La retorica del negativo, o lo gnosticismo in Bergoglio


Premessa

Lo scorso 6 Dicembre, in una delle sue estemporanee omelie mattutine in quel di Santa Marta, Bergoglio ha proposto a modello di pecorella smarrita nientemeno che Giuda Iscariota:
La pecora smarrita più perfetta nel Vangelo è Giuda: un uomo che sempre, sempre aveva qualcosa di amarezza nel cuore, qualcosa da criticare degli altri, sempre in distacco. Non sapeva la dolcezza della gratuità di vivere con tutti gli altri. E sempre, siccome non era soddisfatta questa pecora – Giuda non era un uomo soddisfatto! – scappava. Scappava perché era ladro, andava per quella parte, lui. Altri sono lussuriosi, altri… Ma sempre scappano perché c’è quel buio nel cuore che li distacca dal gregge. E’ quella doppia vita, quella doppia vita di tanti cristiani, anche, con dolore, possiamo dire, preti, vescovi… E Giuda era vescovo, era uno dei primi vescovi, eh? La pecora smarrita. Poveretto! Poveretto questo fratello Giuda come lo chiamava don Mazzolari, in quel sermone tanto bello: ‘Fratello Giuda, cosa succede nel tuo cuore?’. Noi dobbiamo capire le pecore smarrite. Anche noi abbiamo sempre qualcosina, piccolina o non tanto piccolina, delle pecore smarrite.
Lasciamo perdere la sintassi bergogliana, che rende gli spropositi dottrinali ancor più indigesti. Cerchiamo piuttosto di far chiarezza, anche riprendendo un suo precedente intervento sullo stesso tema.

La Scrittura

Di Giuda Iscariota, il Salvatore stesso disse:
Filius quidem hominis vadit, sicut scriptum est de illo; vae autem homini illi, per quem Filius hominis traditur: bonum erat ei si natus non fuisset homo ille. (Mt XXVI, 24)
Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!  
Il Vangelo ci indica Giuda anche come ladro:
Dixit autem hoc non quia de egenis pertinebat ad eum, sed quia fur erat et, loculos habens, ea quae mittebantur portabat. (Gv, XII, 6)
Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
E Nostro Signore dice:
Cum essem cum eis, ego servabam eos in nomine tuo: quos dedisti mihi custodivi et nemo ex his perivit, nisi filius perditionis, ut scriptura impleatur. (Gv XVII, 12)
Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura.
Gli Apostoli non si discostano da quanto afferma il Signore:
Tu Domine, qui corda nosti omnium, ostende quem elegeris ex his duobus unum accipere locum ministerii huius et apostolatus, de quo praevaricatus est Judas, ut abiret in locum suum. (At I, 24-25)
Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai designato a prendere il posto in questo ministero e apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto da lui scelto. 

I Santi Padri

La voce dei Santi Padri è sostanzialmente concorde nel considerare il suicidio di Giuda come una prova della disperazione della salvezza: con l'equilibrio che contraddistingue la dottrina cattolica, causa della dannazione dell'Iscariota non è il pur gravissimo tradimento del Signore, ma l'aver rifiutato di confidare nel Suo perdono e nell'infinito valore redentore del Suo sacrificio, del quale egli fu allo stesso tempo volontario cooperatore, avendolo consegnato ai Sommi Sacerdoti in cambio di trenta denari.

San Leone Magno chiama Giuda maestro del crimine, e quando Sant'Atanasio o più tardi Rufino parlano della morte dell'eretico Ario, si riferiscono direttamente a Giuda, al punto da farne un topos dell'iconografia e della teologia. Sulla stessa linea sono Sant'Ambrogio, Epifanio, San Gregorio Nazianzieno, il Venerabile Beda.

Nella Città di Dio (I, 3, XVII), Sant'Agostino conferma:
Chi si toglie la vita, è certamente un omicida. Un omicida tanto più colpevole, nell'uccidersi, quando meno è valido il motivo del suicidio. Se aborriamo a giusto titolo l'atto di Giuda, se la Verità proclama a gran voce che impiccandosi egli, lungi dall'espiarlo, ha aggravato il misfatto del suo esecrabile tradimento perché, disperando della misericordia divina, egli ha precluso a se stesso, con il suo funesto rimorso, ogni via verso una salutare penitenza (Mt. XXVII, 3-5), a maggior ragione deve astenersi dal suicidio colui che non ha nulla dentro di sé da punire con un simile supplizio! Infatti, suicidandosi, Giuda ha ucciso uno scellerato, ma perdendo egli stesso, colpevole insieme della morte di Cristo e della sua. Poiché, uccidendosi a causa del suo precedente crimine, si è reso colpevole di un ulteriore delitto. 
Per Sant'Agostino, Giuda è strumento, in sé radicalmente malvagio, dell’opera buona di Dio, perché quest’ultimo ha il potere di disporre, a vantaggio dei suoi, delle opere di chi gli è ostile. Nella misteriosa opera divina Giuda assurge al ruolo di “ignaro e dannato mezzo di salvezza”, le cui azioni malvagie sono a sua insaputa convertite in bene (Commento al Vangelo di Giovanni, 55, 5).

Il discorso di Bergoglio

Il 16 Giugno scorso, in occasione del discorso pronunciato per l'apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma, Bergoglio ha cercato di gettare un'ombra di dubbio sulla dannazione di Giuda, includendo anche l'Iscariota nel numero dei salvati. Fu in quella stessa circostanza che egli osò dire che Nostro Signore fa un po' lo scemo, frase blasfema poi modificata nella trascrizione fa un po' il finto tonto. Ma leggiamo cosa dice Bergoglio:
Mi è venuta tra le mani – voi la conoscete sicuramente – l’immagine di quel capitello della Basilica di Santa Maria Maddalena a Vézelay, nel Sud della Francia, dove incomincia il Cammino di Santiago: da una parte c’è Giuda, impiccato, con la lingua di fuori, e dall’altra parte del capitello c’è Gesù Buon Pastore che lo porta sulle spalle, lo porta con sé. E’ un mistero, questo. Ma questi medievali, che insegnavano la catechesi con le figure, avevano capito il mistero di Giuda. E Don Primo Mazzolari ha un bel discorso, un Giovedì Santo, su questo, un bel discorso. E’ un prete non di questa diocesi, ma dell’Italia. Un prete dell’Italia che ha capito bene questa complessità della logica del Vangelo. E quello che si è sporcato di più le mani è Gesù. Gesù si è sporcato di più. Non era uno “pulito”, ma andava dalla gente, tra la gente e prendeva la gente come era, non come doveva essere. 
Legger che Vézelay si trova nel Sud della Francia dovrebbe bastare per squalificare qualsiasi commento ulteriore, soprattutto se questo errore viene dal Papa, che si auspicherebbe faccia verificare il contenuto dei propri interventi prima di pronunciarli. (Vien da chiedersi se questo parlare a braccio non faccia parte della funzione scenica...) Ma parliamo di Bergoglio, che probabilmente considera i quattro punti cardinali come delle forme di vieto dogmatismo preconciliare e la geografia un'odiosa imposizione di chi crede d'aver la verità in tasca. Si tenga quindi per definito che la Borgogna è nel sud della Francia, e non si osi contestare il satrapo di Santa Marta.

Vediamo quindi di analizzare punto per punto le affermazioni di Bergoglio.

Mi è venuta tra le mani – voi la conoscete sicuramente – l’immagine di quel capitello della Basilica di Santa Maria Maddalena a Vézelay. Parliamo di un capitello della navata (comunemente identificato col numero 79 dagli studiosi, ascritto alla seconda metà del sec. XII), che si trova in cima al primo pilastro, sul secondo livello, entrando dopo il portale laterale destro, oltre il nartece (quello dove sono raffigurate l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività e l'Epifania). Diciamo che non è esattamente una delle immagini più visibili e note tra tutte quelle di Vézelay.

Da una parte c’è Giuda, impiccato, con la lingua di fuori, e dall’altra parte del capitello c’è Gesù Buon Pastore che lo porta sulle spalle, lo porta con sé. Questa interpretazione lascia quantomeno stupiti. Anzitutto perché non è suffragata da alcuna prova scientifica, ed in secondo luogo perché rappresenta un'ardita innovazione di cui è autore un personaggio a dir poco controverso.

L'iconografia

Partiamo da valutazioni storico-iconografiche: nel secolo XII non si hanno raffigurazioni del Buon Pastore né a Vézelay né a Autun, e pare quindi strano che un elemento orientale, certamente nuovo, venga impiegato in una scena marginale. A differenza poi dell'usuale rappresentazione di Cristo con la barba propria del Nazareno, qui il personaggio appare imberbe. Egli veste inoltre una tunichetta corta dei servi ed è scalzo: altro elemento che non concorda con l'iconografia canonica. Infine, il volto è deformato da una smorfia. E ancora: la direzione in cui si muove è di spalle rispetto all'altare: è chiaro che questa persona sta portando Giuda fuori della chiesa, camminando verso occidente, incontro alle tenebre. Inutile dire che, per l'importanza che riveste la simbologia nelle raffigurazioni medievali, è semplicemente assurdo pensare che l'ideatore di questo capitello abbia voluto in qualche modo rappresentare Nostro Signore che si carica sulle spalle Giuda in un supremo atto di misericordia e di perdono.

Il capitello del Vitello d'Oro
Tra l'altro, anche ammesso che l'immagine orientale del Buon Pastore possa esser stata adottata in una chiesa della seconda metà del sec. XII, non si comprende per quale ragione il capitello di Mosè dinanzi al Vitello d'Oro mostri un analogo personaggio - chiaramente un pastore che porta un agnello da sacrificare dinanzi all'idolo eretto da Aronne - con barba, calzari e volto ben più nobile ed elegante dell'altro.

E qui mi chiedo, en passant: come mai quest'attenzione quasi morbosa ad un oscuro capitello che mette in discussione secoli di Tradizione cattolica, e poi guarda caso nessun cenno ad esempio a quel demone che campeggia terrificante sull'idolo di Aronne, ricordando i polli sgozzati al pantheon di Assisi? Finché si tratta di distruggere la sana dottrina insinuando dubbi temerari, tutto va bene; ma appena la tanto decantata catechesi delle figure sconfessa l'ecumenismo conciliare, si passa oltre, fingendo di non vedere, e dimostrando così la malafede e la pretestuosità delle proprie argomentazioni.

Ad ogni modo, lo sguardo disgustato del personaggio che porta Giuda richiama il disprezzo della Sinagoga per il suo tradimento, rilevabile anche dalla narrazione evangelica, allorché i Sommi Sacerdoti si rifiutano di mettere nella cassa delle offerte il pretium sanguinis e lo destinano all'acquisto del campo del vasaio, detto Haceldama (Mt XXVII, 7-8).

Senza dire che, nella mentalità dell'epoca, l'idea che Giuda potesse in qualche modo essersi salvato non trova alcun riscontro, ed è quindi arbitrario applicare la disinvoltura dottrinale di un sedicente teologo dei nostri giorni alla devota spiritualità di un religioso del Medioevo, che si abbeverava ad esempio alla Passione di Cristo di San Gregorio Nazianzieno (329-390):
Ascolta, Giuda, tutto il bene che Egli [Cristo] ti ha fatto. Ti ha fatto uscire dalle tenebre dell'ignoranza, ti ha mostrato la luce della salvezza; ti ha fatto la grazia di numerosi miracoli. [...] Affidandoti tutto il denaro, ti ha tolto la scusa dell'indigenza. [...] Benché ti conoscesse alla perfezione prima del tuo crimine, non ha esitato a lavare i tuoi piedi criminali e a offrirti il Pane eucaristico. E dopo aver ricevuto da Lui questi doni, tu, il più odioso degli uomini, tu l'hai tradito, tu hai accettato il prezzo del sangue, forse eri travolto dalla cupidigia ma non hai scuse. [...] Tu non hai alcun motivo per avanzare pretesti, [...]  neppure se tutto l'inferno accorresse in tuo aiuto e diffondesse su tutta la terra le sue perverse ragioni. 
Ma il committente del capitello di Vézelay doveva aver letto anche il Carmen Paschale di Sedulio (del sec. V, anche autore degl'inni di Natale e dell'Epifania), che definisce Giuda
essere sanguinario, feroce, temerario, insensato, ribelle, perfido, crudele, bugiardo, venale, iniquo, fellone impietoso, barbaro traditore, empio malfattore,
o il Liber Evangeliorum (composto tra l'863 e l'868 dal monaco Otfrid) ed il manoscritto degli Officia di New Minster (sec. IX). Né si dimentichino le Vite di Giuda ed i misteri medievali tedeschi, inglesi, francesi e italiani. Molti elementi di queste narrazioni si ritrovano pochi decenni dopo nella Legenda Aurea del beato Jacopo da Varazze e continuano nelle leggende in latino ed in vernacolare dalla Catalogna alla Boemia, dal Galles alla Finlandia o alla Russia, passando per la Bulgaria.

Capitello della Cattedrale di Autun
Solo per citare alcuni esempi, i rilievi delle colonne del ciborio di San Marco a Venezia (provenienti dalla spoliazione di Costantinopoli del 1204 e risalenti al sec. VI) presentano le scene della restituzione dei trenta sicli al tempio e dell'impiccagione, ma anche nel capitello della Sala Capitolare della Cattedrale di Autun (di Gislebertus, sec. XII), il suicidio di Giuda segue l'iconografia che gli affianca dei demoni.

L'arbor infelix cui si impicca Giuda è contraltare dell'arbor decora et fulgida, ornata Regis purpura, sul quale è crocifisso Cristo.

Il timpano della chiesa di Sainte-Foy de Conques (sec. XI) è ancora più esplicito, laddove mostra Satana che troneggia come in maestà al centro dei dannati, e l'Iscariota impiccato alla sua sinistra. Giuda ha una borsa intorno al collo, mentre un serpente gli si avvinghia alle gambe, e un diavolo continua ad impiccarlo. All'inferno, Giuda sarà impiccato in eterno.

Giuda nella letteratura ebraica anticristiana

Andrebbero anche anche ricordate le Toledoth Yeshu (תולדות ישו), racconti di matrice ebraica antichissimi (II sec.), che profferendo irripetibili bestemmie contro il Nostro Salvatore, facevano una parodia dei Vangeli e mostravano in Giuda una sorta di astuto ed eroico Anticristo (ne accenna anche Tertulliano, nel De spectaculis, 36). Inizialmente trasmesse in forma orale, le toledoth vennero trascritte tra il IV e il VI secolo. Rimasero - comprensibilmente - confinate in ambito ebraico per secoli e si diffusero, sia pure in versioni differenziate, in tutta l'Europa e nel Medio Oriente e ne sopravvivono un centinaio di redazioni. La lingua originaria era forse l'aramaico, ma la maggioranza dei manoscritti è in ebraico, con versioni più tarde in arabo, giudeo-persiano, giudeo-tedesco (Yiddish) e giudeo-spagnolo (Ladino).

Il primo esplicito e dettagliato resoconto di una versione ebraica sacrilega delle vicende di Gesù risale al IX secolo ed è dovuto allo zelo dell'arcivescovo di Lione Agobardo (778-840). Delle toledoth parlano anche il suo successore Amolone (841-852), nel suo Liber Contra Judaeos, e Rabano Mauro, arcivescovo di Magonza (Contra Judaeos, 847), testimoniando che la notizia delle toledoth e del loro contenuto offensivo si stava diffondendo ampiamente, suscitando indignazione fra i Cristiani.

Nella versione che Johann Christoph Wagenseil riporta delle Toledoth (cfr. la Tela Ignea Satanae), appare - tra le ripugnanti bestemmie contro Nostro Signore e la Vergine Ss.ma - un passo in cui, nel corso di un combattimento aereo, Giuda e Gesù si sporcano reciprocamente (non diremo con quali fluidi, ma si sappia che ricompaiono nei rituali magici di Marina Abramović, et de hoc satis). Nel discorso di Bergoglio, immediatamente dopo la menzione di Giuda e come passaggio quasi logico, leggiamo:
E quello che si è sporcato di più le mani è Gesù. Gesù si è sporcato di più. Non era uno “pulito”, ma andava dalla gente, tra la gente e prendeva la gente come era, non come doveva essere. 
Davvero non si riesce a comprendere il passaggio tra il riferimento al fratello Giuda di don Mazzolari (giunto a Beroglio per il tramite di padre Cantalamessa) e quel Gesù si è sporcato di più. Non era uno “pulito”, che quasi riecheggia i racconti delle toledoth. Devo ammettere che il solo pensiero mette i brividi.

Difficile immaginare che un pio monaco di Vézelay, avendo notizia di queste immonde parodie dei Vangeli, osasse anche solo minimamente far propria una riabilitazione di Giuda, non fosse che per l'apprezzamento di cui il traditore godeva presso i Giudei.

Le fonti di Bergoglio

Vediamo poi come Bergoglio potrebbe essersi ritrovato in mano un'immagine del capitello di Giuda. L'ipotesi più semplice è che essa facesse parte del corredo fotografico dell'opera Il vangelo di Marco. Immagini di redenzione, di Eugen Drewermann, pubblicata nel 1994. E chi potrà mai essere questo Drewermann? Ancora una volta, l'inesausto repertorio bergogliano attinge alla letteratura ereticale contemporanea, facendo propri i farneticamenti di uno spretato, condannato nel 1992 per le sue tesi eterodosse in favore del suicidio e del suicidio assistito, oltre ad altri deliri di matrice psicanalitica contro il celibato ecclesiastico, la negazione della Resurrezione e la non storicità dei Santi Vangeli. Un individuo, tanto per capirci, che nel 2005 ha pubblicamente apostatato la Fede cattolica. Chi avrà la pazienza di approfondire il curriculum di Drewermann, vi troverà inquietanti analogie con le convinzioni di Bergoglio in materia di formazione sacerdotale. Nel 2008 ha pubblicato un'opera dal titolo emblematico: Giordano Bruno. Il filosofo che morì per la libertà dello spirito. Nel 2014, ossia nove anni dopo l'apostasia annunciata in televisione, questo pseudo-teologo ha predicato gli esercizi spirituali a due comunità di monaci benedettini (quella locale e quella di Melk) presso l'Abbazia di Sankt Lambrecht, in Austria (vedi qui).

Si noti che il tema del ruolo salvifico di Giuda è un elemento di matrice gnostica che ricorre anche nella setta neocatecumenale di Kiko Argüello (vedi qui) di cui padre Raniero è adepto.

Lo gnosticismo di "nostro fratello Giuda"

Risale a pochi anni or sono la traduzione del cosiddetto Vangelo di Giuda, testo eretico ed apocrifo scritto tra il 130 ed il 170 (e ritrovato in Egitto nel 1978), in cui l’Apostolo che tradisce lo fa nella piena consapevolezza di realizzare l’opera della Redenzione in conformità al volere divino (cfr. Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, I, 31, 1).

Giuda non è qui il traditore, ma assumendo la funzione di simbolo della comunità gnostica perseguitata dalla grande Chiesa, risulta essere l’unico eroe giusto della storia. Giuda tradisce per liberare lo spirito di Gesù, emancipandolo dalla sua carne; il motivo per cui il Gesù rappresentato nel Vangelo di Giuda è radicalmente diverso da quello neotestamentario è proprio nella dinamica dell’Incarnazione. Il Cristo gnostico presentato nel Vangelo di Giuda è un puro spirito imprigionato nella materia, mentre quello cattolico rappresenta realmente l’Incarnazione del Verbo “che per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

Secondo lo gnosticismo, la forma umana è una prigione per l'anima; in tale ottica, il tradimento di Giuda (nel senso etimologico del termine, quello di traditio) permise a Gesù di liberarsi dai suoi vincoli fisici. Secondo il Vangelo di Giuda gli insegnamenti gnostici non furono impartiti a tutti gli Apostoli, ma rivelati privatamente da Gesù al solo Giuda, ritenuto più degno degli altri Apostoli.

Si ritiene che fosse il testo sacro fondamentale dei Seziani, in quanto è citata la "stirpe di Set" come stirpe degli eletti, o comunque dei Cainiti, i quali tenevano in gran conto tutti i personaggi ritenuti riprovevoli nell'Antico Testamento, come Esaù, Cam, gli abitanti di Sodoma e Gomorra, lo stesso Giuda Iscariota e Caino, da cui la setta prese il nome, poiché essi avevano sofferto ed erano stati maledetti da Hysteraa, il Demiurgo, il Dio crudele veterotestamentario. Infatti, in un passo di tale vangelo, Gesù deride i discepoli che pregano l'entità che loro credono essere il vero Dio, ma che è in realtà il malvagio Demiurgo.

Non si dimentichi, a tal proposito, quanto una certa teologia postconciliare insista sulla presunta opposizione del Dio tremendo dell'Antico Testamento al Dio misericordioso del Nuovo, quasi si trattasse di due entità distinte, in chiave chiaramente gnostica, o se vogliamo manichea e marcionita.

Andrebbe ricordato anche Origene, che nel Contra Celsum, pur condannando Giuda, vede nel suo tradimento un male contingente che verrà superato in una prospettiva di progressiva redenzione, in vista di una finale apocatastasis che ricomprenderà nella pienezza divina del Logos tutte le creature. Secondo questa visione, tutti i malvagi, compreso il diavolo, verranno redenti in un’eterna vivificazione che trascende il male storico. Il Concilio di Costantinopoli del 553 condannò l'apokatastasis di Origene.
Si quis dicit aut sentit, ad tempus esse daemonum et impiorum hominum supplicium, eiusque finem aliquando futurum, sive restitutionem et redintegrationem esse (fore) daemonum aut impiorum hominum, anathema sit. 
Se qualcuno dice o pensa che il castigo dei demoni e degli uomini empi è temporaneo o che esso avrà fine dopo un certo tempo, cioè ci sarà un ristabilimento (apocatastasi) dei demoni o degli uomini empi, sia anatema.
Ma è poi quel che sostenne nel sec. XVII anche Leibniz, che riflette su come Dio abbia considerato positiva l’esistenza di Giuda nel quadro del migliore dei mondi possibili, in cui la sua azione, seppur peccaminosa, è a vantaggio di un bene più grande, ovvero la mirabile economia redentiva. Assistiamo qui al capovolgimento della felix culpa di Adamo.

Ritroviamo il pensiero di Origene anche in Friedrich Schleiermacher, Karl Barth, Hans Urs von Balthasar, Adrienne von Speyr, Adriana Zarri, Paolo De Benedetti, Luigi Lombardi Vallauri, Vito Mancuso.

Cantalamessa e Mazzolari

Il Venerdì Santo del 2014 padre Raniero Cantalamessa, Predicatore della Casa Pontificia, ha ripreso il tema della presunta conversione in extremis di Giuda, citando un altro personaggio del bestiario modernista: don Primo Mazzolari (1890-1959), additato come anticipatore del Vaticano II e sostenitore della Chiesa dei poveri, della non-violenza, della libertà religiosa, del pluralismo e del dialogo coi lontani. L'anno dopo, a suggello dell'autorevole panegirico coram Pontifice, è stato avviato il processo diocesano di beatificazione del parroco di Bozzolo. E quest'anno lo stesso Papa lo ripesca nel discorso a San Giovanni in Laterano e in quello di Santa Marta, sempre per parlare di Giuda.

Nella sua omelia del Venerdì di Parasceve, padre Cantalamessa afferma:
È rimasta famosa l’omelia che tenne un Giovedì santo don Primo Mazzolari su «Nostro fratello Giuda». «Lasciate — diceva ai pochi parrocchiani che aveva davanti — che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro». [...] Giuda aveva un’attenuante che noi non abbiamo. Egli non sapeva chi era Gesù, lo riteneva solo «un uomo giusto»; non sapeva che era il Figlio di Dio, noi sì.
E dov'era Giuda quando il Signore ridava la vista ai ciechi, sanava i lebbrosi, guariva i paralitici, faceva risorgere Lazzaro, moltiplicava i pani e i pesci? Ah sì, a rubare i soldi del tesoro apostolico destinato ai poveri o a criticare la peccatrice per aver sprecato il balsamo profumato per ungerne i piedi di Cristo, come oggi vi è chi defrauda i fedeli del tesoro della Chiesa venendoci a predicare dottrine eretiche e rende sempre più squallido e profano quel che rimane della liturgia, contro il presunto trionfalismo tridentino. Tra l'altro, il pauperismo d'accatto tanto in voga sotto Bergoglio ricorda le speciose argomentazioni di Giuda:
Dixit ergo unus ex discipulis ejus, Judas Iscariotes, qui erat eum traditurus: quare hoc unguentum non vaeniit trecentis denariis, et datum est egenis?  (Gv XII, 4-5)
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: "Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento danari per poi darli ai poveri?"  
Osservazione che sorge spontanea, dopo che si è avuta notizia dalla stampa degli sconsiderati investimenti dell'APSA in spericolate operazioni con Goldman Sachs e a sostegno della Clinton come candidata alle elezioni presidenziali americane...

Ma torniamo a don Mazzolari: nel Novembre del 1957 l'Arcivescovo di Milano, Giovan Battista Montini, lo chiama a predicare le Missioni presso la propria Diocesi; nel Febbraio del 1959 Papa Giovanni XXIII lo riceve in udienza privata e lo saluta pubblicamente quale tromba dello Spirito Santo in terra mantovana. Paolo VI ebbe a dire:
Hanno detto che non abbiamo voluto bene a Don Primo. Non è vero. Anche noi gli abbiamo voluto bene. Ma voi sapete come andavano le cose. Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a stargli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto noi. Questo è il destino dei profeti
Certo che sappiamo come andavano le cose, quando la Chiesa era cattolica tout-court: nel 1935 il Sant'Uffizio condanna il suo libro La più bella avventura; nel 1943 condanna Impegno con Cristo; nel 1945 condanna Impegni cristiani, istanze comuniste; nel 1949 don Primo è richiamato per l'impegno filosocialista sul suo quindicinale Adesso; nel 1951 gli viene imposta la chiusura dello stesso periodico; nel 1954 il Prefetto Card. Ottaviani ordina una severa ammonizione del sacerdote, impone l'attenta e severa revisione ecclesiastica dei suoi scritti e gli vieta di predicare fuori dalla parrocchia. Nel 1958 viene condannato il suo libro Tu non uccidere. L'ultimo decreto del Sant'Uffizio è del 1960, post mortem, che ribadisce il divieto di pubblicare i libri di don Mazzolari già condannati.

Ma a ben guardare, quasi tutti i cosiddetti profeti postconciliari annoverano nel proprio cursus honorum scomuniche, condanne, riduzioni allo stato laicale, privazione dell'insegnamento, divieto di predicare ecc. A proposito di ermeneutica della continuità...  E in questo poco differiscono dai più noti eretici di ieri, di cui Bergoglio celebra le ricorrenze centenarie. 

La retorica del negativo

Ecco quindi il fil rouge che unisce Primo Mazzolari, Eugen Drewermann, Raniero Cantalamessa e Bergoglio: il traditore, Giuda. Ma anche Lutero, come abbiamo visto recentemente.

Questa apologia di Giuda rientra nella casistica del Cicero pro domo sua. Pare che, riabilitando i peggiori personaggi della storia, Bergoglio voglia rassicurar se stesso e suoi caudatarj, cui forse un rimasuglio di rimorso deve pur rimproverare i peggiori eccessi. Così, a furia di allargar le maglie della divina giustizia dissolvendole in un buonismo bonaccione, costui confida di trovar salvezza nonostante le colpe onde s’è macchiato dinanzi alla Maestà di Dio e alla Chiesa.

Non si sa dove egli voglia andare a parare con questo revisionismo conciliarista che contraddice la verità rivelata, le stesse parole del Salvatore, il consenso unanime dei Padri e la voce della Tradizione. Il problema è che egli sta indicando ai fedeli, come modelli di vita cristiana, il peggio del peggio: con tali esempi coi quali confrontarsi, spera forse di far cassa, intruppando nelle sparute schiere dei novatori una bolgia di tizzoni d’inferno ed altri personaggi impresentabili.

Ma dal Papa non si dovrebbero udire spropositi del genere. Discorsi che si potrebbero immaginar ambientati in una fumosa osteria, dove empi e viziosi, la stecca da bigliardo in mano, menan vanto tra un'imprecazione e l'altra di non aver ucciso nessuno, e di esser quindi dei galantuomini. Gli stessi che deridono - trovando in Bergoglio un insperato complice - i bigotti, gli integralisti, quelli che mangiano di magro il venerdì ma hanno l'amante e chissà cos'altro nascondono. Gli stessi dai quali sentiam dire Meglio un buon laico che un cattivo prete, o altre banalità qualunquiste. Non stupiamoci se prima o poi Bergoglio giungerà a porsi dei dubbi su Satana stesso: alla fine – ci verrà a raccontare – era un buon diavolo e Dio l’avrà perdonato, come auspicava Origene o come farneticavano i Cainiti.

Secondo Bergoglio, Nostro Signore prendeva la gente come era, non come doveva essere. Così dicendo egli bestemmia la Passione di Cristo, che si è immolato per redimerci col proprio Sangue, dandoci un esempio, perché non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia (I Pt 2, 24). Se non siamo chiamati a cambiare, a scegliere il dover essere della Sua santa legge, a che è servito il Sacrificio di Cristo? A cosa i dolori della Vergine ai piedi della Croce, il sangue dei Martiri? Con quale ardire, mi chiedo, si possono dire parole tanto sacrileghe?

Tranquillizzare l'animo dei semplici dinanzi al peccato, lungi dal condurli alla beatitudine eterna, serve solo ad anestetizzare la coscienza e a renderle tollerabili anche le colpe peggiori, spalancando loro le fauci dell'inferno. Ma questo è un tradimento, che fa di chi se ne macchia un novello Iscariota.

Se questo è il tradimento che il Corpo Mistico di Cristo deve affrontare per seguire le orme del Maestro, ci troviamo ad esclamare con Nostro Signore: Quello che devi fare, fallo presto (Gv XIII, 27).


Commenti

  1. non può essere in continuità con l'insegnamento di Gesù perchè è più bravo e misericordioso ...lo spirito che l'illumina poi ci porta dritti dritti all'inferno....

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  2. Il papa e Giuda: un tema piuttosto ricorrente
    http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2016/documents/papa-francesco_20160203_udienza-generale.html
    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_udienza-1527354.html

    http://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2016/4/11/domussanctaemarthae.html
    http://www.ilmessaggero.it/rubriche/tra_cielo_e_terra/giuda_si_era_pentito_dio_lo_aveva_perdonato_allora_l_inferno_e_davvero_vuoto-1665499.html

    http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2016/documents/papa-francesco-cotidie_20161206_giuda-e-pecora-smarrita.html

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  3. Credo vi è sfuggita l'omelia del 6/12/2016
    http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/06/il_papa_celebra_la_messa_a_casa_santa_marta/1277109

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    1. Grazie per la segnalazione. Ho aggiunto una premessa all'articolo.

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  4. voce di uno che grida nel deserto9 dicembre 2016 23:38

    quando vedrete l'abominio della desolazione entrare nel luogo santo,quelli che si trovano nella Giudea fuggano sui monti...non credo che resti molto tempo prima che l'ira di Dio ci piombi addosso.PRIMA GIUDA,POI LUTERO,PRESTO L'ANTICRISTO,non ci sono più dubbi che siamo in piena apocalisse con il falso profeta che occupa la cattedra di San Pietro

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    1. Ma il bello è che ha ipnotizzato masse incredibili di gente, gente che si dice e si crede ancora cristiana ma che invece segue un falso profeta, un lupo travestito da agnello, che si è circondato da uno staff di altri lupi più o meno mascherati. Ma il suo tempo, probabilmente, sta per scadere, deve essere stato abbreviato, per forza, altrimenti come ci ha avvertito NSGC "anche i più saldi nella fede verrebbero ingannati". Aspettiamoci quindi qualcosa di grosso per l'anno prossimo in Europa, sia a livello politico che in ambito della ex Chiesa Cattolica (del resto non sono entrambi in mano a massoni satanisti questi centri di potere?).

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  5. L'altro Giuda impiccato citato da Bergoglio (sostenuto da due diavoli!!):
    [URL=http://funkyimg.com/view/2kK4h][IMG]http://funkyimg.com/i/2kK4h.jpg[/IMG][/URL]

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  6. ci voleva un bergoglio per accorgersi che l'ANTICRISTO è IN vATICANO !

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  7. Mi complimento per questa dotta ed accurata analisi e condivido totalmente il giudizio sulla deprimente situazione dell'attuale pontificato.
    Una piccolissima nota a margine: che io sappia - se non vado errato - padre Raniero Cantalamessa fa parte del Rinnovamento nello Spirito.

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    1. Sto lavorando all'articolo anche oggi: è molto più complesso di quel che pensassi... E vi ho aggiunto appunto un riferimento al Vangelo di Giuda ed a Kiko Arguello. Ma anche altre osservazioni che, più si approfondisce il discorso, più lasciano sconcertati.

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  8. Complimenti anche da parte mia. Effettivamente se, come oggi insegna il magistero, gli ebrei sono salvi anche senza aver riconosciuto Gesu' Cristo, come potrebbe essere dannato Giuda? E se come insegnavano Martini e Verzè e come ripete Bergoglio la salvezza si ottiene camminando mano nella mano come non stringere le mani di chi ne ha più bisogno Pannella, Bonino, Napolitano, Fidel Castro, Morales, Hillary e compagnia di sangue ? Tutto bello e commovente. Resta solo da capire perchè non stringa quelle di chi non è di sinistra. Evidentemente per questi la salvezza non la vuole. Gnosticismo puro. Mala fede. Siamo già oltre, molto oltre, Lutero.

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  9. Per quel che valgono, i miei complimenti. Non ci faccia mai mancare la sua catechesi. Anna Garenna

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  10. Lo Gnosticismo è una corrente filosofica, che da molto tempo si è insinuata nella "cristianità", corrompendola dall'interno fino a raggiungere lo scopo di cancellare il NOME del MESSIA per sempre!!!

    La Religione corrotta mondiale (non solo la "cristianità") è stata portata ad un livello di corruzione mai conosciuto prima! Ed è ben descritto nel libro di Apocalisse questo evento, quando BABILONIA, che sembra aver raggiunto l'apice del suo potere in realtà verrà distrutta per sempre:

    "Rallègrati, o cielo, per la sua rovina! E voi, santi, apostoli e profeti, rallegratevi perché Dio, giudicandola, vi ha reso giustizia». Poi un potente angelo sollevò una pietra grossa come una grande macina, e la gettò nel mare dicendo: «Così, con violenza, sarà precipitata Babilonia, la gran città, e non sarà più trovata."

    "... In lei è stato trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti quelli che sono stati uccisi sulla terra»."
    (Ap 18:20-21, 24)

    Non è una gran novità il fatto che le religioni umane da sempre abbiano inserito “tra le righe” della bibbia, insegnamenti di uomini. Questi insegnamenti, hanno avuto origine presso fonti ben poco raccomandabili, lo gnosticismo, l’astrologia ma soprattutto gli antichi culti misterici provenienti da Babilonia.

    Leggi altro: http://www.assembleadiyahushua.it/paganesimo-e-numerologia-la-corruzione-della-pura-verita/

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