Qualcuno crede ancora nella Grazia di stato?

Quo vadis, Domine?


Stupisce che, in tutti i commenti più o meno condivisibili sinora apparsi in vari blog, non si sia mai fatta menzione, nemmeno en passant, di un elemento essenziale al Papato: la Grazia di stato.  

La Grazia di stato - che assiste il padre nell'esercizio della propria paternità verso i figli, il superiore nel comandare i sudditi, il docente nell'insegnamento, il generale nel combattimento, il sacerdote nel ministero, il religioso nel seguire la Regola - esiste anche per il Pontefice Romano, ed è in virtù di questa che egli, ancorché anziano, malato o addirittura prigioniero può reggere e governare con speciale aiuto divino la Santa Chiesa. 

Ovviamente la Grazia di stato implica una visione soprannaturale e gerarchica che è totalmente scomparsa dall'orizzonte piatto e umano della setta conciliare. Ma lascia allibiti che il Supremo Pastore abbia così scarsa considerazione del soccorso della Divina Provvidenza, da doversi ritenere autorizzato ad esimersi motu proprio da un incarico sacro che lo Spirito Santo gli ha conferito e che egli ha liberamente accettato senza condizioni. Quale fedeltà usque ad effusionem sanguinis si potrà chiedere ai Sacri Pastori e al popolo loro affidato, dopo un simile esempio?

Si potrebbe dire, a voler essere ingenerosi, che se Benedetto XVI stesso ha recentemente teorizzato l'eventualità che il vincolo indissolubile del Matrimonio possa essere annullato quando manca la Fede nei coniugi contraenti, allora anche il vincolo indissolubile che lega il Papa alla Chiesa possa essere sciolto se gli manca la Fede. 

In altri tempi, quando il senso dell'onore era radicato nella morale, il capitano affondava con la propria nave. Giustamente Francesco Colafemmina ha ricordato, con similitudine non lontana dal vero, l'esclamazione scandalizzata dell'ufficiale della Marina nei confronti del tristemente noto comandante Schettino, che aveva abbandonato la nave senza prima mettere in salvo i passeggeri: Torni subito a bordo, cazzo! Ma, a differenza di oggi, nessuno allora elogiò Schettino per la sua pavidità. 

Se sotto un profilo meramente umano si può rimanere sconcertati dal gesto del Papa che ricorda l'abbandono della nave o del campo di battaglia e la diserzione del comandante o del generale, sotto il profilo soprannaturale si ha la prova che Benedetto XVI è la prima vittima dello spirito profano di quel Concilio che pure egli cercava di rendere presentabile raddrizzandone le storture più evidenti: egli ha compiuto un gesto umano che ripugna alla funzione divina che gli era stata affidata: funzione divina - lo ripetiamo - e non umana: come divina  è l'Istituzione, divina la finalità (la salvezza delle anime), divini i mezzi ad essa ordinati (la santificazione delle anime operata attraverso i Sacramenti), divino il Fondatore, divina la potestà del Suo Vicario, che è sì uomo, ma rivestito della più alta carica che possa darsi in terra. 

In sostanza, quanti hanno creduto di vedere in questo Papa un paladino dell'ortodossia o un difensore della Verità cattolica dopo decenni di indecorosa prostituzione della Chiesa alla mentalità del secolo, ora si trovano sconfessati da Benedetto XVI stesso, che si accomiata dal proprio incarico apostolico come un funzionario, dando addirittura il preavviso contrattuale. Con o senza fanone, questo Pontificato si è chiuso nel modo più mediocre e meschino che si potesse concepire, lasciando sgomenti i Cattolici e sin troppo entusiasti i nemici della Chiesa. La stessa stampa laica è parsa quasi incredula dinanzi ad una tale prova di arrendevolezza da parte del Capo della Chiesa.

Questa sciagurata abdicazione infligge un grave vulnus al Papato, perché avviene in un momento in cui il Primato del Romano Pontefice è messo in discussione dai novatori, in nome della infausta e mai abbastanza deplorata collegialità teorizzata dal Concilio. Né il gran rifiuto di Celestino V può essere addotto come precedente, visto che esso si inquadra in ben altro contesto storico, al quale era aliena la visione democratizzante della chiesa conciliare. I teorizzatori di una riforma della Gerarchia in senso parlamentare si trovano oggi rafforzati nelle loro tesi eretiche da un gesto che indebolisce l'autorità del Papa e getta un'ipoteca anche sul successore di Benedetto XVI. Come potrà affrontare le opposizioni interne alla Chiesa, se ad ogni iniziativa che non incontra il plauso della setta conciliare si potrà invocare la demenza senile del Pontefice? Quale autorità potrà essere riconosciuta ad un Sovrano sul quale grava la spada di Damocle della deposizione, una volta infranto il principio secondo il quale egli rimane in carica sino alla tomba? Chi impedirà al solito manipolo di Prelati e Cardinali progressisti di dichiarare decaduto il Papa, al primo segno di debolezza fisica o di invecchiamento? E ancora: date queste premesse, non si può concretizzare il rischio di una congiura che miri a rendere il Pontefice fisicamente debole, anche senza giungere ad avvelenarlo, solo per poterlo costringere all'abdicazione? 

Un altro errore, cui indulgono molti commentatori sin troppo benevoli nei confronti della rinunzia del Papa, sta nel credere che il futuro Cardinal Ratzinger possa sentirsi più libero di esprimere le proprie critiche al malgoverno della Curia Romana solo dopo essersi spogliato delle vesti pontificali e aver deposto l'Anello Piscatorio: nulla di più inaudito e di più scandaloso. Infatti, se davvero Benedetto XVI avesse qualcosa da dire (e da fare) dopo la propria abdicazione, avrebbe dovuto dirla o farla prima, in quanto Sommo Pontefice, e grazie all'autorità suprema che il suo ruolo comporta, e all'assistenza soprannaturale di cui poteva godere come Successore del Principe degli Apostoli. Eventuali interventi o azioni degne di una eminenza grigia dovrebbero essere giudicati, al di là della loro eventuale ragionevolezza o credibilità, come un argomento di ulteriore condanna per l'abdicazione, poiché confermerebbero la gravità della situazione presente e l'assoluta inopportunità della decisione assunta. 

Non crediamo che la situazione attuale sia peggiore di quella che si prospettava ai primi Pontefici, che affrontarono la persecuzione e il martirio nonostante la debolezza fisica, la malattia, la senescenza. 

Elogiare il Papa per aver abbandonato il Gregge del Signore, cercando pretesti o inventando ragioni plausibili, è irragionevole e vergognoso. E manca di vera Carità non solo verso Joseph Ratzinger - che dovrà rispondere comunque la Tribunale di Dio - ma anche verso il popolo cristiano, perché legittima un atto di diserzione, proprio nel momento in cui si moltiplicano i nemici, specialmente interni, della Chiesa di Cristo. 


Commenti

  1. Caro Confratello,
    sono daccordo totalmente con la sua approfondita analisi.
    Basta leggere il discorso del Papa al clero romano di giovedì scorso e si vede che ha tentato di fare una patetica difesa del concilio la "sua creatura" quando giovane teologo era aiutante del cardinale Frings.
    "Chi è causa del suo mal, pianga se stesso"...... Per una singolare legge del contrappasso l'ex giovane professorino teologo di "grido" con Kung, Rahner, e compagnia cantante, viene stritolato dal meccanismo "colleggiale" che ha contribuito a costruire.....
    Purtroppo Ratzingher non è poi tanto diverso da quel giovane teologo che era un tempo. Allora si era fatta una idea troppo umana e terrena del ruolo invece tutto soprannaturale del Sommo Pontificato e purtroppo ancora ha mantenuto tale idea.
    Dice San Paolo: la vostra battaglia non è contro le forze semplicemente umane, ma contro i principati e le potestà diaboliche che reggono il mondo: ma questi teologi neomodernisti hanno pensato di rifondare il cristianesimo con tanta superbia..... e questa superbia (mi dispiace dirlo) si paga, si paga, si paga..... Sono entrati nella vigna del signore pieni di entusiasmo e presunzione e se ne escono lasciando dietro di se solo rovine, rovine!
    Erano venuti a Roma dalle sponde del Reno pensando di andare a restaurare e salvare la Chiesa e adesso se ne vanno con la coda tra le gambe, con uno sguardo patetico e perso nel vuoto, come a dire: "dove abbiamo abagliato?".....
    Hanno seminato vento adesso raccolgono tempesta: hanno disobbedito allo Spirito Santo rifiutanto gli schemi che erano già stati preparati col conconso dell'episcopato mondiale, hanno brigato per far passare le loro dottrine eretiche e ora quel meccanismo di menzogna e di politica che avevano costruito gli sfugge tra le mani e gli esplode causando la loro morte morale....
    Dio è grande nella sua terribile e inesorabile vendettà! Quis ut Deus?
    Il concilio è storicamente finito e ha abdicato nella abdicazione del Papa. Certo ci potrà essere qualche ritorno fi fiamma, ma esso precluderà solo a disastri maggiori e ad allungare l'agonia..... la Chiesa deve decisamente voltare pagina.
    Tutto questo lo dico senza nessun personalismo e senza sottovalutare il dramma umano del povero Ratzingher, ma con tutta la compassione per il fratello che ha sbagliato, non si può rimanere indifferenti e non si può far finta di niente difronte al fallimento di una visione di Chiesa che ormai ha fatto il suo tempo.
    Si ritorni a Pio IX e al Sillabo, si ritorni a San Pio X, si ritorni alla fede militante: saremo certo perseguitati, ma non rinnegheremo la Croce di Cristo che ha detto non sono venuto a portare la Pace sulla terra, ma la guerra, e il nemico dell'uomo si trova nella sua casa e tra i suoi....

    don Bernardo

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  2. In tutta sincerità e con (spero adeguata da parte mia) percezione della drammatica scelta di BXVI in relazione alla conclamata gravità della situazione contingente, dentro e fuori la Chiesa, mi chiedo, con serenità e lungi dal voler cavalcare i soliti (triti e ri-triti) cavalli di battaglia degli avversari della Chiesa: é più oltraggioso, nei confronti di Dio e del massimo ufficio affidato all'uomo (il papato), e più "turbativo" (della fede dei semplici e di tutto il popolo affidato alla cura dei pastori) la rinuncia del Papa o quello che hanno fatto in un passato più o meno lontano, certi suoi predecessori con la loro condotta umanamente scandalosa ? Sicuramente l'assistenza dello Spirito non è mai mancata, tanto che, anche i papi "peggiori" non hanno mai fatto "danni" dottrinali. In passato però, queste tristissime situazioni erano il frutto della corruzione dell’istituzione divina in seguito all'ingerenza del braccio (di ferro) temporale (principi, imperatori, etc.). Oggi, il gesto di BXVI, è la massima espressione della coscienza e della libertà dell'uomo davanti a Dio e per (ovviamente a discrezione dello stesso papa) il bene della Chiesa. Davvero possiamo dubitare che Dio possa aver chiesto, in coscienza, al Papa di "farsi da parte" ? O dobbiamo risponderci necessariamente: "Se Dio avesse voluto una simile eventualità, lo avrebbe certamente chiamato a sè, come sempre successo finora, e alla sua morte si sarebbe nominato un nuovo Papa" ?
    Sinceramente è molto difficile dare una risposta. Mi sembra troppo banale attribuire questo fatto alle deviazioni del CVII. Secondo me è alla luce della terribile situazione contingente, che vede sconvolti gli stessi pilastri antropologici della società, che bisogna valutare questo gesto. Il CVII ha fatto danni enormi, ma non siamo così ingenui da attribuirgli tutte le responsabilità della crisi attuale. Già la rivoluzione francese ha dato il via allo sgretolamento dei valori ed a una nuova visione dell’uomo. Lo sviluppo tecno-scientifico e le distorsioni del pensiero ad esso collegate (volte ad escludere sempre più Dio dall'ambito umano) hanno fatto il resto. Secondo me ci saremmo comunque trovati in questa situazione. Certo il CVII ha aperto le chiuse ad un fiume in piena ....
    Perseguiamo nella Fede e chiediamo aiuto al Solo che può.
    LM

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  3. ...è evidente che questo papa non sarà ricordato come un santo papa, tuttavia rimane il fatto che ha guidato molto bene la Chiesa, resistendo ai venti modernisti soffiati dallo spirito anticristico. Ha difeso rocciosamente i principi non negoziabili, i contenuti dogmatici e dottrinali della fede cristiano cattolica. Mi preme dire inoltre che egli non ha abbandonato il gregge, ma lo consegna ad un successore, tutto qui. Magari ad uno che lui ritiene potrà essere un pastore adeguato alle sfide del momento. Non mi spiego perché puntare il dito contro di lui, sapendo anche che quest’ultimo avrebbe potuto rinunciare al ministero pietrino otto anni fa. E poi se me lo concedete , mi permetto di dire, che qui è stato fatto un paragone improponibile: a differenza delle prime fasi storiche del Cristianesimo, la situazione odierna richiede scelte più strategiche, meglio dire fatte con “astuzia”.

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  4. Mi preme dire inoltre che egli non ha abbandonato il gregge, ma lo consegna ad un successore, tutto qui.

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    Già!!! Ma come sarà il suo successore? Lo vederemo più avanti. Certo Benedetto XVI, ha resistito come poteva ai modernisti, ma è caduto vittima dei suoi stessi documenti, stilati al cv2.

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    1. Se veramente il Papa avesse voluto avere la certezza di un buon successore, avrebbe potuto nominarlo egli stesso, visto che nulla glielo avrebbe impedito...

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    2. C'è forse qualcuno che lo ha fatto in tempi "recenti" ? A parte il nepostismo del passato o le forzature, sempre del passato, dei potenti casati romani, non mi risultano casi simili ...
      Ma, ammesso e non concesso, si immagina le conseguenze di una scelta siffatta ?
      Qui si rischia il doppio e triplo scisma con doppio avvitamento carpiato ... Scusi se la butto sull'ironico (anche se non c'è nulla da scherzare).
      LM

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    3. Caro Baronio,

      In questi giorni il Papa ha fatto un discorso parlando del concilio dei media e il concilio della fede. Come del Concilio, diverse analisi sono state fatte, ma analizza solo la cosa in sé, non ci sono analisi effettuate in vista del combattimento spirituale della Chiesa. Ammettendo che il concilio della fede è stato eclissato dal Concilio dei media, è ammettere che il concilio è stato rubato dalla Chiesa, e che è venuto a uccidere, rubare e distruggere, non è Satana? Se parla ancora di Satana, ma sembra che la sua esistenza è stata relegata alla sfera delle astrazioni, perché nella pratica in tutta la situazione concreta non se guarda più la sua influenza sulle cose che accadono nel mondo e nella Chiesa. Anche non se guarda più un combattimento spirituale a nivello di Chiesa. Se parla di ermeneutica della riforma nella continuità e della rottura, ma non se ha guardato in linea di principio che questa ermeneutica della rottura è stata possibile per l'assenza di combattimento spirituale a nivello di Chiesa. Così, se può aspettare senza questo combattimento che solo l'ermeneutica della riforma (soluzione che io non sono d'accordo) risolva tutto? Un Concilio della fede che non prende cura in linea di principio degli assalti delle porte dell'inferno e di Satana, sarebbe ovviamente un concilio facilmente utilizzato da Satana, come il Concilio Vaticano II. Quindi, come si può ancora parlare di un concilio della fede dei Padri, che non hanno considerato e ha buttato via il combattimento spirituale nella Chiesa?

      Il rigore linguistico dei concili precedenti, la censura e il rigore della Chiesa, non erano solo per le vicende umane, in linea di principio, il primo obbiettivo era quelli di impedire Satana di agire. Beh, non ho mai visto una analisi delle cose del concilio, tenendo per punto di vista la guerra spirituale tra Chiesa e satana. Baronio, se possibile, ti prego di fare questa analisi del discorso tenuto conto la battaglia spirituale, non solo noi, ma la Chiesa deve lottare contro i loro nemici.

      Un saluto dal Brasile

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