Il disprezzo dei Novatori verso il popolo




Ci risiamo: gli Arconti del Nuovo tornano a riproporre, con la spocchia e la faccia tosta che gli deriva dall'avere uno dei loro sul Soglio, la visione classista tipica dei Rivoluzionari. In nome della democrazia, dell'abbattimento dei muri divisori, a partire da quelli che separano le varie chiese cristiane tra di loro, l'eccesso di burocrazia, i residui cerimoniali, leggi e controversie passate, divenuti ormai solo dei detriti. 

Costoro, che pur si chiamano umili e formalmente detestano ogni distinzione gerarchica, i fatto nutrono un disprezzo sesquipedale per i veri umili, per il popolo che essi considerano ignorante e stolido, e del quale si sono imposti come guide, dopo aver spodestato prima i legittimi Sovrani, poi i Sacri Pastori.

Così, armati del loro repertorio ideologico ereticale in formaldeide, salgono in cattedra per spiegare al popolo quello che è bene e quello che è male, per insegnargli ciò che deve e non deve fare, per guidarlo a tappe forzate verso il radioso futuro conciliare ed ecumenico che lo attende. Lutero, al pari di tutti gli eretici, sapeva benissimo che il successo della sua pseudo-riforma era principalmente dovuto all'appoggio dei Principi, mentre il popolo doveva essere blandito con gran discorsi, ma costretto poi nei fatti ad obbedire manu militari se non si adeguava. Anche nell'Inghilterra anglicana l'eresia fu imposta dall'alto, nonostante i suoi artefici millantassero che era voluta dal basso. E lo fecero a colpi di condanne a morte.

Che al popolo questo radioso futuro non interessi, o sia addirittura considerato come una sciagura, poco importa: sono gli Eletti, i Gerarchi del Concilio, gli Illuminati dell'Ecumenismo a sapere ciò che la massa deve fare, e non accettano critiche. E dinanzi al rifiuto, sfoderano un autoritarismo che fa impallidire i dittatori più violenti della Storia. Un autoritarismo che si accompagna, indicativamente, al più viscido servilismo verso i potenti del secolo e alla più abbietta cortigianeria verso i nemici di Dio e della Chiesa: basta vedere il plauso di cui godono i Novatori presso eretici, scismatici, idolatri, massoni, liberi pensatori e gazzettieri progressisti.

Secondo la vulgata dei Novatori, ogni passo compiuto verso la Rivoluzione è un progresso voluto dal popolo, al quale essi si appellano per legittimarsi, in nome della democratizzazione della Chiesa. Sarebbe stato il popolo a volere il Vaticano II, a chiedere a gran voce la distruzione della Liturgia cattolica, a pretendere l'uso della lingua dei carrettieri nella Messa e nei riti, a fare le barricate per avere dall'ottusa Gerarchia romana la Dignitatis Humanae e la Nostra Aetate

E' sempre il popolo che ha tolto la talare ai sacerdoti, che ha secolarizzato gli Ordini religiosi e ne ha annacquato le Regole, che ha voluto la Comunione in mano e la cremazione, che non vedeva l'ora di finirla col gregoriano per poter finalmente strimpellare la chitarra in chiesa. E' il popolo a volere i selvaggi mezzi nudi in San Pietro, l'inculturazione, la nuova dottrina sulla Sinagoga, i baci del Corano, e che si oppone fermamente al pro multis nella consacrazione. E' il popolo che vuole ridimensionare il Papato, mettere in discussione il Limbo, e che ha preteso a gran voce l'abolizione del Suddiaconato. 

Al tempo stesso, il popolo non capisce niente: glielo spiegano loro, cosa deve credere, come deve pregare, se e quando deve inginocchiarsi, addirittura come deve ricevere la Comunione. 

Tant'è vero che, appena quello stesso popolo riempie le chiese per una Messa tridentina o pretende dal Clero che gli insegni la vera Dottrina, ecco che gli Arconti si stacciano le vesti e gridano alla deriva plebiscitaria. Si inalberano con sdegno per la lesa maestà, e levano il ditino ammonitore minacciando punizioni severissime, scomuniche, interdetti, censure.



Succede come con certi edifici antichi. Nel corso dei secoli, per adattarsi alle esigenze del momento, si sono riempiti di tramezzi, di scalinate, di stanze e stanzette. Arriva il momento quando ci si accorge che tutti questi adattamenti non rispondono più alle esigenze attuali, anzi sono di ostacolo, e allora bisogna avere il coraggio di abbatterli e riportare l’edificio alla semplicità e linearità delle sue origini. [padre Raniero Cantalamessa]

Chi sia poi arbitro nello scegliere cosa abbattere e in cosa consista la semplicità e la linearità delle origini, è per essi evidente: spetta a loro, e a loro soltanto, ergersi a supremi giudici e decidere dove deva abbattersi il maglio impietoso della devastazione. Cose peraltro già viste presso tutte le sette ereticali, e sempre condannate dal Magistero della Chiesa.

Il classismo ripugnante di questi arroganti tiranni è inferiore solo alla loro sfacciataggine: disprezzano le masse, le evitano, se ne tengono alla larga, perché - si sa - il gregge puzza e non capisce niente. Poi mandano avanti Bergoglio con i suoi gesti demagogici e populisti, con le lavande dei piedi estemporanee, con le croci di ferro e le scarpe da manovale. Ma loro se ne stanno in disparte, col fazzoletto intriso di aromi, per non dover sopportare i miasmi di quella plebaglia di cui hanno orrore e che - sia chiaro - non vogliono assolutamente riscattare dal fango. I poveri, i diseredati, gli emarginati servono ad alimentare l'impostura democratica e populista, e per questo motivo devono rimanere tali. Se si riscattano, se non sono più straccioni, delinquenti, ignoranti, atei, pagani; se si convertono e si fanno battezzare; se vivono santamente nell'obbedienza ai Comandamenti e alla Legge della Chiesa; se studiano il Catechismo e recitano il Rosario non servono a niente, anzi danno addirittura fastidio, perché mettono in discussione tutto il castello di carte messo insieme dai Tecnarchi del Vaticano II.

E si sa: il convertito riconosce i muri divisori, a partire da quelli che separano le varie chiese cristiane tra di loro, e proprio per questo sceglie di convertirsi alla vera Chiesa ed abbandonare la setta eretica. Per lui le differenze tra Verità ed errore non sono solo dei detriti, come vorrebbe padre Cantalamessa. Anzi: il fedele semplice e non indottrinato al verbo progressista non crede che vi siano varie chiese cristiane, ma che ve ne sia una e una sola. Ecco perché i Novatori detestano le conversioni e la fede dei semplici: rappresentano una intollerabile sconfessione della loro attività corruttrice.

Secondo padre Lombardi i galeotti di Casal del Marmo sono dei minus habens che non sanno distinguere il senso del gesto che Cristo ha compiuto lavando i piedi ai Suoi Apostoli: sono ignoranti, sono stupidi, poveretti: ci vuole la mente eccelsa di raffinati esperti di regole liturgiche per capire che, siccome Nostro Signore aveva appena consacrato Vescovi i Dodici, voleva insegnar loro che chi è destinato a comandare il gregge deve anche saperlo servire con umiltà. Un mussulmano non capisce niente di questo, come non capisce niente una ragazza traviata, un borseggiatore, un drogato, un ladruncolo, un criminale e via sciorinando fino alle estreme periferie del disagio e dell'emarginazione. E non capisce niente - ça va sans dire - nemmeno un Apostolo. Evidentemente i metodi pedagogici di Nostro Signore sono inadeguati.

Quale satanico orgoglio! Cristo ha scelto come Apostoli delle persone semplici e relativamente ignoranti, e ha posto a loro capo un pescatore. Al Suo posto, i Gerarchi della setta conciliare avrebbero selezionato i candidati negli Istituti di Scienze Religiose, nelle scuole rabbiniche, tra le élite ebraiche e di certo anche tra i sacerdoti pagani al seguito dei Romani. Un consiglio ante litteram, per il dialogo con l'Ebraismo e il Paganesimo. Così si evitava tutta quella sceneggiata della Crocifissione e non si doveva ricucire il velo del tempio.

Questa visione elitaria ripugna ovviamente alla Chiesa Cattolica, che è Madre prima ancora che Maestra. Essa riconosce l'ordine naturale voluto da Dio nella società, e lo rispecchia in parte anche nella sua divina costituzione gerarchica. Ma se da un lato essa non può non essere gerarchica; se non può venir meno alla sua missione di evangelizzare tutte le genti; dall'altro lato essa ha il coraggio e la fierezza di affermare che il suo diritto sovrano di imporre la Verità le viene da Dio, e non da una presunta legittimazione popolare. Essa non si vergogna di essere domina gentium, né di rivendicare a sé, e a sé sola, l'esclusività salvifica che le fa dire Fuori di me non vi è salvezza. E con la munificenza propria dei grandi, la Chiesa erige ospedali e scuole, orfanotrofi ed opere pie, collegi e scuole professionali, case di cura ed ospizi, missioni e lazzaretti: monumenti di vera Carità che l'odio anticristiano risorgimentale ha soppresso e destinato ad ospitarvi negletti burocrati dello Stato. L'oro e le gemme dei calici e degli ostensori non hanno mai privato un povero del soccorso materno della Chiesa, né le sue cerimonie hanno sottratto alcunché allo zelo per i diseredati. La sua sollecitudine per l'arte, la musica, la letteratura, sino alle più umili arti, ha dato un onesto lavoro a migliaia e migliaia di artisti ed artigiani, nobilitati dal poter servire il loro Signore e meritare il pane quotidiano senza l'avvilimento e la schiavitù delle fabbriche moderne, preludio dell'attuale disoccupazione di molti. 

La Chiesa si china sul povero per innalzarlo, non per abbassarsi alla mendicità anch'essa; insegna all'ignorante per elevarlo, non per impoverire la sua dottrina; consiglia il dubbioso per rafforzare la sua fede, non per negare la verità; disseta l'assetato e nutre l'affamato per dargli forza e vigore, non per languire con lui sul ciglio della strada; visita il carcerato per fargli scontare la pena con cristiana rassegnazione, in riparazione della giustizia violata, non per rivendicare impunità al colpevole. La Chiesa, insomma, apre le porte della Reggia eterna di cui è anticamera in terra, per sollevare gli uomini degradati ed afflitti dal peccato originale e renderli nuovamente degni di sedere alla mensa dell'Agnello, indossando la veste nuziale del Battesimo e della Grazia. Non abbandona la reggia per condividere la miseria dei poveri, ma li chiama invece al cospetto del Re, donando loro anche gli abiti più sontuosi. Non rende le chiese indegne stamberghe, profanando il Santo dei Santi, ma fa gustare al misero, con la gloriosa santità dei riti, un'anticipazione della eterna Liturgia celeste. Non ghettizza il ricco e il sapiente, non emargina il colto e il potente: gli addita i suoi doveri verso i bisognosi, e gli mostra gli stati di perfezione cristiana cui tendere liberamente per meritare il Cielo. 

In forza di questa dignità regale - che trova la sua origine nello Sposo Divino, Re e Sacerdote - la Chiesa conduce le genti verso la salute eterna, verso il Bene supremo che è Dio: poveri e ricchi, colti e ignoranti, principi e sudditi. I suoi Pastori pascono delle pecore che da sole sarebbero aggredite dai lupi, e si disperderebbero: sono i mercenari che scappano dinanzi ai lupi, e quei mercenari oggi osano rivendicare a sé il diritto di guidare verso il baratro il Sacro Gregge, adducendo che sarebbe volontà del popolo abbattere i recinti dell'ovile e farsi sbranare o precipitare nel dirupo. Ma per riuscire in quest'opera, occorre eliminare i Pastori, e il Supremo Pastore anzitutto, in modo che in sua assenza et gregem disperdere valeant. Se poi il Pastore si dimette, il gioco dei lupi è molto più semplice. Ancora più semplice se chi viene dopo di lui si presenta come semplice Vescovo di Roma. 

Commenti

  1. Splendido! Sempre ottimo, Baronio! Che Dio ci assista...

    RispondiElimina
  2. Ringrazio anch'io il confratello baronio per l'ottimo articolo che ben descrive questi tempi di "empietà trionfante".
    Il cancro, il bubbone è tutto nell'eresia viscida e sgusciante del modernismo che si è insediato nelle università pontificie, in molti seminari e ordini religiosi "rinnovati".
    Rimaniamo ancorati alla verità di sempre che ritorna sempre a galla nonostante la vogliano affossare e lasciamo perdere i novsatori.
    don Bernardo

    RispondiElimina
  3. Eminentissimo, che dirle se non grazie per le sue sempre chiare esposizioni.

    L'odio della setta conciliare è poi lo stesso che di rimando, si tocca con mano con questi sacerdoti modernisti che hanno occupato le nostre Chiese, quindi parrochie, delegano ai laici ma amano a fare i dittatori.....

    Altro erano, e con ciò si comportavano, i Sacerdoti Cattolici Apostolici Romani. Avevano un senso di maternità e di paternità con le pecorelle a loro assegnate.

    Ricordo il mio vecchio parroco, che andava a mettere sempre una buona parola, in quelle famiglie ove vi erano problemi....

    SLGC

    RispondiElimina
  4. Certi edifici antichi...(la Chiesa dal 1962) si sono riempiti di tramezzi, di stanze, stanzette...(Messe rock, baracchini innanzi agli Altari, ridicoli Amboni, sacrileghi crocifissi, Assisiate varie, visite in Moschee e Sinagoghe, lavande di piedi eretici), allora BISOGNA avere il coraggio di abbatterli e riportare l'edificio alla semplicità e linearità delle sue origini (ante-Concilio).

    RispondiElimina
  5. tutto vero,purtroppo però ora anche il popolo raggirato si è adagiato in questo stato di cose,penso per svariate ragioni:ottusità indotta anche dai media,tiepidezza,voglia di protagonismo dei laici ecc...;constato per es. una grande difficoltà a parlare anche con persone che frequentano abitualmente la chiesa della maggiore bontà della Messa di sempre.D'altra parte ,nell'ottica del Motu proprio è necessaria la richiesta di un gruppo di fedeli,è difficile che l'iniziativa parta da un parroco.Noi abbiamo costituito un gruppo formato solo dalla nostra famiglia,grazie al Cielo abbiamo un ottimo Vescovo,ma quante difficoltà a livello locale(orario impossibile,mancano le panche,inerpicarsi alla chiesetta proibitivo per anziani ...avvisi mezzi nascosti...)A tutto ciò si somma naturalmente la massa di preoccupazioni e impegni propri del nostro stato di laici .Temo che ora tutto diventerà ancora più difficile.Caro Monsignore,scusi lo sfogo e che Dio ci assista.Sia lodato Gesù Cristo.PS:vorrei adottare questo saluto cristiano,quanto meno nei confronti dei Sacerdoti,ma non apparirà cosa stravagante?Gradirei un consiglio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Da sempre, fino al 15 marzo (!), "Sia lodato Gesù Cristo" è il saluto cristiano nel Mondo...

      Elimina
    2. Il saluto cristiano - che si chiama così proprio perché di distingue dal "buongiorno" laico e borghese - era quasi d'obbligo fino al Concilio. Non smetta mai di usarlo con i sacerdoti, i Prelati, le suore: è il modo migliore per discernere chi tra loro ha la fede o no. Molti non rispondono, infastiditi. Altri rispondono con rime canzonatorie ("Beato chi l'ha visto", ho sentito dire ad un Vescovo), altri invece si aprono in un sorriso di speranza e di gioia, come riconoscendo un altro cattolico che non si vergogna ad affermarsi tale. E in un mondo in cui i sacerdoti spesso si travestono da quel che non sono, salutarli col "Sia lodato Gesù Cristo" e chiamarli rispettosamente "Reverendo" li rimette al loro posto.

      Elimina
    3. Nel piccolo Kosovo musulmano, i pochi cattolici che ci vivono(il 3%) salutano ancora con il "Sia lodato Gesù Cristo". Il modernismo non li ha (ancora) traviati.

      Elimina
    4. Grazie per le risposte,ci proverò anche se temo il dileggio

      Elimina

Posta un commento