Il Sinedrio della Famiglia



Alcuni fedeli sono disorientati dalle recenti aperture della cosiddetta Gerarchia a proposito della disciplina sul Matrimonio. Leggo questo commento: 

Se vogliamo essere cristiani non possiamo che seguire ciò che Cristo stesso, e non la Chiesa, ha stabilito.


Mi permetterei di fare un distinguo macroscopico sulla Chiesa - che ci è madre e maestra, e che è indefettibile in virtù della promessa del Salvatore Nostro, e quella congrega di settarj che ne ha usurpato le cattedre ed infeudato le chiese - finanche la più alta, verrebbe da dire in questi ultimi anni - e che non è né madre ma matrigna, non maestra di verità ma divulgatrice di eresie. Da essa oggi prendono le distanze quanti, dal mai abbastanza deprecato conciliabolo di Roma, credevano di poter tenere insieme l'integrità della dottrina e le concessioni alla mentalità del secolo; con coloro che decenni orsono si volgevano altrove, quando vi era chi coraggiosamente denunciava nella deriva postconciliare le premesse di un'inevitabile apostasia.

Milioni di fedeli, migliaia di sacerdoti e Vescovi, centinaia di Cardinali. Tutti a fingere di non capire, o forse in buona fede persuasi che quanto via via si vedeva prima taciuto e poi negato, col tempo avrebbe trovato un autorevole chiarimento. Tutti a baciare la Sacra Pantofola di Roncalli e Montini, salutando gli orrori liturgici come un necessario compromesso per non cedere in cose più importanti:

Che sarà mai un manipolo, in fin dei conti, o un semidoppio, o un Dominus vobiscum abbandonato, se alla fine continuiamo a credere le stesse cose. 

E non capivano che proprio l'aver osato costoro metter mano ad un semidoppio era il prodromo della legittimazione del concubinato, che chiamare Presentazione del Signore la Purificazione della Vergine era il primo passo verso la protestantizzazione della Chiesa; che sbianchettare il Te saeculorum Principem era un via libera alla laicità dello Stato ed alla estromissione della Chiesa dalla vita pubblica. 

Adesso qualcuno - pochissimi, in verità, specialmente tra quanti sono insigniti della Sacra Porpora o cinti della mitria - osa levar la voce contro le abominazioni che si vanno concretizzando in seno al Sinedrio della Famiglia. E privatamente umiliano cautissime e circostanziatissime missive al Sacro Piede, salvo poi vedersi bollare come sediziosi e cospiratori dai ben noti pennivendoli accreditati presso la Sala Stampa Vaticana. E coloro che si sbrodolano con la tanto decantata parresia sono poi i primi a manovrare nell'ombra; quanti si riempion la bocca con la collegialità sono i primi ad esercitare un autoritarismo che avrebbe fatto impallidire Bonifazio VIII o Leone X. 

Ben vengano le denunce dell'attuale apostasia della setta infeudata in Roma. Ma se non si denunciano le cause, non è possibile combattere gli effetti che esse hanno indefettibilmente provocato. E che pochi lungimiranti profeti di sventura avevano già denunciato sin dai tempi di Roncalli, ahimè inascoltati, se non derisi od ostracizzati. 

Lasciamo che questo Sinedrio faccia cadere la maschera a tanti lupi sinora travestiti da agnelli. E preghiamo perché i buoni Pastori mettano finalmente da parte la diplomazia e la curiale prudentia, trovando il coraggio - come il Cardinal Burke - di affermare con orgoglio la propria appartenenza non già alla setta conciliare, ma alla Santa Chiesa di Cristo. 

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