Scandalo a Roma: un chierico in saturnio!



Appena terminati i Mattutini, dopo una notte insonne trascorsa nelle più aspre penitenze, scende nella cappella di Santa Marta il novello Savonarola. Emaciato di digiuni, il volto austero, nel freddo più rigido dell'inverno come nella canicola dell'estate romana, il fustigatore dei vizj si appresta a celebrare il divin Sacrificio, circondato da pochi eletti desiderosi di far tesoro delle sue alate parole.

La penombra del sacello, che profuma di cera e di incenso, risuona dei passi di qualche prelato, delle voci sommesse di pie monache, del ritmato ticchettio della piccola pendola della sacristia che, alle cinque in punto, scandisce i suoi rintocchi proprio mentre egli sale all'altare, preceduto da due monsignori in cotta. La Messa è celebrata nel silenzio più assoluto, mentre i famigli recitano il Rosario ed un anziano Cardinale dice l'ufficio, muovendo le labbra in silenzio, la veste caudata raccolta compostamente.

Detto il Vangelo e baciato il Messale, il pio vegliardo depone il manipolo, genuflette un istante ai piedi dell'altare per una breve preghiera, quindi si volge ai fedeli per un fervorino:
E' venuto da me un anziano monsignore della curia, che lavora, un uomo normale, un uomo buono, innamorato di Gesù, e mi ha raccontato che era andato all’Euroclero a comprarsi un paio di camicie e ha visto davanti allo specchio un ragazzo — lui pensa non avesse più di venticinque anni, o prete giovane o che stava per diventare prete — davanti allo specchio, con un mantello, grande, largo, col velluto, la catena d’argento, e si guardava. E poi ha preso il saturnio, l’ha messo e si guardava: un rigido mondano.

Un mormorio di disapprovazione percorre la cappellina, l'ampio velo inamidato delle Figlie della Carità ondeggia di costernazione, il breviario dell'anziano Porporato cade al suolo, in uno svolazzare di santini. 

E d'altronde si può ben comprendere come, pur nella compostezza richiesta dal luogo e dall'augusto celebrante, le sue parole destino sconcerto nelle anime timorate degli astanti.

Sono passati i tempi in cui le mollezze della Corte Papale erano ancora tollerate, in cui il rilassamento dei costumi era diffuso nell'Alma Urbe. Da quando la Santità di Nostro Signore il Papa si è degnata promulgare la Bolla Terribilis castitatis munus, è tutto un fiorir di vocazioni, un moltiplicarsi di zelo apostolico, un ritorno alla fedeltà alla Regola degli Ordini. Ed i membri della Curia Romana rivaleggiano in fedeltà alla dottrina, ascetica morigeratezza, ineguagliata santità di vita. 

Lontani, oh! lontani sono i tempi in cui le funzioni liturgiche erano profanate da empj sacrileghi, adepti dei peggiori eresiarchi, rivestiti d'indegni paramenti. Oggi i più competenti artigiani cesellano preziosi calici ed ostensorj, e le claustrate intessono di rare gemme aurei ricami di pianete e piviali; oggi mani esperte confezionano vesti talari, intrecciano le frange delle seriche fasce ed i fiocchi dei galeri; oggi pazienti religiosi alternano alla laus perennis la miniatura di Messali ed Antifonarj. Schiere di giovinetti gareggiano in divozione per aver l'onore di servire al santuario, o intonare le sacre note del restituito canto gregoriano, le purissime melodie di Pierluigi da Palestrina e Tommaso Luigi de Victoria. 

Lo stesso Pontefice, che dall'alto della sedia gestatoria volge benigno lo sguardo alle folle inginocchiate al suo ieratico passare, quando pontifica nelle  Basiliche Romane, è modello di virtù non solo per i devoti figli che si onorano del nome cristiano, ma anche per le moltitudini di quanti, illuminati dalla Grazia celeste, abbandonano le tenebre dell'idolatria e dell'errore per accorrere ai suoi piedi, onde ricevere il lavacro rigeneratore del Battesimo, od esser riaccolti in seno all'unica Chiesa di Cristo dopo aver ripudiato l'eresia e lo scisma.

Vi sono, è vero, ancora pochi sventurati che indulgono nel vizio e nel peccato, e su di loro - monito severo del Padre Comune - si abbattono gli strali della giustizia apostolica, che pur non nega misericordia e perdono per i traviati pentiti.

Ma come non scandalizzarci - ci chiediamo - davanti al povero levita che, come un novello Narciso, osa rimirar la propria effigie sulle vetrine d'una sartoria ecclesiastica? Come non provar dolore, nell'apprendere che l'infelice, lungi dall'indossare il soprabito ecclesiastico prescritto dal Sinodo Romano del 2016, osa proditoriamente usare il mantello a ruota dei Monsignori e dei Presuli? Come non comprendere lo sdegno del Pontefice, che con la sua parola ammonitrice esclama Serve nequam! per quel miserabile che, proprio dietro il Colonnato di San Pietro indulge a mollezze sibaritiche, osando temerariamente calzare il saturnio, senza prima aver coperto la Sacra Tonsura con lo zucchetto?

Ahi, quale abisso di turpitudini si deve celare in questo miserabile! Quale sentina di vizj deve nascondere, un chierico che dimostra tanto disprezzo per i Sacri Canoni, da mostrarsi senza zucchetto e - cosa ancor più grave - con il tabarro a fermaglio d'argento prescritto per i Prelati? Quale voragine infernale si dovrà mai spalancare sotto i suoi piedi, per quel gesto di scandalosa mollezza, ch'è il rimirarsi allo specchio?

Andrà costui a raggiunger gl'infami che Castel Sant'Angelo rinchiude in oscure carceri, i quali si son mostrati in Coro senza la berretta, o che hanno scandalosamente omesso d'indossar la ferrajoletta nel presentarsi in Vicariato. E quei salutari digiuni a pane ed acqua, cui egli sarà giustamente condannato, gli saran di monito che i tempi dell'anarchia e della ribellione all'epoca del Conciliabolo di Roma sono stati definitivamente sepolti dalle scomuniche del Regnante Pontefice e dalla rigorosa disciplina dei Sacri Pastori. 

Nel silenzio commosso della cappella, l'augusto vegliardo riprende il manipolo posato sul Messale, si porta al centro dell'altare e, volgendosi ai fedeli, prosegue la celebrazione del divin Sacrificio, scandendo austero: Dominus vobiscum.

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English translation here

I reverendissimi che volessero compiacere Sua Santità, dotandosi di un cappello romano, possono acquistarlo presso la Cappelleria Melegari di Milano a prezzi onestissimi, tanto in feltro quanto in castorino e - per l'estate - in sisol. 

Commenti

  1. Il vegliardo l'ho visto, non ho visto il pio, dev'essermi sfuggito......

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  2. Vede? Lei è un duro di cuore, uno di quelli che erigono muri, uno che getta sassi, uno che ha un cattivo spirito, un rigido mondano. Mi conforta: almeno siamo in due.

    PS: sarei curioso di saper cosa pensano dei fervorini del satrapo di Santa Marta i normalisti della Fraternità San Pietro e del Buon Pastore, i Canonici griciglianensi, i Chierici della Familia Christi...

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  3. Più che altro ho una cattiva digestione per via della coprofagia che mi affligge.......tacciono, sorvolano, fanno finta di.......salvo rare eccezioni e non dirò altro, sa lo stomaco.....

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  4. Qualche annetto fa mi è toccato far shopping all'Euroclero in compagnia di qualche chierico che considerava tale negozietto più importante della stessa Basilica cento metri più in là. Ricordo solo lo spasmodico viavai di chierici e semi-chierici in stile "bimbetto in pasticceria", e un paio di commessi particolarmente effeminati, sui quali commentai "saranno stati assunti allo scopo di far sentire a proprio agio la clientela".

    Scoprirò, nel corso degli anni, che proprietari e gestori di negozi di arredi sacri vengono puntualmente chiamati "rabbini" dai seminaristi a causa dei prezzi da boutique (anche in quel due o tre per cento di casi in cui sono giustificati dall'effettiva bellezza e dalla compliance con la Tradizione), e che il vizio della lussuria dei giovani chierici consiste nell'aggirarsi senza meta tra quegli invitanti scaffali, e di consultarne i cataloghi con la stessa faccia di chi legge una rivista porno. Detti vizietti allignano più tra i modernisti che i tradizionalisti. Del resto, testimoni oculari raccontano di quando Massimo Introvigne, all'epoca seminarista lefebvriano, finemente discettava coi commilitoni riguardo a ferrajoli e saturnj.

    p.s.: all'Euroclero, dieci anni fa, un saturnio decente costava centoquaranta euro. Non so perché ma quando lo seppi mi figurai mentalmente un colpo di vento che lo porta via e lo fa cascare nel Tevere.

    p.s.: C'era una volta, dieci anni fa, un seminarista che comprò un saturnio da Euroclero (oltre centoquaranta euro: non so perché ma quando lo seppi mi figurai mentalmente un colpo di vento che lo porta via e lo fa affondare nelle acque del Tevere) per indossarlo non appena fosse giunta la liberalizzazione della Messa Tridentina. Così fu. Alle otto del mattino dell'8 luglio 2007, il giovanotto attraversò le strade del paesetto marchigiano in talare, fascia, breviario e saturnio, servì Messa, e sulla via del ritorno indossò di nuovo quel copricapo che in pochi istanti parlò silenziosamente del Motu Proprio alle vecchine del paese molto più di tanti discorsi. Fu anche l'ultima volta che lo indossò, essendo già da tempo destinato ad essere rifiutato dalla setta pretesca che ama cooptare solo i par suoi.

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  5. Mi sembra quanto mai opportuno linkare:

    http://blog.messainlatino.it/2016/12/coprire-le-nudita-del-padre-e.html

    Dove sono oggi Sem e Jafet?

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    1. Qui non si tratta, come disse mons. Spadafora, di coprire pietosamente la nudità di questo novello Noé ebbro e discinto, ma di denunciare e metter in guardia il gregge da un personaggio che, per l'autorità che ricopre, dà oggettivamente scandalo in materia di Fede e di Morale. La colpa di Noé era privata e non ne menava certo vanto; quella di Bergoglio è pubblica e, nonostante le richieste più che prudenti di chiarimento, egli persiste nell'errore, aggiungendone ogni giorno dei nuovi. Come se Noé, per riprendere il paragone di mons. Spadafora, avesse preteso dai suoi figli che affondassero l'Arca e si gettassero tra i flutti del diluvio.

      Tacque forse San Paolo dinanzi all'errore di San Pietro? Tacquero i Santi Padri della Chiesa dinanzi all'errore di alcuni papi della storia?

      E' evidente che, in tempi di crisi inaudita e di pericolo per la salvezza eterna di moltitudini di fedeli, tacere sulle intemperanze di Bergoglio non è un gesto di filiale pietà, ma una gravissima mancanza verso l'onore di Dio e della Chiesa. E, non ultimo, una tentazione diabolica.

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    2. Ovviamente quanti, tra le schiere dei fautori della neo-chiesa, si beano degli spropositi del Satrapo di Santa Marta, non sono meno colpevoli di Cam. Basta non si confonda il compiaciuto scandalo dei novatori con lo sdegno di chi ha a cuore la difesa della Verità cattolica.

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  6. Ma per trovar cappelli romani in feltro o in castorino, a prezzi onestissimi, basta rivolgersi alla Cappelleria Melegari, a Milano: sono persone per bene, oneste, non equivoche e che hanno i migliori cappelli ecclesiastici che abbia mai visto nella mia lunga - mi creda, lunghissima - vita.

    Quanto ai pretini modernisti, è più facile trovarli da Diesel o D-squared (a quel che mi riferiscono).
    Ma loro, si sa, non sono rigidi mondani...

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  7. «E' evidente che, in tempi di crisi inaudita e di pericolo per la salvezza eterna di moltitudini di fedeli, tacere sulle intemperanze di Bergoglio non è un gesto di filiale pietà, ma una gravissima mancanza verso l'onore di Dio e della Chiesa.»

    Parole sante, Baronio.

    Aggiungerei che anche il confondere gli eretici modernisti (dotati di propria peculiare dottrina e morale eretica) con i veri cattolici è una gravissima mancanza verso l'onore di Dio e della Chiesa; come lo è attribuire alla Chiesa una santa cattolica ed apostolica, ai suoi Santi, al Papato oppure a taluni Ordini religiosi (preconciliabolari), approvati infallibilmente dalla stessa Chiesa, la responsabilità in quanto tali di aver provocato una tale eresia ed apostasia, che ha invece radici del tutto aliene dal cattolicesimo tradizionale ed è stata realizzata per progressiva infiltrazione di eretici. Eppure ci sono taluni che sostengono pubblicamente una simile tesi, veri e propri "dongallo" in salsa tradizionalista. Dio abbia pietà di loro.

    Vincenzo

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    1. Concordo: se Giuda si è salvato, se Lutero è un esempio da imitare, va da sé che i novatori sono coloro che meglio incarnano il tradimento del primo e la ribellione del secondo.

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  8. Dall'angelus 7.9.2014:
    L’atteggiamento è di delicatezza, prudenza, umiltà, attenzione nei confronti di chi ha commesso una colpa, evitando che le parole possano ferire e uccidere il fratello. Perché, voi sapete, anche le parole uccidono! Quando io sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io “spello” un fratello con la mia lingua, questo è uccidere la fama dell’altro! Anche le parole uccidono. Facciamo attenzione a questo. Nello stesso tempo questa discrezione di parlargli da solo ha lo scopo di non mortificare inutilmente il peccatore.

    Dalla meditazione mattutina 9.12.2016:
    E poi ha preso il “saturno”, l’ha messo e si guardava: un rigido mondano». E «quel sacerdote — è saggio quel monsignore, molto saggio — è riuscito a superare il dolore con una battuta di sano umorismo e ha aggiunto: “e poi si dice che la Chiesa non permette il sacerdozio alle donne!”

    Anche a me qualche dubium comincia a venire...

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