto magisteriale, sino a renderla consonante con l'errore? 

E ancora: non è forse vero che quella stessa smania di compiacere il secolo a detrimento del depositum fidei è riscontrabile in altri atti pubblici ed ufficiali dei Pontefici, solo a partire dal Vaticano II? Vi fu mai un Papa che abdicasse alle insegne della propria potestà, che chiamasse i Luterani a rifare la Messa, che si mostrasse così connivente con il Comunismo, che rinnegasse il deicidio, che elogiasse il laicismo, che legittimasse con la propria iterata partecipazione gli incontri ecumenici, che baciasse il Corano, in nome di un solo misero atto magisteriale precedente al Vaticano II? Non è forse vero il contrario, e cioè che tutto quello che è contenuto in nuce negli atti di quell'assise e che trovò piena e coerente applicazione nei decenni successivi era stato solennemente condannato dai Pontefici e dai Concili precedenti? 

Quella liturgia protestantizzata, avvilita ed umiliata per renderla digeribile agli eretici e per demolire nel suo culto - e quindi nella sua dottrina - la Chiesa di Cristo, non prende spunto e riferimento dal Vaticano II, quando pure i suoi errori erano stati più volte condannati sino a pochi anni prima? Non ne furono artefici gli stessi protagonisti del Conciliabolo di Roma? Come si può affermare che esso il  sia stato un'azione di grazia dello Spirito Santo, dal momento che il suo stesso concepimento si è consumato secondo modalità che ripugnano alla limpidezza dell'azione divina? O vogliamo forse attribuire al Paraclito la responsabilità di aver snaturato il Magistero a tal punto, da asservirlo alla causa dai nemici di Dio? 

A noi pare che sia vero il contrario, e cioè che proprio per allontanare l'assistenza divina da quell'assise si fece in modo che essa apparisse come un Concilio, senza tuttavia averne i requisiti canonici, dottrinali e disciplinari tali da collocarlo nell'alveo della Tradizione. L'impostura non consistette solo nella velata eterodossia del suo contenuto e nella palese congerie di errori della sua interpretazione, ma anche nell'averlo presentato falsamente come atto del Magistero, così da ottenere per esso un'obbedienza da parte del Clero e dei fedeli. Obbedienza che ripugnava ai più, ma che serviva - come ogni atto dittatoriale dei nemici di Dio - a imporre la loro volontà contro tutto quello che sino ad allora era considerato cattolico.

Se volessimo una conferma di quanto abbiamo dimostrato, basterebbe analizzare le reazioni di fronte a chi cerca di ridimensionare la portata dottrinale del Vaticano II o di dimostrare che esso fu un anomalo atto pastorale che non impegnò l'infallibilità papale. La levata di scudi è unanime, ed altrettanto univoca e unidirezionale: trova alleati tutti i nemici della Chiesa, dai capi delle sette agli esponenti delle logge, dagli ideologi del sionismo ai difensori del laicismo, dai modernisti ai comunisti. Una difesa che, sola, basterebbe a far cadere ogni dubbio sul cui prodest del Concilio. Analoga, ma di segno inverso, sarebbe la reazione davanti alla abrogazione del Sillabo o della Pascendi: quegli stessi per i quali il Vaticano II è un totem intoccabile non esiterebbero a tributare pubbliche lodi ad un gesto tanto improvvido quanto illegittimo. 

Sarebbe il caso che il lettore avesse finalmente il coraggio e l'onestà intellettuale di guardare in faccia la realtà, senza fermarsi trepido prima di trarre le conseguenze ultime; che ammettesse che la Chiesa è infeudata da poteri che la stanno demolendo e che operano in piena consapevolezza per écraser l'infame. Non si può credere che un tale allontanamento dalla dottrina, dalla morale e dalla disciplina cattolica non sia deliberato e volontario, ed è inutile cercare giustificazioni o scuse pretestuose. La questione è di una tale gravità da non consentire alcuna esitazione, non solo da parte dei fedeli, ma soprattutto da parte dei Chierici e dei Prelati ancora sani. 

L'anamnesi di un cancro impone un intervento immediato e deciso. Il comodo placebo della ermeneutica della continuità lascia progredire la malattia e conduce alla morte di chi ne è affetto. Anzi: vi vede forzatamente una normalità su cui non si deve assolutamente intervenire. 

Se, prendendo in parola don Ariel Stefano, molti di quegli omosessuali che erano in Seminario negli anni Settanta e Ottanta ora sono Vescovi, pare ipocrita pensare che non ve ne siano anche in ruoli di prestigio e di controllo nelle Congregazioni Romane e nella Segreteria di Stato, e che costoro non possano usare il proprio potere anche per ricattare chi, pur condividendo i loro vizi, non condividerebbe altresì il loro progressismo. Si vede quindi come anche questa setta interna alla Chiesa si avvalga delle umane debolezze per trarne un vantaggio sul fronte politico, favorendo gli uni ed avversando gli altri, ma sempre coerentemente con i principj modernisti. Non è anzi da escludere che pure in passato autorevolissimi esponenti della Chiesa possano esser stati piegati ad approvare atti e documenti conciliari sotto ricatto: è prassi politica consolidata far nominare in posti chiave personaggi estranei alla propria fazione, che siano però ricattabili e quindi manovrabili a proprio piacimento: per questo gli onesti e gli incorruttibili non sono considerati candidati ideali, anzi li si giudica pericolosi e ingestibili. 

L'analisi impietosa di don Levi di Gualdo, anche laddove accenna alla lobby omosessuale ed alla necessità di un radicale intervento risanatore, non è ragione sufficiente a deresponsabilizzare il Concilio delle sue colpe, che tra queste annovera anche la cancellazione della disciplina nei Seminari e del controllo dei Vescovi sul proprio Clero, l'eliminazione della penitenza dalla pratica quotidiana degli Ecclesiastici, l'abolizione della veste talare e della Tonsura. Aver secolarizzato il Clero ha introdotto nel sacro recinto i vizi del mondo, lungi dall'estendere al secolo le virtù dei Leviti.

Mentre se si inculca nei giovani Chierici che essi partecipano dell'Ordine Sacro di Cristo, che sono dei separati dal mondo, che sono degli alter Christus, e che ogni loro azione deve riflettere il Divin Maestro, meno facilmente saranno indotti a peccare e avranno uno sguardo sovrannaturale che non li priverà della Grazia per resistere alle tentazioni. Se viceversa li si indottrina al verbo conciliare, rappresentandoli come dei delegati del popolo, dei presidenti dell'assemblea, degli uomini come gli altri, senza alcuna Grazia di stato, andranno a combattere disarmati e già arresi al nemico. 

Restituiamo a Cristo la Sua centralità e il Suo onore, e sentiremo tutte le false note di questa miserabile ed esecranda setta conciliare che osa chiamarsi chiesa.


Commenti

  1. [Risponde: Ariel S. Levi di Gualdo]

    Carissimo.

    Questa sua analisi è profonda e acuta, se leggerà il mio libro vi ritroverà la quasi totalità delle cose che lei scrive in questo suo commento, perché nella mia opera “E Satana si fece Trino” spiego come il Concilio è stato mutato in altro, però lo faccio in modo cattolico, non essendo mia intenzione cadere in forme di manifesta eterodossia – dettate da rifiuti a priori – per salvaguardare una ortodossia che sarebbe a quel punto senza corpo e forma: una ortodossia senza Cristo.
    Non credo che il Concilio Vaticano II sia il male e non posso crederlo perché ciò mi porterebbe fuori dalla retta via cattolica. Sono pronto a discutere – come ho fatto e scritto – che nello svolgimento del Concilio molto è andato storto. È mancata un’adeguata preparazione che avrebbe richiesto anni e anni di lavoro e soprattutto persone giuste. Importanti temi furono trattati non dall'assemblea ma da commissioni, persino da sottocommissioni. Sono finiti a pontificare vari lupi neppure camuffati da agnelli, ossia molti di coloro che Pio XII aveva allontanato con santa prudenza dagli istituti di formazione teologica. Di tutto questo oggi soffriamo le conseguenze e mi creda, nel mio libro, non vado per il sottile affermando che soggetti pericolosi hanno usato in Concilio anche per far esplodere l'apostasia all'interno della Chiesa.
    Tante sono le cose andate storte e oggi, all'interno della Chiesa, mancano governo, autorità e chiare direttive per ripristinare la sana dottrina.
    Grazie a Dio noi disponiamo della fonte divina dei Vangeli che ci ricordano che anche durante l'Ultima Cena presieduta da Nostro Signore qualcosa andò storto: da una parte il Verbo Incarnato istituì l'Eucaristia, dall'altra Giuda lo tradì.
    Era sbagliato Giuda, o era sbagliata l'Ultima Cena istituita da Cristo?
    Anche dopo, svariate cose andarono storte: Pietro, la pietra sulla quale Cristo edificò la sua Chiesa, rinnegò tre volte il Signore.
    Sbagliò Cristo per averlo scelto, mancando in tal modo di palese prudenza?
    Di fronte a tutto questo, scritto a chiare lettere su una divina fonte sulla quale non credo si possa discutere più di tanto, cosa saranno mai dei piccoli e perniciosi Karl Rahner, Hans Küng, Giovanni Franzoni … che hanno seminato diserbante nella Vigna del Signore prima, durante e dopo un Concilio?
    Per dubitare della risurrezione di Cristo avvenuta realmente e fisicamente come la narrano i Vangeli, non occorre arrivare a Rudolph Bultmann né al suo batti tamburo in porpora Gianfranco Ravasi, perché i primi a non credere alla risurrezione furono i discepoli accorsi che giudicarono le donne delle visionarie, senza dover ricorrere a processi di demitizzazione né a contorte esegesi in odor di gnosticismo vergate sul massonico Sole24Ore.
    Dinanzi al male che ci sta divorando dall'interno mi sono permesso di suggerire una soluzione: quella autorità che la Chiesa non può omettere di esercitare. Posto che il suo potere di servizio le perviene da Dio, non dal Popolo Sovrano, meno che mai dal partito dei teologi.
    Di nuovo grazie per le sue parole acute e pertinenti sulle quali è doveroso riflettere molto seriamente, senza però mai smarrire la retta via cattolica.

    Ariel S. Levi di Gualdo


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    1. Reverendo don Ariel,

      La ringrazio per la cortese risposta, alla quale risponderò entro oggi pomeriggio, argomentando le mie tesi e - se posso - confutando alcune Sue affermazioni.

      Sarò onorato se vorrà poi controbattere, dando luogo ad un interessante dialogo, certamente improntato alla ricerca della Verità nella Carità.

      Suo dev.mo in Christo Rege,

      Cesare Baronio
      Cardinale del titolo dei Santi Nereo e Achilleo,
      Bibliotecario di Santa Romana Chiesa

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    2. La mia risposta è qui:
      http://opportuneimportune.blogspot.it/2013/01/distinguo.html

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  2. La Verità anche se ci fa male è un primo passo per risanare la Chiesa. Purtroppo il Concilio Vat. II è stata la porta attraverso la quale i nemici della Chiesa hanno tentato di assaltare il cuore della stessa.
    Difronte a questa grande crisi solo la grazia di Dio per le mani di Maria Santissima ci potrà liberare. A noi restano le armi della preghiera, della panitenza, della cristiana sopportazione delle persecuzioni. L'amore e l'adorazione all'Eucarestia il rimanere attaccati alla dottrina di sempre.
    don bernardo

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    1. Caro don Bernardo,
      le Sue sono parole sagge. Ma mi perdoni se mi permetto di precisare qualcosa.

      La cristiana sopportazione è una virtù quando riguarda torti inflitti alla nostra persona; se viceversa si offende Nostro Signore e la Sua Chiesa, se si conculcano i diritti di Cristo Re, allora la sopportazione è una colpa, mentre è un dovere levare alta la voce.

      L'arma invincibile di cui disponiamo è la Santa Messa, quella Messa tanto osteggiata dal nemico. Il bene soprannaturale che essa può procurare alla Chiesa è incommensurabile, e di certo non mancheranno occasioni per sperimentarlo negli anni a venire.

      Prego che Lei abbia la forza di assaporarne i tesori, se già non ha modo di farlo.
      Con religioso rispetto,

      Baronio

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  3. Fortunatamente ho avuto modo di notare da tempo la differenza tra la Messa di sempre e la nuova liturgia. Differenza che è sconcertante ad es: per il rito delle esequie, il rito del Battesimo e anche ad es. per le professioni religiose come mi confidava una suora delle Francescane dell'Immacolata. E' ovvio che la ricchezza e la profondità della liturgia antica salta all'occhio anche di un principiante.....
    Ringrazio il Signore perchè uso il Breviario tradizionale anche con le letture potristiche sforbiciate già nel 1962. La Santa Messa la celebro spesso durante i giorni feriali e spero di andare avanti meglio.
    Certamente la liturgia di sempre e la dottrina classica vanno abbraccetto. Per uno che ha avuto una formazione con influssi modernisti si tratta di compiere un esodo e penso che il Signore mi abbia fatto fare una esperienza di questo genere. Auguro di fare questo cammino a tutti i sacerdoti: uscire dalla schiavitù d'egitto e andare verso la terra promessa. Ultimamente un mio amico sacerdote più giovane ha voluto sapere qualcosa e gli ho dato da leggere per cominciare un libro dell'allora Card. Ratzingher con le critiche alla riforma liturgica.....

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    1. Le suggerisco anche il "Compendio di liturgia pratica" di Ludovico Trimeloni, edito da Marietti nel 2007. E' molto utile...
      Oppure, sempre di Marietti, il breve saggio "La Messa di San Pio V" (2007).

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  4. Caro Cesare Baronio,
    ho letto il libro in questione ed ho letto con interesse la sua recensione.... sono per la verità delusa dal NON placet nel titolo, il libro non lo merita, merita piuttosto di essere letto, discusso e approfondito ;-)
    Lo confesso, in una prima lettura del testo anch'io ho avuto alcuni punti che ritengo discutibili, ma è nell'insieme del testo che questi punti si chiariscono ;-)

    Lei Baronio dice:
    Ma quel coso è nato informe, proprio per poter essere utilizzato secondo necessità, in modo che all'inizio non risultasse né troppo sfrontato rispetto agli altri Concili, né troppo tradizionale così da autorizzare lo scempio di cui doveva comunque essere garante.

    ***
    quel "coso" che sarebbe il Concilio non è nato informe, ma è stato deformato ;-)
    senza dubbio che non pochi lo sollecitavano per poetr far entrare il cibo avariato ma... ammesso e non concesso che lei abbia ragione, da quando in quan se una cosa nasce informe noi la uccidiamo? ;-) non difendiamo forse i concepiti nati male nel loro diritto alla vita?
    Comunque la si voglia guardare il Concilio, che sia nato bene o male, è uno strumento legittimo della Chiesa, ha diritto di esserci nella Chiesa.... nessuno ha il diritto di abortire ;-)

    Io ritengo, e lo potremmo analizzare ampiamente, che uno degli errori fondamentali non del Concilio che è solo uno strumento attraverso il quale la Chiesa fa i suoi progressi.... quindi non errore del Concilio ma di chi ha formato e firmato i Documenti, sia stato quello di far apparire questi Documenti come una NOVITA' senza mai collegarsi ai testi precedenti dei magisteri pontifici.... un esempio è la famosa Lettera di san Gregorio Magno sul diritto degli Ebrei di professare liberamente la propria fede e i propri riti ;-)
    Ciò che è mancato a questi Documenti è quella continuità che oggi Benedetto XVI sta cercando di rendere formale....
    Facendo apparire tutto come NUOVO è naturale che si sia formata una schiera di modernisti che non vedevano l'ora di far nascere la loro chiesa nuova ;-) ma questi modernisti non sono nati nel Concilio o con esso, ma latitavano già dall'Ottocento ed era normale che con o senza il Concilio alla fine sarebbero IMPLOSI nella Chiesa dando forma alla profezia paolina dell'apostasia.....

    Diamo il placet a questo libro ^__^ perchè davvero fa luce su molti lati non proprio oscuri perchè oramai risaputi, ma che ha il merito di parlarne in modo schietto.

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  5. Mia cara amica,

    mi spiace, ma non sono d'accordo. Le risponderò con un articolo oggi pomeriggio.
    Grazie.

    + Baronio

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  6. La risposta è qui: http://opportuneimportune.blogspot.it/2013/01/mein-konzil.html

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