Estote parati


Dopo lo sgomento, la più tremenda inquietudine. Dopo l'inquietudine, il più profondo raccapriccio. 


Il Vescovo di Roma, Card. Bergoglio


Confermando con orgoglio la nostra nomea di profeta di sventura, alla quale non vogliamo rinunziare nemmeno in queste travagliatissime circostanze, ci apprestiamo a profetizzare le calamità che si abbatteranno su Santa Madre Chiesa a partire dall'infausto giorno in cui, sottraendosi con luciferina presunzione al consiglio vivificatore del Paraclito, i due terzi dei Cardinali riuniti in Conclave sono riusciti ad imporre l'elezione di un progressista al Soglio di Pietro. 

Ci avevano provato, sempre con i metodi tipici dei cospiratori, nel precedente Conclave, ma la Divina Provvidenza si era degnata concedere alla Chiesa un Pontefice che, se non ha brillato per combattività nella battaglia contro i principati e le potestà conciliari, quantomeno ha ridato un minimo di dignità e di decoro alla liturgia, liberalizzando quella tridentina e cercando di rendere meno indecorosa quella riformata. 

I falliti tentativi di allora sono serviti di lezione alla setta conciliare, che ha saputo cogliere il momento propizio, probabilmente - ma questo ce lo dirà la Storia o lo rivelerà l'Onnipotente - dopo aver spinto Benedetto XVI all'abdicazione. Quando tutto era pronto, essi si sono liberati anzitempo dell'odiato Papa tedesco per allestire la farsa del Conclave e vanificare quanto egli aveva compiuto durante il proprio procelloso Pontificato. Un Conclave in cui entravano Papi personaggi ripugnanti o per collusioni col potere economico e l'associazionismo invasivo di matrice ciellina, o per cointeressenze con il movimentismo ribelle ed eretico di matrice neocatecumenale,  o per i forti legami col mondo della cosiddetta cultura e degli altrettanto cosiddetti intellettuali, o infine per le turpi relazioni con la inimica vis e il suo Novus Ordo Saeclorum

Ovviamente, al risuonar di quei nomi come possibili eligendi al Soglio, si sono scatenate le lotte intestine alle varie cordate, cercando di intralciare per via mediatica o epistolare ora l'uno ora l'altro candidato: corposi dossier di meriti o colpe remote e recenti, vere e presunte, sono stati recapitati alla stampa, ma soprattutto ai segretari degli Elettori, con lo scopo di favorire questo o colpire quello. I buoni, i meritevoli, i possibili continuatori della modestissima eredità di Benedetto XVI sono stati estromessi completamente da queste manovre, confermando che nessun Burke, Ranjit o Piacenza avrebbero mai potuto nemmeno ipotizzare di essere ben accetti ai due terzi del Conclave. 

I nomi dei favoriti, bruciati al pari delle schede nel camino della più astuta tattica mediatica, hanno deviato l'attenzione dei più - compresi non pochi Eminentissimi - dalla figura di Giorgio Mario Bergoglio, che se solo si fosse ventilata come possibile candidata avrebbe certamente dato modo di provare, al di là di ogni ragionevole dubbio, la sua totale adesione al verbo conciliare e alle sue ancor peggiori deviazioni degli ultimi decenni: pauperismo d'accatto, umiltà speciosa, inclinazione al più stolido ecumenismo mondialista, filogiudaismo eretizzante, irenismo, solidarismo, ostentato fastidio per la santa Liturgia e per lo splendore delle sacre celebrazioni, insofferenza per ogni forma di cerimoniale e protocollo. 

Se quel nome fosse stato fatto sin dall'inizio, si sarebbe saputo che il Card. Bergoglio - dietro un'ostentata umiltà di facciata e i ben pubblicizzati viaggi in metropolitana o in autobus per visitare i suoi sacerdoti nelle periferie di Buenos Aires - è acerrimo nemico del Motu Proprio, che ha boicottato senza pudore fino a perseguitare chi osasse indossare l'abito talare; che ha partecipato attivamente a numerosi incontri ecumenici, giungendo a farsi imporre le mani e benedire da pastori di sette eretiche; che ha concesso la Cattedrale per celebrare la Shoa, incontri ecumenici, riunioni partigiane; che ha lasciato la propria Diocesi in condizioni pietose; che le sue omelie e lettere pastorali sono intrise di umanesimo piatto e orizzontale, oltreché infime per vis retorica e profondità teologica; che non ha alcuna padronanza delle lingue, tanto sbandierata come indispensabile per un Papa del terzo millennio; che non ha alcuna esperienza di Curia, per cui difficilmente avrebbe saputo districarsi nei meandri dei Sacri Palazzi per sanare e reprimere perniciosi carrierismi e ambizioni al potere; che non è né giovane né forte, come si era auspicato per scongiurare l'eventualità di future dimissioni; che... 

Ma perché produrre l'elenco delle malefatte di un Cardinale che doveva rimanere nell'ombra? Così, con l'astuzia che contraddistingue il Princeps mundi hujus, è stato dato rilievo alle istanze dell'America Latina e dei paesi del terzo mondo, usando come fantoccio un altro Confratello in raduni non del tutto clandestini proprio nella Basilica Liberiana. Si sono sponsorizzate le doti manageriali del Protettore di CL, al punto che la Conferenza Episcopale Italiana era così sicura di sé da inviare un telegramma al Papa che auspicava, e non a quello realmente eletto. Si sono esaltate le virtù comunicative e la profonda cultura - sic - del Cardinal Meforio, per il quale lavorava nell'ombra il Martiranese, le cui valutazioni e il cui zelo erano probabilmente annebbiati dalla prospettiva del reintregro e dalla speranza di promozioni.

Ognuno ha lavorato freneticamente per ottenere vantaggi e privilegi, per lasciare la Curia com'è pur raccomandandone ufficialmente una riforma, per incrementare il potere già esorbitante delle conferenze, dei consigli, delle assemblee, dei collegi a detrimento dell'unica potestà sovrana del Romano Pontefice. Nessuno di costoro, ne siamo certissimi, ha pensato nemmeno un istante alla salus animarum, al bene della Chiesa, alla difesa della verità cattolica, alla condanna degli errori dottrinali e morali del secolo presente. Men che meno alla gloria di Dio, il grande Estromesso a partire dal Vaticano II.

In questa squallida e inquietante strategia, coperta da sorrisi ipocriti e petizioni di principio penose, si è concretizzata l'elezione del Card. Bergoglio, qui sibi nomen imposuit Franciscum. Quale presunzione! Si è infranta una consuetudine plurisecolare circa il nome del Pontefice, scegliendone uno che pare quasi usurpato e che suona talmente ipocrita da risultare se non inappropriato, certamente inopportuno. 

Inutile stracciarsi le vesti: sappiamo sin troppo bene che questi lanzichenecchi conciliari non solo sono privi delle virtù teologali e cardinali, ma finanche dei più elementari rudimenti della buona creanza e dell'educazione. Et pour cause: la delicatezza d'animo da cui scaturisce un gesto gentile, una parola cortese, trova la propria causa prima nella Carità, cioè in Dio. Viceversa, l'offesa violenta che ferisce l'animo, la cialtroneria dimostrata dai modernisti nei confronti dei loro nemici, la spietata sete di vendetta, il risentimento per l'oltraggio alla loro ridicola folie de grandeur non ha nulla di cristiano, è satanica come satanico è l'orgoglio che li muove. 

Ecco allora che, nel segreto della camera lacrimatoria, si perpetrano le prime sopraffazioni sui superstiti di Benedetto XVI, ad iniziare dal Maestro delle Celebrazioni Pontificie, mons. Guido Marini, al quale non sono risparmiate le umiliazioni di veder respinte le insegne del Vicario di Cristo: Sono finite le carnevalate. Un monito che suona di una gravità estrema, poiché unisce l'arroganza del potente che sa di poter finalmente imporre la propria volontà all'umile subalternità del suddito che obbedisce alle norme del cerimoniale. Vae victis

Eppure ci saremmo immaginati il novello Francesco raccolto in orazione, e poi umilmente obbediente al protocollo romano, timoroso di poter compiere un gesto d'orgoglio nel rifiutare ciò che va ad onore di Cristo e non dell'indegnissimo servus servorum Dei. Quella sarebbe stata umiltà sincera, e in quel gesto si sarebbe potuta cogliere anche la cortesia che il secolo appella istituzionale nei confronti del predecessore, il cui apprezzamento per la sacralità dei riti non è ignoto ad alcuno. 


La semplicità artefatta e forzata del Card. Bergoglio è indice di un orgoglio monstre, cosa che accomuna i membri del sinedrio conciliare, al pari della loro villania. Una villania, si noti, che si esplica pavidamente soprattutto verso i più deboli: siano essi un vegliardo confinato in Castelgandolfo o un cerimoniere pontificio schivo e riservato. Mentre verso i potenti veri si alterna la cortigianeria alla complicità tra sodali.


Sull'altro versante, come abbiamo avuto modo di ricordare più volte, la difesa del vero e del bene si trova a doversi confrontare con mille scrupoli, mille timori: pessimi Prelati rimangono al proprio posto certi dell'impunità, per non screditarli dinanzi all'opinione pubblica; abusi intollerabili quali il sacrilegio della Comunione sulla mano non vengono condannati perché approvati in precedenza da mostri sacri dei quali si promuove addirittura la canonizzazione; innovazioni arbitrarie che contrastano con la tradizione millenaria della Chiesa vengono mantenute in vigore tra mille distinguo e timidamente aggiustate solo dopo anni, ad iniziare dalla tavola luterana dinanzi all'altare cattolico, o dai costumi circensi al posto dei preziosi paramenti romani. Usare una mitria di Pio IX, dopo decenni di orrori inauditi imposti sotto Giovanni Paolo II dal suo Maestro delle Cerimonie, viene vissuto come una vittoria sul Turco; tirar fuori dagli armadi del Sacello Apostolico una pianeta ricamata per la Santità di Nostro Signore è un atto eroico; indossare il fanone è causa di Te Deum per l'intera comunità tradizionalista, e serve nientemeno che una conferenza stampa per spiegare e circostanziare i come e i perché di una scelta così ardita. Inutile dire che la fermezza con cui è stato promulgato, pur tra non pochi rinvii e aggiustamenti, il famoso Motu Proprio Summorum Pontificum ha lasciato tutti increduli, ad iniziare dagli stessi sostenitori della Liturgia romana, mentre i fautori della riforma liturgica si mostravano in pubblico con le nere vesti della prefica, gementi e piangenti per l'oltraggio alla venerata memoria di Paolo VI e del loro adorato Annibale Bugnini. 


A quei contentini mal tollerati si sono comunque dovuti accompagnare gesti pubblici e solenni di ossequio all'idolo conciliare: visite alle sinagoghe e alle moschee; abbracci con eretici e scismatici; incontri con i capi delle organizzazioni massoniche e mondialiste; incontri di preghiera ad Assisi; pellegrinaggi nei campi di sterminio nazisti e via sciorinando i precepta concilii davanti ai quali nemmeno il Romano Pontefice poteva sottrarsi. Se ci tiene alla mozzetta con l'ermellino, faccia pure: basta che con quella si faccia fotografare assieme ai rabbini o a Kiko Arguelo. E non si permetta di rimetter la tiara sul suo stemma, altrimenti si scatenano le ire della Segreteria di Stato, che a quella tiara non ha mai rinunziato.


Quei timori di Benedetto XVI, quei rispetti ahimè molto umani, quelle prudenze troppo meditate nel compiere anche il più insignificante gesto in senso vagamente conservatore rivelano comunque una cortesia, una signorilità cattolica. Meno cattolica, se ci possiamo permettere, è il tremebondo rispetto per l'eredità del Concilio e di Giovanni Paolo II, sia essa rituale o dottrinale: ogni passo che potesse anche vagamente apparire come in controtendenza rispetto all'assise romana o al Predecessore sembrava compiuto su un tappeto di chiodi, ed era sempre circostanziato e ponderato, o introdotto sub silentio sperando che desse poco nell'occhio. Ma tante precauzioni, che rappresentavano un imperativo categorico per il kantiano professore assurto al trono del Maggior Piero,
 suscitano disprezzo negli avversari di tutto ciò che sa di cattolico e non contano più nulla non appena si presenta l'occasione di far valere le proprie meschine rivalse.

Ogni timore, ogni rispetto, ogni prudenza viene meno se si tratta della causa progressista: l'arroganza e la cialtroneria impongono i peggiori abusi, fanno strame in pochi istanti di quel che era stato faticosamente riconquistato in anni di paziente attività diplomatica; le vedove Wojtyla reclamano i loro diritti e scalpitano per il proprio scranno in Curia, sgomitano per accaparrarsi i posti resisi vacanti dopo l'abdicazione dell'odiato vegliardo. Sono tutti lì, con le valigie pronte, la veste paonazza o purpurea appena ritirata da Gammarelli, e intanto gongolano in televisione assieme alla miserabile corte degli imi che comandano ai potenti. 


Lo spettacolo offerto da questi grotteschi personaggi, forti dell'elezione di uno dei loro, supera ogni immaginazione. La ruffianeria del trivio impallidisce; il servilismo fa mostra di sé nelle versioni più ripugnanti, senza vergogna di apparire interessato e artefatto. E ancora una volta, escono come ratti dai tombini i direttori di emittenti cattoliche, i gazzettieri, i sedicenti teologi e gli intellettuali che erano stati risparmiati alla condanna e al castigo dall'eccessiva indulgenza di Benedetto XVI. I cerimonieri pontifici dovranno cambiare mestiere, sibilano nelle interviste. Le pagliacciate sono finite, annunciano nei telegiornali. 


Sia ben chiaro: il valore intrinseco di un fanone o di una pianeta ricamata è praticamente nullo, in sé. Ma il peso che si attribuisce loro da parte dei modernisti è indicativo, perché rivela l'importanza della funzione simbolica - si potrebbe dire anche solo visiva - di queste vesti liturgiche. Paolo VI indossava fanone e pianeta romana, ed era un progressista convinto. Ma dopo la trasformazione dei fasti papali in grottesche performance tribali, riportarli in auge aveva pur sempre un significato che non era sfuggito ai fautori della riforma e che oggi, senza bisogno di Novendiali, si ritengono in dovere di azzerare, chiudendo l'infausta parentesi ratzingeriana con sdegnosa sufficienza. Miserabili: non sanno nemmeno usar quel minimo di prudenza che avrebbe reso meno indigesta la loro sindrome ossessivo-compulsiva.

Intanto il Nostro, con la delicatezza e l'umiltà che lo contraddistinguono, appare dal balcone con le stesse vesti con cui San Pio X o Pio XII sarebbero andati a passeggio nei giardini vaticani, e ostenta una croce pettorale che sfigurerebbe sul petto di un eremita. Saluta con un borghesissimo Buona sera, omettendo il saluto cristiano Sia lodato Gesù Cristo. Parla di sé come vescovo di Roma che presiede le altre chiese nella carità. Il Presidente degli Stati Uniti esulta: è un paladino dei poveri. Il giorno dopo manda per prima cosa un bel messaggio al Rabbino Capo Di Segni:



Spero vivamente di poter contribuire al progresso che le relazioni tra ebrei e cattolici hanno conosciuto a partire dal Concilio Vaticano II, in uno spirito di rinnovata collaborazione e al servizio di un mondo che possa essere sempre più in armonia con la volontà del Creatore.


Poi celebra Messa nella Sistina e fa erigere il contraltare, rimosso dal predecessore. Poi predica a braccio dall'ambone, senza mitria, come un Vescovo ausiliario terrebbe un fervorino ai boy scouts. Indossa una casula mediocre e alla Consacrazione non genuflette per adorare il Corpo e il Sangue di Nostro Signore. Che umiltà: rimanere in piedi dinanzi all'Augusto Sacramento. 


Il contraltare ritorna nella Cappella Sistina.

Dopo aver ricordato la celebrazione della Notte dei Cristalli per commemorare l'Olocausto ebraico, avvenuta nella Cattedrale di Buenos Aires il 12 Novembre 2012, il B'nai B'rith Argentino saluta in Bergoglio
...un amico dei Giudei, un uomo del dialogo impegnato nell'incontro fraterno. [...] Egli è un cattolico impegnato nel dialogo interreligioso che ha cementato una solida relazione fraterna con la comunità ebraica argentina e in particolare con il B'nai B'rith, che è stato gratificato dal suo tratto cordiale e sincero. [...] Anche la celebrazione della pasqua ebraica nella Basilica di San Francesco nel 2009 poté contare sul suo appoggio. [...] Siamo certi che anche nel mandato papale egli potrà mantenere lo stesso compromesso e mettere in atto le sue convinzioni nel progresso del dialogo interreligioso.

Sì, avete letto bene: il Card. Bergoglio ha fatto celebrare la pasqua ebraica in una Basilica cattolica: immaginiamoci cosa sarà capace di fare ad Assisi. 

Il Gran Maestro del Grand'Oriente d'Italia non nasconde il proprio entusiasmo di massone:
Con Papa Francesco nulla sarà più come prima. Chiara la scelta di fraternità per una Chiesa del dialogo, non contaminata dalle logiche e dalle tentazioni del potere temporale.  
Uomo dei poveri e lontano dalla Curia. Fraternità e voglia di dialogo le sue prime parole concrete: forse nella Chiesa nulla sarà più come prima. Il nostro auspicio è che il pontificato di Francesco, il Papa che ‘viene dalla fine del mondo’ possa segnare il ritorno della Chiesa-Parola rispetto alla Chiesa-istituzione, promuovendo un confronto aperto con il mondo contemporaneo, con credenti e non, secondo la primavera del Vaticano II.
Il gesuita che è vicino agli ultimi della storia – prosegue Raffi – ha la grande occasione per mostrare al mondo il volto di una Chiesa che deve recuperare l’annuncio di una nuova umanità, non il peso di un’istituzione che si arrocca a difesa dei propri privilegi. Bergoglio conosce la vita reale e ricorderà la lezione di uno dei suoi teologi di riferimento, Romano Guardini, per il quale non si può staccare la verità dall’amore. 
La semplice croce che ha indossato sulla veste bianca – conclude il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani – lascia sperare che una Chiesa del popolo ritrovi la capacità di dialogare con tutti gli uomini di buona volontà e con la Massoneria che, come insegna l’esperienza dell’America Latina, lavora per il bene e il progresso dell’umanità, avendo come riferimenti Bolivar, Allende e José Martí, solo per citarne alcuni. E’ questa la ‘fumata bianca’ che aspettiamo dalla Chiesa del nostro tempo.

Ecco serviti tutti gli ingredienti del cocktail conciliare: fraternità, dialogo, confronto con il mondo contemporaneo, primavera del Vaticano II, annuncio di una nuova umanità, dialogo con la Massoneria, progresso dell'umanità. Una pozione mortale che viene imposta dalla setta conciliare alla Chiesa di Cristo, sapendo che se essa berrà questo amaro calice ne morirà tra atroci tormenti. 

Un cocktail, ricordiamo, che altri in precedenza avevano preparato  più o meno volentieri annacquandolo, per timore delle sue conseguenze, ma senza gettare la ricetta e denunciarne gli effetti. C'è troppo ecumenismo, diceva qualcuno. Si sente il retrogusto della massoneria, si lamentavano altri. Bisognerebbe insaporirlo con qualche goccia di Tradizione, consigliavano gli ingenui. 


Il barman Bergoglio, appena assunto nel tabarin conciliare, si appresta a versare gli ingredienti nello shaker e sembra che non abbia bisogno di istruzioni: conosce perfettamente la ricetta e le dosi. A quella e a queste si atterrà meticolosamente: deve dimostrare di essere all'altezza del compito affidatogli da chi lo ha ingaggiato. E deve farlo in fretta, altrimenti lo licenziano e mettono un altro al posto suo. 


Ma sappia costui che, a dispetto dell'obbedienza ch'egli potrà indebitamente pretendere nell'imporre la propria volontà contro il bene della Chiesa e gli insegnamenti di Nostro Signore, troverà oggi una opposizione più consapevole in quanti, grazie a Benedetto XVI, hanno potuto intravvedere nella Liturgia romana uno spiraglio della maestà cattolica che è stata loro negata dal Vaticano II. Questi Vescovi, questi sacerdoti, questi chierici, questi fedeli non rinunceranno ai diritti che sono loro stati riconosciuti, solo perché così talenta al potente di turno. 


L'era delle prevaricazioni e delle persecuzioni non è più un'eventualità del futuro prossimo: essa è presente ed è iniziata il 13 Marzo, ma con essa si moltiplicheranno le grazie celesti su quanti non sono disposti ad apostatare la Fede in nome del moloch conciliare. Confidiamo che nel novero di questo pusillus grex si possano contare anche alcuni Cardinali e Prelati che sinora avevano ritrovato il coraggio di combattere il bonum certamen. Durante il Pontificato di Benedetto XVI questo richiedeva meno eroismo: avremo modo di capire se oggi esso si accompagnerà alla perseveranza finale. E vedremo anche se il Papa emerito leverà la voce, quando lo richiederanno le circostanze, per difendere l'onore di Dio e il bene del gregge cattolico, magari senza arrampicarsi sugli specchi del Vaticano II con la fallimentare ermeneutica della continuità


Vorremmo chiedere al Card. Ratzinger se, col senno di poi, egli presenterebbe ancora le dimissioni, lasciando la barca di Pietro in mano a questi manigoldi. Perché le sciagure presenti, e vieppiù quelle che ci attendono, non sono state determinate dalla morte di un Papa, ma dalla sua abdicazione volontaria in un momento di tempesta. Voglia l'Onnipotente Iddio, che legge nel recesso dei cuori, accogliere la resipiscenza di oggi e perdonare la pavidità di ieri. 

Forse l'Anticristo non chiederà di adorare Satana al posto del Dio vivo e vero: potrebbe accontentarsi di farlo adorare ad Assisi, in un grande pantheon ecumenico, assieme agli idoli di tutte le religioni che già vi hanno cittadinanza. 


Non lasciatevi inebriare dalle facili manifestazioni di amore fraterno, di solidarietà universale, di fratellanza mondiale. 


Sobrii estote et vigilate

Commenti

  1. Duro, ma chairo. HA avuto modo di seguire l' Udienza con i Cardinali appena trasmessa in TV ? Desidererei cnoscere il suo parere.
    Rosa

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  2. Grazie confratello Baronio per questa acuta analisi.

    Teneremo duro e non ci lasceremo calpestare dai modernisti.
    Continueremo ad andare avanti con la dottrina di sempre.
    Se non altro tutto quello che sta succedendo ci fa capire che modernismo, Concilio Vat. II, riforma bugniniana, ecumenismo, ecc...
    sono opera del maligno.

    Signore aiutaci a mantenere la fede.
    Maria Immacolata aiutaci a trionfare contro i tuoi nemici.
    San Giuseppe celeste patrono della Chiesa e san Michele arcangelo aiutateci.

    don Bernardo

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  3. Continuiamo a celebrare la Messa "contra persecutores Ecclesiae"...finché non verranno a tirarci giù dall'altare.

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  4. Lei celebra Cesare Baronio?

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  5. Ma certo, eccome! E sono anni che ho relegato il messale di Paolo VI nella soffitta del campanile...

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  6. dove celebra Cesare Baronio? Alessandro Gobbi

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  7. Condivido e mi associo ai carissimi ed Eminentissimi, Baronio e Areki.

    Che Dio Padre Figlio Spirito Santo la S.Vergine e il Suo Castissimo Sposo S. Giuseppe Terrore dei demoni, Vi Custodiscano e Vi Proteggano Sempre ed Ovunque.

    Ringrazio Iddio Santo per averci donato Santi Sacerdoti come voi.

    SLGC

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    1. Le Sue parole mi onorano, ma sono immeritate. Nei confronti di don Areki sono certamente più appropriate. Preghiamo tutti e rendiamoci degni della testimonianza che ci sarà chiesta.

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  8. Reverendissimo Baronio lei dunque celebra con l'edizione tipica del Beato Giovanni XXIII?

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    1. Sono anni che celebro solo ed esclusivamente la Messa tridentina e recito il Breviario del 1962. Ancora prima del Motu Proprio, a direi l vero... Persecuzioni prima, durante e - temo - anche dopo.

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  9. E sono anni che ho relegato il messale di Paolo VI nella soffitta del campanile...


    E HA FATTO MOLTO BENE Eminentissimo Baronio!!

    Ecco ora io le propongo un quesito, a cui finora (avendolo postato in 3 blog differenti)NON HO MAI AVUTO RISPOSTA CHIARA ED ESAUSTIVA.

    Credevo che postandolo su un blog, gestito da una teologa che tratta di religione cattolica avesse da fornirmi risposta, in realtà la mia è stata una grande delusione.

    Comunque ecco il quesito:

    come mai nella formula del messale del Paolo VI si recita subito dopo la Consacrazione, una orribile professione di fede neogiudaica?

    LEGGIAMOLA INSIEME:

    " ANNUNCIAMO LA TUA MORTE SIGNORE, PROCLAMIAMO LA TUA RESURREZIONE ......NELL'ATTESA DELLA TUA VENUTA! "

    CAPITO?

    Nell'attesa della tua Venuta....

    Ora per noi cattolici, Gesù è GIA' VENUTO, mentre per i neogiudei deve ancora venire .... ASPETTANO ANCORA IL loro messia.


    DOMANDA:

    ' come mai in quella SCHIFOSISSIMA FORMULETTA NEOGIUDAICA, fatta recitare subito dopo la Consacrazione, invece di dire nell'ATTESA DELLA TUA VENUTA NON SI dice, NELL'ATTESA DEL TUO RITORNO? '

    Che ci voleva? Che cosa cambiava? Foneticamente suona anche meglio e si PROFESSA LA NOSTRA FEDE!!!

    Da notare che la Fede Cattolica PROFESSA ED ATTENDE IL SUO RITORNO che è MOLTO DIVERSO DAL DIRE NELL'ATTESA DELLA TUA VENUTA, perchè la parola VENUTA, implica che deve venire un qualcosa mai venuto prima.

    Di fatto nella messa montiniana (CIOE' QUELLA CHE SI CELEBRA IN TUTTE LE PARROCCHIE DEL MONDO) con questa formula, PRIMA SI CONSACRA E SUBITO DOPO SI NEGA che CRISTO sia venuto di già.

    COME?

    OVVIO ...SE ATTENDIAMO ANCORA LA SUA VENUTA....

    prima si consacra e poi si sconsacra, perchè si attende un qualcosa che deve ancora venire....il dio dei neogiudei?


    ...e ti credo che molte persone HANNO PERSO LA FEDE e non credono nella REALE PRESENZA DI GESU' CRISTO....

    ORA PIU' CHE MAI COMPRENDO LA SANTITA' DI MONS. LEFEBVRE, CHE DI FATTO AVEVA MESSO IN GUARDIA DAI PERICOLI DERIVANTI DA QUESTA " messa" MONTINIANA....

    ...MA E' STATO SCOMUNICATO DAL GPII...un'altro che di ecumenismo se ne intendeva parecchio.....

    Ma guarda un po'.... che bravi questi papi postconciliari....che arguti ....non si sono mai accorti di nulla?

    CONCLUSIONE:

    io quella formula dissacratoria neogiudaica NON LA RECITERO' MAI PIU' e anzi quando la invocano CHIEDERO' CHE DIO ABBIA PIETA' DI NOI!!!

    conclusione:

    in un blog, un blogger modernista così mi risponde:

    " A me certe polemiche sembrano pretestuose però. VENUTA? Perché, nel credo (anche in latino) non è sempre quello il verbo utilizzato?

    "Et ìterum ventùrus est cum glòria iudicàre vivos et mòrtuos"

    E IO GLI RISPONDO:



    Et ìterum ventùrus est cum glòria iudicàre vivos et mòrtuos" ???



    TRADUZIONE:

    E DI NUOVO VERRA' nella gloria per giudicare i vivi e i morti "


    BELLA DIFFERENZA tra " TUA VENUTA " e " DI NUOVO VERRA'"


    TUA VENUTA , comprende DUE significati che possono dire sia l'uno che l'altro, ma più consono all'aspettare che debba ancora venire.

    DI NUOVO VERRA', lo dice la parola stessa SENZA DOPPI FINI che dovrà TORNARE NUOVAMENTE, quindi il SUO RITORNO, con ciò la VERA PROFESSIONE DI FEDE CATTOLICA!!!

    MENTRE, nel primo caso nella formula montiniana, SI PROFESSA L'ATTESA NEOGIUDAICA che aspettano il loro dio messia, CHE NON E' CERTO GESU' CRISTO!!!

    postilla:

    mi associo a quanto scritto da SLGC. Grazie anche da parte mia.

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  10. Il salto in basso - nello stile - è veramente grande e non è una semplice questione di disprezzo delle forme tradizionali!
    Ma la gente non lo vede perché ragiona con criteri mondani. Inoltre il popolo dimentica che il demonio non necessariamente si fa odiare e appare come cattivo. Spesso appare suadente e buono ( un "papa buono" ) lo applaude e lo ama. Ma è dai frutti che si riconosce se è veramente tale. Se questo papa continua a porre segni di mancanza di vera devozione non avrò più alcuna ritrosìa e lo chiamerò io stesso "demonio" mettendoci pure la mia firma sopra. Non facevano di meno nel passato, nei riguardi di situazioni analoghe, coloro che avevano a cuore le sorti della Chiesa.

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  11. Concordo in toto con lei, che ora apprendo, esser un sacerdote. Un saluto da un chierichetto sardo della Messa di sempre!

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  12. Non voglio sorprendere ma l'elezione oggi di Bergoglio è frutto di un accordo elettorale del conclave 2005. Si decise di far maturare Bergoglio e di fare l'esperimento Ratzinger papa - che ha sorpreso, non pensavano arrivasse a tanto (Messa antica, scomuniche tolte, sollevata di teppeti ed esposizione dello sporco....pagato di persona)- perché il confronto con Giovanni Paolo era arduo (e Benedetto ne è stato vittima) e i woitilyani erano comunque forti.
    Quella di Bergoglio era già allora la candidatura adatta per piacere a tutti. Spinto Ratzinger alla rinuncia (attacchi senza essere difeso da nessuno, disobbedienze, fuga di documenti...e chissà cos'altro o qual atro ricatto) ora, esperimento fallito, il papa Bergoglio e la regia che ha scritto il copione partono con un lancio più forte. Il papato Ratzingeriano è il trampolino di lancio verso un non ritorno al passato: in 24ore il "carnevale è finito". In altre parole: lo stile Ratzinger rappresenta il passato che non piace e svuota le chiese e le casse, occorre "camminare, camminare, edificare, confessare...."
    Allora papa Francesco è la persona per loro giusta al momento giusto per riguadagnare terreno e interfacciassi col mondo. Punto dolente: il suo NO suoi valori non negoziabili. Come si metterà con i governi e l'Europa che vogliono le unioni omosex? Troveranno espressioni ambigue per salvare il matrimonio uomo-donna e aprire ad altre legittime unioni, purché non si chiamino matrimonio/famiglia.
    Oppure altra ipostesi, è che sta per scoppiare qualche altro grosso scandalo vaticano, la cricca e Benedetto lo sapevano (una bancarotta, non so, ma qualcosa che ha a che fare con i soldi) e hanno spinto il pontefice, incapace di fronteggiare con forza il futuro, a lasciare in modo indolore il timone della nave, onde evitare l'affondo.
    O, infine, papa Benedetto messo difronte all'eventualità di non poter avallare chissà cosa...si è fatto indietro.

    Aspetto una conferma o smentita da Sua Eminenza.

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  13. 13 marzo 2013 – Il suo Trono è stato rubato. Ma non il Suo Potere.
    Posted by Messaggi da Gesu Cristo ⋅ marzo 16, 2013
    Archiviato in Crocifissione, Falso profeta, Vaticano
    Mia amata figlia prediletta, sono stato condannato a morte per la seconda volta. L’insulto della decisione di Roma, di cui sei stata testimone oggi, Mi ha spezzato in due.

    Quando stavo davanti ai Miei carnefici, accusato di eresia e di osar dire la Verità, i Miei apostoli scapparono via ed erano introvabili. Coloro che Mi seguivano ed accettavano i Miei Insegnamenti, Mi tradirono quando la Mia Parola fu contestata da quelli che avevano l’autorità. Cominciarono a perdere fiducia in Me e iniziarono a dubitare di Me.

    Alcuni dei Miei seguaci credettero ai reati di eresia di cui fui accusato, e credettero che essi fossero giustificati. I Miei accusatori, persone altolocate, vestiti con abiti esotici e che camminavano e parlavano con un senso di reale autorità, erano così potenti che pochi dubitavano di loro.

    Io fui indagato, contestato, schernito, sminuito, ridicolizzato e deriso per aver detto la Verità. Le persone si prosternavano davanti a questi governanti, uomini con una voce potente e la cui autorità non era mai stata messa in discussione. La Mia Voce diventò come un sussurro in mezzo ai ruggiti dei Miei accusatori.

    “Eretico”, gridavano. Dicevano che parlavo con una lingua malvagia, che bestemmiavo contro Dio e che volevo distruggere la loro chiesa. E così Mi assassinarono a sangue freddo.

    Non succede diversamente adesso, quando cerco di fare conoscere la Mia Voce, quando tento di mettere in guardia tutti i figli di Dio in merito agli eventi di cui ho parlato a te, figlia Mia, in quest’ultimo paio di anni. La Mia Parola sarà trattata con disprezzo. La Mia Parola sarà discussa. I dubbi si insinueranno e, ancora una volta, i Miei apostoli scapperanno e Mi lasceranno ai lupi.

    Sia chiaro, la Verità vi è stata rivelata. Vi ho detto, Miei discepoli, come sarete ingannati. Questo sarà molto difficile per voi, poiché metterete in dubbio questo impostore che siede nella casa del Padre Mio.

    Il Mio amato Papa Benedetto XVI è stato perseguitato ed è fuggito, come era stato predetto. Io non ho designato questa persona che sostiene di venire nel Mio Nome.

    Egli, Papa Benedetto, guiderà i Miei seguaci verso la Verità. Io non l’ho abbandonato e lo tengo vicino al Mio Cuore e gli offro il conforto di cui ha bisogno in questo momento terribile.

    Il suo Trono è stato rubato. Ma non il suo potere.

    Il vostro Gesù.

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  14. Per fortuna esistono ancora sacerdoti come lei.
    Sia lodato Gesu' Cristo

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  15. Eminentissimo Baronio, mi chiedo se, cortesemente, le è possibile esprimere il suo autorevole parere sui 'Messaggi da Gesù Cristo'. Lo domanda sorge in quanto ne leggo uno ora in questa pagina. Maranatha!

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