I tiepidi allo sbando: glosse ad un articolo di Danilo Quinto



Un mio breve commento all'articolo I tiepidi allo sbando di Danilo Quinto, 
pubblicato su Chiesa e postconcilio.



Caro Danilo Quinto,

il compromesso è dogma conciliare, indefinito e mai proclamato ma creduto come tale da ormai sessant'anni. Un compromesso che sa scendere a compromessi anche con se stesso, per ottenere sempre più cedimenti alla scomoda fedeltà a Cristo. Che sa alternare la cospirazione occulta, l'attesa paziente e la precipitazione di chi si sente ormai impunito. 

Fu in nome del compromesso che il Concilio - preparato per condannare il Comunismo - divenne al contrario uno strumento per insinuare nella Chiesa la collegialità di matrice rivoluzionaria, il relativismo ed il liberalismo. Certo, allora principi posti in essere non avevano ancora trovato piena realizzazione, ma nei decenni che seguirono quell'infausto evento le convergenze parallele dimostrarono quanto avevano ragione i profeti di sventura: la laicità dello Stato - divenuta oggi paganesimo anticattolico - era salutata allora come premessa di libertà per la Chiesa. Libertà di essere estromessa dalla cosa pubblica, col plauso dei suoi Presuli. La democratizzazione delle istituzioni ecclesiastiche - Conferenze Episcopali, Consigli, Assemblee permanenti, Sinodo dei Vescovi - ha portato all'hapax delle dimissioni di Benedetto XVI, che oggi vive in condominio con un successore che non ama chiamarsi Papa se non quando usa della propria autorità per proseguire sulla sinodalizzazione della Chiesa. Ed anche la liturgia, che è voce rituale della dottrina che esprime, ha scardinato la centralità di Cristo e del Sacerdozio, allargandosi ad un assemblearismo protestantizzante. Quel che all'inizio fu denunciato come impressionante allontanamento dalla dottrina ora si è dimostrato essere efficacissimo strumento per insinuare nel popolo l'idea che tutti i laici siano ministri del culto: cosa che il Concilio affermava equivocamente, ma che la liturgia - specialmente quella più disinvolta che si è diffusa come un'epidemia in tutte le chiese - ha saputo trasmettere quasi impercettibilmente alle masse. Un lettore laico all'ambone, una donna a dar la Comunione, un diacono permanente con moglie e figli a sostituire il parroco assente... Il compromesso: piccoli cedimenti quotidiani, tutti in nome del "cosa vuoi che sia", del "non sono queste le cose importanti". Siamo passati dai flabelli di Roncalli alle scarpe rotte di Bergoglio. Dal Papa Re al Vescovo delle periferie esistenziali.

Vi fu chi, allora, si levò per protestare ed ammonire Cefa. Ma quei pochi vennero derisi, trattati come poveri rimbambiti, defenestrati a colpi di rimozioni o di scomuniche. E nel frattempo gli autori del compromesso si preparavano una generazione di Prelati sin dai seminari e dagli Atenei pontifici, li promuovevano, imponevano loro la mitria o il galero. Coprivano le loro nefandezze e si avvalevano delle loro debolezze per garantirsi da essi riconoscenza, fedeltà ed obbedienza.  

Se la chiesa conciliare è oggi giunta a rinnegare apertamente gli insegnamenti evangelici ed i Comandamenti, è stato possibile solo dopo aver rinnegato per decenni il Magistero dei Papi e dei Concili senza che alcuno protestasse. Se è possibile sentir dire al Papa che la conversione degli infedeli è una solenne sciocchezza o che Dio non è cattolico, lo dobbiamo ad una serie di passi che sono stati compiuti in questa direzione da molto tempo: dagli abbracci di Montini al Patriarca Atenagora, al pantheon di Assisi di Giovanni Paolo II, inclusi i baci al Corano, i segni di Shiva in fronte, gli amoreggiamenti coi rabbini, le concelebrazioni con gli eretici, le censure di Benedetto XVI al Credo per non urtare la suscettibilità degli eterodossi sul Filioque (nientemeno che per la Messa papale dei Santi Pietro e Paolo in Vaticano!). Bergoglio, che non piega il ginocchio alla Consacrazione, si inginocchiava per ricevere la benedizione di un carismatico acattolico ieri, ed oggi si inchina a farsi benedire da un laico vestito da vescovo anglicano o per baciare i piedi dei galeotti musulmani. Il compromesso. 

Se Benedetto XVI poté rimuovere la tiara dal proprio stemma, lo fece come ulteriore passo dopo che Montini l'aveva deposta con gesto demagogico, e dopo che nei fatti la Segreteria di Stato aveva già dimostrato di saper esser più autoritaria del Papa, al pari degli altri organismi collegiali che spodestano i Vescovi nel governo delle loro Diocesi e il Sommo Pontefice nel governo della Chiesa universale. E' quindi coerente con quelle premesse che oggi Bergoglio possa parlare impunemente di conversione del Papato in chiave ecumenica: l'aveva già fatto con qualche timido distinguo Giovanni Paolo II, dopo aver peraltro inserito il collegialismo nel nuovo Codice di Diritto Canonico. 

Diceva Aldo Moro: «diviene indispensabile progettare convergenze di lungo periodo con le sinistre, pur rifiutando il totalitarismo comunista». Dice oggi Bergoglio: «una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova». E al Sinodo si fa altrettanto: si legittimano gli adulteri ad accedere ai Sacramenti pur affermando in teoria l'indissolubilità del Matrimonio. Questi non sono compromessi: sono contraddizioni che offendono la logica prima ancora della Verità rivelata.

Tutta la Gerarchia odierna - salvo rarissime eccezioni - è compromessa. Essa viene tutta da quei seminari, da quegli Atenei in cui insegnavano ed insegnano ancor oggi professori eretici e modernisti. I suoi Vescovi sono tutti impregnati di modernismo, sono tutti digiuni di filosofia, teologia, morale, liturgia, scrittura; molti di loro non sanno nemmeno il latino. Si sono formati con le fotocopie della Gaudium et spes in Istituti di Scienze Religiose, una sorta di Scuola Radio Elettra per chierici. Questi sono personaggi privi di qualsiasi spessore che, anche quando capiscono che qualcosa stona nei discorsi del Papa, possono solo andare su Google per metter insieme qualche informazione raccogliticcia. 

Gli stessi Presuli che si adoperano per ribadire la dottrina cattolica lo fanno richiamandosi alla fedeltà al Concilio, e con ciò dimostrano essi per primi di esser vittime di quel compromesso che Lei giustamente denuncia. Ed anche se in questo Sinodo riusciranno a scongiurare il peggio, ciò avverrà con ulteriori compromessi, a prezzo della Verità, e tra un altro paio d'anni si tornerà a rimettere in causa gli stessi principi, con il vantaggio di poter contare su un ulteriore cedimento, per quanto minimo, accordato oggi. Tesi, antitesi, sintesi: i soliti sistemi. 

Credo che, al di là della gravissima questione dottrinale e delle sue terribili implicazioni morali, sia da sottolineare l'assenza di una visione soprannaturale e di una dimensione spirituale. Anzi, diciamola brutalmente: non si ama Dio sopra ogni cosa. Se davvero vi fosse in questi Prelati un vero e sincero amore per Cristo e per la Chiesa prima e al di sopra di tutto, ogni compromesso si mostrerebbe nella sua inanità, anzi nella sua matrice luciferina, e farebbe orrore. Poiché il bene si accetta nella sua integrità, mentre il male si insinua anche in un solo punto, e da lì si espande e corrompe, vanificandolo, anche il poco di bene che lo dissimula. Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu

Pensiamo ai Martiri di Cristo: quanto sarebbe stato più semplice per loro scender a compromessi, evitando i tormenti e la morte. Solo qualche grano d'incenso dinanzi alla statua di Cesare. Il Battista avrebbe evitato la decollazione se avesse mostrato un po' di accoglienza per la relazione di Erode ed Erodiade, che pure mons. Coleridge non giudicherebbe scandalosa. E San Tommaso Moro si sarebbe risparmiato il patibolo se avesse avuto un po' di misericordia verso Enrico VIII. 

Le parole di certi Presuli suonano di una gravità inaudita perché contraddicono la santa Legge di Dio, vanificano l'opera della Redenzione, disprezzano il sangue versato per amore del Signore dai Testimoni della Fede ed ingannano i semplici, mettendo a rischio la loro salvezza eterna.

Chi Dio illumini le menti e infiammi i cuori dei buoni Pastori. E se molti emulano Pietro nel rinnegare il Signore, vi sia chi sappia coraggiosamente imitarlo seguendo Cristo sulla via della Croce.

Commenti

  1. Salve

    Se cerca il blog del Sig. Danilo Quinto, ora e'da poco sul Web

    DEHwebmaster

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