Quod potest esse et non esse, quandoque non est



A proposito di un interessante articolo di Arnaldo Xavier da Silveira dal titolo Infallibilità monolitica e divergenze tra gli antimodernisti, apparso sul sito di Una Vox.





Quelle di Arnaldo Xavier da Silveira sono senza dubbio alcuno ottime osservazioni. Ma a nostro avviso andrebbe evidenziato che, per i modernisti, l'infallibilità monolitica si applica solo al Vaticano II, mentre tutti gli altri documenti magisteriali, anche i più solenni, sono da essi considerati come non più validi per la mentalità odierna, e non facenti quindi parte del depositum novae fidei.

Questa convinzione conferma, lungi dal riconoscere una infallibilità monolitica al Magistero cattolico nella sua interezza, l'idea che il Vaticano II abbia rappresentato l'atto costitutivo di una nuova chiesa e di una nuova religione, dotata di un nuovo rito e di una nuova pastorale.

Non solo: l'insistenza sull'autorità e l'infallibilità del Concilio risente chiaramente dei principi democratizzanti del collegialismo,  a scapito della costituzione monarchica della Chiesa e del Primato del Romano Pontefice; sulla base di questo ragionamento il Vaticano II avrebbe una autorità maggiore di qualsiasi Papa per il solo fatto che i suoi insegnamenti provengono da una assemblea di Vescovi, mentre la dottrina cattolica insegna che l'unico soggetto dell'Infallibilità è il Papa, in quanto successore di Pietro, a cui solo è stata promessa l'assistenza e la potestà di pascere il Gregge (si vedano a questo proposito gli studi egregi di mons. Antonio Piolanti). 

Il problema quindi non si risolve unicamente con una analisi sulla valenza dell'Infallibilità: è evidente che il Concilio viene giudicato - da parte modernista - utilizzando gli argomenti formulati dal Concilio stesso: collegialità in primis

In quest'ottica, per quanto il Papa dica, egli troverà comunque ascolto solo se confermerà la teoria del superdogma conciliare: nel momento in cui egli volesse ridimensionarne la portata, si troverebbe ipso facto esautorato dal Vaticano II, espressione di una collegialità che, nella vulgata postconciliare, sovrasta la stessa autorità papale. 

Questo, a nostro avviso, è un nodo che va sciolto.


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