Caro padre Ariel, non sono d'accordo



A commento dell'articolo di padre Ariel S. Levi di Gualdo,
Una dura riflessione sui sedevacantisti acattolici
Una serena riflessione sulla Fraternità Cattolica di San Pio X
pubblicato su Chiesa e Postconcilio.

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EPETITA juvant, dice il proverbio. Ma anche: Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ci lascia invero attoniti l'articolo con cui padre Ariel Levi si cimenta in speculazioni sull'obbedienza e sull'appartenenza alla Chiesa, dal quale si evincono alcuni travisamenti pericolosi, oltre alla ripetizione della formula ermeneutica, secondo la quale il Concilio è cattolico e il postconcilio eretico. Non si accorge, il reverendo, che affermando una differenza sostanziale tra quello e questo, e negando che tra essi vi sia un rapporto di causalità, egli nega appunto l'ermeneutica della continuità, spostando semplicemente il punto di rottura: non fu il Concilio a distruggere la Chiesa, ma il postconcilio. Il risultato non cambia, e comunque il postulato che vi è sottinteso rimane sempre e comunque da dimostrare, anzi: ci pare che si sia già ampiamente dimostrato il contrario. 

Don Levi ci invita: 
Chi ha accolto nel tempo e persino con plauso certe mie critiche, deve altrettanto accogliere — semmai non condividendole o semmai dissentendo in parte o in tutto — altrettante critiche che in coscienza mi sento di rivolgere a taluni ambienti del mondo della cosiddetta Tradizione.
Cogliamo quindi l'invito e ci permettiamo di dissentire, quasi in tutto, adducendo motivazioni e argomentazioni che riteniamo non siano da archiviare senza una riflessione seria.

Errore 1

A proposito dell'obbedienza alla Gerarchia, padre Levi sostiene:

Per questo come prete intendo cogliere più che mai la sfida difficile e dolorosa: sottostare con la venerazione alla legittima autorità ecclesiastica alla quale ho promesso devota obbedienza filiale nel giorno della sacra ordinazione, riconfermandola di anno in anno durante la celebrazione della Messa crismale. Autorità ecclesiastica alla quale posso, anzi devo all’occorrenza oppormi con decisione in due casi: qualora un vescovo avente giurisdizione su di me cadesse in apostasia e tentasse di impormi cose in aperto contrasto con la dottrina cattolica e il magistero della Chiesa, o qualora tentasse di impormi cose che costituiscono reato per le leggi civili e penali. 

Notiamo anzitutto la (superflua) dichiarazione di conformità e di omologazione: ...riconfermandola di anno in anno durante la celebrazione della Messa crismale, ovvero: Io sono un bravo sacerdote perché partecipo alla Messa Crismale in duomo con Sua Eccellenza, col rito nuovo e tutto. Sappiamo ormai tutti, grazie alle attestazioni del Nostro, che non abbiamo a che fare con un sacerdote tradizionalista, ma con un conservatore moderato abituato a celebrare la liturgia riformata e a vestire il clergyman appena può. 

Quello che invece ci stupisce è la formulazione dei casi in cui l'obbedienza non è richiesta, allorché il Vescovo voglia imporre cose che costituiscono reato per le leggi civili e penali. Errore, caro don Levi, errore macroscopico! L'obbligo di disobbedire ad un ordine del legittimo Superiore interviene quando questi richieda al suddito di compiere un'azione cattiva in se, e non in quanto essa è considerata reato dalla Legge civile. Ad esempio, in alcuni Paesi per un medico l'obiezione di coscienza all'aborto è un reato, così com'è un reato per un sindaco rifiutarsi di celebrare matrimoni gay, mentre per il cattolico la disobbedienza in questi casi è un dovere, anche se questa comporta di incorrere nelle sanzioni di legge. 

Errore 2

Un'altra affermazione temeraria è la seguente:

Chi dinanzi alle mediocrità e alle inadeguatezze di non poche autorità ecclesiastiche di oggi rompe invece l’unità — mosso semmai da tutte quelle migliori intenzioni che lastricano le vie verso l’Inferno — credendo in tal modo di poter lavorare meglio da fuori a suprema tutela e salvaguardia del depositum fidei, sceglie la strada più facile e sbagliata, ed a mio parere non difende la verità che risiede nell’unità della Chiesa, ma difende la propria idea di verità mosso da tutte le migliori intenzioni del caso, una verità che può essere anche ottima, ma slegata dall’unità resta pur sempre parziale ed incompleta. 

Qui occorre far veramente chiarezza. Padre Ariel sostiene che chi rompe l'unità credendo di poter lavorare meglio da fuori, sceglie la strada più facile e sbagliata. Ci troviamo di fronte ad una riflessione che parte da presupposti indimostrati. Anzitutto, occorre precisare chi realmente rompe l'unità: il laico o il chierico di sana dottrina che viene emarginato o il Vescovo o il Cardinale eretico che continua a sedere al proprio posto? Non confondiamo l'abbandono fisico di un luogo - come può essere la parrocchia, o la Diocesi, o un Istituto religioso - con l'abbandono della Chiesa Cattolica. 

Quanto al lavorare meglio da fuori, si deve precisare anche in questo caso se il da fuori indica che il fedele o il laico compie opere di apostolato senza trovarsi canonicamente inserito in una specifica struttura ecclesiastica, o se piuttosto che l'attività di apostolato, essendogli de facto preclusa in seno alle organizzazioni cattoliche, deve rassegnarsi a fare il bene senza l'etichetta di CL, dei Catecumenali, di Azione Cattolica ecc.

Un cattolico, validamente battezzato e che professa la Fede della Chiesa, non si mette fuori da essa per il semplice dissenso con parte della Gerarchia, nemmeno nel caso in cui egli dovesse esser colpito da una scomunica illegittima o invalida, comminata non per ricondurre al bene il peccatore, ma per punire ed allontanare il fedele che ad esempio rifiuta di avvallare l'ecumenismo o la Comunione in mano.

Quanto alla strada più facile, piacerebbe sapere come possa essere considerato comodo e semplice, per un padre di famiglia, lasciare la parrocchia di appartenenza e percorrere 100 chilometri per raggiungere una cappella dove si celebri la Messa cattolica, o per un sacerdote esser privato della prebenda e vedersi interdire l'accesso a tutte le chiese, vivendo in miseria ed essendo evitato dai confratelli. Dov'è la comodità di non potersi sentire parte di una Diocesi, per il solo fatto che quella Diocesi e il Vescovo che la presiede ti scacciano, ti deridono, ti ignorano, mentre squittiscono e vanno in deliquio dinanzi a qualsiasi pastora luterana? Quale semplicità, caro don Ariel, Ella intravvede nella vita di uno studente che, mentre i compagni strimpellano la chitarra alla Messa yé yé del gruppo universitario, deve sentirsi escluso solo perché ama la millenaria liturgia della Chiesa? Che comodità vi può essere per il giovane che vuole tutelare la propria castità e rispettare la propria fidanzata?

E ancora: la verità che risiede nell’unità della Chiesa. Si dovrebbe dire piuttosto che la Verità costituisce l'unità della Chiesa, e non il contrario. La Chiesa è una perché tutti i suoi fedeli, sotto la guida del Supremo Pastore, aderiscono tutti alla stessa Verità. L'unità dipende dalla Verità, ne è segno. Un travisamento grossolano, che porta a ritenere preferibile - come vediamo col dialogo ecumenico - che l'unire cattolici ed eretici ai danni della Fede sia preferibile ad esser divisi pur mantenendo l'ortodossia. 

Altra affermazione non condivisibile:

Le peggiori eresie che si sono sviluppate nei primi otto difficili secoli di vita della Chiesa, per seguire coi successivi scismi, sono infatti sempre nate per tutelare la vera fede e la vera Chiesa. Chi ne volesse conferma non deve far altro che praticare i testi di patrologia, la letteratura dei grandi Padri e la storia della Chiesa.

Ci piacerebbe sapere se padre Ariel, attingendo alla fonte inesauribile delle proprie certezze, si sia mai chiesto se Sant'Atanasio, al tempo dell'eresia ariana, fosse eretico in ragione della condanna comminatagli, o se piuttosto non si sia trovato ad essere dichiarato tale da un Papa pavido e piegato al potere imperiale, vivendo da perseguitato in esilio e venendo riabilitato e canonizzato solo dopo esser morto. Qui si confonde ancora una volta l'aspetto soggettivo e relativo delle intenzioni del singolo con l'aspetto oggettivo e assoluto dell'effettiva conformità delle intenzioni al fine buono. Se un eretico pensa di difendere la verità - ammesso che la Chiesa odierna si periti di condannare le sue dottrine e lo scomunichi - può aver le migliori intenzioni, ma rimane eretico e come tale si dannerà in eterno. Se viceversa un cattolico difende la verità anche dinanzi all'Autorità dei Pastori infedeli, può esser condannato e scomunicato, ma di fatto è e rimane cattolico, membro vivente della Chiesa, e il suo gesto è buono e meritorio. La storia della Chiesa e i testi di Patrologia confermano i numerosi casi in cui l'opposizione a dottrine eretiche, professate apertamente anche da Papi, abbia meritato l'onore degli altari per molti Martiri e Confessori della Fede. 




Errore 3



Le critiche di don Levi giungono a partorire un'altra proposizione erronea o quantomeno equivoca:



Nessun Forte e nessun regista del Cortile dei Gentili mi può in alcun modo indurre a crearmi la mia “Chiesa pura”: preferisco seguitare a lavorare dentro la mia “Chiesa impura”, perché quando ho detto «Eccomi» e poco dopo ho promesso solennemente nelle mani apostoliche del vescovo dinanzi all’assemblea del Popolo di Dio, non scherzavo, facevo molto sul serio.

A premessa di queste parole, troviamo un'affermazione che ci lascia esterrefatti: 



Ammetto che non pochi vescovi difettano nella dottrina e la interpretano spesso in modi che non dovrebbero piacere ad alcuna mente cattolica. 

Una premessa che, da sola, legittima il dissenso spontaneo del laico o del chierico verso il proprio Superiore. Ma questa premessa, secondo don Ariel, condurrebbe inevitabilmente a crearmi la mia “Chiesa pura”, mentre nessun fedele realmente cattolico può avere un'intenzione del genere: la Chiesa Cattolica è - stat, si direbbe in latino - , ed è Sancta, nonostante sia infeudata da non pochi vescovi che difettano nella dottrina, ed il legittimo desiderio del fedele di esser confermato nella Verità non comporta la creazione di una propria Chiesa pura, casomai può indurre i singoli a raccogliersi in un gruppo in cui poter trovare una dottrina, una morale ed una liturgia cattoliche. Un desiderio legittimo, anzi diremmo doveroso, non solo per riguardo a se stessi, ma anche per i propri figli, circa la formazione religiosa dei quali un padre e una madre hanno dei precisi doveri cui non possono derogare. 

E crediamo altrettanto sbagliato affermare che vi sia una Chiesa impura, giacché la Chiesa è sempre Santa ed Immacolata, a prescindere da chi la governa e dai suoi membri. Se i Pastori sono indegni - ed oggi i casi non si contano - non siamo noi a doverci fare una setta che risponda al nostro gusto estetico, o ai nostri ricordi d'infanzia: sono piuttosto i lupi travestiti da pastori che devono essere denunciati, scoperti nelle loro opere malvagie ed allontanati. E se non sono allontanati, ciò non significa che essi siano ancora cattolici, per il semplice fatto di usurpare un ufficio che ricoprono abusivamente e che spetterebbe a dei veri cattolici.

Ritorna la Professio fidei conciliaris del Nostro: 

Quando ho detto «Eccomi» e poco dopo ho promesso solennemente nelle mani apostoliche del vescovo dinanzi all’assemblea del Popolo di Dio... 

Sappia don Ariel che vi sono sacerdoti che, almeno per ora, possono ancora dire Adsum e non devono ogni tre righe tranquillizzare il lettore circa la propria appartenenza alla chiesa conciliare, con pedanti riferimenti a questo o quel rito riformato. E poi: l'assemblea del Popolo di Dio: non si fa prima a chiamarli fedeli, o si rischia di urtare le delicate orecchie dei progressisti? E le mani apostoliche: sono forse meno apostoliche se indossano le chiroteche? 

Errore 4

Arriviamo poi alla Fraternità San Pio X. Don Levi dice:

Il mio parlare è mosso dallo spirito di chi le cose le vive e le vede da dentro, come sacerdote che dipende in toto da una struttura ecclesiale e da una autorità ecclesiastica alla quale — ancora ripeto — ho promesso quella devota e filiale obbedienza. 
Il rispettabile e stimato sacerdote finge di dimenticare che i chierici della Fraternità erano perfettamente dipendenti da una struttura ecclesiale e da una autorità ecclesiastica alla quale avevano anch'essi promesso obbedienza. Ma quell'autorità, che all'inizio li aveva benedetti ed incoraggiati, ha deciso che non sapeva cosa farsene di un seminario pieno di vocazioni tradizionali, nel deserto che si diffondeva dopo il Concilio, ed ha così imposto di frequentare le lezioni di un Università eretica, cosa inaccettabile per mons. Lefebvre. Tutti quei chierici, e con essi i fedeli loro vicini, sarebbero ancora perfettamente dipendenti da una struttura ecclesiale e da una autorità ecclesiastica, se quell'Autorità li avesse anche soltanto tollerati, ma sappiamo bene che la sola esistenza di un movimento tradizionale in seno ad una Chiesa che da cinquant'anni rinnega il proprio passato era ed è un'intollerabile contraddizione, specialmente quando era chiaro a tutti che quel movimento otteneva copiose vocazioni, mentre la primavera conciliare aveva solo un incremento di spretati. 

L'obbedienza promessa, come si vede, non avendo per oggetto un fine buono, legittima il rifiuto del suddito, e non possiamo non ringraziare l'eroismo di Monsignore e di tanti suoi sacerdoti, senza i quali oggi ci potremmo dimenticare il Summorum Pontificum

Errore 5


Dopo aver accennato alle divisioni interne alla Fraternità San Pio X, padre Ariel prosegue:



Due sole sono per taluni le campane da suonare a distesa: il "Concilio pastorale", vettore di tutti i peggiori mali della Chiesa nell’arco degli ultimi cinquant'anni, quindi la "Messa di sempre", termine debitamente virgolettato perché in tutto e per tutto sbagliato. Infatti, prima della promulgazione del Messale di San Pio V, non si celebravano forse “Messe di sempre” sin dalla istituzione dell’Eucaristia?
A onor del vero, le campane andrebbero suonate a morto. Comunque sia, la complessità della discussione teologica sulla crisi dottrinale presente si estende a moltissimi temi, coinvolge diversi aspetti dogmatici, morali, scritturistici, magisteriali, canonistici. Ma che questi siano tutti strettamente legati al Concilio e alla riforma liturgica è innegabile, poiché questa fu l'espressione orante della nuova formulazione conciliare della Fede. Il Concilio fu vettore dei peggiori mali della Chiesa, e ci stupisce che don Levi accetti il postulato opposto, nonostante basti il buon senso per rendersene conto. 

Quanto all'espressione Messa di sempre, essa è e vuol essere nient'altro che un modo immediato per identificare un rito perenne, differenziandolo da uno inventato a tavolino da una conventicola di eretici e pseudoliturgisti con borse piene di carte massoniche al seguito. E stupisce che padre Ariel ignori che, nella sua struttura, la Messa codificata da San Pio V corrisponde quasi pedissequamente ai più antichi riti apostolici, anche orientali, per cui a giusto titolo si può dire che essa sia effettivamente di sempre, mentre ripugna alla storia della Chiesa la costruzione di riti fai da te comparsi da un giorno all'altro solo per compiacere Luterani e Protestanti. 


Errore 6


Un'altra proposizione:



Bisogna usare perciò cautela nell’esprimere in modo sottinteso che in passato, prima del “famigerato Vaticano II”, le cose andavano meglio, perché espressioni di questo genere sono tipiche di persone animate da “fede” immatura e debole che non conoscono la storia della Chiesa ma pur malgrado presumono di conoscerla. 

Apprendiamo di essere persona animata da fede immatura e debole: credevamo che affermare un'ovvietà sotto gli occhi di tutti non ci mettesse nella posizione di dover argomentare un fatto appurato. A sentire don Levi, la frequenza dei fedeli alle Messe era prima del Concilio allo stesso livello di quella cui ci siamo ridotti oggi; i seminari e i conventi erano vuoti anche prima; i Vescovi predicavano eresie dai pulpiti, e il Papa, dopo essersi messo un naso da clown e le scarpe vecchie, affermava che il proselitismo è una solenne sciocchezza, e che non era nessuno per giudicare. Prima del Concilio, come è noto, la percentuale di sacerdoti immorali e scandalosi era ancor maggiore di oggi, come ben superiori erano i casi di sacerdoti concubinari con prole e quelli che, pur concubinari, Natura ha voluto non potessero aver figli dai loro turpi commerci. 


Ci chiediamo: ma in che iperuranio vive don Ariel S. Levi di Gualdo, e soprattutto: cosa ne sa lui di come era la Chiesa prima del Concilio, visto che par ignorare com'è la Chiesa del dopo?


Errore 7


E qui arriviamo al delirio:



Sbaglia chi afferma che il post concilio è la conseguenza logica e naturale del concilio, cosa che in sé equivale a dire che l’AIDS contratto durante il post operatorio per una trasfusione di sangue infetta praticata al paziente da dei paramedici scellerati, è frutto logico e naturale delle sue dissolutezze di vita.

Il paragone utilizzato è improprio, perché mentre le valutazioni circa la crisi presente trovano logiche e immediate prove nello studio storico di come si svolse il Concilio e di chi fu che lo manovrò (cose acclarate e documentate anche dagli stessi responsabili dello sfacelo), nel paragone il virus ha molteplici modalità di contagio, alcune delle quali implicano una responsabilità morale del contagiato, ed altre no. 


Vorremmo comunque capire dove fosse la Gerarchia conciliare, quando i teologi eretici che presero parte al Concilio iniziarono la propria campagna di divulgazione, durante il famigerato postconcilio: non si accorgevano di quello che avveniva? Quando mai uno solo dei Papi postconciliari si è permesso di condannare l'ecumenismo di Assisi, le deviazioni sulla cosiddetta Collegialità, gli orrori in campo liturgico? Non abbiamo piuttosto assistito a vergognose azioni di sostegno e di incoraggiamento da parte della Sede Apostolica e di tutte le Diocesi dell'orbe cattolico, nei confronti di eretici matricolati? Non fu Giovanni Paolo II a inaugurare la stagione dei pantheon di Assisi, dei baci al Corano, degli amplessi con la Sinagoga? Chi ha celebrato per primo quell'orrore del Novus Ordo, se non lo stesso Paolo VI, che a comporlo aveva invitato dei Pastori luterani e che aveva nominato il massone mons. Bugnini a capo della Pontificia Commissio ad exsequendam?  Erano tutti postconciliari che durante il Concilio erano sulla luna?


Se veramente il postconcilio fosse stato un'entità a se, perché la Sacra Gerarchia, quella che lo avrebbe celebrato per il bene della Chiesa, non è immediatamente intervenuta, fermando sul nascere le presunte interpretazioni moderniste del Concilio? Dov'era? Ah sì: era impegnata a scacciare dai Dicasteri i prelati refrattari, a giubilare il Card. Ottaviani, a interdire l'elezione ai Cardinali anziani (guarda caso tutti conservatori) e ovviamente a sospendere a divinis o a scomunicare mons. Lefebvre... 


Ovviamente, lungi dall'argomentare, anche don Ariel si erge a paladino del Conciliabolo romano e fulmina le sue scomuniche:


A nessun cattolico che sia veramente tale è lecito affermare, come purtroppo si sente dire o come a volte capita di leggere, che “La fonte degli errori è proprio il Concilio” o che “Il Concilio è stato” nientemeno che una colossale opera del Demonio”, per seguire con varie altre assurdità che chiunque può liberamente proferire, ma cessando all’istante di essere cattolico per divenire altro, al momento che rifiuta in modo così ostile e aperto un atto solenne celebrato dai Padri Vescovi riuniti in una assise ecumenica sotto la presidenza del Successore degli Apostoli. 
Ebbene, con la fierezza che mi viene dalla veste che porto (sempre), mi faccio onore di affermare: La fonte degli errori è proprio il Concilio, che fu una colossale opera del Demonio. Lo affermo, lo proclamo, lo dichiaro e lo sottoscrivo come Cattolico, e avrei ragione di credermi a rischio di dannazione se pensassi che una tale congerie di errori, equivoci, insinuazioni ed omissioni possa considerarsi atto magisteriale al pari dell'ultimo Concilio Cattolico, il Vaticano I. 

Con buona pace di padre Ariel S. Levi di Gualdo, il quale candidamente soggiunge:



Certe espressioni presenti nel Vaticano II potrebbero essere corrette o integrate senza alcun problema.
Corrette? Ma come, queste espressioni non erano frutto dello Spirito Santo in un atto solenne celebrato dai Padri Vescovi riuniti in una assise ecumenica sotto la presidenza del Successore degli Apostoli? O vogliamo insinuare che il Paraclito, a differenza di quanto ha fatto nei precedenti Concili, abbia garantito la propria assistenza solo in certi momenti ed in altri no? E se così fosse, chi ci dice cosa è giusto e cosa è erroneo - se merita una correzione, di errore si deve trattare - nei testi cui è richiesto comunque un assenso fideistico benché contraddetto dalla semplice ragione e prima ancora dal sensus Ecclesiae? Ce lo dirà Bergoglio, che ex professo non crede nel Dio cattolico? E se c'è qualcosa di erroneo, non è dovere del fedele rifiutare di accogliere un documento contenente degli errori, e limitarsi ad abbracciare la Fede immutabile dei precedenti Concili e del Magistero, che peraltro insegnano esattamente l'opposto di quello che dice il Vaticano II? 

Don Ariel afferma che esso non hanno sancito alcun nuovo dogma: questo implica che un cattolico può serenamente continuare ad essere tale rifiutando con riserva il Concilio, dato che non vi è nulla di nuovo cui credere, a parte - verrebbe da dire - la libertà religiosa (condannata), l'ecumenismo (condannato), la laicità dello stato (condannata), la dottrina del deicidio e dell'alleanza giudaica (condannata), la collegialità (condannata) e la nuova liturgia (che evitò la condanna solo perché Paolo VI cambiò il famoso ed eretico art. 7 della Costituzione Generale dopo aver  comunque promulgato il Messale ispirato ad esso).


Errore 8


Don Ariel è ancora rimasto alla disputa sulla validità del Novus Ordo, che nessun cattolico mette ormai in dubbio, al di là di sciocche battute all'uscita di Messa. Io viceversa auspicherei che rito riformato fosse invalido, perché impedirebbe migliaia di profanazioni che gridano vendetta al Cielo. Quel che è certo è che, mentre nella Messa di San Pio V è praticamente impossibile non disporsi a compiere ciò che vuole la Chiesa, con la Messa di Paolo VI bisogna porre un atto esplicito di volontà positiva per consacrare validamente, dal momento che i riferimenti al Santo Sacrificio sono stati talmente ridotti e nascosti da render difficile, specialmente per il sacerdote medio che non ha ben chiaro cosa sia la Messa cattolica, celebrarla validamente. 


Ma dopo le sue elucubrazioni su validità e invalidità, se ne esce con queste parole:



Quindi col messale del 1962 celebro solo una volta alla settimana in una chiesa a porte chiuse. Questo il motivo: non voglio trovarmi attorno — come potrebbe facilmente capitare —  oltre ai devoti fedeli, anche fanatici estetici dei pizzi e dei merletti chilometrici, persone che vantano quarti di nobiltà, aspiranti cavalieri o sedicenti tali, fanatici di cappe magne, persone che anziché vivere il mistero del Sacrificio Eucaristico misurano i gesti e le movenze del sacerdote, perché qualora le mani fossero aperte oltre l'altezza delle spalle ciò potrebbe essere motivo — a loro dire, s’intende — di vera e propria invalidità della Santa Messa. 
Padre Ariel dovrebbe sapere che il dovere di un sacerdote è celebrare la Messa per i fedeli che la richiedono, senza indagare su chi è più o meno d'accordo con le convinzioni del celebrante. Egli deve amministrare un Sacramento a fedeli in grazia di Dio, e questo deve presumere. Perché è un diritto del fedele avere la Messa tridentina da qualsiasi sacerdote, senza chiedere permesso al Vescovo. 

Questo ovviamente non significa che i laici tradizionalisti debbano sempre e comunque sentirsi autorizzati a prender parte alle funzioni come inservienti, e men che meno che sia richiesto dal loro ruolo di difensori della Tradizione anche il sentenziare su quanti Confiteor si devono dire o circa l'altezza a cui tenere le mani durante gli Oremus. Circa i pizzi chilometrici, don Levi dovrebbe fare un salto negli uffici proprio sopra Piazzetta Pio XII, dove vige un mercato frequentatissimo di merletti, nonostante i clienti siano tutti Prelati e Monsignori che non celebrano mai la Messa romana. 


I casi estremi, cui purtroppo siamo tutti avvezzi in ambito tradizionale, sono appunto episodici e non fanno testo. Vi sono analoghi personaggi stravaganti anche in ambito progressista: cambia solo l'oggetto delle predilezioni, non la velleità di esprimerle. Dubitiamo tuttavia che un cattolico istruito possa arrivare ad affermare che alcuni errori rituali possano comportare l'invalidità di una Messa, e se così fosse sarebbe solo evidente la sua ignoranza, che meriterebbe qualche spiegazione paziente piuttosto di celebrare a porte chiuse. Non dimentichi don Ariel che la Messa è atto pubblico, e che dicendosela per conto suo dimostra solo che essa è per lui una fonte di compiacimento personale, e non un modo legittimo e meritorio di celebrare, ben preferibile a quello imposto da Paolo VI.  


La battuta sui carmi di Catullo, reverendo, se la poteva risparmiare: essa offende i semplici fedeli che per beneficiare dei frutti della Messa non devono necessariamente capire - è dottrina cattolica - tutti i testi in latino, ma unirsi spiritualmente al Sacrificio di Cristo rinnovato sull'altare. E se vi sono persone che lo ignorano ma si rallegrano per la musicalità del latinorum, sappia che basterebbe questo atteggiamento per dimostrare il loro amore per la Chiesa, della quale riconoscono la voce come riconosce la voce materna, pur senza capire le parole, il bambino in fasce.  


Io celebro solo ed esclusivamente nel rito cattolico, e non ho bisogno di circondarmi di fedeli maturi e profondi conoscitori della dogmatica sacramentaria e della sacra liturgia intesa come centro dei misteri della fede per sentirmi appagato. Qualche studente, un paio di signore anziane, un ufficiale in pensione, una mamma col passeggino. E pregano, sa? Pregano con fervore, si confessano degnamente, fanno il ringraziamento dopo la Comunione pur non essendo profondi conoscitori di dogmatica sacramentaria.


Errore 9


Ed eccoci al don Ariel Levi in veste di liturgo:



Come del resto non è affatto antica la pianeta, tutt’altro: è il paramento moderno, quello antico è la tanto sprezzata casula che certi cultori additano come orrido vestimento moderno post conciliare.  
Falso: la casula conciliare è un orrido poncho che nulla ha a che vedere con la planeta descritta da San Carlo Borromeo (Instuctionum fabricae, 1557), che troviamo raffigurata in moltissimi affreschi, quadri, miniature e smalti sin dal Medioevo. La pianeta romana, così come la conosciamo dall'Ottocento, è una sclerotizzazione di quel modello, che come si può vedere anche semplicemente visitando la Basilica Liberiana è confezionato interamente in tessuti preziosi e foderato, mentre la casula moderna non ha fodera e la parte di pregio (per quel che può essere di pregio nel nuovo rito) è il solo clavo centrale. 

Coonclusione


Il resto dell'articolo di padre Levi è una requisitoria sulla Fraternità San Pio X, i cui contenuti sono in parte veri, in parte pretestuosi, in parte falsi. 


Il sacerdote, per il quale l'umiltà non pare essere tra le virtù predilette, sfoggia competenze, lauree, dottorati ma lo fa in modo talmente sentenzioso da sconcertare i fedeli anzitutto, ma anche i suoi confratelli. Per carità: sappiamo bene che la nostra vis polemica è altrettanto dura e tagliente; ma noi ci permettiamo di essere duri e taglienti con chi detiene il potere nella Chiesa, con chi può continuare a farsene un baffo delle nostre critiche, di chi con una telefonata ci può spedire in partibus. Don Ariel invece se la prende con una parte della Chiesa che ha il merito di aver tenuto viva la fiamma della Tradizione, e che non stupisce possa aver qualche menda, visto l'assedio cui è sottoposta. 


Padre Levi pare che pretenda da dei soldati in trincea di aver le mostrine a posto e i bottoni della divisa lucidi. Guardi in casa sua: chi vive mollemente sulle spalle dei fedeli si presenta trasandato anche se è un Principe della Chiesa, e il suo conto in banca ha probabilmente parecchi zeri. Questi poveri sacerdoti della San Pio X sembreranno chiusi, un po' introversi, ma si spaccano la schiena tutti i giorni per raggiungere in auto centri di Messa lontanissimi dal loro Priorato, spesso in cappelle improvvisate come ai tempi della Vandea; dormono in condizioni disagevoli, talvolta ospiti di qualche fedele; mangiano quello che viene loro offerto e si arrangiano. Ma la loro veste li accompagna sempre, e quando celebrano sanno trasmettere sentimenti di riverenza e di adorazione. Non ci interessa se, interrogati dal pedante maestrino in clergyman, essi



non erano in grado di rispondere e di spiegare la storia di certe parti del messale di San Pio V alla rigorosa e più ortodossa luce della dogmatica sacramentaria, ovviamente di quella pre-conciliare, s’intende.
A noi interessa che quando predicano dicano quel che si è sempre detto dal pulpito. Che quando confessano sappiano incoraggiare il fedele a migliorarsi e a riporre la sua fiducia nell'aiuto di Dio. Questo è ciò che ci aspettiamo da loro, visto che sul versante conciliare non solo manifestano ben più gravi difetti, ma non sanno nemmeno predicare e confessare.

E ancora: se da un lato ci si può dire d'accordo con la critica alla crisi della chiesa conciliare, l'andare a far le pulci ai pochi sacerdoti tradizionalisti sa di vigliaccheria, di qualunquismo e di disfattismo, e scoraggia vieppiù i fedeli. Don Ariel sta dentro, e al sicuro.


Padre Levi farebbe bene a riconsiderare il suo elitarismo, usando un po' di Carità cristiana verso questi sacerdoti, certamente animati da buone intenzioni e santi propositi.




Un ultimo auspicio: possa don Ariel scendere da quella mucca e star coi piedi per terra. La prospettiva è diversa.

Commenti

  1. Grazie per questa replica.

    Volevo chiederle, se può, spiegazioni sulla storia dell'articolo 7 della Costituzione Generale cambiato da Paolo VI.


    Grazie

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    1. Caro Daniele,
      la questione dell'articolo 7 della Institutio Generalis Missalis Romani pubblicata nel 1969 è tanto semplice quanto sconcertante.

      L'articolo 7 diceva: "La cena del Signore, o messa, è la sacra sinassi o assemblea del popolo di Dio, presieduta dal sacerdote, per celebrare il memoriale del Signore. Vale perciò eminentemente per questa assemblea locale della Santa Chiesa, la promessa del Cristo: "Là dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt. XVIII, 20)".

      Nessun menzione dei dogmi inerenti la Messa cattolica, anzi: una definizione che poteva essere applicata alla cena luterana. Sulla base di questo concetto della Messa fu fatto il Novus Ordo.

      Nel 1970, resisi conto dell'errore (omettere di affermare una verità tanto importante nel testo ufficiale con cui si promulga il Messale equivale in pratica a negare ciò che si tace), l'articolo fu così modificato:

      "Alla messa, o cena del Signore, il popolo di Dio si raduna sotto la presidenza del sacerdote che rappresenta il Cristo, per celebrare il memoriale del Signore o sacrificio eucaristico. Per conseguenza per questa assemblea locale della Santa Chiesa vale la promessa del Cristo: "Là dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt. XVIII 20). In effetti, alla celebrazione della messa, nella quale si perpetua il sacrificio della Croce, il Cristo è realmente presente nell'assemblea riunita in suo nome, nella persona del ministro, nella sua parola sostanzialmente e in maniera ininterrotta sotto le specie eucaristiche".

      Il merito va ai Cardinali Ottaviani e Bacci, che scrissero il famoso "Breve esame critico del novus Ordo Missae" e lo consegnarono a Montini.

      La vittoria dei Cardinali sul cap. 7 è la dimostrazione che:

      1) è pienamente lecita la critica là dove fede e tradizione siano in gioco;
      2) è pienamente lecita la richiesta di correzione dei testi che diano adito a tali critiche;
      3) tali critiche e richieste di correzione non sono soltanto legittime ma utili.

      Il Breve esame critico si può leggere qui: http://www.unavox.it/doc14.htm

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    2. Grazie reverendo per questo articolo che coniuga stringente razionalità e comprensione del cuore.é' vero,il bambino neonato,incapace di tutto,riconosce il tocco e la voce materna;così il fedele,il battezzato anche più umile e indotto,riconosce per l'istinto della Fede la voce della Chiesa,sempre pure e santa nella sua essenza nonostante le odierne deturpanti ingiurie.Nell'immediato post conc.,ragazza superficiale e vanesia qual ero,mi aveva tuttavia colpito il cambiamento del linguaggio,che ora percepivo pressapochista e anche arido,freddo,intellettualistico,respingente nonostante i reiterati appelli al sentimento.All'opposto il linguaggio della Verità:rigoroso,razionale,e insieme caldo e amoroso.Mi stupisce di questo sacerdote che so buono la fredda chiusura,dichiarata quasi fosse virtù.(oltre ovviamente all'arrampicamento sugli specchi per quanto riguarda il Vat. IIe i suoi frutti)

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  2. Alessio Cervelli12 gennaio 2014 01:14

    Quanti giovani ho conosciuto, inoltre, che sono tornati da ... non saprei come definirli correttamente (perché me ne sfugge l'esatta nomenclatura, non certo per spirito di sprezzanza)... campi vocazionali, raduni per la gioventù, ritiri di discernimento? Docce rapide, fatte con indosso i boxer o gli slip; continui turni di ronda di sorveglianti nei dormitori... il tutto per una sorta di psicopatica sessuofobia. Come se i peccati si commettessero solo dalla cintola in giù! Si badi bene: quel che riferisco non è per vago sentito dire, ma per esperienza di persone a me particolarmente care e sulla cui buonafede ed integrità non nutro il minimo dubbio.
    Uno di questi miei giovani amici così commentò: "Alcuni di quelli che bazzicano quelle realtà sono davvero dei malati di mente!". Ho volutamente riportato integralmente la frase, senza omettere l'espressione "alcuni di...", senza la quale, come si dice da noi in Toscana, si fa d'ogni erba un fascio, e ciò, sicuramente non potrebbe corrispondere alla verità intera su un'intera realtà, che indubbiamente avrà al suo interno non pochi elementi buoni di cuore e mossi da buonafede. Posso solo dire che, a seguito della mia personale esperienza, ho cessato di credere che la San Pio X possa essere la soluzione giusta per la tragica situazione ecclesiale di questi tempi che corrono. Onde per cui, sono concorde al 100% col padre Ariel. Ma, ovviamente, questa è solo la mia opinione.

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    1. Io mi chiedo se Lei sia mai stato giovane. Qualsiasi parroco, qualsiasi salesiano, qualsiasi educatore sa che nell'adolescenza i ragazzi non peccano con l'intelletto, ma con la carne che ribolle. Eccome se ribolle! Si legga le istruzioni di San Giovanni Bosco e giudichi Lei se era uno psicopatico sessuofobo.

      Tant'è vero che in analoghi contesticon ragazzi tra i 18 ed i 25 anni, dove manchi qualsiasi sorveglianza ne succedono di tutti i colori, tanto nelle camerate quanto sotto le docce, e non occorre scendere in dettagli citando casi di famosi Seminari e Collegi dell'Alma Urbe.

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    2. Egregio Baronio,
      la leggo sempre più che volentieri. Apprezzo il suo stile, la sua preparazione e, chiaramente, i suoi contenuti.
      Frequento la Fraternità da undici anni e da tre sono indegnamente terziario. Non si può rimanere indifferenti di fronte alle bordate di don Ariel, che in precedenza stimavo. Non posso che stigmatizzare chi commenta col nome di Sig. Cervelli, che ha anche invaso il blog di Mic arrivando anche senza vergogna, dopo aver apoditticamente dato degli ignoranti boriosi ai nostri sacerdoti, a far pubblicità ai suoi libri (!).
      In tutti questi anni ho conosciuto diversi sacerdoti figli ed eredi di Mons. Lefèbvre in diverse parti del mondo; di alcuni ho l'onore di essere amico personale, alcuni li ho trovati umanamente difficili da approcciare per differenza di carattere, ma NESSUNO ho trovato ignorante, impreparato o manchevole di carità nel confessionale. La Fraternità S. Pio X è, lo dico con orgoglio, la mia seconda famiglia e non posso tollerare di leggere calunnie ed attacchi gratuiti ai suoi membri, soprattutto da chi continua a celebrare il rito di Bugnini (rito bastardo, come disse Monsignore) e candidamente afferma di celebrare la messa di sempre una vinta a settimana a porte chiuse.
      Rev. Baronio, questo suo intervento è magistrale come sempre. Che Dio la benedica e la conservi.

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  3. io farei solo una domanda: cosa e' uscito di buono dal cv2? indicatemi un solo effetto positivo avuto col cv2.
    la crisi della Chiesa e' iniziata si molto prima, ma a causa di certi novatori della teologia coadiuvati sul campo da infiltrati con ben altre vocazioni. e il concilio vaticano secondo cosa ha fatto? invece di combattere modernisti e novatori ne rappresenta il manifesto! invece di ascoltare gli accorati appelli dei Pii pontefici precedenti , col cv2 hanno spinto i fedeli nelle fauci dei lupi. ripeto . cosa ha dato in piu e di buono alla Chiesa il concilio vaticano 2?

    rocco

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    1. Caro Anonimous, non perda tempo, mi dia retta. Questi petulanti non vogliono ascoltare ragioni, credono di essere al di sopra di ogni critica, e con una sicumera invero assai indisponente si permettono di dar lezioni di cattolicesimo conciliare pretendendo plauso unanime. Una risata li seppellirà.

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  4. Ho letto lo sconclusionato articolo ' riflessione' del tal don Levi.

    Ho letto inoltre le immonde accuse che lo stesso rivolge a Baronio, ho letto la straffotenza con cui chiede a Baronio di uscire allo scoperto.

    Miserabile tentativo di questi preti modernisti che vestono alla maniera dei Veri Sacerdoti Tradizionalisti che quell'abito lo hanno sempre portato, anche dopo l'avvenuto conciliabolo vat.II che il Levi, giustifica.

    Così come lo giustifica e lo rattoppa colei che dirige il blog da cui è stata tratta la pseudo riflessione 'tradizionalista' del Levi di Gualdo.

    Già tempo fa, non lesinai critiche a quel blog e oggi ancor di più. Non è un caso che quella pseudo riflessione tutta atta a demonizzare ancora una volta la benemerita Fraternità.

    Ricapitolando, ci dica il Levi e quella di ChiesaePC, cosa di buono ha prodotto il loro vat.II e ci dica se quel CVII che è pastorale e basta con buona pace di certuni teologi che si arrampicano sulle alte sfere ideologiche, dove sta l'anatema scritto bianco su nero lanciato verso chi quel concilio lo critica e alla luce dei fatti, in difesa della Chiesa e delle Fede lo giudica negativo e da rigettare? Non bastano per i fedeli quel che ha scritto di buono Gherardini, sono i fatti che contano altrimenti tutto può tranquillamente definirsi un paravento. CI VOGLIONO I FATTI! la Fede non è tale senza le opere?

    Sono opere i vari ordini 'tradizionalisti' post conciliari che si son staccati dalla Fraternità? Sono opere dei fatti? O non piuttosto sono opere moderniste per indebolire la Fraternità? Non è un caso che costoro criticano con sovenza la FSSPX.

    Voglio documenti alla mano e non chiacchiere e inutili sofismi sui vari gradi di magistero, voglio il passo dove sia imputato l'anatema per chi ORA DOPO I FATTI DEVASTANTI del concilabolo non accetta

    Poi ridicoli e povere menti moderniste sono coloro che, vanno dicendo che poichè il CVII è un fatto storico non lo si può rigettare, altrimenti si dovrebbero rigettare anche tutti gli altri Concili Dogmatici....RIPETO DOGMATICI!!

    Si dovrebbero vergognare, ma ancor prima si dovrebbero vergognare quei preti come quel Levi che come tutti i biritualisti ( di fatto rinnegando la specificità dell'Una Santa Cattollica Apostolica, Unico Rito, Unica Lingua e Unica Fede) dimostrano di essere degli sdoppiati. Tutti e dico tutti quelli che ho conosciuti sono di una ambiguità spaventosa, sono confusi e portano fuori strada la vera Tradizione che come ovvio che sia ha un SOLO RITO e questo è la Messa di sempre.

    Idem per chi all'improvviso (dopo anni di 'dialogo interreligioso' tra cattolici ed ebrei, come la suddetta responsabile di quel blog dove è stata postata la pseudo riflessione del Levi) si riscopre amante e difensore del VO, della Liturgia. Con mia sorpresa scopro che http://web.tiscalinet.it/nostreradici/Associazione_LnR.htm

    E con ciò ora mi sono chiare uscite e discorsi vaghi ed astratti da cerchiobottista equilibrista, scritti in quel blog.

    Anche in questo caso lo sdoppiamento e l'ambiguità sono all'ordine del giorno. Spiace solo che voglia far credere di essere vicina alla Fraternità e così di strumentalizzarla, mettendo ogni tanto notizie che la riguardano.

    Ritornando a quel don Levi, che con inusitata violenza verbale ha scritto a Baronio di convertirsi, chiedo convertirsi a cosa di grazia?

    Guarda caso, sembrano gli stessi messaggini ' amorosi' che riceve da qualche squilibrato settario modernista in questo blog.

    Le mashere son cadute e me ne compiaccio!

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  5. Gent. SLGC,ho letto recentemente il libro del prof. Radaelli,discepolo di Romano Amerio "Il futuro-terribile o radioso?-del dogma",in cui mostra con argomenti metafisici,fondati sulla tomistica,la Filosofia dell'ESSSERE,il vizio formale,insanabile,del Vat II:la sua falso-pastoralità,veste del tutto inadeguata a un Concilio ecumenico,che è sempre stato espressione del magistero straordinario,dogmatico,quindi garantito come veicolo di Verità.Di qui,da questa radice guasta,tutti i mali che ci affliggono.Il libro è corredato da un intervento di S E Mons. Oliveri,Vescovo di Albenga-Imperia,diocesi posta sotto la protezione di S Michele Arc.,in cui il presule auspica una seria riflessione su questi temi.Penso anch'io che non si possa continuare ad arrampicarsi sugli specchi,cercando di salvare capra e cavoli

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    1. Rallegriamoci che vi siano ancora Presuli e pensatori cattolici che non si devono prostrare, come quasi tutti gli altri, all'idolo conciliare. Purtroppo i nemici giurati della Chiesa vogliono farci credere che sono (siamo) in pochi, mentre credo che sarebbe relativamente semplice smentirli facendoci sentire.

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    2. Caro Baronio ho letto tra i commenti di don Ariel, rilasciati a chi criticava il suo intervento, che il Concilio di Trento sarebbe solo un Concilio disciplinare e non dogmatico che recepisce alcune istanze di Lutero. Ha scritto inoltre che lei ha ritagliato alcune frasi senza circostanziata e di aver citato il magistero dei papi Pio XI e XI a supporto delle sue tesi. Devo dire di essere sconcertato, come si fa a relativizzare tutto così serenamente? Come si può dire che il Concilio in blocco ma solo sue alcune parti sono causa dei mali odierni ? Grazie per la sua testimonianza di fede.
      In Jesu et Maria

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    3. Gentilissima Murmex La ringrazio per la segnalazione. Radaelli non viene citato dai modernisti conciliaristi che indossano i panni dei Tradizionalisti.

      Costoro sono persone, che un cattolico dovrebbe prendre le dovute distanze, in quanto veicoli di errori modernisti, camuffati in discorsi e allocuzioni apparentemente in difesa della VERA Tradizione SEMPITERNA.

      In realtà lavoranoper modificare geneticamente ciò che è l'essenza vera della Tradizione ossia il Dogma.

      Un lavoro di questo tipo, lo sta portando avanti quella di c e post concilio. Se la si osserva attentamente, censura le persone che possono mettere in difficoltà il genere di messaggio che intendono portare avanti. I novatori conciliaristi, sanno bene che la Verità viene sempre a galla ed è contagiosa, così debbono fare molta attenzione anche alle più piccole gocce che qualcuno ispirato dal vero amore per la Chiesa, inscerisce in qualche commento. Solitamente viene classificato come polemica, in realtà come si noterà, la signora in questione lascia passare ben altre polemiche o discorsi astrusi e da rigettare.

      Ricordo tempo fa che vi fu una discussione e sul Primato di Pietro scalfito e minato dalla ' enciclica' Ut Unum Sint..... bene, no anzi male.... la signora che dirige quel blog, chiuse il tutto con la 'promessa da marinaio' di riprendere il discorso, nel frattempo invitava a pregare ed attendere... quello che più le riesce meglio dire, quando non sa più che pesci pigliare e quando menti intelligenti mettono il dito sulla piaga. Dito che svela in tutto il conciliabolo vat.II, che la stessa ovviamente da una parte critica e dall'altra lo assolve in pieno con mille scuse e arrampicate sugli specchi.

      E con la scusa delle 'polemiche', non lascia passare le risposte a chi scrive buffonate che feriscono e minano la verità della Chiesa che è il Deposito Fidei, nonchè l'immancabile e stimata FSSPX.

      Mi raccapriccia che costei lasci credere di essere amica della stessa F. S.Pio X, ma poi dia spazio alle elucubrazioni mentali di quel tizio tal don Levi Ariel, un concentrato di deliri conciliaristi e cjlericalisti da far venire il voltastomaco.

      Le figure di .... che ha fatto, e malgrado le stesse, non sono bastate a fargli fare un ben che minimo cenno di mea culpa, no costui e con inusitata straffotenza prosegue con i suoi proclami deliranti contro i poveri ed 'ignoarnti' fedeli della FSSPX, accusandoli ed associandoli alle derive sedevacantiste.... povero, di un prete conciliarista modernista...che mi tocca sentire.... pure l'accusa di sedevacantismo, oppure altri SOLONI (che in quel blog sono ospitati volentieri, in quanto corrispondono al sentire della signora che dirige quel blog), i quali, osano pure dire che mons. Lefebvre avrebbe firmato tutti i documentacci usciti dal quel concilio pastorale vat.II.

      Ah si? Ma guarda un po' ...fin che la barca va.... lasciamola andare.... nevvero? E così questi conciliaristi modernisti, che vestono i panni di tradizionalisti, non vogliono che si sappia, che in REALTA' Mons. Lefebvre, non ha firmato tutti i documentacci e in più, in quelle assise ci furono delle enormi lotte intestine, che in un contesto normale avrebbero potuto dichiarare INVALIDO lo stesso concilio...ma queste cose non si debbono far sapere in giro...altrimenti....

      Ecco che allora a chi fosse interessato ad indagare, metto il link da cui poter tarrre le testuali parole di mons. Lefebvre, in una intervista che fu censurata e proibita all'opinione pubblica, proprio per lasciare intendere che al conciliabolo tutto fosse avvenuto con regolarità.

      (segue.....)

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    4. (prosegue....)

      Stralcio della proibitissima intervista amons. Lefebvre...

      La seguente intervista con l'Arcivescovo sarebbe stata pubblicata nel 1978 dalla Catholic Press se la Conferenza Americana dei Vescovi cattolici non avesse minacciato l'editore della pubblicazione con scomunica e l'estinzione virtuale della pubblicazione stessa se l'intervista fosse stata pubblicata... Di fatto, i vescovi ordinarono che nessuna testata cattolica pubblicasse questa intervista con l’Arcivescovo Lefebvre.
      (Un sentito ringraziamento a “SPL”, 300 Independence Ave., S.E., Washington, D.C. 20003)

      ----------

      Lei ha dibattuto e preso parte alle deliberazioni del Concilio Vaticano II, vero?
      Sì.

      Non firmò e non accettò le decisioni di questo Concilio?

      No. Innanzitutto io non ho firmato tutti i documenti del Vaticano II a causa degli ultimi due atti. Il primo, riguardo la “Religione e Libertà” [“La libertà religiosa” (Dich. Conc. «Dignitatis Humanae») – n.d.t. ] non l’ho firmato. neppure l'altro, quello de “La Chiesa nel mondo contemporaneo”, ho firmato. Questo secondo documento è, secondo la mia opinione, il più ispirato da modernismo e liberalismo.

      Lei è noto non solo per non firmare i documenti, ma anche per opporvisi pubblicamente?

      Sì. In un libro che ho pubblicato in Francia accuso il Concilio di errore su queste risoluzioni, e ho fornito tutti i documenti con i quali attacco la posizione del Concilio, principalmente le due risoluzioni sulle questioni della libertà religiosa e de “La Chiesa nel mondo contemporaneo” [Costituz. Conc. «Gaudium et Spes» - n.d.t. ]

      Perché lei è contro queste deliberazioni?

      Perché queste due decisioni sono ispirate da una ideologia liberale tale e quale ce la descrissero i papi di sempre, sarebbe a dire, una libertà religiosa così come intesa e promossa dai Massoni, gli umanisti, i modernisti e i liberali.

      Cosa obietta loro?

      Questa ideologia dice che tutte le culture sono uguali, tutte le religioni sono uguali, che non c’è una sola vera fede. Tutto ciò conduce quell’abuso ed errore che è la libertà di pensiero. Tutti questi errori sulla libertà, che sono stati condannati in tutti i secoli da tutti i papi, ora sono stati accettati dal Concilio Vaticano II.

      Chi pose queste particolari decisioni all’ordine del giorno?

      Credo ci fossero dei cardinali, assistiti da esperti teologici, che aderivano alle idee liberali.

      Chi, per esempio?

      Il Cardinale [Giuseppe] Frings dalla Germania, il Cardinale [Franz] Koenig [dall'Austria]. Questi personaggi si erano già riuniti e avevano già discusso queste risoluzioni prima del Concilio, e il loro preciso scopo era quello di fare un compromesso col mondo secolare, di introdurre le idee illuministe e moderniste nella dottrina della Chiesa.

      continua su:

      http://www.tradizione.biz/mons-lefebvre/163-intervista-proibita-a-mons-lefebvre


      Alla faccia dunque di questi EMERITI SOLONI conciliaristi, che pretendono di fare del REVISIONISMO STORICO cv2, il loro cavallo bi battaglia contro la vera Tradizione, usando internet.... che guarda caso è lo stesso revisionismo adotto dai sedevacantisti che accusano e danno contro la FSSPX.

      Inoltre sono gli stessi ( conciliaristi/modernisti e sedevacantisti) che negano alla FSSPX, la primogenitura della Tadizione....come è successo di recente sempre in quel blog di c. e post concilio.

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    5. Concludo dicendo, che di concilio pastorale se ne cominciò a parlare in pubblico qualche anno fa, quando grazie ad internet(qualche fedele che ama la Chiesa) ha riportato a più riprese questa definizione, scritta da teologi e storici Tradizionalisti.

      Prima di allora, la parola di CONCILIO PASTORALE, nessun fedele sapeva che cosa fosse, tale definizione è stata tenuta debitamente nascosta al popolo, per far credere che il conciliabolo avesse lo stesso valore che gli altri XX Concili Dogmatici.

      Da allora, sono cominciate le notifiche delle alte sfere vaticane, per arrivare ai pretonzoli comuni conciliaristi, per ribadire che, si, il cv2 è stato pastorale...ma vale come gli altri XX Dogmatici e chi non si sottomette a questo viene scomunicato....proprio come mons. Lefebvre.

      Ecco perchè certi pretonzoli, fanno pseudo riflessioni contro la Fraternità S. Pio X .... ma attenzione ... si legga anche ciò che lo stesso don Ariel Levi, ha scritto sul Concilio Dogmatico di Trento, (riportato nel commento sotto )..... tale Sacrosanto Concilio, secondo certe intelligenze, non sarebbe stato Dogmatico ma disciplinare... ecco a voi siori e siore...un nuovo ed elucubrato sofismo conciliaristamodernista.

      C'è bisogno di altro? Massì dai esageriamo e mettiamo la bellissima riflessione di Marco Bongi apparsa su Una Vox:

      http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV716_Bongi_Confronto_tradizionalisti_conservatori.html







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  6. legga colà anche la risposta di don Marco a don Ariel, circa l'assurda precisazione di costui che il Concilio di Trento sarebbe stato solo....disciplinare !

    Ma con che coraggio si può dire che il Concilio di Trento non è stato un Concilio dogmatico, ma un Concilio disciplinare? Ogni testo del Concilio di Trento trasuda di dogma, per il semplice motivo che i protestanti avevano messo in discussione quasi tutte le verità di fede, e il Concilio di Trento le ha ribadite fortemente tutte. ...
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    c'è da rimanere di stucco di fronte a certe prese di posizioni basate su pregiudizi inveterati e cultura miope circa i nessi causali della storia, mentalità prevenuta, parziale e di parte, del tutto succube e prona al neo-verbo conciliare, ma granitica di fronte a chiunque voglia discutere errori e ambiguità del cv2!
    povero gherardini, aveva scritto "C. Vat. II, un discorso da fare", ma i modernisti non lo vogliono sentire, nessun discorso, non si discute, si accetta a scatola chiusa: obbedire e basta ! dunque i conservatori del concilio si stanno rivelando più ostinati e chiusi dei modernisti, arroccati sull'idolo-concilio, che sarebbe "innocente" dello sfacelo successivo e di quello strapotere picconatore che insediato ai vertici da anni, sta ora demolendo le ultime macerie del cattolicesimo, presumendo trionfante di far sbocciare i frutti che, come diceva Suenens, sono ancora là come gemme che attendono di aprirsi al sole!
    lz

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