Nec nominetur in vobis



Noi Vescovi abbiamo il compito urgente di riconoscere e promuovere i carismi, i movimenti, e le realtà ecclesiali in cui la famiglia è veramente rivelata, questo prodigio di armonia, di amore per la vita e di speranza nell'eternità, questa culla della fede e scuola di carità. E ci sono tante realtà offerte dalla Provvidenza, insieme con il Concilio Vaticano II, nel quale viene offerto questo miracolo. 
Intervento al Sinodo di S.Em. il Card. Robert Sarah,
Prefetto della Congregazione per il Culto Divino

Sua Eminenza vorrà scusarmi, ma proprio non riesco a capire perché abbia concluso il suo intervento con un riferimento al Concilio. Personalmente stenderei una coltre (funebre) su quel deplorevole evento e cercherei - se non di condannarne le proposizioni deliberatamente equivoche - quantomeno di lasciarlo cadere in Lete. D'altra parte, i modernisti hanno messo in soffitta tutti i Concili Ecumenici, a parte il loro idoletto, che non meriterebbe nemmeno di essere definito secondo rispetto al Concilio Vaticano I, tanto lo spirito che impregna quello è opposto a quello che ha ispirato questo. 





Vorrei ricordare a Sua Eminenza che, se da un lato è lodevolissimo difendere la santità del vincolo coniugale monogamico, è altrettanto doveroso tener presente che quel vincolo naturale è santificato proprio in quanto immagine del rapporto unico, esclusivo, santissimo ed indissolubile che lega Nostro Signore alla Sua Chiesa. E ripeto: alla Sua Chiesa, non alle sette, né tantomeno alle idolatrie o al popolo deicida. E in virtù di questo parallelismo - che si trova sancito nella Sacra Scrittura - è inaccettabile tanto l'ecumenismo irenista partorito dal Vaticano II, quanto il revisionismo verso la condanna del popolo che un tempo fu l'eletto. Il Nostro Salvatore non è poligamo: ama la Sua Sposa in modo esclusivo e geloso, e non ammette adulterii. 

Quindi, se si vuole dare un esempio solido e credibile dell'indissolubilità del matrimonio naturale e di quello sacramentale, occorre per coerenza ribadire l'indissolubilità delle nozze tra Cristo e la Chiesa Cattolica, ripudiando come infami i tentativi di assimilare alla Santa Sposa del Signore le meretrici con cui dal Vaticano II molti prelati - e Papi - si accompagnano: abbracci ai Rabbini, amplessi con gli adoratori degli idoli, segni di Shiva in fronte, baci al Corano e via elencando. Ecco perché, se proprio non si osa dire chiaramente - come vorrebbe l'amore della verità ed imporrebbe l'onore di Dio - che il Vaticano II fu peggio del suo omologo di Pistoia; almeno si dovrebbe respingere senza equivoci ogni turpe commercio della Chiesa con chi le si è separato con l'eresia e lo scisma, o con chi nega la divinità stessa del Salvatore o adora i demoni. 

Finché la Gerarchia non si mostrerà fedele verso l'unico Sposo divino, non si potrà credibilmente pretendere fedeltà dal popolo cristiano, e men che meno da chi cristiano non è. Ecco perché non approvo, Eminentissimo Principe, quel Suo gratuito richiamo al Vaticano II. 

Se una madre chiede che i propri figli siano fedeli al coniuge, non può poi pretendere di esser creduta né seguita, se tradisce il suo sposo e si accompagna ad altri uomini, dicendo che anch'essi, anche se in modo imperfetto, partecipano delle virtù del marito legittimo. Sarebbe solo un'adultera che con l'esempio dà scandalo. E se non fosse a sua volta gelosa del proprio sposo, ma ritenesse che egli possa a sua volta accompagnarsi con altre donne, dimostrerebbe di non amarlo, di non onorarlo né di rispettarlo. Cristo ama solo la Chiesa Cattolica e la Chiesa Cattolica deve amare solo Cristo: unicamente con questa coerenza testimoniata con coraggio i Pastori potranno chiedere ai loro fedeli di essere a loro volta fedeli al coniuge. 

E non stupisce che Kasper & C. siano così disinvolti nell'accogliere e legittimare prostituite, adulteri e sodomiti: sono perfettamente coerenti con gli errori che professano in ambito teologico e, non di rado, con le deviazioni che praticano a livello morale.



E aggiungo: mi pare che il voler menzionare a tutti i costi il deprecato Concilio anche quando si tengono dei discorsi lodevoli suoni quasi come un tributo obbligato all'ecclesiastically correct, un modo per non farsi linciare od esser tacciati di tradizionalismo. Purtroppo sono solo eminentissimi Presuli a farlo: addirittura mons. Fellay - si parva licet - è caduto in passato nella tentazione di menzionare il Concilio, affermando che non tutto ciò che afferma è erroneo. Per non parlare dei cosiddetti conservatori, tutti presi a tirar per i capelli questo o quel passo conciliare, al solo scopo di assicurarsi uno strapuntino nel salotto buono. 

Capirai: se in una pietanza si usano tutti gli ingredienti buoni ma al posto di uno solo si sostituisce il veleno, quel che ne risulta è un cibo interamente avvelenato, punto e basta. Diciamolo, gridiamolo, argomentiamolo. E smettiamola di sentirci inferiori a quei soloni che, sul versante opposto, disprezzano tutti i Concili per idolatrare solo quell'unico che non merita di esser definito tale: non solo per i contenuti, ma anche per come è stato utilizzato per scardinare la dottrina, la morale, la spiritualità, lo spirito di penitenza, la visione soprannaturale, la liturgia, il diritto, l'arte, la musica e Dio sa cos'altro.

Seguiamo il monito di San Paolo: nec nominetur in vobis

Commenti

  1. La Verità vi farà liberi !!

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  2. te porti l'abito... confessa...^__^) GRANDE!!!! abbiamo gli stessi sentimenti...

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