Prima sedes a nemine judicatur




Se è vero che Prima Sedes a nemine judicatur, ossia che il Romano Pontefice non è soggetto alla giurisdizione di alcuno, è nondimeno altrettanto vero che vi sono dei limiti ontologici a questo principio.

Quando il Papa viene canonicamente eletto dal Sacro Collegio, vi è un Cardinale che ne notifica l'avvenuta elezione: Nuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam. Eppure nessuno affermerebbe che egli sia superiore al Papa. E quando il Pontefice muore, chi ne annuncia il decesso non lo sta giudicando, ma si limita a prendere atto che, essendo venuta meno la vita corporale, immediatamente la Sede è vacante. 

Ora, quelli che in un ambito ordinario sono eventi normali e quasi scontati, laddove intervenga un elemento straordinario - ma non per questo impossibile - costituiscono una sorta di empasse insormontabile: è il caso dell'eresia del Pontefice. 

Eppure dovrebbe esser pacifico che, non potendosi ammettere che una persona che si è separata dalla comunione con la Chiesa possa esserne il Capo, nel momento in cui il Papa dovesse cadere in eresia formale e manifesta egli, proprio in quanto separato dalla comunione con la Chiesa, cessa ipso facto di esserne anche il Capo visibile, così come non è più Capo della Chiesa il Pontefice defunto.

Quindi l'eventuale presa d'atto della decadenza del Papa non costituisce un atto di giudizio nei suoi confronti, esattamente come non è un giudizio il dichiararne l'avvenuta elezione o il constatarne la morte.

Lo stato di eresia manifesta di un Papa - o meglio: di un battezzato che a partire da un determinato momento è stato eletto canonicamente Papa - non comporta quindi un'arbitraria ed illegittima pretesa di sottoporre il Pontefice a giudizio; esso è altresì un dato di fatto che chiunque, ed a maggior ragione un qualsiasi Prelato, in forza della semplice ragione, può rilevare e riconoscere. 

Poiché chi dovesse verificare, secondo quanto previsto dai Sacri Canoni, che un fedele è oggettivamente incorso nell'eresia formale, si limita a giudicare un fatto, non una persona: anche perché l'eresia formale richiede una esplicitazione pubblica ed ostinata, e non si limita ad una semplice implicita formulazione interiore. Infatti de occultis Ecclesia non judicat, la Chiesa non giudica le azioni non conosciute. Direi anzi che questa constatazione precede logicamente il fatto che l'eretico riconosciuto tale sia incidentalmente anche Papa, dal momento che non è la dichiarazione d'eresia a mettere l'eretico fuori della Chiesa, ma l'eresia in sé, una volta che essa sia formale, manifesta e pervicace.

Ecco allora che quello che potrebbe apparire un empasse si rivela nella sua semplicità. E si può quindi sostenere che lo stato di eresia in cui dovesse incorrere colui che è investito del Papato lo rende ontologicamente incapace di essere contemporaneamente fuori della Chiesa e Capo di essa. 

Commenti

  1. Spero che quello che potrebbe (perché potrebbe?) apparire come un empasse NON si riveli nella sua semplicità POICHE' ci troviamo di fronte ad un flagellum come bergoglio.

    Il sovvertimento della dottrina cattolica in tutte le sue espressioni è avvenuto con il concilio vaticano secondo.Quindi ontologicamente incapaci di essere contemporaneamente fuori della Chiesa e capi di essa sono tutti i papi conciliari.

    Penso che sia un nuovo colpo da maestro di satana concentrarsi sull'eresia di bergoglio :che ce l'abbiano messo apposta uno così?

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  2. Già: contra factum non valet argumentum.

    Per di più le antiche discussioni di scuola concernenti una teorica eventuale eresia della Prima Sede si riferivano a una parte limitata del deposito della Fede cattolica, e non potevano neppure immaginare la completa rivoluzione realizzata con la variazione delle "categorie interpretative" teologiche operato dal (neo)modernismo, progressista sì ma, beninteso, anche conservatore, e ufficializzata dalla setta col conciliabolo: altro che "Papa eretico", qui abbiamo un costante pubblico agire della suprema autorità contra Catholicam Fidem et in perniciem animarum, cosa che si oppone frontalmente al primo principio dell'agire canonico, disciplinare e giurisdizionale della Chiesa cattolica: «salus animarum suprema lex esto».

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    1. Tutto vero, ma non è necessario essere totalmente contrario a ttte le verità di fede per essere eretico: iota unum non praeteribit. Per questo non aderire alla minima verità ti rende eretico.
      Altra cosa è essere formalmente eretico, ed essere dichiarato tale dalla Chiesa la quale sola può formalmente recidere dal Suo Corpo.
      Siamo sempre in un vicolo cieco: se prima sedes a nemine judicatur, allora nessuno può azzardarsi nemmeno a criticarla. Eppure l'evidenza dei fatti ci costringe a non aderire alle bestemmie che vengono pronunciate quotidianamente.
      la via d'uscita è teologica, non canonica. Il canonista è in un'impasse, il teologo ragiona facendo appello a dei principi. Che possono essere di varia provenienza: dalla filosofia naturale, per esempio: "il capo di una qualsiasi società deve procurare il bene comune di quella società"; e poi considerando i dati oggettivi: "novus ordo missae, libertà religiosa, ecumenismo, amoris laetitia ecc ecc sono contrari al bene comune della società Chiesa Cattolica"; da cui l'inevitabile conclusione: quella che appare oggi essere la suprema autorità della Chiesa cattolica semplicemente non lo è.
      Spiegare come ciò avvenga è altro paio di maniche.
      Che cosa costituisce l'autorità eletta dal collegio cardinalizio l'Autorità suprema, cioè il Vicario di Cristo in terra? La comunicazione che lo stesso Nostro Signore ne fa, secondo la promessa che fece quando disse "Sarò con voi..." cioè l'esse "una cum". Solo allora l'uomo/sacerdote/vescovo/cardinale diventa Vicario di Cristo.
      Se però il miserabile è un disgraziato che no ha nessuna intenzione di agire secondo la volontà di Cristo, beh è assolutamente impossibile che il Signore gli comunichi tutto quell'insieme di grazie, prerogative, ad es. l'infallibilità in materia di fede e morale, che sono i tratti distintivi del vero "dolce Vicario di Cristo in terra".
      Rimane solo un aborto di autorità. Un incompiuto che è papa solo materialmente, come un seme mai germogliato, potenza senza atto; il che però è sufficiente per poter dire che la gerarchia cattolica non è morta, e quindi l'indefettibilità non è completamente in discussione.
      Queste le linee guida della tesi elaborata da mons. Guerard des Lauriers, già docente all'università del Laterano con mons. Piolanti, e insieme a lui epurato dopo che apparve il famoso "breve esame critico del novus ordo missae" da lui e altri elaborato, cui posero la loro firma i card. Ottaviani e Bacci. Tesi teologicamente certa, cui aderisco perché mi sembra l'unica spiegazione chiara della situazione attuale, almeno dal punto di vista teologico. Ma che non aiuta comunque a lenire il dolore e lo sbigottimento per la situazione attuale della nostra santa madre Chiesa.

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  3. « (...) Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: il rifiuto di partecipare personalmente alla menzogna. Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini per opera mia!
    È questa la breccia nel presunto cerchio della nostra inazione: la breccia più facile da realizzare per noi, la più distruttiva per la menzogna. Poiché se gli uomini ripudiano la menzogna, essa cessa semplicemente di esistere. Come un contagio, può esistere solo tra gli uomini.
    Non siamo chiamati a scendere in piazza, non siamo maturi per proclamare a gran voce la verità, per gridare ciò che pensiamo. Non è cosa per noi, ci fa paura. Ma rifiutiamoci almeno di dire ciò che non pensiamo.
    È questa la nostra via, la più facile e accessibile, data la nostra radicata e organica codardia, una via molto più facile che non (fa spavento il nominarla) la disubbidienza civile alla Gandhi.
    La nostra via è: non sostenere in nessun caso consapevolmente la menzogna. Avvertito il limite oltre il quale comincia la menzogna (ciascuno lo discerne a modo suo), ritrarsi da questa cancrenosa frontiera! Non rinforzare i morti ossicini e le squame dell’Ideologia, non rappezzare i putridi cenci: e saremo stupiti nel vedere con quale rapidità la menzogna crollerà impotente e ciò che dev’essere nudo, nudo apparirà al mondo.
    Ognuno di noi dunque, superando la pusillanimità, faccia la propria scelta: o rimanere servo cosciente della menzogna (certo non per inclinazione, ma per sfamare la famiglia, per educare i figli nello spirito della menzogna!), o convincersi che è venuto il momento di scuotersi, di diventare una persona onesta, degna del rispetto tanto dei figli quanto dei contemporanei. E da quel momento tale persona: -->>

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  4. --->
    - non scriverà più né firmerà o pubblicherà in alcun modo una sola frase che a suo parere svisi la verità;

    - non pronunzierà frasi del genere né in privato né in pubblico, né di propria iniziativa né su ispirazione altrui, né in qualità di propagandista né come insegnante o educatore o in una parte teatrale;

    - per mezzo della pittura, della scultura, della fotografia, della tecnica, della musica, non raffigurerà, non accompagnerà, non diffonderà la più piccola idea falsa, la minima deformazione della verità di cui si renda conto;

    - non farà né a voce né per iscritto alcuna citazione «direttiva» per compiacere, per cautelarsi, per ottenere successo nel lavoro, se non è pienamente d’accordo col pensiero citato o se questo non è esattamente calzante col suo discorso;

    - non si lascerà costringere a partecipare a una manifestazione o a un comizio contro il proprio desiderio o la propria volontà. Non prenderà in mano, non alzerà un cartello se non è completamente d’accordo con lo slogan che vi è scritto;

    - non alzerà la mano a favore di una mozione che non condivida sinceramente; non voterà né pubblicamente né in segreto per una persona che giudichi indegna o dubbia;

    - non si lascerà trascinare a una riunione dove sia prevedibile che un problema venga discusso in termini obbligati o deformati;

    - abbandonerà immediatamente qualunque seduta, riunione, lezione, spettacolo, proiezione cinematografica, non appena oda una menzogna profferita da un oratore, un’assurdità ideologica o frasi di sfacciata propaganda;

    - non sottoscriverà né comprerà in edicola un giornale o una rivista che dia informazioni deformate o che taccia su fatti essenziali.

    Non abbiamo enumerato, s’intende, tutti i casi in cui è possibile e necessario rifiutare la menzogna. Ma chi si metterà sulla strada della purificazione non stenterà a individuarne altri, con una lucidità tutta nuova.
    Certo, sulle prime sarà duro. Qualcuno si vedrà temporaneamente privato del lavoro. Per i giovani che vorranno vivere secondo la verità, all’inizio l’esistenza si farà alquanto complicata: persino le lezioni che si apprendono a scuola sono infatti zeppe di menzogne, occorre scegliere. Ma per chi voglia essere onesto non c’è scappatoia, neppure in questo caso: mai, neanche nelle più innocue materie tecniche, si può evitare l’uno o l’altro dei passi che si son descritti, dalla parte della verità o dalla parte della menzogna: dalla parte dell’indipendenza spirituale o dalla parte della servitù dell’anima. (...)»

    Tratto da: Aleksandr Isaevič Solženicyn, Vivere senza vergogna.

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  5. Baronio, perchè ha taciuto per così tanto?

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    1. ...perché talvolta mi domando a che serva scrivere, quando tutti tacciono e subiscono passivamente le intemperanze di Omissis. E poi siamo in Quaresima, e ho voluto dedicare un po' più di tempo alla preghiera. Che Dio ci aiuti.

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    2. Padre, preghi anche per me, che sguazzo nel peccato.
      Alle volte penso che sarebbe meglio fossi un misericordista indottrinato dalla neochiesa: mi dico infatti che sarei nell'errore e nel peccato, ma in buona fede.
      Sragiono?

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    3. Il rifiuto di partecipare personalmente alla menzogna può costare molto, molto caro, nel mondo come nella "chiesa" conciliabolare che del mondo fa il proprio modello; e spesso giustizia sarà fatta solamente nell'al di là (ma... per l'eternità!). - Ecco perché moltissimi preferiscono "abbozzà", come dite voi a Roma.

      Io però, che nella mia vita non ho mai "abbozzato" (almeno volontariamente), apprezzo la voce di Baronio anche se singola e persino se anonima.

      Grazie, Baronio.

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    4. Scusi se mi permetto: anche tentare di tenere alto il fronte della diga contro il dilagare della menzogna è pregare, sia pure nella frustrazione di sentirsi soli nell'impresa.

      I mutacisti per N motivi (dalla pusillanimità, al carrierismo, al conoscere magari particolari ignoti ai più che gli suggeriscono di tacere, ...) risponderanno a tempo debito del bene e del male, come chiunque.

      Buona Settimana autentica.

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