Obiezione di coscienza: un'ipotesi da considerare





Nel tedio di una serata uggiosa, mentre cerco di arrivare allo scaffale in cui è riposto un libro che vorrei leggere per conciliarmi il riposo, un altro volume mi scivola quasi in testa e si apre ai miei piedi. Mentre lo raccolgo, gli occhi mi cadono su queste parole:

L’uomo coglie e riconosce gli imperativi della legge divina attraverso la sua coscienza, che egli è tenuto a seguire fedelmente in ogni sua attività, per raggiungere il suo fine che è Dio. Non lo si deve quindi costringere ad agire contro la sua coscienza. Ma non si deve neppure impedirgli di operare in conformità ad essa, soprattutto in campo religioso”.  

Chi ha dimestichezza con questo linguaggio untuoso e doppio avrà certamente riconosciuto il passo della Dignitatis humanae. Irritato dal contrasto con le sane letture cui sono abituato, sento un moto di avversione e ripulsa, e richiudo con sdegno il tristo libello - Acta Concilii Oecumenici Vaticani II - rimettendolo sull'alto scaffale in cui, polveroso, giaceva da tempo 

Prendo dunque un tomo della edizione Oudin dei discorsi del Cardinal Pie, lascio che il gatto mi si accovacci sulle ginocchia, e mi pregusto una sana lettura prima di terminare la giornata recitando Compieta. Ma quella frase mi riecheggia nelle orecchie, mi tormenta, mi distrae. 

E così, sorseggiando del buon Pedro Ximenez, rifletto tra me e mi chiedo: se i miei confratelli, i giovani chierici, gli anziani parroci e fors'anche qualche Vescovo e Cardinale prendessero alla lettera questa frase e, sulla base di essa, pretendessero dai loro Superiori il rispetto della propria decisione di non celebrare la Messa riformata? se chiedessero che li si lasci vestire l'abito talare, ornare la propria chiesa in modo decoroso, predicare secondo dottrina, confessare devotamente, usare quei paramenti che il predecessore ha confinato nelle soffitte della sacristia? 

Immaginate l'espressione del Vescovo che, dopo aver fatto fare mezz'ora di anticamera al giovane viceparroco denunziato in Curia da qualche fedele per aver detto la Messa tridentina, e dopo avergli intimato di desistere e rientrare nei ranghi senza fare storie, si sentisse rispondere: 

Eccellenza, io lo fare volentieri; ma vede, io sono tenuto a seguire fedelmente la mia coscienza in ogni mia attività: lo chiede il Concilio - Lei m'insegna - e chiede a Lei di non costringermi ad agire contro la mia coscienza, e di non impedirmi di operare in conformità ad essa, soprattutto in campo religioso. 

Immaginate quale strumento per il seminarista che usa la talare rimproverato dal Rettore; per il Francescano cui è intimato di non celebrare la Messa di San Pio V; per il Monsignore che scrive su Sì Sì No No convocato dall'Arciprete; per il Vescovo che incoraggia i suoi sacerdoti ad avvalersi della Summorum Pontificum richiamato dalla Conferenza Episcopale; per il Cardinale redarguito dalla Segreteria di Stato perché ordina decine di sacerdoti in rito antico e predica contro l'aborto e le coppie gay: potrebbero appellarsi alla Dignitatis humanae, forse con un mezzo sorriso sornione sulle labbra, e metter finalmente a tacere la boria autoritaria di chi abusa del proprio potere per demolire la Chiesa. 

Ma proprio mentre le ultime gocce di Pedro Ximenez stillano dal bicchierino di cristallo, mi dico con amarezza che costoro, dai quali ci aspettiamo coerenza e onestà morale, si avvalgono del Concilio solo a proprio vantaggio, e non sono disposti a tollerare che ci si appelli ad esso in un senso che a loro non è gradito. Esso è uno dei tanti grimaldelli - e nemmeno il più efficace, ormai - per scardinare l'ortodossia e diffondere l'errore morale, dottrinale e spirituale. 

Sono gli stessi, non dimenticatelo, che inneggiano a parole alla democrazia nella Chiesa e ad un maggior coinvolgimento dei laici nel suo governo, ma che appena questi laici chiedono la Messa cattolica, o alzano la voce in difesa dei Frati dell'Immacolata, o protestano perché il loro parroco insegna eresie dal pulpito, ecco che ritornano ad essere più realisti del Re, si ergono furibondi nella loro Sacra ed Inviolabile Autorità, si cingono il capo della mitria gemmata e impugnano il pastorale per colpire con gli strali della loro ira apostolica i sudditi disobbedienti. Altro che democrazia, altro che Concilio! 

Forse, se questa protesta avesse molti seguaci; se questa forma di obiezione di coscienza trovasse seguito nei chierici e nel basso Clero, magari addirittura in qualche coraggioso Prelato, lassù qualcuno dovrebbe far buon viso a cattivo giuoco, temendo le attenzioni della stampa e dell'opinione pubblica. D'altra parte, con la penuria di sacerdoti che vi è nelle Diocesi postconciliari, avere dieci o venti parroci obiettori di coscienza che celebrano esclusivamente nel Rito antico non consente a nessun Vescovo di sospenderli tutti a divinis... 

E se dieci, venti o cento Vescovi agissero similmente dinanzi alle loro Conferenze Episcopali; se dieci o venti Cardinali si comportassero analogamente davanti al Vaticano, chi potrebbe censurarli, punirli, rimuoverli? 


Uno spunto per conciliare i sogni di questa notte.

Jube Dómine benedícere. Noctem quiétam et finem perféctum concédat nobis Dóminus omnípotens. Amen.

















Commenti