NON SEQUITUR

Una significativa fotografia della Messa tradizionale celebrata su un altare versus populum in uno stadio.
Il celebrante indossa la casula di foggia antica, a quell'epoca vietata (1962).

In questi giorni è apparso un articolo in cui si riportano le parole del Prefetto della Congregazione del Culto Divino, Card. Cañizares, relative alla Liturgia. Sua Eminenza ha parlato, tra le altre cose, dell'orientamento dell'altare e della celebrazione versus populum. L'agenzia che riporta le parole del Cardinale – peraltro con notevoli imprecisioni, come nota giustamente Chiesa e post concilio – riferisce: «egli ha aggiunto che il Concilio non menziona la Messa verso il popolo».


Presbiterio progettato nel 1960
(le uniche innovazioni postconciliari sono l'icona all'ambone e la greppia di legno)

Come segnala don Alfredo Morselli in un altro articolo su Messainlatino, anche il Cardinal Kurt Koch, nel corso di una conferenza svolta presso la Facoltà Teologica dell’Università di Friburgo, ha ribadito che «l’attuale odierna pratica liturgica non sempre trova il suo reale fondamento nel Concilio: per esempio, la celebrazione verso il popolo non è mai stata prescritta dal Concilio».


Presbiterio progettato nel 1964

Anche S.E. il Card. Ranjit ha affermato qualcosa di simile, pur con la pia intenzione di render servizio alla Chiesa. Ma ci spiace ripetere che questo con corrisponde in alcun modo alla realtà.

L'idea che la forma di celebrazione della Messa in cui il sacerdote è rivolto al popolo non sia stata menzionata dal Concilio non è corretta, e trae origine dalla sola lettura della Costituzione Sacrosanctum Concilium, prescindendo da altri documenti più o meno normativi. Diremmo, a voler esser più chiari, che questa affermazione non solo è falsa, ma forse non è del tutto scevra dal tentativo di difendere il Vaticano II contro ogni evidenza. Cicero pro domo sua



Altare versus populum, 1933

Non ci dilungheremo nel dimostrare quanto altri insigni liturgisti hanno ampiamente illustrato, circa la presunta esistenza di altari rivolti al popolo nei primi secoli della Chiesa: ci limitiamo a rinviare allo studio di mons. Klaus Gamber, L'altare rivolto verso il popolo, dal quale hanno poi attinto a piene mani anche i saggi successivi di altri esperti. 


Altare versus populum progettato da Matisse, 1948

Ci permettiamo anche di sottoporre all'attenzione del Lettore un saggio di quanto avveniva già da ben prima del Concilio. Si guardino le immagini delle chiese di tutto il mondo che abbiamo raccolto (una minima parte di quello che una ricerca sistematica riuscirebbe a dimostrare) e si capirà quanto il ricorso alla deroga sia sempre utilizzato come metodo per scalzare il principio e introdurre nella pratica un uso di chiara matrice luterana. 

Altare versus populum, 1963

Ci piace nondimeno ricordare che, ammesso e non concesso che questo uso sia effettivamente stato praticato nell'antichità, ciò non significa necessariamente che esso sia in sé da preferirsi a quanto la Chiesa ha stabilito nei secoli seguenti: l'archeologismo è un errore condannato dal Magistero ed oggi abbiamo validi strumenti critici per comprendere che, lungi dal ricercare una presunta purezza delle origini, esso è invece un pretesto per bypassare a pié pari il secondo Millennio della Chiesa. Il motivo di questo salto storico è evidente: lo svilupparsi di nuove eresie, in particolar modo del Luteranesimo e del Calvinismo, portarono la Chiesa alla definizione più esplicita dei dogmi che quelle eresie negavano, e fecero sì che questa chiarificazione teologica trovasse perfetta ed inequivocabile traduzione nella Liturgia, laddove nell'antichità remota cui attingono i novatori la lex credendi non necessitava di una esplicitazione nella lex orandi. Tornare ai primi secoli della Chiesa non vuol dire risalire alla originaria purezza della Fede: anzitutto perché la Sposa di Cristo ha mantenuto intatta la purezza delle origini, a differenza degli eretici; in secondo luogo, perché i modernisti sanno bene che la formulazione dottrinale del IV secolo, non dovendosi confrontare con errori ancora di là da venire, non aveva bisogno di specificare nei suoi riti concetti che all'epoca erano condivisi. Ritornare alla liturgia del IV secolo al posto di quella codificata dal Concilio di Trento significa disarmarla dinanzi agli errori sopravvenuti, in modo da creare una concordanza artefatta tra cattolici ed eretici, attenuando ciò che quelli credono e questi rifiutano di credere.


Messa ecumenica concelebrata nel 1967
Non a caso il Concilio e la conseguente Riforma liturgica si appellano con tanta insistenza alle origini: i novatori sapevano benissimo che, col pretesto di un ritorno all'antico, sarebbe stato facile attenuare o tacitare del tutto concetti fondamentali della dottrina cattolica tridentina, a vantaggio del dialogo ecumenico. Similmente procedono citando, in materia liturgica, i testi della Sacra Scrittura, fingendo di non sapere che i testi liturgici, in quanto voce orante della Tradizione, non sono meno autorevoli di quella, dal momento che sono entrambe fonti della Rivelazione. Naturalmente, per i protestanti e i novatori, solo la Scrittura ha valore, e quindi se nel Vangelo la narrazione dell'Istituzione Eucaristica differisce di alcunché dal Messale, ci si deve riferire al Vangelo.


Messa verus populum nel 1940

Si prenda quindi come postulato che anche nel caso della disputa sull'orientamento dell'altare e della celebrazione l'argumentum antiquitatis è pretestuoso, e va piuttosto tenuto presente cosa, nella celebrazione ad orientem non piace agli eretici. Quegli ostacoli al dialogo – che per un Cattolico sono nient'altro che doverosi presidi posti dalla Madre Chiesa a difesa dell'errore – dovevano essere rimossi il più possibile.

Altare versus populum, 1957

Se vediamo quali sono stati i passi con cui i Protestanti hanno realizzato il loro Vaticano II ante litteram, c'è da rimanere allibiti dalla corrispondenza quasi pedissequa delle innovazioni, dall'uso del vernacolo all'enfasi sulla Liturgia della Parola, dalla cancellazione della doppia genuflessione all'Elevazione alla soppressione dei riferimenti al Sacrificio Eucaristico, dal ruolo ministeriale del Sacerdote alla sostituzione dell'altare fisso ad orientem con una tavola verso il popolo: essa deve ricordare il banchetto, e non il luogo sacro e tremendo del Calvario in cui Nostro Signore si offre sulla Croce come Vittima Immacolata a Dio Padre per la nostra Redenzione.

Quello che gli eretici Luterani hanno voluto quattro secoli prima, appellandosi anch'essi all'antichità cristiana, cinquant'anni fa lo volle il Concilio. Senza alcuna eccezione: né sul fronte dottrinale, né su quello liturgico, che di quello doveva essere eloquente traduzione per indottrinare i fedeli.

Altare versus populum, 1955

Il buon medico amministra al malato la medicina di cui ha bisogno e previene le malattie nei sani. Se sopravviene una nuova malattia, la scienza medica offre nuovi farmaci per curarla, e sarebbe da irresponsabili appellarsi all'antichità della medicina prescindendo dai rimedi che col tempo essa ha scoperto. Allo stesso modo, è da irresponsabili, in piena babele dottrinale, fingere che non esista la peste dell'eresia, esponendo i sani al contagio e negando che i malati siano contagiosi e non necessitino di cure. A meno che non si voglia deliberatamente diffondere la peste.


Messa di transizione, versus populum, 1971

Torniamo all'altare, dunque. Come abbiamo visto, l'altare romano rappresenta una pietra di scandalo per i novatori: esso è collocato in alto, come il Golgota; come il Golgota è sormontato da una Croce; è coperto da preziosi tessuti e protetto da un ciborio o da un baldacchino, al modo dell'altare del Santo dei Santi prescritto da Dio nell'Antico Testamento; su di esso il celebrante è rivolto verso Dio: egli si pone come pontifex, ossia mediatore, tra Dio e il popolo, agendo in persona Christi in virtù dell'Unzione sacra; su quell'altare viene offerta la Vittima pura, santa e immacolata, in sacrificio perfetto, per glorificare Dio Padre e per la redenzione delle anime dei vivi e dei defunti, per ringraziarLo delle grazie concesse, per implorare benedizioni celesti e la remissione dei peccati. Il sacerdote celebra nella lingua sacra, perché si rivolge a Dio con un atto pubblico e solenne della Chiesa militante. Il Santissimo Sacramento, consacrato su quell'altare, viene amministrato ai fedeli, inginocchiati, e poi riposto nel tabernacolo per poterlo poi esporre nell'ostensorio all'adorazione o portarlo come Viatico ai moribondi. Un sunto di dottrina cattolica che inorridisce gli eretici, come si vede.

Altare versus populum, 1955

Così uno dei precursori del Concilio illustra il suo progetto:

Noi conserveremo gli ornamenti sacerdotali, l’altare, le luci fino all’esaurimento o fino a quando non riterremo di cambiarle. Lasceremo, tuttavia, che altri possano fare diversamente; ma nella vera messa, fra veri cristiani, occorrerebbe che l’altare non restasse com’è adesso e che il prete si volgesse sempre verso il popolo, come senza alcun dubbio Cristo ha fatto al momento della Cena. Ma questo può attendere. (Martin Lutero, Deutsche Messe und Ordnung des Gottesdienstes [La messa tedesca e l’ordinazione del culto divino], 1526, cap. Della domenica per i laici).

Stesso modo di procedere dei suoi colleghi romani, come si vede. La costante della progressività nel cambiamento è inquietante e significativa.

Altare versus populum, 1954

Così si abbassa l'altare, lo si gira, diventa una tavola da pranzo, e un presidente dell'assemblea celebra la Santa Cena parlando di Eucaristia, di agape fraterna, omettendo ogni riferimento al sacrificio, all'adorazione, al suffragio dei defunti. E la parte della celebrazione destinata a preparare i fedeli al sacrificio diventa Liturgia della Parola, prende quasi tutto il tempo della funzione, moltiplica le letture, i salmi, relegando la Liturgia Eucaristica agli ultimi cinque minuti. Il rito è celebrato in lingua volgare, e il sacerdote è rivolto verso il popolo, dando le spalle all'Oriente sacro. La comunione è amministrata in piedi, nelle mani dei fedeli, possibilmente con un numero limitato di ostie in modo che non ne rimangano dopo la Cena, non potendosi ammettere la Transustanziazione ma bensì la transignificazione, nella quale crede lo stesso Prefetto del Sant'Uffizio, mons. Müller. Queste modifiche furono realizzate sia dai Protestanti sia dal Concilio, tali e quali.

Messa versus populum, 1967

Ora, se il Concilio ha concepito e partorito una Messa nuova abrogando – così sosteneva sino alla sconfessione con il Motu Proprio Summorum Pontificum – la Messa Romana, non poteva non includere anche un nuovo altare, per coerenza. Che Santa Cena si può celebrare su un altare rivolto ad oriente, specialmente nelle nostre chiese gotiche, rinascimentali o barocche? Ecco allora raccomandare che l'altare sia a pariete sejunctum e posto al centro del presbiterio. Ovviamente, dovendosi trovare al centro, la celebrazione su un lato o sull'altro sarà possibile, sì da non allarmare i difensori della veneranda tradizione e da autorizzare allo stesso tempo i fautori della novità.


Messa di transizione con contraltare versus populum, 1967

Anche se la Sacrosanctum Concilium non menziona esplicitamente questo aspetto, la decisione di cambiare l'altare fu votata a maggioranza dai Padri Conciliari, come ricorda un testimone insospettabile, padre Rinaldo Falsini, nel suo articolo L'altare verso il popolo è scelta conciliare, apparso su Vita Pastorale n. 10 del 2006:

[…] affrontiamo direttamente l’origine conciliare della proposta. Proprio durante il Concilio è maturata l’idea ed è stata presa la decisione. Ritengo doverosa questa precisazione (di cui ho anticipato la notizia in Settimana 28-29/2006, p. 2). Intendo avvalermi della documentazione in mio possesso, avendo partecipato ai lavori conciliari come addetto alla segreteria (verbalista) della Commissione conciliare di liturgia, dall’inizio del dibattito sulla Sacrosanctum Concilium fino alla sua approvazione finale (22.10.1962-4.12.1963).
L’intera ricerca si muove intorno all’art. 128 del cap. VIII sull’Arte sacra e la sacra suppellettile relativo alla revisione della legislazione circa gli edifici sacri, che è sfuggito all’attenzione dei nostri studiosi. L’articolo, già presentato come n. 106 nello schema di costituzione della Commissione preparatoria del 1962 – corredato da una Declaratio che è alle origini di tutta la problematica, diventato 104 nel capitolo sull’arte sacra durante la discussione conciliare, nella quale subì alcuni ritocchi – è risultato articolo 128 nel testo definitivo del cap. VII. Dalla citata Declaratio è ripresa direttamente la normativa, anzi la stessa formula riassuntiva dall’istruzione Inter oecumenici, del 1964, all’Ordinamento generale del Messale Romano.
Celebrazione versus populum, 1948

Falsini spiega anche, correttamente:

In appendice del fascicolo, pp. 20-21, è pubblicata la Declaratio all’art. 104, ora 128. I titoli dei singoli numeri si riferiscono alle chiese, alle sedi presidenziali, all’altare maggiore, agli altari minori, alla custodia dell’eucaristia, all’ambone, ecc. Due frasi meritano di essere segnalate perché riassuntive e programmatiche della nostra questione (riprese dall’istruzione post conciliare Inter oecumenici 91 e dalla Institutio, ovvero OGMR 262 ora 299) relativa al distacco dell’altare dalla parete e alla celebrazione verso il popolo: «Altare maius, quod iam ea ratione a pariete seiunctum sit, ut facile circumiri queat, congruenter erigatur loco intermedio inter presbiterium et plebem» (dal n. 4); e «Liceat sacrificium Missae celebrare versus populum in altari apto» (dal n. 6).
L’assemblea dei padri conciliari su 1.941 votanti espresse: placet 1.838, non placet 9, iuxta modum 94. [...] All’approvazione della costituzione Sacrosanctum concilium seguiva la fase di applicazione a opera del nuovo organismo detto Consilium ad exsequendam presieduto dai cardinali G. Lercaro e A. Larraona che, in data 26.9.1964, controfirmavano l’istruzione Inter oecumenici. Sotto il titolo L’altare maggiore, questa dichiarava: «È bene che l’altare maggiore sia staccato dalla parete per potervi facilmente girare intorno e celebrare rivolti verso il popolo. Nell’edificio sacro sia posto in luogo tale da risultare come il centro ideale a cui spontaneamente converga l’interesse di tutta l’assemblea».
Altare versus populum, 1955
Attenzione però: il Concilio autorizza la possibilità di celebrare verso il popolo, non obbliga a farlo. Alla luce di questa precisazione le parole di padre Falsini sono un po' equivoche:

Era il passo definitivo del cammino che non si limitava alla semplice proposta "di celebrare rivolti al popolo", ma disponeva tanto l’autonomia dell’altare che la sua centralità ideale. Tre aspetti indivisibili che cambiano totalmente la posizione tradizionale degli ultimi secoli.

Questa precisa esposizione dei fatti sembrerebbe sconfessare quindi tanto S.E. il Card. Cañizares quanto padre Lang, che con Falsini si era confrontato proprio dalle pagine di VitaPastorale sostenendo la convinzione opposta, e cioè che la celebrazione versus populum non sia stata voluta dal Concilio ma dalla sua forzata interpretazione successiva.


Altare e contraltare versus populum, 1964

Padre Falsini ci dice che la nuova norma «disponeva tanto l’autonomia dell’altare che la sua centralità ideale», ma non conferma – né potrebbe – un eventuale obbligo circa l'orientamento dell'altare stesso. 

Sarebbe però ridicolo appellarsi a questo per non vedere nella diffusione sistematica, immediata e universale del nuovo orientamento un dato tutt'altro che casuale, anche trent'anni prima del Concilio. Nessuno degli Eminentissimi ricorda le nuove chiese costruite con l'altare bifronte o addirittura pensato per la sola celebrazione verso i fedeli?



Altare versus populum, 1933

Come non fu mai casuale se tutto quello che nel Novus Ordo è dato per facoltativo sia poi stato scientificamente cancellato dalla prassi: si veda ad esempio l'uso del colore nero per i funerali, del rosaceo per le due domeniche Laetare e Gaudete, per il Canone Romano (sostituito quasi universalmente dalle altre nuove preghiere eucaristiche), per il Confiteor ecc.

Un altare versus populum, 1957

Al contrario, altre novità introdotte come facoltative ebbero sin dall'inizio una applicazione che le rese de facto obbligatorie: il segno di pace, ad esempio, così come appunto il verso della celebrazione, la croce spostata su un lato rispetto all'altare ecc, la facoltà per i fedeli di leggere le letture al posto dei Ministri Sacri ecc.

Altare versus populum, 1966

Padre Lang, argomentando l'articolo di padre Falsini, osserva che le parole «quod expedit ubicumque possibile sit» sono da intendersi riferite a «Altare exstruatur a pariete seiunctum» e non a «ut in eo celebratio versus populum peragi possit», anche se a nostro avviso il quod si riferisce tanto alla proposizione principale quanto alla subordinata relativa. L'altare va costruito separato dalla parete absidale con lo scopo di consentire di girarvi attorno e di celebrare verso il popolo. Che poi questo sia raccomandabile è accessorio: la finalità di separare l'altare dal muro è di aprire la strada alla celebrazione non più solo ad orientem.

Altare e contraltare versus populum, 1965

A riprova della propria tesi, padre Lang si chiede come si accordi il presunto obbligo di celebrare versus populum con le Rubriche del Messale riformato, laddove esse prescrivono al sacerdote di voltarsi verso i fedeli al momento dell’Orate fratres, del Pax Domini, dell’Ecce Agnus Dei e della benedizione finale. E come mai prescrivano che il celebrante sia ad altare versus per la Comunione. Pare evidente che, essendo possibile in linea di principio celebrare su entrambi i lati dell'altare, vada precisato quando il sacerdote debba voltarsi verso i fedeli e quando debba essere rivolto verso l'altare stesso, a prescindere dall'orientamento di quest'ultimo. 


Presbiterio con altare rivolto al popolo e secondo altare a mensola per il tabernacolo, 1960.
Come si vede in questa e in altre foto, gli altari laterali sono scomparsi.

D'altra parte, la stessa obiezione potrebbe esser fatta per le Rubriche del Messale preconciliare, visto che anche con la Messa tridentina era possibile - o quantomeno era un abuso ampiamente tollerato - celebrare con l'altare versus populum.

Altare versus populum, 1952

Ci chiediamo nondimeno dove mai siano stati il Card. Cañizares, il Card. Koch e padre Lang negli ultimi decenni, prima e dopo il Concilio. 

Prima del Concilio, perché si faceva a gara per distinguersi nella nuova moda, e soprattutto dopo, quando a nessun sacerdote sarebbe venuto in mente di celebrare Messa dando le spalle al popolo, in una qualsiasi parrocchia, sapendo che ciò gli avrebbe valso le reprimende del Vescovo; non avrebbe mai osato mantenere l'altare antico, men che meno per la Sacra Visita.


Presbiterio con altare versus populum, 1963

A parte il Card. Siri a Genova, nessun Vescovo ha mai ordinato sotto pena di interdetto la rimozione dell'altare mobile se nel medesimo presbiterio vi è l'altare consacrato: casomai è vero il contrario, e cioè che nei rarissimi casi in cui un pio sacerdote avesse mantenuto questa possibilità, il suo Ordinario avrebbe immediatamente preteso l'adeguamento al Concilio, spogliando l'altare antico e mettendo una tavola in mezzo al presbiterio. 


Altare versus populum, 1951

Non solo: ci si dia anche solo un caso, in tutto l'orbe cattolico, in cui dopo il Concilio si sia costruita una chiesa o ristrutturato un presbiterio il cui altare sia stato progettato per la celebrazione ad orientem. A dire il vero, in quasi tutti i nuovi altari versus populum la parte anteriore non ha nemmeno lo spazio per potervi accedere, perché i gradini sono posti sull'altro lato.


Altare versus populum, 1955

I fatti dimostrano che, ancora una volta, il Concilio aprì la porta alla novità, sapendo benissimo i novatori che da quello spiraglio si sarebbe poi ottenuto il cambiamento radicale già iniziato in precedenza. Il Vaticano II si guardò bene dal condannare o quantomeno rettificare la discutibile prassi di celebrare dando le spalle all'Oriente liturgico anche con il Rito antico, quando ancora essa era un abuso e il senso del sacro non era stato perduto dal Clero e dai fedeli: si avvalse invece di quella innovazione arbitraria per far approvare dai Padri, come ci racconta Falsini, la famigerata norma dell'altare a pariete sejunctum. Nessuno di essi la trovava poi così assurda, visto che quasi tutti si erano voltati dall'altra parte nella propria Diocesi, non appena uno dei loro Sacerdoti girava l'altare. 


Altare versus populum, 1955

E a quest'opera di devastazione contribuirono anche i tanti che, per conformarsi alla moda o per compiacere i Superiori, non esitarono a distruggere gli antichi altari consacrati per sostituirli con tavoli da refettorio o con banchi da mercato rionale, violando senza scrupolo anche le leggi dello Stato a tutela del patrimonio artistico.

Altare versus populum, 1958

Ci si dimentica che proprio in San Pietro, nella cappella dei Canonici o all'altare della Cattedra, mons. Virgilio Noé prima e mons. Piero Marini dopo resero impossibile la celebrazione ad orientem: in un caso capovolgendo l'altare antico, nell'altro sostituendolo con uno nuovo, non consacrato, in mezzo al coro. Il tutto sotto gli occhi del Papa, dei Cardinali, dei Prefetti delle Congregazioni, dei Vescovi, dei Canonici e di migliaia di sacerdoti: ve ne fosse stato uno solo, costituito in autorità, che avesse trovato qualcosa da ridire! Affermare che quei cambiamenti non furono voluti, o quantomeno autorizzati, dal Concilio è irrisorio nei confronti di persone dotate di ragione e di buon senso.

Un altare versus populum, 1960

Andrebbe inoltre ricordato che il tentativo di girare l'altare aveva avuto modo di palesarsi, come tante altre novità poi introdotte dal Concilio, già alcuni decenni prima, con il Movimento Liturgico. Mons. Klaus Gamber ricorda:

Ancora nel 1947, papa Pio XII, nella sua enciclica Mediator Dei (n° 49), sottolineava come si sbagliassero coloro che volessero ridare all’altare la sua antica forma di mensa (tavola). Fino al Concilio la celebrazione verso il popolo non era autorizzata, tuttavia essa era tacitamente tollerata da numerosi vescovi, soprattutto per le messe dei giovani.
Messa versus populum, 1956. Si noti la posizione del tabernacolo. 

Da noi, in Germania, la nuova posizione del sacerdote fece la sua apparizione con la Jugendbewegung (movimento della giovinezza), negli anni Venti, allorché si incominciò a celebrare l’Eucaristia per dei piccoli gruppi; a questo proposito, Romano Guardini aveva svolto il ruolo di precursore, con le sue messe al castello di Rothenfels. Il movimento liturgico diffuse quest’uso, soprattutto Pius Parsch, che sistemò in questo senso, per la sua "parrocchia liturgica", una piccola chiesa romana (Santa Gertrude) a Klosterneuburg, vicino a Vienna.

Altare versus populum, 1947

Anche in Italia, in Francia e in altri Paesi queste innovazioni apparvero inizialmente come deroghe isolate, apparentemente innocue. 

Un lettore ci segnala anche il caso dell'altar maggiore della Cattedrale di Termoli, il cui assetto barocco secentesco venne modificato nel 1936 ad opera del vescovo di Fano mons. Oddo Bernacchia, col pretesto di riportarlo all'antico splendore romanico.

L'altare maggiore della Cattedrale di Termoli, prima dell'intervento

Il nuovo altare maggiore di Termoli, consacrato nel 1936

Queste immagini confermano la mia tesi, e cioè che il cosiddetto movimento liturgico fu attivo ben prima del Concilio, con un'idea molto chiara in mente: la considerazione che l'organico sviluppo delle chiese nel corso dei secoli costituisca una sorta di superfetazione - i novatori l'avrebbero chiamata incrostazione - cui fosse necessario porre arbitrariamente un freno, ritornando ad una presunta purezza originale. Come se si pretendesse da un atleta cresciuto e sviluppato di tornare ad avere il corpo di un bambino. Questo ritorno all'antico fu condannato da Pio XII nella sua encliclica Mediator Dei, che denunciava l'archeologismo come una pericolosa deviazione. 


Molti Presuli credettero che il movimento liturgico potesse rinvigorire la Chiesa, e forse in parte rappresentò un positivo risveglio dello zelo per la liturgia. A Venezia, ad esempio, fu il Patriarca La Fontaine a farsene promotore, costituendo nella cripta di San Marco il Collegium Tarsicii Martyris, un pio sodalizio di giovani aristocratici che servivano la Messa usando l'antica veste romana con i clavi neri al posto di veste e cotta. Anche a Roma vi furono esempi analoghi. Purtroppo costoro non compresero di prestarsi ad una sperimentazione - pur elitaria - di quello che si stava preparando in vista della rivoluzione conciliare.

Sappiamo bene che il modo di procedere dei novatori, da Lutero a Bugnini, segue criteri surrettizi, proprio per far sì che l'eccezione, una volta leso il principio, diventi poi regola universale. Crediamo che nei Padri Conciliari vi fosse la persuasione che si potesse legittimare ciò che era praticato in tutte le Nazioni del mondo, se non altro per non continuare a mantenere una situazione di abuso generalizzato.

Altare versus populum, 1952

Anche l'uso del vernacolo doveva essere limitato, a quel che dicevano, e la forma antica della casula, che oggi ha preso il posto della pianeta romana, era sino al Concilio rigorosamente proibita, eppure spesso tollerata e concessa a gruppi di amanti dell'archeologismo: gli stessi che si adoperavano per girar gli altari. 


Altare versus populum, 1952

E non dimentichiamo ciò che si riuscì a imporre con l'Ordo Hebdomadae Sanctae Instauratus, in cui si legge la prima bozza di Novus Ordo. Anche guardando semplicemente lo stile e l'impostazione tipografica delle edizioni della nuova Settimana Santa si coglie immediatamente l'opera sinergica portata avanti da liturgisti, docenti universitari, architetti, gruppi di laici. Un piano che parte da ben prima del Concilio e che doveva usare quest'ultimo come trampolino di lancio per ben altre innovazioni.



Messa tridentina versus populum, 1954

Abbiamo visto quanto l'attivismo di pochi e la ingenuità – quando non si trattò anche di ignoranza e di pavidità – di molti abbiano tristemente confermato la malafede degli artefici della rivoluzione conciliare. Gli altari espressamente costruiti versus populum con progetti approvati dalla Curia non sono novità del postconcilio: basta consultare gli Archivi Diocesani di mezzo mondo per trovare i documenti, le note  dei membri della Commissione Diocesana d'Arte Sacra e le pronte modifiche degli architetti. 


Altare versus populum, progetto 1956,  completamento 1960

Sia ben chiaro: noi siamo i primi difensori dell'orientamento prescritto dalla Liturgia Romana e a malapena consentito dal rito riformato. Ma il Motu Proprio riconosce il diritto di celebrare la Messa cattolica versus orientem, e voler mascherare il Novus Ordo in qualcosa che non è – come abbiamo già spiegato – snatura quel rito, che è espressione di un'altra religione, e gli conferisce una rispettabilità che non solo non merita, ma che inganna i semplici. Esso è un ibrido e squallido compromesso di mezze verità e mezze eresie, la cui legittimazione con operazioni di restyling sminuisce la maestà della Liturgia Romana, nella quale nessun compromesso tra verità ed errore è nemmeno lontanamente ipotizzabile.


Altare versus populum, 1958

Quello che a noi preme evidenziare è che, ancora una volta, risultano prive di ogni attendibilità e riscontro le tesi di quanti sostengono nel Concilio Vaticano II una mens diversa da quella che diede poi luogo alle deviazioni degli ultimi decenni. Il Concilio conteneva tutte le premesse, sia sul fronte dottrinale sia su quello liturgico, del postconcilio. Lo stesso definire questo periodo postconcilio indica appunto la consequenzialità del post rispetto al Concilio, altrimenti lo si sarebbe chiamato in altro modo. Né, parlando di epoca postridentina si intende qualcosa che tradì il Concilio di Trento, ma che ne fu anzi coerente applicazione.


Altare conciliare, 1967

Come stiamo ripetendo – adducendo ogni volta prove e riscontri più che evidenti – si deve riconoscere la perfetta relazione tra quel Concilio e questa crisi della Chiesa, identificando nel primo la causa e nella seconda l'effetto necessario. Diciamo di più: come dimostra la documentazione iconografica, il progetto dei novatori di cambiare l'orientamento dell'altare era già stato messo in pratica ben prima del Concilio, proprio per creare un trend preparatorio della successiva riforma. 


Altare versus populum, Le Corbusier, 1960

Non si può quindi far riferimento solo al modo di celebrare la Messa nella Basilica di San Pietro durante il Vaticano II, perché nell'orbe cattolico - specialmente in Germania, Svizzera, Olanda, Inghilterra, Francia, Stati Uniti e Canada - i liturgisti del Concilio erano già all'opera da anni. In Italia, viceversa, dove le chiese sono in gran parte antiche e monumentali, questi esperimenti potevano trovare posto solo nelle periferie postbelliche, non senza incontrare l'opposizione dei Vescovi di solida formazione romana o la solerte collaborazione dei progressisti che poi ritroviamo nelle Commissioni conciliari.


Presbiterio con altare versus populum, progetto 1958, completamento 1963

Ci sia permesso di osservare che, in una seria disputa scientifica, è massimamente utile potersi appoggiare alle tesi dell'avversario per sostenere le proprie: stupisce dunque che, potendo usare le argomentazioni di padre Rinaldo Falsini a proprio vantaggio, padre Lang non abbia voluto dimostrare la necessità di tornare all'orientamento dell'altare secondo il Rito Romano, in quanto via liturgica alla difesa della dottrina sulla Messa, offuscata dal Novus Ordo e dal Concilio. Paradossalmente, egli ha reso al Vaticano II un servigio maggiore di quanto non abbia fatto Falsini con le sue perorazioni.

Altare versus populum, 1936

E sarebbe anche da analizzare, sempre sulla base dei progetti delle nuove chiese tra gli anni Quaranta e Sessanta, quanti di essi non abbiano iniziato a far scomparire gli altari laterali, prezioso tesoro dottrinale gelosamente custodito dalla Chiesa e massimamente detestato dai Protestanti e dai novatori. Guarda caso, la cancellazione normativa degli altari laterali dalle chiese del postconcilio - assieme alla spoliazione dei preesistenti - era anch'essa stata iniziata dai pionieri del Movimento Liturgico ben prima dell'assise convocata da Giovanni XXIII.


Altare esterno versus populum, 1950

A che pro, ci chiediamo, voler difendere questo coso che si dimostra puntualmente indifendibile, fosse anche su un argomento apparentemente marginale come l'orientamento dell'altare?

Messa tridentina versus populum, 1960

Certo, non neghiamo il merito dei tanti liturgisti che oggi riconoscono la presenza di una serie innumerevole di abusi liturgici. Ma ci sentiamo offesi, proprio in nome del buon senso comune, quando ci si racconta la favoletta secondo cui quegli abusi non hanno nulla a che vedere con la pia volontà dei Padri Conciliari, i quali – com'è noto – volevano difendere a spada tratta l'ortodossia cattolica, condannare gli errori del secolo presente, proteggere la veneranda Liturgia latina, confermare il popolo cristiano nella Tradizione della Chiesa, convertire gli eretici e i pagani, riportare all'unico ovile gli scismatici, affermare con forza la Divina Regalità di Nostro Signore sui singoli e sulle Nazioni. Non prendiamoci in giro, please

Double church for two faiths, 2012

Un'ultima osservazione. Nel 2012 è stato edificato a Friburgo un tempio che si chiama Doppia chiesa per due fedi. La comunità protestante e quella cattolica possono celebrarvi indistintamente le proprie funzioni. Ovviamente, dopo il Concilio, anche il rito della Messa (specialmente in lingua volgare) è accettato dai Luterani perché non vi si menziona il Santo Sacrificio. E il tabernacolo è talmente nascosto da non dar noia a chi non crede alla Presenza Reale, sia egli protestante o conciliare.

Al di là dell'aberrazione inaudita di questo progetto, e vieppiù della sua approvazione da parte dell'Ordinario del luogo, ci viene spontaneo chiederci se, alla luce di questa nuova forma di experimentum, non ci sia da prepararsi all'idea che nei prossimi anni le nostre chiese possano essere usate in condominio anche dagli eretici, visto che la struttura dei presbiteri delle chiese riformate non ha nessuna differenza con quelli dei templi luterani. Un'ipotesi di questo tipo troverebbe conferma anche nei progetti di costituzione del famoso Ordinariato cui avrebbe ambito appartenere il Card. Martini, se la morte non avesse posto una fine ai suoi farneticamenti.




Commenti

  1. Gentile "Baronio"
    mi trovo fondamentalemente daccordo con la sua approfondita analisi. Sono convintissimo che la radice degli errori del postconcilio è tutta dentro il Concilio.
    Per me il Concilio non può essere condiviso in tutti i punti in cui sconfessa palesemente o larvatamente la Tradizione.
    Una obbiezione a questo ragionamento la fanno i modernisti: dicono che i testi conciliari sono stati approvati dalla maggioranza schiacciante dei padri e approvati dal Sommo Pontefice, per cui (si dice) essi verrebbero dallo Spirito Santo...... che sta "rinnovando" (!?) la Chiesa......
    Come rispondere a questa obiezione?
    Hanno basato la loro rivoluzione sull'ossequio alle guide visidili e invisibili della Chiesa e l'hanno imposta appellandosi all'obbedienza.....
    E' chiaro che tutto questo è stato un modo di procedere satanico.... ma come se ne viene fuori?
    Io personalmente non mi pongo questo problema e non credo al carattere soprannaturale dei documenti conciliari perchè sconfessano la Tradizione, ma come è possibile che tutti quei vescovi si siano lasciati ingannare così facilmente?
    Dov'era finita la virtù soprannaturale della fede?

    Ringrazio anticipatamente se vorrà anche brevemente chiarirmi questo punto.

    don Bernardo

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    1. Caro e reverendo Confratello,

      La ringrazio di cuore per il Suo commento, che mi dà lo spunto per una trattazione più articolata, che spero di poter affrontare nei prossimi giorni.

      Mi permetto intanto di inviarLa ad alcuni studi interessanti al riguardo:

      - http://www.sisinono.org/anteprime-2012/173-anno-xxxviii-nd-1

      - http://www.riscossacristiana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=637:il-concilio-e-infallibile-di-p-giovanni-cavalcoli-op&catid=61:vita-della-chiesa&Itemid=123

      - http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2012/05/puo-sussistere-la-chiesa-senza-papa-in.html

      Anch'io sono oggetto di aspre critiche da parte di molti, moltissimi ecclesiastici anche mitrati. Mi dicono che lo Spirito Santo rinnova la Chiesa. Io obbietto: "Emitte Spiritum tuum, et creabuntur: et renovabis faciem terrae". Lo Spirito Santo non rinnova la Chiesa, che è sempre giovane e perfetta, bensì la faccia della terra, grazie alla Chiesa. E questo "rinnovamento" dello Spirito è duemila anni che accompagna l'umanità, si chiama Chiesa Cattolica. Forse proprio oggi, che si gioca a sproposito con questo "rinnovamento" la Chiesa ne esce offuscata, messa da parte, per far viceversa apparire la miserabile e tristissima congerie di vecchiume ideologico del postconcilio: eresie già viste, già dette, già condannate... roba vecchia che qualche teologastro rispolvera dalle soffitte del Luteranesimo o del Modernismo e crede di far bella figura!

      Oggi alla Messa tridentina avevo solo giovani, il più vecchio avrà avuto sì e no 40 anni. Chi ha celebrato dopo di me, col rito riformato, era circondato da pochi pensionati svogliati... Allora mi chiedo: chi è che si rinnova?

      E ora, salutandoLa fraternamente, vado a dire Compieta.

      Baronio +

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  2. Reverendo Confratello,
    Sono contento perchè nell'Urbe ci sono sacerdoti che hanno aperto gli occhi sullo stato attuale della Santa Chiesa.
    Ringrazio di cuore, anche per la condivisione della sua esperienza.
    Rimanendo uniti nella preghiera soprattutto nel Santo Sacrificio.

    don Bernardo

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    1. Caro e reverendo don Bernardo,

      può mandarmi il Suo indirizzo email in privato?
      La mia mail è eminentissimus@gmail.com

      Grazie.
      B.

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  3. Cari reverendi,da semplice fedele ,priva della Grazia di stato sacerdotale che voi avete,dico che sono convinta delle cose che dite(del resto lo sfacelo,già evidenziato da Amerio,non ha fatto altro che progredire,nell'anestizzazione generale dei piccoli;piccoli anestetizzati,per quanto talvolta perplessi,di cui facevo anch'io parte,prima che mi rendessi conto che la misura era colma);l'unico mio dubbio è questo:quali sono le basi teologiche su cui possiamo giustificare la possibilità che svariati papi abbiano danneggiato la Chiesa sotto tutti i profili (liturgico,dottrinale, pastorale...)Anche al di fuori dei requisiti ben definiti della infallibilità papale,anche il magistero ordinario non dovrebbe godere dell'assistenza divina?Chiedo il vostro parere sia per cercare chiarezza per me,sia per poter rispondere ad alcuni preti che sto tentando di convincere della superiorità della Messa di sempre.Con affetto.

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  4. Cari reverendi,da semplice fedele,priva della vostra grazia di stato sacerdotale,dico che non posso che essere d'accordo sulla generalità di quanto dite,qui e altrove.D'altronde che lo sfacelo,già evidenziato da Amerio,stia progredendo,(es:mons. Muller all'ex Sant'Uffizio),mi sembra evidente e indiscutibile.Però vorrei chiedere un vostro parere su questo:quali sono le ragioni teologiche che possono giustificare il fatto che svariati papi abbiano avallato cose dannose per la Chiesa in campo liturgico, dottrinale ecc.Non dovrebbe il Papa godere di una speciale assistenza divina anche al di fuori del campo ristretto dell'infallibilità?Essendo la grande devozione verso il Papa un tratto distintivo dei cattolici,come poter accettare dentro di noi il fatto che alcune parole o gesti del Papa ci scandalizzano?Queste parole o gesti non fanno parte del magistero ordinario?Vi chiedo questo sia per cercare un po' di luce in mezzo a fitte tenebre(di cui la maggior parte dei fedeli anestetizzati neppure si rende conto,e anch'io ero fra questi pur provando grande disagio e talvolta indignazione),sia per cercare di convincere alcuni sacerdoti della crisi della Chiesa e della necessità della Messa di sempre per attirare su di noi celesti benedizioni

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  5. Carissima signora,

    il buon Dio non viola mai la libertà personale, e non può costringere nemmeno il Vicario di Cristo, né tantomeno i Cardinali e i Vescovi, ad obbedirgli a forza. Se loro non vogliono fare i Pastori, o lo fanno male, Dio gliene chiederà conto, per il tradimento al loro mandato e lo scandalo causato ai fedeli, il danno alle anime ecc.

    Non possiamo ovviamente entrare nella loro coscienza e sapere il motivo che li muove a comportarsi in questo modo; però non possiamo negare lo sfacelo (che lo stesso Card. Ratzinger allora e Benedetto XVI oggi ammette in gran parte) e pensare che se tutto questo avviene deve per forza avere la benedizione dall'alto.

    Comunque, se Nostra Signora alla Salette ha detto che Roma diventerà sede dell'Anticristo; se Leone XIII ha profetizzato che la sede del Beatissimo Pietro diventerà trono di abominazione ed empietà, non possiamo pensare che questo castigo divino non sia meritato Preghiamo per meritare santi Pastori: il resto verrà di conseguenza.

    B.

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