Edificanti passioni bergogliane



Quando la Chiesa Cattolica pensava alla salvezza delle anime e non a sprofondarsi con esse nel fango culturale e ideologico delle periferie esistenziali tanto care a certuni, essa non esitava a condannare, spesso sul nascere, manifestazioni e comportamenti contrari alla Morale, così come sul fronte dottrinale condannava idee e scritti contrari alla Fede.

Il ballo fu sempre strumento con cui il Maligno cercò di aprire una breccia nella società, facendo leva sulle passioni più basse dell'uomo, dandogli confidenza prima con le occasioni prossime, poi col peccato stesso, e finalmente allontanandolo dalla pratica dei Sacramenti e dalla vita cristiana. Dopo averlo traviato nei comportamenti, era poi facile traviarlo nei pensieri e nei principii, preparandone la dannazione eterna. 

Nato e diffuso in Argentina nel 1870, all'epoca in cui in nemici di Dio si scagliavano con veemenza contro la Chiesa, il tango fu sin dal principio uno strumento con cui la Massoneria intendeva colpire la società cattolica, partendo dal basso. Dalle periferie esistenziali, direbbe qualcuno: nato dalla habanera cubana, giunse in America Latina nel secolo XVIII al seguito degli schiavi che colà venivano deportati, tra gli altri anche da personaggi come Voltaire, e trovò diffusione negli ambienti più emarginati, tra gli immigrati ed ancor più tra prostitute e delinquenti di vario genere. 

Ballo postribolare, quindi: non solo per le movenze, ma anche per i contenuti pesantemente osceni che esso non si vergognava di accompagnare alle musiche. 

La Chiesa non attese molto per censurare il tango, e quando esso giunse in Italia, il Cardinal Vicario alzò la sua voce contro la novità scandalosa. In una pastorale inviata ai parroci di Roma commentò la notizia dell'introduzione di 
una certa danza che, come venne d'oltremare è nel suo appellativo e nel fatto gravemente oltraggiosa al pudore, e che per questo fu già condannata da tanti illustri Vescovi e proibita anche in paesi protestanti. In questa triste condizione è necessario che quanti hanno cura di anime levino coraggiosamente la voce in difesa della santità del costume cristiano e si adoperino con vigilanza a tener lontani i fedeli dai pericoli che minacciano di travolgerli nell'immoralità di un nuovo paganesimo.
Durante i primi mesi del 1914 di tutte le condanne dei prelati si potrebbe scrivere un diario. In Italia il Cardinale Arcivescovo di Verona (Arcilieri), gli Arcivescovi di Ferrara e di Modena (Natale Bruni), i membri della Scuola dei Parroci di Milano, il Vescovo di Udine (Antonio Anastasio Rossi), il Cardinale Arcivescovo di Vicenza e molti altri si unirono al coro di anatemi. In Cile l'Arcivescovo di Santiago riservò a sé l'assoluzione dei penitenti che ballavano il tango argentino, ed anche il Kaiser Guglielmo lo proibì come ballo scandaloso e contrario alla decenza.

In Francia si ebbe un identico atteggiamento e dunque la condanna dell’Arcivescovo di Parigi (Cardinale Amette) per l’ondata di commenti che il tango provocò sui giornali dell’epoca. A causa dei numerosi riferimenti ai modi decenti ed indecenti di ballare da una parte, e la protesta formale dei maestri di ballo di Parigi dall’altra, il cardinale Amette, sebbene non avesse mai presenziato ad alcuna esibizione della danza, lo proibì ancor prima che lo facesse il Cardinale Vicario di Roma.


Ovviamente dinanzi alla condanna della Chiesa si levarono le voci scandalizzate dei liberi pensatori, che non mancarono di tacciarla di oscurantismo. Sono gli stessi che, nel delirio che annebbia le coscienze, dedicano significativamente a Bergoglio - apprezzatissimo tanghero - una festa argentina a passo di tango


Commenti

  1. Da buon argentino, Papa Bergoglio ha confessato di amare il tango e di aver avuto anche una fidanzata in giovane età, prima di entrare in seminario: «Era del gruppo di amici con i quali andavamo a ballare. Poi ho scoperto la vocazione religiosa». Questo si può leggere nel libro-intervista su Jorge Mario Bergoglio "Il gesuita", scritto dai giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin nel 2010.

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    1. La passata vita mondana di un religioso o di un sacerdote non dovrebbe interessare prima di tutto a lui, se è veramente "consepulto in Christo".

      Quello che dovrebbe interessagli e interessare ai cristiani è la meta futura, non ciò che è stato. C'è un detto:

      "Il passato è in mano al demonio (che lo usa per tentare o insidiare la persona) il presente in mano nostra, il futuro in mano di Dio".

      Qui con la manìa di rivangare nel passato di una persona per coglierne elementi di "simpatia" per il mondo, si finisce per oscurare la missione del sacerdote e il fine del religioso e del cristiano.

      Ma è proprio questo che si vuole fare: impedire che le persone osservino i fini ultimi e che si fissino nel transeunte mondano.
      E di tutto ciò, inutile sottolinearlo, il Bergoglio si fa complice e primo motore.

      Una Chiesa che, attraverso questo "vescovo di Roma", si fa prendere in giro così è già nella trappola del demonio (il distrattore per eccellenza), proprio perché non è più in grado di prevenirlo e combatterlo.

      Evviva il tango, dunque!

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  2. Ogni scrupolo, ogni apparenza stanno cadendo e, a dispetto dell'evidenza, si pensa o si crede di portare pure a Cristo!!

    Così, da un lato, si invita a scoprire Cristo e a seguirlo e, parallelamente, si pongono atti e si mostrano preferenze chiaramente mondane che disperdono le forze dello spirito.

    Quest'ambiguità mostra, in realtà, che la mela offerta da Bergoglio e gente simile è evidentemente AVVELENATA. Quanta buona fede esiste in costoro? Sinceramente non so...

    Quello che mi è evidente è questo sdoppiamento della coscienza: a parole si invita a seguire il vangelo, nella pratica si segue sempre di più il mondo.

    La questione del ballo e dell'amore di Bergoglio per il Tango non è che una tessera di questo mosaico di impazzamento collettivo in cui la CHiesa sa essere sempre meno Chiesa e i sacerdoti sono sempre meno sacerdoti. Poi con un papa così che si può pretendere?

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  3. "La questione del ballo e dell'amore di Bergoglio per il Tango non è che una tessera di questo mosaico di impazzamento collettivo in cui la CHiesa sa essere sempre meno Chiesa e i sacerdoti sono sempre meno sacerdoti. Poi con un papa così che si può pretendere?"

    era proprio questo il senso del mio post! sottolineavo proprio l'ennesimo punto che mi fa storcere il naso... ce ne sarebbero altri del genere come l'intervista(che personalmente mi ha innervosito molto proprio per l'accento mondano) alla fidanzata con la quale papa Bergoglio andava a ballare il tango e , parole della donna, alla quale disse "se non mi sposi mi faccio prete"... tutta questa voglia di far apparire il papa "uno di noi" alla quale come tu dici il papa si presta e' terribile. bergoglio e' stato ordinato sacerdote a 33 anni nel 65 mi pare (eta' avanzata gia' per l'epoca se si pensa che nel 78 l'eta media delle consacrazioni era di 27 anni, ho fatto una piccola ricerca) e questo e' un altro dato che mi ha fatto pensare. cone tu dici il passato conta poco ed è vero, ma in questo Bergoglio rispecchia , anzi è a suo modo un precursore della figura sacerdotale moderna che poi in fondo e' quella dell'uomo moderno. ci si sposa tardi se ci si sposa , si fanno figli tardi se si fanno , ci si fa preti tardi se ci si fa preti. tutto si vive con una finta ponderatezza che poi si traduce solo in lentezza pigra.

    un saluto . viva Cristo Re

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