Ipsa conteret: lo scacco matto a Satana



A proposito dell'articolo di don Elia, Scacco matto?




Don Elia mette in evidenza - a ragione - un problema da non sottovalutare, e cioè lo scacco di Bergoglio alla Fraternità San Pio X. Il passo su cui vorrei soffermarmi è questo:
Nonostante le apparenze, siamo alle prese con un’astuzia mefistofelica che sta imponendo uno spirituale sistema totalitario, tale da non ammettere la minima eccezione. Pensate alla decisione unilaterale, di cui si vocifera da mesi, di erigere una prelatura personale per la Fraternità San Pio X: che sia un modo per metterne i membri davanti ad un aut… aut in cui saranno costretti a scegliere tra due opzioni entrambe letali? «Io ti offro senza condizioni una soluzione che nessun papa ti ha mai proposto prima, dimostrando così al mondo una generosità inaudita. Ma, se accetti, da quel momento in poi mi dovrai obbedire sottomettendoti alla disciplina vigente, da cui finora eri di fatto esonerato; se invece rifiuti, ciò si potrebbe considerare un atto formale di rottura della comunione ecclesiastica e ti scomunicheresti da solo, attirandoti biasimo e condanna universali. In ogni caso sarebbe la fine della Fraternità, se non immediata, almeno prossima; io però passerò alla storia per aver voluto risolvere la questione con un gesto di liberalità senza precedenti». Chi avrà deciso di entrare nella nuova struttura, rischierà di essere gradualmente assimilato o rinchiuso in una riserva; chi avrà deciso di restarne fuori, se finora c’era un dubbio, a quel punto risulterà scismatico a tutti gli effetti. In parole povere, l’offerta potrebbe rivelarsi uno scacco matto: non si potrà non scegliere, ma comunque si sarà scelto, sarà una catastrofe.

E' ben vero che l'offerta di Bergoglio è estremamente allettante, come lo erano i cadeaux di Giovanni Paolo II alla Fraternità San Pietro ed all'Istituto Buon Pastore. Ma abbiamo sotto gli occhi il destino che questi due enti hanno avuto (in particolare il secondo), per cui la FSSPX può far proprio il timeo Danaos e declinare l'invito. Ammesso che sia disposta a farlo e che i suoi Superiori non si lascino sedurre dalle sirene romane.

Tuttavia non si tratta di uno scacco matto: non credo che un rifiuto della FSSPX cambierebbe le cose, visto che in ogni caso i motivi che hanno determinato la revoca delle scomuniche da parte di Benedetto XVI non sono sostanzialmente venuti meno. I temi controversi su cui la Fraternità chiede chiarezza alla Santa Sede rimangono tuttora irrisolti, anzi essi sono vieppiù compromessi dalle innovazioni dottrinali di Bergoglio: Amoris laetitia, ecumenismo ecc. 

Non dimentichiamo che Bergoglio sta perdendo l'appoggio di una parte del Clero e dei fedeli, anche se contestualmente acquista popolarità tra i nemici della Chiesa. I dubia dei quattro Porporati, il sostegno di non pochi Vescovi e sacerdoti a questi Prelati, lo sconcerto del laicato e delle associazioni
pro-vita sono segnali di una crisi imminente, forse - oserei dire finalmente - dell'esplodere di uno scisma peraltro già latente. 

Ed anche se Bergoglio si ostina almeno apparentemente ad ignorare la fronda e lo scontento di parte della Gerarchia, non può non considerare che la sua immagine di bonaccione tollerante e misericordioso subirebbe un duro colpo - almeno presso il Clero ed i fedeli - laddove egli mostrasse pubblicamente la propria indole tirannica ed intollerante con scomuniche, sanzioni canoniche, deposizioni di eminenti personaggi della Gerarchia. Le intemperanze cui egli indulge nei penetrali di Santa Marta - e di cui giungono solo soffocate eco - non susciterebbero la simpatia di quanti, ribelli alla disciplina dopo mezzo secolo di anarchia conciliare, dovessero assistere alle escandescenze di colui che, ad ogni apparizione in pubblico, non lesina frecciate a quanti innalzano muri e non costruiscono ponti. 

Questa ovviamente è e rimane una valutazione umana e politica dell'operato di Bergoglio. Ma se egli dovesse effettivamente adottare quelle misure persecutorie che la Scrittura indica come segni degli ultimi tempi; se si mostrasse quale Anticristo o precursore dell'Anticristo (uso volutamente il se per prudenza); se continuasse ad affermare dottrine palesemente eretiche e a negare le Verità cattoliche; a questo punto si passerebbe da un ambito di scontro umano e politico ad una visione prettamente escatologica, con una netta separazione tra figli della luce e figli delle tenebre. 

A questo punto, il rifiuto di un accordo da parte della FSSPX sarebbe marginale, e si porrebbe la questione della fedeltà dei Sacri Pastori e del loro gregge a Cristo, così come la necessità della loro opposizione ad un impostore che ha posto sulla Sede del Beatissimo Pietro il trono dell'abominazione e dell'empietà, secondo le profetiche parole di Leone XIII. Quando Roma perderà la fede e diverrà sede dell'Anticristo, come Nostra Signora ha annunciato a La Salette, non sarà più questione di scacco matto per la Fraternità, ma di quanto i suoi membri - speriamo piccola parte di un pusillus grex rimasto fedele alla Chiesa - saranno disposti a sopportare per amore di Dio. 

Davanti al comune nemico, sbiadiscono anche le dispute tra la lettera e lo spirito del Concilio, così come le valutazioni circa l'arroccarsi su posizioni di intransigenza preconciliare o fondamentalismo postconciliare, sulle quali peraltro non mi vedo del tutto d'accordo con don Elia. 

E forse, in quest'ottica di fine dei tempi, la persecuzione dell'Anticristo si svelerà nel suo squallore, prima ancora che nella sua ferocia, com'è  proprio di tutte le opere del Maligno e dei suoi miserabili seguaci. 

Non dimentichiamo che il vero scacco matto l'ha dato l'Onnipotente a Satana, quando nel Protoevangelo ha preannunciato che la Vergine avrebbe schiacciato il capo dell'antico serpente. Ipsa conteret. Ma questo non ci impedisce, oggi, di ripetere con fiducia quel versetto del Salmo 108, affinché nella prova finale quel pusillus grex abbia un Papa che lo guidi e non un mercenario che lo disperde.

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Le mie osservazioni proseguono qui.

Commenti

  1. Lo "scacco matto" è solo un'ipotesi. Il senso è che il rifiuto dell'accordo, dopo una concessione incondizionata, potrebbe apparire come un'autoscomunica ed essere sfruttato come tale. D'altra parte il tritacarne in cui stanno facendo passare gli istituti di orientamento tradizionale già riconosciuti non fa sperare in bene, perché è in totale contraddizione don l'apertura alla FSSPX. Per non risultare impopolare Bergoglio sa servirsi molto bene dei suoi collaboratori di Curia per fare il lavoro sporco.
    In ogni caso, se siamo veramente arrivati ad una fase escatologica o apocalittica, è chiaro che le questioni da me sollevate perdono mordente; ciò che intendo sottolineare, comunque, è che la fedeltà alla Tradizione e l'impari lotta che abbiamo davanti esigono una relazione autentica e profonda con Cristo, alla quale non basta la chiarezza intellettuale o il perfezionismo formale.

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    1. Reverendo don Elia,
      concordo con Lei, anche per la parte in cui accenna alla gara a chi trova più errori negli atti del magistero postconciliare. A dirla tutta, vi è chi indulge anche a disamine degli atti precedenti a Roncalli, contestando la riforma della Settimana Santa (peraltro a ragione, se la si guarda sub specie modernismi per così dire. Ma è evidente che non si può cadere nell'errore degli avversari, semplicemente capovolgendolo: una sorta di libero esame applicato agli atti ed alle norme papali, scegliendo quelle che più aggradano per questo o quel motivo. Per inciso, avevo io stesso formulato osservazioni analoghe in un mio articolo su questo blog, nel Febbraio del 2014 (http://opportuneimportune.blogspot.it/2014/02/iniziative-liturgiche-discutibili-e.html).

      Vi è poi un'altra osservazione che vorrei aggiungere, e che sono certo Ella condividerà, considerando che entrambi abbiamo una comune esperienza pastorale (una volta la chiamavamo cura d'anime) pluridecennale. Ed è questa: quel che di buono e di condivisibile vi è nel Concilio - e che nessuno dotato di buonafede e di equanimità può negare - si è rivelato ahimè un mero pretesto per render accettabili gli errori che i novatori volevano insinuare in un atto magisteriale di tale rilievo. Certo, nel Concilio ci sono testi edificanti ed alcuni che toccano aspetti della modernità che sino ad allora non erano ancora stati affrontati (e che forse bastava un'enciclica per esaurirli ampiamente). Ma come in una pozione avvelenata vi è sempre un liquido dolce e gradevole che nasconde l'amaro sapore del veleno, senza per questo render meno velenosa l'intera pozione; così negli atti conciliari, nella sua liturgia e del magistero papale postconciliare le cose buone che vi si incontrano non rendono meno venefici gli errori e le deviazioni. Accettare il Concilio sine glossa è impossibile, ma è quantomeno arduo - specialmente in una situazione di ignoranza generalizzata del Clero e del fedeli - discernere quanto va accettato e quanto va respinto. Ecco perché io mi sento più vicino alla Fraternità San Pio X, che ha il gran merito di aver colto questo veleno, preferendo rifiutarlo prudentemente, almeno finché non vi sia un Papa degno di tal nome che, con l'autorità datagli da Cristo, definisca una volta per tutte le proposizioni da condannare, i riti da abolire, i documenti da proscrivere.
      Volentieri leggerò la Sua risposta, che mi onora e per la quale sin d'ora La ringrazio.
      Baronio +

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    2. Baronio, Lei nel suo commento definisce perfettamente il conciliabolo; io aggiungerei che ai modernisti non interessano quelle sue parti che si possono accordare col magistero cattolico precedente, che sono come neurolettici da somministrarsi ai conservatori conciliari (o, se preferisce, alla destra modernista) per tenerli buoni; gli eretici danno il primato alla prassi (concetto marxista), tentando una sintesi hegeliana tra tesi ed antitesi (progressismo e conservatorismo, quest'ultimo estremamente utile alla rivoluzione eretica): l'esito lo stiamo vedendo sotto i nostri occhi in Bergoglio, e temo non sia finita qui. Quel che Elia non ha compreso (e che pare impossibile spiegargli) è che per distanziarsi definitivamente dall'eresia modernista occorre rifiutare lo «stat pro ratione voluntas», cioè il primato dell'azione, della prassi similmarxista degli eretici, basandosi invece su di un sostrato filosofico e teologico autenticamente cattolico e quindi decisamente preconciliabolare: il che non è certamente un arroccarsi su posizioni obsolete e antipastorali, ma è invece cercare di fondarsi su princìpi cattolici certi e sicuri basati su autori certamente cattolici e su Magistero certamente cattolico, proprio per autosomministrarsi un antidoto ai veleni modernisti, i quali come si sa sono estremamente sottili e pericolosi. La preghiera e la mistica, senza ferme guide filosofiche e dottrinali che impediscano il deragliamento dell'intelletto (considerato tomisticamente come una potenza dell'anima) possono ingannare e di fatto ingannano (lo dimostrano millenni di esperienza mistica cattolica); la malattia del mondo moderno parte dall'intelletto, e da questo deve cominciare la cura, una cura necessariamente radicale, e di cui i pastori hanno la responsabilità.

      Vincenzo

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    3. Caro Vincenzo,
      concordo con Lei sulla definizione di destra modernista. Quella destra - giova ricordarlo - che ai tempi dell'Indulto di Giovanni Paolo II, dopo decenni di militanza nel Movimento Sociale a cantar inni fascisti con don Giulio Tam altro non ha saputo fare che abbandonare la Fraternità San Pio X per scodinzolare dietro ai Vescovi conservatori, mendicando strapuntini in Curia, e che oggi si trova ad elemosinare un Dominus vobiscum nelle parrocchie epurate dei Francescani dell'Immacolata, ostinandosi a definire scomunicati quei sacerdoti ai quali sono debitori della loro prima formazione cattolica.

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    4. Il modernismo è figlio del liberalismo politico (lo Stato separato dalla Chiesa che fa a meno di Dio e della legge naturale ovvero dei Comandamenti sostituendoLo con la cosiddetta «libertà»); tale eresia infatti, tenuto conto delle sue varie sfumature, è in nuce uno sviluppo dell’assoluta libertà individuale proprio del liberalismo, in individualismo e soggettivismo dogmatico proprio del modernismo (così Billot). I modernisti ritenevano e ritengono (errando) che il cattolicesimo non possa sopravvivere nei tempi moderni se non accogliendo senza riserve i princìpi della filosofia moderna: soggettivismo, relativismo, immanentismo: di qui l'odio profondo, direi quasi «esistenziale» per la Chiesa cattolica (preconciliabolare), per la sua filosofia e teologia tradizionale e per la sua liturgia, e quindi la necessità dell'«aggiornamento».

      Vorrei si comprendesse che, come nel liberalismo politico, anche nel modernismo la «destra», i conservatori, i «moderati», cioè coloro che accettano, anche se in piccola parte o magari con beneficio d'inventario, i princìpi della filosofia e teologia nuova, sono perfettamente funzionali alla rivoluzione ecclesiastica, in altre parole aiutano (fors'anche senza volerlo) la fazione «radicale»; ciò che avviene anche, mutatis mutandis, in ambito politico. Così risultano più chiare le dinamiche Ratzinger-Bergoglio di cui tanto si discute.

      Grazie per lo spazio gentilmente concessomi.

      Vincenzo

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