La chiesa sinodale di Bergoglio



Ci risiamo: torna il trito refrain conciliare della collegialità. Anzi, secondo la vulgata bergogliana, della sinodalità. E' un tormentone cui siamo periodicamente sottoposti, e questa  volta l'occasione è nientemeno che la celebrazione del cinquantesimo anniversario dell'istituzione del Sinodo dei Vescovi, solennizzata dalla concomitanza con il Sinodo per la Famiglia. 

Lo squallore spettrale dell'aula Paolo VI, con l'orrida scultura bronzea di Fazzini e le volte cementizie da stazione ferroviaria, è stata scelta come degna sede in cui celebrare questo memorabile evento. 

Nella mentalità secolarizzata che impregna la chiesa postconciliare, si scorge l'idea che sia necessario di tanto in tanto rinnovare, svecchiare ora la disciplina, ora la liturgia, ora la morale: un approccio di marketing che prescinde, anzi nega e rifiuta il fatto che la vera Chiesa, così come l'ha istituita il suo divino Fondatore, sia già perfetta in sé e che non necessiti di alcun aggiornamento. La Chiesa di Cristo è cattolica; quella dei modernisti è conciliare, collegiale, ecumenica, adesso sinodale, e Dio sa cos'altro si inventerà questo Papa. 

Bergoglio dà il meglio di sé: la Chiesa deve diventare sempre più “sinodale” e in tale prospettiva “anche l'esercizio del primato petrino potrà ricevere maggiore luce”. “Una conversione del papato” che, anche in prospettiva ecumenica, trovi “una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova”. A cosa si debba convertire il Papato è fin troppo chiaro: allo spirito del secolo ed alle istanze dei nemici di Cristo. Quelle che Bergoglio addita come necessità attuali dell'evangelizzazione paiono parole vuote: la Chiesa ha come unico scopo la salvezza delle anime, la loro santificazione attraverso i Sacramenti, e questo non può cambiare nel tempo perché l'uomo ferito dal peccato originale e redento dalla Croce di Cristo è sempre lo stesso. Solo nella misura in cui - per usare un'espressione cara ai novatori - la chiesa conciliare è altro rispetto alla Chiesa Cattolica, le è possibile avere un'altra finalità e diversi mezzi per conseguirla.

E questo infelice tentativo di rendersi appetibili sul mercato, svendendo la verità e la bellezza della vera Chiesa, non conosce fine, perché nasce inficiato proprio dal voler essere al passo coi tempi, che sono mutevoli. Stat crux, dum volvitur orbis. E con il mondo ruota anche questa parodia infernale, mai sazia di novità, mai abbastanza prona al mondo, sempre ammiccante agli eretici, agli atei, ai nemici di Cristo. 

Non può ovviamente mancare un riferimento al Concilio Vaticano II, il quale afferma che “la totalità dei fedeli, avendo l'unzione che viene dal Santo, non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il Popolo, quando dai Vescovi fino agli ultimi fedeli laici mostra l'universale suo consenso in cose di fede e di morale”. Ed abbiamo qui una nuova versione pastorale del sensus Fidei: se il popolo ed una parte dei Vescovi sono concordi nel chiedere riforme - ammissione dei divorziati alla Comunione ed accoglienza dei gay tanto per fare un esempio a caso - ebbene quello è chiaramente un segno dei tempi cui, non fosse che in nome della sinodalità, occorre piegarsi. Così Francesco ha trovato pilatescamente il modo di lavarsene le mani, da buon gesuita: è la volontà della maggioranza che chiede a gran voce i cambiamenti in atto.

“Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell'ascolto. È un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare. Popolo fedele, Collegio episcopale, Vescovo di Roma: l'uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo, per conoscere ciò che Egli dice alle Chiese”. Si ripropone il trito bagaglio postconciliare: l'atteggiamento di ascolto, scontato come l'altra formula non meno vieta del farsi altro, con un ammiccamento all'equivoca espressione chiese che, se in senso ortodosso indicava nell'antichità apostolica le comunità locali, oggi viene più facilmente intesa con  riferimento alle sette scismatiche ed eretiche. 

Naturalmente la visione assemblearista di matrice rivoluzionaria, poi bolscevica e infine conciliare non si limita alla Chiesa universale, non sia mai: c'è tutta una serie di organi collegiali che è stata approntata per sradicare l'autorità dei Sacri Pastori: “il Consiglio presbiterale, il Collegio dei Consultori, il Capitolo dei Canonici e il Consiglio pastorale. Soltanto nella misura in cui questi organismi rimangono connessi col ‘basso’ e partono dalla gente, dai problemi di ogni giorno, può incominciare a prendere forma una Chiesa sinodale”. Sembra di sentir parlare un sindacalista: nella misura in cui. E poi la captatio benevolentiae verso la massa: organismi connessi col basso e che partono dalla gente. Gente che va benissimo quando viene strumentalizzata dalle solite conventicole di illuminati progressisti, ma che appena reclama una Messa tridentina immediatamente scade nella deriva plebiscitaria. E a quel punto, ecco i sedicenti Vescovi democratici tornare tutti ai tempi del Duodecimo. 

Ma la serqua degli organismi assembleari non si esaurisce al livello locale: non si possono dimenticare le Conferenze Episcopali, cui Bergoglio vorrebbe affidare ulteriori potestà decisionali rispetto a quelle che hanno già usurpato. L'auspicio del Concilio che tali organismi possano contribuire ad accrescere lo spirito della collegialità episcopale non si è ancora pienamente realizzato: “In una Chiesa sinodale, come ho già affermato, non è opportuno che il Papa sostituisca gli Episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori. In questo senso, avverto la necessità di procedere in una salutare decentralizzazione”. Siamo tutti avvisati: democraticamente imposta da Bergoglio, si prospetta un ulteriore depotenziamento del Papato. Ossia, per esser chiari: egli usa in forma tirannica l'autorità che gli è stata conferita, con lo scopo di demolirla, dimenticando che quell'autorità è indisponibile in quanto vicaria dell'unico Pontefice Gesù Cristo. 

E poi c'è ovviamente il Sinodo dei Vescovi, che “diventa espressione della collegialità episcopale all'interno di una Chiesa tutta sinodale”. Leggi democratica, nel senso moderno e che nulla ha a che vedere con l'istituzione gerarchica di tipo monarchico - anzi, si potrebbe dire proprio imperiale - che Nostro Signore ha stabilito e che il Concilio prima, con la Lumen Gentium, e Giovanni Paolo II poi, con la Sacrae Disciplinae, hanno contribuito a scardinare in chiave parlamentarista.

Per non far torto a nessuno, ecco la proskynesis alle sette: “L'impegno a edificare una Chiesa sinodale è gravido di implicazioni ecumeniche. Per questa ragione, parlando a una delegazione del patriarcato di Costantinopoli, ho recentemente ribadito la convinzione che l'attento esame di come si articolano nella vita della Chiesa il principio della sinodalità ed il servizio di colui che presiede offrirà un contributo significativo al progresso delle relazioni tra le nostre Chiese”, con l'immancabile maiuscola: le famose chiese cui accennavamo prima. 

Continua Francesco: “Sono persuaso che, in una Chiesa sinodale, anche l'esercizio del primato petrino potrà ricevere maggiore luce. Il Papa non sta, da solo, al di sopra della Chiesa; ma dentro di essa come Battezzato tra i Battezzati e dentro il Collegio episcopale come Vescovo tra i Vescovi, chiamato al contempo - come Successore dell'apostolo Pietro - a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell'amore tutte le Chiese”. Ma qui le chiese sono le diocesi dell'orbe cattolico o le sette scismatiche ed eterodosse? 

A suggello dell'urgenza di por mano al Primato Papale, ecco la citazione di Giovanni Paolo II: 

Quale Vescovo di Roma so bene che la comunione piena e visibile di tutte le comunità, nelle quali in virtù della fedeltà di Dio abita il suo Spirito, è il desiderio ardente di Cristo. Sono convinto di avere a questo riguardo una responsabilità particolare, soprattutto nel constatare l'aspirazione ecumenica della maggior parte delle Comunità cristiane e ascoltando la domanda che mi è rivolta di trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova. 

Sarebbe da capire - se non lo si fosse già compreso da decenni ormai - cosa i novatori considerino essenziale alla missione del Pontefice Romano. Certo è che l'inciso pur non rinunciando in nessun modo ecc. si scontra con quanto nei fatti Bergoglio intende realizzare. Dopo l'irrituale abdicazione di Benedetto XVI, salutata come un gesto profetico dai cosiddetti teologi progressisti, vien da pensare che si prepari un ulteriore declassamento - depaganizzazione ha scritto Boff - del ministero apostolico in chiave elettiva: una nomina a tempo? la compresenza di due papi incaricati uno della dottrina e l'altro della pastorale? un consiglio di esperti con poteri papali? un triumvirato con i capi delle sette?

D'altra parte, al di là degli aspetti giuridici di una eventuale riforma (sulla legittimità della quale è quantomeno opportuno interrogarsi), non si possono dimenticare i gesti eloquenti che hanno rappresentato sin dall'elezione la cifra di quest'ultimo Papa: la deposizione delle insegne visibili proprie del Romano Pontefice; l'ostentata insofferenza a qualsiasi forma cerimoniale; la decisione di abitare in un appartamento attiguo al Palazzo Apostolico e addirittura di pranzare in mensa, come un dirigente della Pirelli; la nomina di un collegio di consiglieri interposto tra la persona di Bergoglio e i Dicasteri Romani. Senza dimenticare le uscite possibiliste circa la breve durata del proprio pontificato. Se a questa serie di elementi si aggiunge l'atteggiamento personale di Bergoglio ed il suo piglio demagogico, si ha un quadro a dir poco desolante, e che non promette alcuna resipiscenza. 

Tutti questi fattori hanno contribuito e contribuiscono tuttora a privare il Papato della sacralità che gli è propria, banalizzandolo e destituendolo dell'autorità e della credibilità dinanzi alla Chiesa e dinanzi al mondo: umanamente parlando, è difficile immaginare un futuro Papa che - specialmente nella compagine attuale del Sacro Collegio - possa invertire la rotta, ritornando ad instaurare omnia in Christo.

Ritorniamo all'accenno alle chiese in chiave ecumenica e ci si permetta di ricordare le parole di un Papa cattolico quale fu Pio XI, il quale nell'Enciclica Mortalium animos ammoniva: 

[...] Tra costoro ci sono anche alcuni, benché pochi in verità, i quali concedono al Romano Pontefice un primato di onore o una certa giurisdizione e potestà, facendola però derivare non dal diritto divino, ma in certo qual modo dal consenso dei fedeli; altri giungono perfino a volere lo stesso Pontefice a capo di quelle loro, diciamo così, variopinte riunioni. Che se è facile trovare molti acattolici che predicano con belle parole la fraterna comunione in Gesù Cristo, non se ne rinviene uno solo a cui cada in mente di sottomettersi al governo del Vicario di Gesù Cristo o di ubbidire al suo magistero. E intanto affermano di voler ben volentieri trattare con la Chiesa Romana, ma con eguaglianza di diritti, cioè da pari a pari; e certamente se potessero così trattare, lo farebbero con l’intento di giungere a una convenzione la quale permettesse loro di conservare quelle opinioni che li tengono finora vaganti ed erranti fuori dell’unico ovile di Cristo.
A tali condizioni è chiaro che la Sede Apostolica non può in nessun modo partecipare alle loro riunioni e che in nessun modo i cattolici possono aderire o prestare aiuto a siffatti tentativi; se ciò facessero, darebbero autorità ad una falsa religione cristiana, assai lontana dall’unica Chiesa di Cristo. Ma potremo Noi tollerare l’iniquissimo tentativo di vedere trascinata a patteggiamenti la verità, la verità divinamente rivelata?

Altro che chiesa in ascolto: la Chiesa di Cristo si fa ascoltare e insegna senza lasciarsi influenzare dai potenti o dalle masse. E il popolo fedele ascolta e impara. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Nostro Signore non dice: se farete quello che vi consiglio, e nemmeno se farete quello che la maggioranza di voi e dei vostri pastori deciderà in un Sinodo contro i miei insegnamenti. 

La timida opposizione dei Pastori a queste terribili novità si preannuncia ardua e, sotto certi aspetti, quasi ininfluente: la maggior parte di quanti ancora conservano un barlume di ortodossia non ha il coraggio di denunciare il Concilio come causa prima di questa apostasia: non osa metterlo in discussione, e se lo fa si appiglia a cavilli - quale la pastoralità - che privano di efficacia qualsiasi azione correttiva. Se vi è uno scisma latente, esso è in atto per volontà dei novatori, non per la protesta coraggiosa dei buoni, che si ostinano a richiamarsi alla fedeltà al Vaticano II in una presunta antitesi alle deviazioni attuali. 

La conclusione del discorso papale è sconsolante, intrisa com'è del solito repertorio contestatario, “in un mondo che consegna spesso il destino di intere popolazioni nelle mani avide di ristretti gruppi di potere”. Gruppi di potere che naturalmente non vengono mai menzionati - e dire che di documenti magisteriali contro la Massoneria e il liberalismo ce ne sono parecchi - e che anzi spesso si trovano ad esser ricevuti con tutti gli onori in Vaticano. 

Senza parlare di quei gruppi di potere che, in senso alla chiesa conciliare, hanno manovrato il Concilio e il postconcilio e che oggi, tra San Gallo e Santa Marta, continuano a ordire trame oscure dietro il comodo paravento della sinodalità.   

Commenti

  1. Finalmente! Evviva! Ci è tanto mancato il contrappunto autorevole e corroborante del suo profondo e sofferente
    amore alla Santa Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo.
    Con sincera stima
    Giuliana

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    1. Cara Giuliana,

      La ringrazio per il Suo incoraggiamento. Come avrà capito, alcuni mesi fa mi ero proprio stancato di lottare contro i mulini a vento, ed avevo deciso di lasciar perdere il blog. Il peggiorare della situazione della Chiesa mi ha portato a riprendere a scrivere. E come vede, anche a pubblicare le immagini satiriche che mio nipote realizza con acume e bravura. Forse sono più efficaci le sue vignette dei miei discorsi. Vedremo. Ma mi creda: non sono sofferente, perché se c'è una cosa che non posso permettere a questa manica di eretici è di togliermi la serenità. Mi indigno, questo sì; ma la pace interiore che viene dalla preghiera e dal vivere alla presenza di Dio - con tutte le prove ch'Egli si degna di inviarci - è il modo migliore per non cedere alla disperazione o allo sconforto. Non dimentichiamo che, per quanto male riescano a fare i novatori che infestano la Chiesa, hanno i giorni contati. Lo sanno fin troppo bene. A noi non rimane che disturbare il manovratore, far riflettere le persone che sanno ancora esercitare il giudizio critico e - se non le paio troppo superficiale - saper colpire con la satira i saltimbanchi romani, che è la cosa che più li indispone.

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    2. Nostro Signore la benedica e , nella notte, lasci sgorgare dal suo cuore canti di gioia...

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  2. Grazie per le bellissime vignette e anche per gli articoli ne sentivo la mancanza.
    Un suo confratello che la segue da tempo.

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    1. Grazie a Lei, reverendo! Ho deciso di riprendere il "bonum certamen". Mi accorgo di essere stato un po' egoista a trascurare questo blog. Coraggio: si stanno risvegliando in molti dal torpore conciliare. Preghiamo che il Signore "auferat velamen de cordibus eorum".

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  3. Bentornato Cardinale. Mi ero stancato della sua stanchezza. All'attacco!

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