Il tributo all'idolo conciliare. Glosse alle censure canoniche contro padre Giovanni Cavalcoli



Com'è stato anticipato ieri pomeriggio da un video del prof. Giovanni Zenone di Fede e Cultura, si è avuta conferma delle misure di correzione canonica comminate al teologo domenicano fra' Giovanni Cavalcoli, cui è stato fatto divieto di celebrare in pubblico la Messa, di predicare, di confessare, di esercitare il ministero fuori dal Convento, di pubblicare e di rilasciare interviste. 

In epoche cattoliche, simili sanzioni venivano adottate nei confronti di chierici ribelli in sospetto di eresia. Oggi la psico-chiesa bergogliana si sente autorizzata a punire quanti si oppongono più o meno chiaramente alla deriva dottrinale e morale inaugurata dal Vaticano II e portata a compimento da Francesco. 

Qualcuno ha commentato che queste misure disciplinari sono motivate dal fatto che padre Cavalcoli non si sia allineato al pensiero unico dominante. Di certo suscito immotivato sdegno l'affermazione del domenicano, secondo la quale i terremoti possono rappresentare una castigo di Dio verso un popolo che Lo offende violando la Sua legge. A seguito di quelle esternazioni - perfettamente ortodosse - egli venne anche estromesso da Radio Maria, aggiungendo il proprio nome alla lista di proscrizione di padre Livio Fanzaga, ossequioso esecutore dei desiderata romani. 

A dire il vero, anche se padre Cavalcoli non può esser certo annoverato tra i più esagitati sostenitori del pensiero unico, sarebbe nondimeno da ricordare che a più riprese egli ha formulato una difesa del Concilio - e recentemente, credo, anche di Amoris Laetitia - che pare andare un po' al di là della semplice captatio benevolentiae

«... col Concilio la Chiesa non è affatto uscita dal sentiero della verità, non è caduta nell’eresia, non ha tradito la Tradizione, ma al contrario ha confermato il dogma e la Tradizione ed anzi li ha meglio illustrati e li ha esplicitati in un linguaggio moderno, assumendo quanto di valido c’è nel pensiero moderno (pur condannandone gli errori) ed andando incontro alle necessità del nostro tempo, proprio in vista di una nuova espansione del cristianesimo nel mondo...»  
«... le dottrine del Concilio – per quanto forse possa sembrare qua e là – in realtà non rompono con la Tradizione ma sono in continuità, ed anzi, come ho detto, ne sono una spiegazione ed un’esplicitazione, tanto che sarebbe fuori della verità cattolica proprio chi si opponesse a quelle dottrine...»

Come si vede, siamo a distanze siderali dalle valutazioni di mons. Gherardini e di molti altri. Evidentemente il regime del Terrore instaurato dal presente pontificato miete vittime anche tra i propri iniziali sostenitori, come avviene in tutte le rivoluzioni. Ciò non toglie che il provvedimento di cui è stato fatto oggetto padre Cavalcoli appaia vessatorio ed ingiustificato. O meglio: che la sua unica giustificazione sia da ricercarsi proprio nell'odio teologico che i settari della nuova religione conciliare nutrono verso quanti si discostano anche di un solo apice dal depositum haereseos codificato negli ultimi cinquant'anni.

Va nondimeno riconosciuto che il teologo domenicano ha anche recentemente formulato delle affermazioni che qualcuno può aver considerato perfettamente applicabili a se stesso:

Non avendo argomenti per difendersi, mentre l’accusa che vien fatta gli brucia, l’eretico reagisce allora con l’odio, la calunnia, la diffamazione e la violenza e, se è Superiore, con mezzi repressivi, anche sleali o illegali, abusando della sua autorità. Il Superiore eretico è sempre un despota, che governa non con la saggezza, ma col terrore. È, per parafrasare un’ espressione di Papa Benedetto XVI, possiamo dire che l’eretico è il “dittatore del relativismo”.
Non credo di esser l'unico a veder questa analisi perfettamente compiuta in colui che oggi siede sul più alto Soglio e nei suoi caudatari; né scorgo altrove un altro Superiore che, con mezzi repressivi, anche sleali o illegali, abusi della sua autorità e sia un despota che governa col terrore; o quantomeno, pur scorgendo tali caratteristiche anche in parecchi altri Prelati, mi pare purtuttavia che costoro brillino di luce riflessa, il cui incontrastato astro risplende nel firmamento di Santa Marta. Paradigma di un autoritarismo e di una presunzione che sono assurti a modello per schiere di cortigiani ansiosi di compiacere il loro padrone.


Inutile auspicare, in questa temperie di provvedimenti autoritari a senso unico, un intervento romano, sulla falsariga di quello che ha portato alle dimissioni del Gran Maestro dell'Ordine di Malta. Se infatti la Santa Sede considera legittimo sindacare sulla rimozione di un membro di un Ordine Sovrano, giudicandola nulla ed invalida, per coerenza ora essa dovrebbe inviare i propri commissari ai Domenicani della Provincia di San Domenico ed ordinare l'annullamento delle censure canoniche contro padre Cavalcoli. Sempre per coerenza, il Priore Provinciale dovrebbe esser convocato a Roma, a rassegnare nelle auguste mani del Pontefice le proprie dimissioni, e l'Ordine dei Predicatori dovrebbe dichiarare nulla e invalida anche la censura di padre Cavalcoli. 

Similmente, ci si dovrebbero attendere Dio solo sa quali censure per quel gesuita che recentemente ha negato la Verginità della Madonna, o quell'altra suora domenicana che ha fatto altrettanto solo pochi giorni or sono, o quei Vescovi che hanno negato la verità evangelica ammettendo ai Sacramenti i pubblici concubinari.

A meno che - com'è ormai evidente - le interferenze romane non siano pretestuose e non rivelino invece perfetta comunanza d'intenti con il caso dei Francescani e con quello dell'Ordine di Malta: scardinare quel che rimane dell'ortodossia cattolica degli Ordini religiosi, piegandone i vertici e sfigurandone la specifica vocazione.

E' sempre di oggi la notizia secondo la quale Mons. Ramon Argüelles, Arcivescovo Metropolita di Lipa nelle Filippine, sia stato dimissionato a sua insaputa. Il motivo sembra che sia da individuare nell'appoggio ch'egli ha concesso ai transfughi refrattari dei Francescani dell'Immacolata, colà accolti per terminare i loro studi ed essere ordinati. Il Presule avrebbe appreso delle proprie dimissioni dal comunicato della Sala Stampa Vaticana apparso su internet, senza averne ricevuto la notificazione da parte del Dicastero competente.

A ben vedere, c'è un inquietante parallelo offertoci dalla storia. Martin Lutero ottenne la diffusione dell'eresia grazie all'appoggio dei principi tedeschi, sfruttando le loro brame sui beni ecclesiastici; anche oggi vi è chi, per rendere irreversibili le deviazioni conciliari, pare ricorrere agli stessi mezzi, ottenendo l'appoggio dei principi ansiosi di metter le mani sul patrimonio degli Ordini religiosi. Ma sia chiaro che la finalità ultima è la distruzione della Chiesa, mentre la cupidigia per il danaro è solo uno dei mezzi atti a conseguirla. Ieri furono le terre delle abbazie e le rendite delle diocesi, oggi sono i beni immobili dei Francescani o dell'Ordine di Malta.

Un Ordine fiorente di vocazioni, con una Regola genuinamente fedele allo spirito del Fondatore, è rimasto in precario equilibrio tra la Messa cattolica e la sua parodia conciliare. Un Ordine secolare, sovrano ed indipendente, si è lasciato sedurre dalle potenze del secolo. Un domenicano, dotato di un'intelligenza ed un acume non comuni, non ha saputo denunciare le deviazioni dei novatori, giungendo a difendere quel coacervo di equivoci che millanta il titolo di Concilio. Non credo di ingannarmi nell'affermare che, per mezzo dei Suoi nemici, il Signore ha punito questi sui figli che Gli resistono, volendo servire due padroni. Ciò non toglie la responsabilità degli empi che si scatenano contro i Francescani, contro l'Ordine di Malta o contro un teologo; ma ci richiama alla realtà soprannaturale, ricordandoci che il Signore, a chi più ha dato, più chiede; e che Egli non sa che farsene dei tiepidi e dei mediocri. Egli usa il braccio dell'empio per colpire chi merita i Suoi castighi, affinché si ravveda, faccia penitenza e chieda perdono. 

Ci pensino quanti ritengono che sia sufficiente pagare il tributo all'idolo conciliare per garantirsi un salvacondotto dal Sinedrio romano. E ci pensino quanti credono che un riconoscimento canonico non li esponga all'arbitrio del tiranno.

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Nota delle ore 21:30 del 3 Febbraio. E' stata diffusa la notizia della revoca delle sanzioni canoniche comminate dal Priore Provinciale. 


Commenti

  1. E si. Non c'era bisogno. I fatti danno ragione a Baronio. Ma i fatti oramai hanno preso un ritmo strano. La febbre è alta

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  2. I Suoi fotomontaggi sono dei veri capolavori.
    Ho segnalato su Chiesaepostconcilio un articolo inedito di Padre Cavalcoli ma non mi è stato pubblicato. Ecco il link:
    http://isoladipatmos.com/liberare-leretico-dal-demonio-e-il-piu-difficile-tra-gli-esorcismi/
    Il concetto di Superiore Eretico mi sembra interessante:
    "Il Superiore eretico è sempre un despota, che governa non con la saggezza, ma col terrore. E, per parafrasare un’ espressione di Papa Benedetto XVI, possiamo dire che l’eretico è il “dittatore del relativismo”.

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    1. Ho l'impressione che "Chiesa e Postconcilio" lavori strenuamente per il "timbro"... In fin dei conti c'è chi ama le periferie, ma proprio tutte, quindi anche la Fede di periferia, evidentemente perchè non sta in centro, al centro del concilio, ma ancora al di là del confine, tra le favelas delle proposte di fede.
      Ma lasciamoci stupire dalla misericordia che guarirà anche questa ferita ed accompagnata nel cammino del discernimento verrà ammessa, perchè no, anche ad Assisi!

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  3. Beh, tutto sommato pena lieve paragonata alla persecuzione di padre Manelli che evidentemente stava sui......ad altre alte cariche. Ritiene possibile che il divieto di celebrare in pubblico con relativi sermoni sia applicabile a Santamarta?

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  4. Scrive ancora Cavalcoli (incredibile dictu visuque):

    «Sin dai primi anni del post concilio ci fu una schiera di buoni teologi e prelati, i quali si premurarono di commentare i testi conciliari nella linea del Magistero, mostrando la loro continuità col Magistero precedente, difendendoli dall’accusa di modernismo, e sottraendoli alla manipolazione dei modernisti. Tra i suddetti teologi e prelati ci furono il Cardinale Giuseppe Siri, Jacques Maritain, Yves-Marie-Joseph Congar, Henri de Lubac, Jean Daniélou, Padre Raimondo Spiazzi, Jean Guitton, Jean Galot, i teologi domenicani di Roma, di Firenze e di Bologna, ed il Collegio Alberoni di Piacenza fino al Servo di Dio Padre Tomas Tyn in anni più recenti.»
    (http://isoladipatmos.com/alla-radice-della-crisi-storia-delle-occasioni-perdute/)

    Chiunque scriva un tale testo parlando, tra gli altri, di Yves-Marie-Joseph Congar, Henri de Lubac e Jean Daniélou come di "buoni teologi" (sic), come di coloro che sottrassero "alla manipolazione dei modernisti" i testi del conciliabolo, cioè come di veri e propri baluardi dell'antimodernismo, mentre è l'esatto contrario, dimostra di non sapere (o di non voler far sapere, nel caso si tratti di un dotto teologo) che cosa sia la «Nouvelle Théologie» modernista di cui costoro erano baldi capofila, e quali danni incalcolabili abbia prodotto.

    Persino Gherardini ne scrive come segue:

    «Congar, Daniélou, Chenu, de Lubac e tutta la famiglia della Nouvelle Théologie eran i grandi maestri, oltretutto circonfusi dall'aureola del martirio loro «inflitto» da Ottaviani e da Pio XII. ... Pio XII, lungimirante e prudente quanto dev'esser ogni vero maestro e pastore, era corso subito ai ripari con l'enciclica del 1950 sui serpeggianti errori del momento. (Humani generis,Lettera Enciclica di Pio XII, 12 agosto 1950.) ... Non fu pienamente capito e fu ancor meno seguito dal Concilio e dal postconcilio i quali, non dando il dovuto risalto all'enciclica del 1950 e mettendo in ombra l'indirizzo tradizionale ch'essa difendeva, gli opposero la categoria della rivolta. Ribaltaron infatti la situazione e gli uomini in essa coinvolti. E di costoro fecero la bandiera della nuova temperie teologico-culturale.»
    (http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/04/brunero-gherardini-rivoluzione-e_17.html)

    Che la chiesupola conciliabolare bergogliana funzioni col motto di Saint-Just «Pas de liberté pour les ennemis de la liberté» (parola d'ordine del Terrore rivoluzionario) è vero; come è anche vero che «La Rivoluzione è come Saturno: divora i suoi figli»; ed è quest'ultima frase che, eventualmente, al Cavalcoli meglio si attaglia.

    Che infine le "sanzioni" dei "superiori" siano tanto immotivate quanto sensibili alla pressione mediatica (o alla minaccia di essa) è cosa che si qualifica da sé: nella Chiesa cattolica invece le eresie pubbliche devono essere pubblicamente ritrattate, e solo dopo l'Autorità ecclesiastica ridiscute le sanzioni a questo titolo comminate.

    Vincenzo

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  5. Un OT, è vero che Roma è tappezzata di manifesti contro Bergoglio?
    C'è qualche romano che lo può confermare?
    Grazie.

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    1. Eccome che è vero:
      http://www.marcotosatti.com/2017/02/04/manifesti-contro-il-papa-a-roma-un-inedito-storico-una-pasquinata-in-versione-terzo-millennio/

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