Dubia alle dichiarazioni di mons. Schneider sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X


Qualche domanda a proposito delle dichiarazioni di S.E. Mons. Schneider, pubblicate qui.

Premetto che nutro il massimo rispetto verso uno dei pochi Presuli che abbia avuto il coraggio di denunciare con chiarezza non poche deviazioni dottrinali dei suoi Confratelli. Nondimeno, ritengo che le sue parole - certamente senza volerlo - possano prestare il destro alle manovre tutt'altro che limpide nei confronti della Fraternità San Pio X da parte degli esponenti della chiesa conciliare.

Mi limito quindi a porre delle domande, dei dubia, dopo ognuna delle proposizioni di S.E. mons. Schneider riportate da alcuni blog cattolici. 


Sono convinto che nelle attuali circostanze, mons. Lefebvre avrebbe accettato la proposta canonica di una Prelatura personale senza esitazione.

Sono forse venute meno le critiche che S.E. Mons. Lefebvre fece a quanti lasciarono la Fraternità dopo le Consacrazioni? Le promesse della Santa Sede nei confronti dei transfughi sono forse state mantenute? Qual è stato il contributo della Fraternità San Pietro e dell'Istituto Buon Pastore nell'opporsi alle deviazioni dottrinali? Abbiamo mai sentito il Superiore della FSSP o del IBP prendere posizione contro le dichiarazioni più controverse da parte della Gerarchia, ad esempio in occasione della promulgazione di Amoris Laetitia o della visita a Lund per il quinto centenario della cosiddetta Riforma luterana? O quando Francesco ha detto che lo Stato laico è migliore dello stato confessionale?


Le Consacrazioni episcopali del 1988 furono fatte in buona coscienza, perché egli [Mons. Lefebvre, ndr] pensava di doverle fare come atto estremo e, allo stesso tempo, ha detto che questa situazione non sarebbe dovuta durare a lungo.

Monsignor Lefebvre non ha mai affermato che la situazione di presunta irregolarità canonica sostenuta da Roma sarebbe durata poco: ha detto invece che la storia gli avrebbe dato ragione, e che auspicava che venisse un giorno in cui Roma avrebbe riconosciuto i propri errori. Ѐ dunque cambiato qualcosa in meglio dal 1988? Forse sotto questo Pontificato si sono corrette le deviazioni dottrinali dei pontificati precedenti? Non è forse vero il contrario, e cioè che Bergoglio ha demolito con ancor maggiore impegno quel poco che si era salvato dopo il Concilio? Non ha egli dato prova di considerare la pacificazione con la Fraternità San Pio X alla stregua dell'unione con gli eretici luterani, dimostrando di voler eludere gli aspetti dottrinali, limitandosi a mettere irenisticamente insieme chi difende la verità e chi la nega?


Se si rimane canonicamente autonomi per troppo tempo, si corre il rischio di perdere una caratteristica della Chiesa cattolica, ossia la sottomissione all'autorità del Papa.

Come è possibile affermare che la Fraternità San Pio X si consideri autonoma, quando riconosce Francesco come Papa legittimo e si conforma ai suoi atti di governo, quali ad esempio l'indizione del Giubileo o la concessione delle Indulgenze, limitandosi a rifiutare obbedienza in ciò che moralmente giudica illecito? Non è forse Roma ad essersi resa autonoma, a partire dal Concilio, dall'ininterrotta Tradizione dottrinale, morale e spirituale della Chiesa Cattolica? 


La nostra sudditanza al Vicario di Cristo non deve dipendere dalla persona del Papa: ciò non è di fede. Ma non si può dire: "Io non credo in questo Papa, non mi sottometto, ho intenzione di aspettare fino a quando ne arrivi uno che mi piace". Questo non è cattolico, non è soprannaturale, ma umano. Si tratta di una mancanza di soprannaturalità e di fiducia nella Divina Provvidenza, perché è Dio che guida la Chiesa. Questo è un pericolo per la Fraternità San Pio X.

Chi ha mai sostenuto, nella Fraternità San Pio X, che Paolo VI e i suoi successori non siano Papi? Chi ma mai affermato, tra i suoi membri, di voler scegliere il Papa secondo i propri gusti? Non è forse vero che la Fraternità fa pregare tutti i suoi membri per il Papa, e che il ritratto del Pontefice regnante è presente in tutte le sacristie? Non sono forse i novatori, al contrario, a dimostrare questo atteggiamento di ribellione, nell'opporsi a Benedetto XVI allorché liberalizzò la Messa tridentina, mentre oggi sostengono Francesco più come persona che non come Vicario di Cristo? 


Ѐ mio grande desiderio che la Fraternità San Pio X possa essere riconosciuta e costituita all'interno della struttura regolare della Chiesa nel più breve tempo possibile, e questo sarà per il bene di tutti, per loro e per noi. In realtà sarà una nuova forza in questa grande battaglia per la purezza della fede.

Se la scomunica è stata revocata, si deve intendere che le motivazioni che l'hanno originata siano venute meno, o che essa non avesse legittimità quando fu comminata. Ora, se questo è vero, allora la Fraternità non si è mai separata de facto dalla Chiesa Cattolica, ma piuttosto è stata oggetto di una ingiustificata persecuzione da parte dei novatori. Ne consegue che la Fraternità è in seno alla Chiesa, anche se ufficialmente non la si considera in piena comunione con la Sede Apostolica. Darle un riconoscimento giuridico cambia solo aspetti meramente canonici ed amministrativi, ma non la sostanza; come si può sostenere allora che la Fraternità debba essere riconosciuta e costituita all'interno della struttura regolare della Chiesa? Non è forse la gerarchia modernista che dovrebbe tornare sui propri passi, riconoscendo deviazioni gravissime che hanno avuto conseguenze disastrose su tutto il corpo ecclesiale? In cosa ha sbagliato la Fraternità, quando ha rifiutato l'ecumenismo, la libertà religiosa, la riforma liturgica, la collegialità? Non ha forse sbagliato chi ha imposto d'autorità queste deviazioni, punendo con la scomunica chi non vi aderiva?


Ho detto a mons. Fellay: "Monsignore, abbiamo bisogno della vostra presenza per il ricongiungimento di tutte le forze buone della Chiesa per raggiungere questa unione".

In base a quale criterio l'eventuale presenza canonica della Fraternità San Pio X all'interno della compagine ecclesiale attuale garantirebbe di ottenere effetti diversi da quelli che hanno ottenuto quanti si sono riavvicinati a Roma confluendo nella Fraternità San Pietro o nell'Istituto Buon Pastore? L'esperienza pregressa non ha insegnato nulla? Se si eccettuano le riserve indiane che, contro il dettato del Motu Proprio Summorum Pontificum, celebrano la liturgia tradizionale, di quale accoglienza godono i membri degli istituti di sensibilità tradizionale in seno alle Diocesi? Non è vero al contrario che essi vivono de facto separati dagli altri chierici, senza esser minimamente coinvolti nella cura pastorale, ed anzi venendo derisi ed emarginati? E quando li si tollera, non è questo dovuto alla loro implicita accettazione della mentalità conciliare, al loro silenzio sulle deviazioni dottrinali e morali predicate fin dal Soglio di Pietro? Ed ancora: in una visione soprannaturale, non è forse vero che anche la Fraternità - pur nella sua attuale posizione canonica - può comunque contribuire al bene della Chiesa? Direi di più: non è molto più onesto l'atteggiamento della Fraternità, che accetta di subire l'ingiustizia dell'ostracismo per non cedere sui principii, rispetto al comportamento di chi, in cambio del riconoscimento canonico, si guarda bene dal condannare gli errori quotidianamente predicati dal Papa, dai suoi Dicasteri e dalla maggioranza dei Vescovi?


Il movimento per ripristinare la Messa tradizionale è opera dello Spirito Santo, ed è inarrestabile.

Il ripristino della Liturgia tridentina è certamente di per sé un fatto positivo; ma accanto ad esso sussiste pur  sempre un rito definito ordinario, che se non nega di certo indebolisce gravemente il dogma cattolico, insinuando un concetto distorto della Messa e di non poche verità della Fede. Come si può accettare la convivenza di due forme dello stesso Rito romano, con la quale si conferma quell'atteggiamento relativista della Gerarchia, che proprio mons. Schneider condanna? E come si può pensare che la Fraternità San Pio X accetti un riconoscimento ufficiale, quando esso implica riconoscere legittimità ad un rito che non onora Dio nel modo dovuto e che tace verità per compiacere gli eretici? 


Se i Padri del Vaticano II avessero assistito ad una Messa come quelle che conosciamo oggi e ad una Messa tradizionale, la maggioranza di loro avrebbe detto che ciò che volevano era la Messa tradizionale, e non il contrario.

Ma dov'erano i Padri Conciliari dopo la fine  del Vaticano II? Erano forse spariti, una volta fatto ritorno alle loro Diocesi? Non è forse vero che nessun Prelato - a parte casi rarissimi - ha avuto alcunché da eccepire sulla riforma liturgica, e che anzi la totalità dei Padri Conciliari se ne è fatta promotrice indefessa contro ogni opposizione, e con un autoritarismo che non conosce precedenti nella storia della Chiesa? Non si è forse presentata la Messa riformata come un frutto del Concilio? Non è forse vero che gli unici ad essersi opposti alla riforma conciliare furono proprio i membri della Fraternità San Pio X, e che per questo furono perseguitati e che, contro il diritto canonico, la Fraternità fu soppressa dal Vescovo di Sion, dichiarandone i membri sospesi a divinis? Non è forse vero che solo grazie alle Consacrazioni del 1988 venne concessa da Giovanni Paolo II una limitatissima libertà alla Liturgia cattolica, che sino ad allora era ufficialmente dichiarata abolita? Non è forse vero che l'applicazione del Motu Proprio è ancor oggi generalmente disattesa, e che la concessione di chiese ai fedeli tradizionalisti avviene sostanzialmente nei termini previsti dall'Indulto di Giovanni Paolo II? Non è stato lo stesso Francesco a proibire ai Francescani dell'Immacolata di celebrare liberamente la Liturgia tridentina, contro il dettato del Motu Proprio? E per quale motivo non dovrebbe ripetersi lo stesso provvedimento nei confronti della Fraternità San Pio X, una volta che essa si trovi a dipendere completamente dalla Sede Apostolica?

Guardiamo ai sacerdoti di cosiddetta sensibilità tradizionale. Se li si lascia liberi di celebrare le loro pur degnissime liturgie - e questo peraltro entro confini molto stretti - essi si trovano comunque nell'impossibilità di denunciare l'errore. Al massimo possono predicare bene, ma più spesso cercano inutilmente di dimostrare che il Vaticano II è interpretabile alla luce della Tradizione, venendo quotidianamente sconfessati tanto dal Papa quanto dai suoi sostenitori. 

Vi è chi ritiene che, in fin dei conti, anche quanti sono canonicamente riconosciuti da Roma abbiano dei meriti. Ѐ innegabile che la loro presenza in seno alla chiesa conciliare, se serve per avvicinare alla Liturgia cattolica i fedeli che frequentano le funzioni riformate, sia preferibile a quella di chi celebra in modo indecoroso o irriverente. Ma occorre riconoscere con onestà che questa alternativa costituisce altresì un pericolo per chi è veramente cattolico, quando la bellezza dei riti è utilizzata per attirarlo inconsciamente verso l'accettazione almeno implicita delle deviazioni conciliari. 

Certo, vi sono realtà che celebrano esclusivamente il rito cattolico, altre in cui la concelebrazione in riti riformati è episodica, altre ancora in cui convive quello strano biritualismo, in cui la forma ordinaria prevale su quella straordinaria, relegata in giorni ed orari penalizzanti. Un giudizio equanime deve quindi saper distinguere dall'utilità accidentale di una situazione transitoria valida per alcuni, e la sua intrinseca bontà valida per tutti. 

Ammettiamo pure che erigere una Prelatura personale per garantire completa legittimità canonica alla Fraternità San Pio X sia una cosa buona: perché una società di vita apostolica - quale è appunto la Fraternità - non può godere di analoga legittimità? Ammettiamo pure che il suo Superiore ed i suoi membri riescano a preservare nella sua interezza il carisma proprio dell'istituto: per quale motivo Bergoglio dovrebbe astenersi dal fare oggetto dei suoi strali anche loro, quando non esita ad insultare Principi della Chiesa e Presuli, accusandoli di formalismo e di integralismo? Ѐ evidente che lo scopo che Francesco di prefigge non è certo quello di aumentare il numero dei propri oppositori: se così fosse sarebbe un gesto di autolesionismo. Dobbiamo quindi ragionevolmente supporre che, se egli è disposto a concedere una Prelatura personale alla Fraternità, è perché vuole imbrigliarla e ridurla al silenzio. A quel punto si darebbero due sole opzioni per i membri della Prelatura: o mantenersi fedeli al carisma del Fondatore ed esser quindi colpiti da provvedimenti disciplinari e commissariamenti, trovandosi nella situazione in cui sono attualmente; o rassegnarsi a fare ciò in cui i transfughi della Fraternità li hanno preceduti, ossia obbedir tacendo

Vi sono però altre considerazioni da fare non tanto circa la regolarizzazione in sé, quanto sulla specifica proposta di creare una Prelatura personale. 

Qui stiamo parlando del governo di una società di vita apostolica, regolata da un proprio Statuto e proprie regole. Il Superiore Generale dell'Istituto vi esercita un ruolo di moderazione e di governo, ben vincolato dalle norme statutarie. 

La decisione di trasformare una società di vita apostolica in una Prelatura personale solleva alcuni problemi:


- anzitutto essa dev'essere decisa dai membri dell'istituto stesso, riuniti in Capitolo Generale, e quindi non può esser materia di decisione unilaterale del Superiore o di un numero ristretto dei membri, poiché questo violerebbe la libertà di adesione dei singoli, i quali hanno prestato giuramento di fedeltà alle Costituzioni della Fraternità, e nel momento in cui essa dovesse cambiare, il loro giuramento decadrebbe immediatamente; 


- in secondo luogo, i membri devono esser messi nelle condizioni di poter scegliere se confluire nella Prelatura o se continuare a vivere la propria vocazione secondo le Costituzioni dell'Istituto: in questo caso si dovrebbe quindi prevedere la creazione della Prelatura per quanti desiderano aderirvi, e mantenere la Fraternità San Pio X per quanti non lo vogliono (e ci si troverebbe esattamente nella stessa situazione della Fraternità San Pietro o dell'Istituto Buon Pastore, perché è certissimo che una parte cospicua degli attuali membri non accetterebbe né di migrare in una Prelatura, né tantomeno di sopprimere la Fraternità San Pio X);


- in terzo luogo, si tenga presente che la Prelatura è un'innovazione del Nuovo Codice di Diritto Canonico: alcuni punti controversi del Nuovo Codice sono materia di discussione in quanto strettamente correlati con le riforme conciliari, di cui esso è espressione giuridica: è quindi ragionevole che i membri della Fraternità - anche laddove non siano contrari all'ipotesi di una regolarizzazione - non ritengano di dover stravolgere le Costituzioni e lo Statuto del loro Fondatore.  

E qui non stiamo parlando del governo della Chiesa, o di materia dottrinale, ma di una delicatissima questione giuridica, che va al di là delle valutazioni di opportunità del riconoscimento canonico da parte della Santa Sede. Quindi il criterio di maggioranza, inaccettabile laddove si discuta di questioni di Fede o di Morale (e pure adottato dalla chiesa conciliare con la collegialità), qui ha viceversa ragion d'essere e trova conferma anche nella Regola di altri Ordini. 

D'altra parte il Superiore Generale è chiamato a difendere ed osservare le Costituzioni dell'istituto. Se anche sedesse sul Soglio Pio XII, sarebbe assolutamente legittimo che i membri della Fraternità rifiutassero di vederla trasformata in qualcos'altro.



Confido che queste riflessioni possano contribuire a chiarire i rischi cui si espone la Fraternità, in questo particolare momento storico, nell'accettare le profferte romane. 

Per approfondire, si veda anche il mio precedente intervento del 2014 e quello del 2013. Si veda anche questo video:



Commenti

  1. Carissimo Reverendo, mai parole così chiare e pure furono scritte!!!

    Le esternazioni di Mons. Schneider et similia, per me hanno il sapore del doppiogioco, così come tutte quelle personcine “dabbene” pseudo tradizionaliste postconciliari che insistono su un “riconoscimento” della FSSPX.
    Alcune di queste attraverso il loro sito di “informazione” hanno pure il coraggio di NEGARE la STORIA: vale a dire che se la S. Messa Cattolica è potuta giungere sino a noi, questo lo si DEVE SOLO al coraggio di Mons. Lefebvre e la sua FSSPX. Questa negazione ha lo scopo di nascondere le vere intenzioni di chi vorrebbe affossare la Resistenza del Santo Vescovo Francese (che gli è costato la pseudo scomunica) con la scusa di un “rientro e riconoscimento canonico”.
    “Scomunica” revocata per VOLERE della Divina Provvidenza che ha fatto agire uno come Ratzinger, dipinto da certi pseudo tradizionalisti postconciliari cui sopra, come un vero difensore della Fede.
    Questi poi, messi con le spalle al muro dalle evidenze e per salvarsi ola faccia al massimo gli attribuiscono qualche “baco” per ammorbidire e confondere le gravissime responsabilità di Ratzinger prima come perito ultramodernista del conciliabolo vaticano II, poi da responsabile di molte “encicliche” scritte per il suo amico Woytila.
    Si pensi SOLO all’eretica Ut Unum Sint, dove, per amor del satanico ecumenismo si preannuncia la figura dell’emerito vestito di bianco: prontamente istituita da Ratzinger….
    Dov’erano dunque tutti i vari Gherardini, i vari Schneider, i vari Burke, i vari “tradizionalisti” dell’ultim’ora quando venivano commessi questi delitti alla Fede? Dov’erano quando Woityla ha firmato i nuovi Patti Lateranensi in cui si decise di togliere la Religione Cattolica come Religione di stato, per non parlare di tutto ciò che ha combinato il polacco in questione?
    Tutto ciò è chiaramente parte del sistema modernista e del doppiogioco cui sopra.

    Se veramente tutti questi “esempi” di bravi/e - devoti/e volessero il BENE della Chiesa dovrebbero RICONOSCERE la primogenitura storica dei VERI difensori della FEDE che spetta di DIRITTO a Mons. Lefebvre e di conseguenza alla sua FSSPX, rispettandola e traendo esempio da essa.
    Facciano il bene della Chiesa e semmai SIANO LORO AD UNIRSI ALLA FRATERNITA’ SAN PIO X, solo così salverebbero la Chiesa perché indebolirebbero la setta conciliare modernista e salverebbero molte anime!!!!

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    1. Pur non potendo condividere in toto le Sue esternazioni, credo che vi sia un grave pericolo, se non altro alla luce dell'esperienza pregressa. Come ho scritto in questo articolo, nessuno dei membri degli istituti "di sensibilità tradizionale" riconosciuti da Roma ha denunciato le deviazioni conciliari e postconciliari. Tacciono, forse sopportano, ma sicuramente il loro atteggiamento è equivoco. E se da una parte li si lascia liberi di celebrare le loro pur degnissime liturgie (e questo comunque entro confini molto stretti), dall'altra essi si trovano nell'impossibilità di denunciare l'errore. Al massimo possono affermare la verità, e spesso cercano inutilmente di dimostrare che il Vaticano II è interpretabile alla luce della Tradizione. Nei fatti la loro presenza è certamente equivoca. E se da una parte la si può considerare positivamente per avvicinare i fedeli alla Liturgia cattolica, dall'altra costituisce un pericolo per chi è veramente cattolico, usando la bellezza dei riti per attirarlo inconsciamente verso l'accettazione almeno implicita delle deviazioni conciliari.

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  2. Una sola precisazione, la testa dei FI è stata chiesta ed ottenuta da forze esterne alla cc, o perlomeno in un certo senso parallele al 'pensiero' di certi membri di spicco e non posso dire altro.

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    1. E' voce diffusa che sia stata la Massoneria toscana a protestare per l'opposizione di alcuni frati dei Francescani dell'Immacolata. Il che potrebbe essere plausibile, ma non dimostrato, almeno per quel che ne so.

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  3. ... a scapito della salvezza delle anime dei fedeli.Cordiali saluti

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  4. Basta osservare questa foto per essere certi dell'accordo:
    http://www.crisinellachiesa.it/articoli/autorita/apostasia_gpii/fellay_ratzinger.jpg
    Ma spero di sbagliare...

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  5. Per opporsi efficacemente alla Rivoluzione modernista occorre comprendere le dinamiche di mutamento rivoluzionario (essenzialmente tesi-antitesi= sintesi, cioé tesi = progressiti, antitesi= conservatori, sintesi = accoglimento di alcune delle istanze progressite in forma "moderata", cioé più o meno rese accettabili per tutti almeno come "male minore", susseguente ulteriore "tesi-antitesi=sintesi" e così via; in tal modo, tra i radicali che spingono e i conservatori che frenano la Rivoluzione può avanzare pur fra tremiti e scossoni.

    All'interno di questo schema si comprende il recupero della "forma straordinaria" cioé del rito romano compiuta da Ratzinger; per i rivoluzionari è meglio avere i conservatori all'interno del cd. Motu Proprio dove sono in qualche modo controllabili (e indottrinabili) piuttosto che farne degli irriducibili oppositori spingendoli fuori dalla chiesa conciliabolare; allo stesso modo si comprende l'accordismo (al momento tenuto allo stato latente) con la FSSPX che tende a farle accettare almeno in parte qualcuno dei princìpi conciliabolari.

    Io personalmente ho assistito a messe "Motu proprio" celebrate da un modernista in cui nell'omelia si faceva propaganda sfacciatamente conciliabolare: in tal modo i progressisti possono raggiungere anche i più reticenti e seminare i loro errori, talora così sottili da passare inosservati se non si ha una solida formazione dottrinale e magisteriale.

    La Rivoluzione in ambiente religioso agisce analogamente a quella in ambiente politico (ed in sinergia con essa), tendendo a far penetrare almeno i primi princìpi del liberalismo anche in forma attenuata nei conservatori, quia parvus error in principio magnus est in fine, e moderando le istanze temporaneamente inaccettabili dei progressiti radicali in una sorta di «finestra di Overton»: col sistema tesi-antitesi = sintesi non c'è cambiamento così radicale da non essere prima o poi raggiunto: è solo una questione di tempo, perché la Rivoluzione è per definizione il rovesciamento di tutto lo stabilito.

    Vincenzo

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    1. Caro Vincenzo,
      concordo con l'analisi, peraltro da me affrontata già parecchi anni or sono.

      Veda ad esempio qui: http://opportuneimportune.blogspot.it/2014/11/falso-e-inaffidabile-il-sinedrio-romano.html?view=classic

      "Dicevamo allora, senza smentire la nostra nomea di profeti di sventura della quale andiamo vieppiù fieri, che l'inganno romano si sarebbe presto svelato. E che parte di esso era già intuibile sin dall'inizio, dal momento che si riconosceva ai transfughi il mero diritto di conservare l'involucro della dottrina, pretendendo che ne rinnegassero la sostanza.
      Non dimentichiamo che, nella mentalità mondana e secolarizzata del Sinedrio conciliare, la semplice presenza di un elemento di paragone esterno alla compagine ecclesiale rappresenta un intollerabile crimine, così come nei regimi totalitari ogni dissenso è censurato e cancellato. Piuttosto di dover tollerare la spina nel fianco dei lefebvriani, Roma dimostrò di poterli inglobare, fagocitandoli nel calderone dottrinale e liturgico che dà diritto di cittadinanza a tutti, fuorché ai giusti: modernisti e conservatori, tradizionalisti e pentecostali, difensori del gregoriano e fautori dei canti tribali, amanti del latino e corifei dell'inculturazione più abbietta. Il supermercato conciliare, rifiutando ogni assolutismo dogmatico e morale, non può non aprirsi a qualsiasi delirio, considerandoli comunque tutti indifferentemente legittimati alla cittadinanza: ad eccezione degli integralisti, ben inteso. "

      E ancora: "Chi non vuole capire la realtà, si rifiuta di giudicare il rapporto di causalità che sussiste tra gli effetti della crisi e la crisi stessa della Chiesa, tra l'apostasia della Gerarchia odierna e le sue basi dottrinali poste dal Vaticano II. Se solo si avesse l'umiltà di usare correttamente del raziocinio di cui ogni persona è stata dotata dal buon Dio, e magari anche del sensus Ecclesiae innato in ogni Cattolico, non sfuggirebbe l'equivoco, anzi l'inganno macroscopico del Sinedrio conciliare. E tutti questi contrordine, compagni non desterebbero in noi alcuno scandalo, essendo più che coerenti con quello sciagurato contrordine che fu il Vaticano II, con cui fu ostracizzata da Roma la Chiesa Cattolica e vi venne insediata la nuova controchiesa modernista."



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    2. Rimando anche a quest'altro articolo, scritto nel 2013:
      http://opportuneimportune.blogspot.it/2013/01/autoritarismo-indifferenza-compromesso_22.html

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    3. Caro don Cesare (o mons.scusi, non so bene) vorrei farle una domanda : perché, secondo lei, santi sacerdoti come don Massimilainao Pusceddu, sfacciatamente perseguitati da una gerarchia apostata e traditrice, se ne stanno zitti zitti e buoi buoni? anche dopo la recente ramanzina del signor (NO vescovo) Miglio, sicario del regime satanico conciliare, don Pusceddu, pur rifiutando di uniformarsi al ricatto (niente aggiornamento, niente sede né stipendio) si fa tenere agli arresti domiciliari, con la bocca tappata ? mi sembra inconcepibile. Povero per povero, non sarebbe meglio se emigrasse nella Fraternità, magari incitandone i membri ad opporsi a qualsiasi patto con quei prelati stalinisti ? Una preghiera : se Lei può, lo consigli, lo incoraggi, c'è tanto bisogno di voci forti e sante come la sua, di sentirle "gridare dai tetti".

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    4. Caro Catholicus,
      non conosco bene la vicenda di don Pusceddu, se non per quello che se ne sa dalla stampa.
      Questo sacerdote è uno dei tanti che subisce le malversazioni dei Superiori, e certamente il Signore saprà accompagnarlo nella croce che gli ha voluto dare. Non so dire perché non si ribelli, ma credo che questo potrebbe essere casomai un segno ulteriore della sua bontà. Mi scandalizzo invece per il comportamento indegno del suo Vescovo, che sta dando gravissimo scandalo col piegarsi ai ricatti dei sodomiti senza difendere un proprio sacerdote. Ne risponderà a Dio, visto che oggi a Roma ci sono solo altri personaggi della sua stessa risma. Preghiamo invece per don Massimiliano, e per i tanti, troppi sacerdoti perseguitati a causa della loro fedeltà al Vangelo.

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  6. Non vedo un solo motivo valido per cui la FSSPX debba modificare la sua posizione attuale. Vedo invece rischi gravissimi. La sua forza è la libertà economica garantita dai benefattori e il fatto di poter guardare dalla collina il campo di Marte in cui si sta autodistruggendosi la Chiesa ex cattolica.
    Rimandare tutto al 13 ottobre 2017

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    1. Concordo. Anche perché la Fraternità ha fondi previdenziali per i suoi membri, e se venissero incamerati dalla Santa Sede c'è rischio che si finisca come con i Francescani dell'Immacolata...

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