Tra "guerra santa" e "caccia alle streghe"

Militanti di Alleanza Cattolica a Ecône, con l'Abate del Monastero benedettino di Les Barroux.

A proposito dell'articolo La guerra santa in nome di Dio alle spalle del Papa, 
di Stefano Filippi, apparso su il Giornale del 28 Novembre.



Un noto quotidiano nazionale - che si colloca nell'alveo della stampa liberale impregnata, sin dai tempi di Montanelli, di un certo anticlericalismo di matrice risorgimentale - ha dedicato ampio spazio alla querelle che impegna in queste settimane il mondo cattolico, dividendolo tra una fronda che si oppone alle innovazioni di Bergoglio e quanti lo appoggiano. 

Fu proprio Montanelli ad impiegare il termine fronda nell'accezione di opposizione al regime fascista o, quantomeno, di mantenimento di un certo spirito critico, tenuto da diversi pubblicisti dell'epoca. Giacché di fronda - e non di guerra santa - si dovrebbe parlare, dal momento che le critiche mosse ai novatori non si manifestano se non in termini estremamente composti o, tutt'al più, ricorrendo alla satira, ancorché pungente. 

L'estensore dell'articolo, Stefano Filippi, non pare aver gran dimestichezza con l'ambiente ecclesiale, del quale cerca di fare un ritratto, o piuttosto una caricatura. Anche perché, per suffragare le sue tesi, egli ricorre ad uno che egli presenta come tra i "più autorevoli sociologi delle religioni", mentre si tratta di una persona lei cui scelte appaiono, in questi ultimi tempo soprattutto, assai contraddittorie. 

Il paradosso di questo articolo è che in esso si censura, con toni degni della Civiltà Cattolica d'antan, quello che un foglio liberale dovrebbe considerare sacrosanto diritto del cittadino: la libertà d'espressione, di parola, di stampa e di satira. 

Quantum mutatus ab illo! Ricordo i tempi in cui il Giornale si scandalizzava per la denuncia che nel 1999 D'Alema sporse nei confronti di Forattini, reo d'averlo ritratto nell'atto di sbianchettare le liste del famoso Dossier Mitrokhin. Ma anche più tardi, nel 2005, potevamo leggere:
Vuoi mettere la censura di sinistra? Quanto quella di destra è roboante e goffa, tanto questa è strategica ed efficace. Quella lenta, questa rock. [...] Tutori indefessi della libertà di stampa, ma solo se la minacciano gli avversari. [...] Paladini della satira, purché non prenda in giro i compagni.    
Evidentemente anche in seno a il Giornale vi è una certa qual deroga ai principi, appena si tocca il potente di turno. 

Filippi applica apoditticamente la definizione di fondamentalista alla reazione legittima di fedeli, consapevoli del contenuto della loro Fede, di fronte alle innovazioni che stridono con questa. Ecco allora che alla libertà di parola, tacciata di integralismo, si nega cittadinanza in un dibattito civile su temi ideologici, politici e religiosi. 

Leggiamo infatti, nell'articolessa di Filippi: 

È un'idea che richiama rigore e intransigenza nel riferimento letterale ai testi sacri delle religioni unito alla violenza (fisica e verbale) per imporli di nuovo. Prende fiato soprattutto nei periodi di cambiamento a salvaguardia appunto dei fondamenti. Difesa, arroccamento, ritorno alle origini. In questo senso l'idea di fondamentalismo viene estesa da alcuni intellettuali anche alla galassia, sempre più numerosa e rumorosa, dei cattolici critici verso Papa Francesco e le novità che sta introducendo a poco a poco nella Chiesa. È un movimento organizzato solo in parte, che si articola soprattutto sui social network, pronto a scattare davanti alle scelte di Bergoglio e permaloso se viene preso di mira, come del resto lo è chiunque venga inquadrato in un mirino. 
È un fatto, però, che molti scritti su siti e giornali usano spesso toni esagerati, canzonatori verso il Papa, con vignette che se fossero pubblicate altrove farebbero gridare allo scandalo. Un esempio su tutti: un fotomontaggio pubblicato da uno degli intellettuali cattolici più accaniti contro Bergoglio, Alessandro Gnocchi, lo raffigura vestito da Lutero che sghignazza davanti a un crocifisso infranto a terra. [...] In questi termini, la contestazione antiromana è senza precedenti.

Ohibò. La voce del liberalismo, sempre pronta a difendere le libertà costituzionali, si scandalizza per qualche vignetta su Bergoglio, ritratto nientemeno che nei panni di quell'eresiarca che - tanto per  dimostrarsi equilibrato fautore del dialogo con la Sede di Roma - chiamava i Padri Conciliari una mandria di porci e definiva la Messa cattolica il peggiore dei postriboli. Quel Lutero del quale la Chiesa ha condannato per secoli gli errori e le eresie, e di cui viceversa Bergoglio celebra il quinto centenario, sull'onda del volemose bene conciliare.

Filippi non si accorge che i suoi toni apocalittici sconfinano nel ridicolo, se non nel grottesco, quando chiosa:

In nome della fedeltà alla tradizione si attacca il custode e garante del «depositum fidei»: il Papa. È una contraddizione curiosa. Questi ambienti se la prendono con papa Francesco contrapponendolo a Benedetto XVI benché il vero rivoluzionario sia quest'ultimo: senza le dimissioni di Ratzinger, Bergoglio sarebbe ancora a Buenos Aires. Al tempo di Wojtyla e Ratzinger, dai conservatori partivano accuse di insubordinazione verso chi contestava il Papa anticomunista, il «pastore tedesco» della fede, le censure alla teologia della liberazione e la difesa dei «valori non negoziabili». E si taceva invece su iniziative come le preghiere interreligiose di Assisi, le visite alle moschee, le aperture ecumeniche. Il Papa è il Papa e non si discute. Ora il campo è rovesciato, quanti chiedevano obbedienza adesso disobbediscono e pretendono di insegnare al pontefice che cos'è la vera tradizione fissando loro il limite oltre il quale il successore di san Pietro va considerato eretico e traditore.

Anzitutto egli dimostra di non aver la benché minima nozione delle diverse anime di quella che, tanto per capirci, il Giornale definirebbe la destra cattolica. Perché se Filippi avesse contezza di quel che dice, non potrebbe affermare una vera e propria falsità, e cioè che mai vi fu consenso di "questi ambienti" al pantheon di Assisi, né con qualsiasi forma di ecumenismo estremista, poiché anche quei Papi - pur in forma meno spavalda - in questo erano eredi del famigerato spirito del Concilio. E si criticò Giovanni Paolo II e Benedetto XVI per le stesse ragioni per cui oggi viene criticato Papa Francesco.

Viceversa, "questi ambienti" ebbero sempre parole di rispetto e di sostegno verso quegli stessi Papi quando essi, custodi del Deposito della Fede, insegnarono ciò che la Chiesa ha sempre predicato. 

Filippi finge di ignorare - poiché se ignorasse davvero queste cose, sarebbe sconcertante che gli si sia permesso di pontificare dalle colonne di un giornale che si vuole autorevole - che il Papa non è il padrone, ma il custode della Verità cattolica. E dimostra un certo strabismo ideologico quando non rileva, se non altro per obiettività, che l'appoggio dei tradizionalisti viene a mancare proprio quando gli avversari storici della Chiesa osannano questa o quella innovazione, così come le più aspre critiche dei vari Melloni, Bianchi ecc. si sprecano quando viene promulgato un documento papale conforme al Magistero costante della Chiesa. 

Quindi non è vero che quanti chiedevano obbedienza adesso disobbediscono e pretendono di insegnare al pontefice che cos'è la vera tradizione: è vero semmai il contrario, e cioè che l'uso di ragione non viene meno nell'assenso alla dottrina cattolica, e che non occorre essere degli specialisti per accorgersi che la Gerarchia odierna sta demolendo metodicamente l'intero corpus dottrinale, morale, spirituale, liturgico e disciplinare della Chiesa con l'appoggio e il plauso dei media.

Filippi finge parimenti di ignorare che l'asserzione Il Papa è il Papa e non si discute, presa in assoluto, fa del Capo visibile della Chiesa una specie di tiranno, cosa che Cristo non ha mai insegnato e che "questi ambienti" si guardano bene dall'affermare. 

Infine, Filippi farebbe bene a vagliare i sociologi cui si rivolge, perché quello che ha improvvidamente chiamato a corroborare le sue tesi si annovera tra i fondatori di Alleanza Cattolica, che lo scorso 30 Luglio il Corriere della Sera, in un articolo significativamente intitolato I tradizionalisti contro Francesco elencava proprio tra i movimenti che esprimono forti perplessità sul controverso Pontificato di Bergoglio:
L’operazione parte da ambienti tradizionalisti come la Fondazione Lepanto e Alleanza Cattolica. Ma preoccupa perché evidentemente incrocia malumori e perplessità più diffusi. Nell’episcopato italiano, e non solo, Francesco è osservato come un capo spirituale che lascia troppo spazio alle interpretazioni.
Sicuramente distribuire patenti di integralismo non è senza rischio, specialmente quando l'identità del Cattolico consiste nella sua adesione ad una verità immutabile e non è alla mercé del cambiare delle mode, come invece sostengono i novatori. E andrebbe anche detto che i paladini della libertà si sono spesso distinti per un'intolleranza che non aveva pari nei loro avversari. Si faccia ben attenzione, con queste liste di proscrizione: esse ricordano quelle redatte da certa stampa di sinistra e poi prontamente tradotte in vera violenza dal terrorismo. E passare dall'accusa di fondamentalismo alla caccia alle streghe ha già avuto non pochi tristi e dolorosi precedenti nella storia anche recente. E aggiungerei, mostra un preoccupante ritorno nelle manifestazioni di Femen e nelle aggressioni delle Sentinelle in piedi

E a proposito di fondamentalismo, non dimentichiamo che sin dal Marzo 2015 Introvigne inviò una circolare ai membri di Alleanza Cattolica per metterli in guardia contro il Cardinale Burke, Mons. Schneider e Mons. Oliveri: tutti personaggi violenti e terribili, com'è noto. Le colpe di cui il sociologo accusa Sua Eminenza sono tremende. Le riassume per noi Corrispondenza Romana
Concede «interviste ripetute a blog anticonciliaristi», partecipa a «riunioni carbonare» in cui «si parla di come “resistere” al Papa», sarebbe colpevole di «interferenze improprie nella questione dei Francescani dell’Immacolata» e di «sostegno alla prossima Marcia della Vita» del 10 Maggio. [...] «Non solo firma, ma promuove l'organizzazione di una Supplica al Papa sul Sinodo». Supplica su cui, ricorda Massimo Introvigne nella lettera ai confratelli, Alleanza cattolica ha espresso «un giudizio del tutto negativo», per cui rimanda al promemoria del capitolo di febbraio. Per la cronaca, la Supplica [...] ha superato le 150.000 firme in tutto il mondo ed è stata citata da Sandro Magister e dal vaticanista di Le Figaro Jean-Marc Guénois come una delle più forti espressioni di resistenza alle tesi del Cardinale Kasper.
Vien da chiedersi se l'odierno appoggio del sociologo al nuovo corso bergogliano in materia di morale coniugale rientri nella fattispecie del Cicero pro domo sua, almeno a giudicare da quanto riportato dalla stampa

Certo, in tempi di normalità, nessun cattolico si permetterebbe di far vignette sul Santo Padre: all'epoca di Pio XII la satira irriverente era cosa che scandalizzava i Cattolici, e in cui indulgeva viceversa il Borghese. Ma non viviamo in tempi di normalità, e il regnante Pontefice è il primo a comportarsi in modo tutt'altro che normale. 

Ma non si dimentichi che la satira - quantomeno quella degna di tal nome - vuol riassumere in un'immagine ed una battuta un discorso ben più vasto ed articolato, e che la semplificazione che propone è proprio ciò che suscita un sorriso, non di rado amaro. Questo è quantomeno lo spirito delle vignette che Filippi considera vergognose. Se si peritasse di leggere anche i saggi, gli articoli ed i corposi volumi che vengono dedicati all'argomento, egli comprenderebbe che non si può liquidare la questione lanciando allarmi o evocando censure. 
In un'intervista all'Avvenire, il quotidiano dei vescovi, Bergoglio ha risposto così: «Alcuni continuano a non comprendere, o bianco o nero, anche se è nel flusso della vita che si deve discernere». Certi rimproveri «sono fatti con spirito cattivo per fomentare divisione. La Chiesa non è un campo di calcio che cerca tifosi». E a ogni buon conto, le critiche «non mi tolgono il sonno».
Mi stupisce leggere che il Papa ritiene che le critiche siano fatte con spirito cattivo: da Gesuita dovrebbe sapere che l'intenzione ultima di un'azione spetta solo a Dio, che scruta nelle nostre anime. E stupisce ancor di più, una frase del genere, in un Papa che parla di misericordia ed invita alla parresia. Credevo che fossimo noi, intolleranti ed intragralisti, ad erigere muri anziché costruire ponti... Senza dimenticare le parole del Salvatore: Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra: sono venuto a portare non pace, ma spada! (Mt 10, 34). Par di capire che Nostro Signore, dal Concilio in poi, sia considerato anch'Egli un estremista.  

Si sappia però che, se da una parte c'è chi stigmatizza certi eccessi con una satira pungente, questo non toglie una profonda sofferenza verso le sorti della Chiesa e nostre, tale da togliere il sonno. Quel sonno che le composte perplessità di quattro Principi della Chiesa, non pochi Prelati e molti fedeli non compromettono in Bergoglio, almeno a legger quel che la stampa riporta. 

Se d'altra parte queste vignette lasciano indifferente il Santo Padre, Filippi bene farebbe a seguirne l'autorevole esempio. 


Commenti

  1. Forse Filippi dovrebbe farsi una carrellata sulle vignette 'satiriche' di Charlie Hebdo e Vauro sul precedente Pontefice.......altro che Gnocchi, ma non c'è peggior sordo.....

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  2. Continui così, caro Baronio!
    Il suo lavoro è molto apprezzabile e molto illuminante: le eterodossie/eresie bergogiane vanno combattute con tutti i mezzi leciti a disposizione, anche con la satira!

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  3. Caaaro, carissssimo Stefano Filippi!
    Fa perfino tenerezza con la sua intemerata così disinformata...

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