Autonomia sì, ma a senso unico



Tutte le utopie anticristiane, tanto religiose quanto politiche, si sono presentate sotto le specie di un moto popolare dal basso, mentre nella realtà si sono imposte con i metodi della tirannide: furono una tirannide la Pseudoriforma luterana, lo scisma anglicano, la Rivoluzione francese, il Risorgimento, il Comunismo, il Nazifascismo, il Concilio Vaticano II. Lo sono oggi le democrazie in cui si impongono alle masse la teoria gender, il matrimonio omosessuale e l'invasione islamica. Non fa eccezione la neo-chiesa, il cui princeps dimostra nei fatti un autoritarismo ed un'arroganza nell'esercizio del potere del tutto opposti alle proteste di democratizzazione e collegialità che ci giungono dalla curtis.

Erede e pedissequo esecutore del Vaticano II - checché ne dica Socci - Bergoglio sta oggi portando a compimento quanto contenuto in nuce in quell'infausta assise, che impose d'autorità alla Chiesa le decisioni delle conventicole di esperti progressisti, con la complicità e la connivenza dei suoi Papi. Poiché quelli che le anime belle del Concilio chiamano eccessi altro non sono se non la coerente applicazione della volontà partigiana e faziosa di una élite. 

Il grottesco documento Amor laetitiae dimostra che la pretesa autonomia dell'Episcopato e delle Conferenze Episcopali in chiave collegialista e parlamentarista, lungi dall'aver a cuore la salvezza eterna di concubinari e adulteri, va letto ad mentem Bergollei, ossia con il determinato intento di ammettere ai Sacramenti quanti ne sono indegni. E se da una parte vi sono alcune Conferenze Episcopali che hanno ribadito la disciplina tradizionale, dall'altra la prassi recepita è che i divorziati possono comunicarsi alla Sacra Mensa e partecipare alla vita sacramentale della Chiesa. Prova ne sia l'entusiastica accoglienza di Amor laetitiae da parte della Conferenza Episcopale Tedesca e di quella Maltese, le censure di non pochi Vescovi nei confronti dei chierici refrattari alla novità e le espulsioni di docenti critici verso quel documento in atenei nominalmente cattolici. Inutile dire che entro le Mura Leonine il semplice sospetto che un ufficiale di Congregazione possa non essere allineato è sufficiente a determinarne il licenziamento. Alla faccia della parrhesia. A poco valgono i Dubia e le correzioni filiali, le petizioni e le raccolte di firme, ignorate con tirannico disprezzo da Bergoglio.

Il Motu Proprio Magnum principium non fa eccezione. Ancora una volta, col pretesto di una maggior democratizzazione e di una più diffusa partecipazione dell'Episcopato al governo della Chiesa, è evidente che la libertà e l'autonomia concesse alle Conferenze Episcopali e ai Vescovi possono esercitarsi solo ed esclusivamente se sono in linea con il volere del Principe. 

Eccone la prova.

Immaginiamo per assurdo che sia possibile delegare alle Conferenze Episcopali nazionali la disciplina liturgica, e che la Santa Sede voglia veramente che ogni traduzione dei testi liturgici sia congruente con la sana dottrina, pur nella diversità delle lingue vernacolari. 

Immaginiamo che una Conferenza Episcopale o un Ordinario, in forza del Motu Proprio dall'altisonante incipit Magnun principium, legiferi in senso tradizionale, ad esempio stabilendo che le parole della Consacrazione pro multis siano tradotte fedelmente, applicando ciò che Benedetto XVI aveva ordinato - inascoltato - nella Lettera al Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca del 14 Aprile 2012. 

Immaginiamo che i Vescovi di un fantomatico stato, magari appellandosi alla Sacrosanctum Concilium, decidano che d'ora innanzi sia obbligatorio che venga celebrata la Messa in lingua latina - usus linguae latinae in ritibus latinis servetur -, confinando l'uso del vernacolo a casi specifici e sporadici. 

Immaginiamo che essi, applicando il Motu Proprio Summorum Pontificum e le relative norme emanate dalla Santa Sede, impongano al proprio Clero nazionale di saper celebrare nella cosiddetta forma straordinaria. Immaginiamo che detta Conferenza Episcopale stabilisca che in ogni parrocchia almeno una Messa domenicale debba esser celebrata in rito antico.

Credete che Bergoglio - a parole tanto rispettoso della decentralizzazione e dell'autonomia delle Conferenze Episcopali - accetterebbe che in quella nazione il Motu Proprio Magnum principium sia inteso in senso tradizionale? Credete veramente che non interverrebbe? Credete che lascerebbe impuniti i Vescovi di quella nazione? O non userebbe invece il proprio potere e la propria autorità diretta, immediata e assoluta per ristabilire la babele liturgica e dottrinale, delegittimando la decisione dei Vescovi? 

D'altra parte, se non s'è fatto scrupoli a correggere pubblicamente il Prefetto della Congregazione del Culto Divino, Card. Sarah, a maggior ragione avrebbe problemi a farlo con il Vescovo di una Diocesi o con una Conferenza Episcopale, cosa peraltro già verificatasi in precedenza in altri eclatanti casi, ad iniziare dall'indecoroso scandalo dell'Ordine di Malta o, più recentemente, con le sotterranee interferenze nella prospettata dissidenza della Conferenza Episcopale Polacca a proposito di Amor laetitiae

Ecco quindi dimostrata la faziosità del documento papale. Il quale usa come pretesto l'autonomia delle chiese nazionali con l'unico scopo di delegare ad esse - come avviene ora con Amor laetitiae - l'introduzione di norme lassiste e permissive, l'approvazione di prassi sempre più progressiste ed ecumeniche, con la certezza che nei posti di potere ci sono persone che assecondano il volere del sovrano assoluto. 

E come appunto con Amor laetitiae ci sono molte Conferenze Episcopali che ammettono i concubinari ai Sacramenti e solo alcune che confermano la prassi cattolica tradizionale, così in ambito liturgico vi dovranno essere Conferenze Episcopali che cancellino l'aspetto sacrificale della Messa per introdurre l'intercomunione con i protestanti, mentre solo alcune - mal tollerate, e solo temporaneamente - continuano a non autorizzarla, almeno ufficialmente. E di certo senza aver alcuna possibilità di obbligare i propri chierici ad obbedire, dal momento che basterebbe a costoro pestare i piedini nel refettorio di Santa Marta, per vedersi reintegrati nel proprio ufficio.

Un altro esempio? Prendiamo gli scismatici d'Oriente: gli unici punti in comune sui quali verte il dialogo ecumenico sono quelli che indeboliscono i Primato petrino, mentre sull'aspetto della sacralità dei riti si tace ostinatamente, visto che non vanno nella direzione voluta da Bergoglio e rischiano di dar credito a quanti chiedono una liturgia più decorosa. E viceversa, con gli eretici Protestanti si dialoga di intercomunione - ora solo in certi casi, ma sappiamo come finiscono queste cose - allorché essa è impraticabile e condurrebbe allo stravolgimento dell'intero edificio dottrinale cattolico. 

E' lo stesso discorso dello jus soli. Se grazie ad esso si concedesse la cittadinanza italiana ad immigrati cattolici come i Filippini, la nostra Italia non avrebbe da temere una pacifica convivenza con questi nuovi cittadini, che viceversa porterebbero un prezioso contributo alla difesa della comune tradizione cristiana e dei condivisi valori morali e spirituali. 

Ma questo non è lo scopo per cui Avvenire e i politici propagandano lo jus soli: essi vogliono che giungano in Italia maomettani e idolatri e pagani e atei, in modo da cancellare le ultime reliquie di cattolicità del nostro Paese. E se avvenisse che davvero un contingente di Filippini dovesse muovere verso l'Italia, ecco che immediatamente si pretenderebbe da loro il giuramento di fedeltà alla laicità dello Stato, si vincolerebbe la concessione della cittadinanza all'accettazione di aborto, eutanasia, coppie gay ecc.
  
Verba volant - le parole arrivano ovunque - e scripta manent - le cose scritte restano sulla carta. Ci pensino quanti credono di poter ottenere ope legis ciò che nei discorsi a braccio e nelle intemperanti telefonate di Santa Marta è quotidianamente messo in discussione. 

Commenti

  1. Molto assennato, come di solito. E poi, questo Amor laetitiae. Da noi si dice: ¡desopilante!

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    1. Carissimo sig. Infante, se desidera tradurre l'articolo in spagnolo per i Suoi lettori...

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  2. Lo farò volentieri, e La ringrazio tanto per la fiducia. Mi dispiace soltanto che, al primo paragrafo, il nazifascismo sia messo accanto al Risorgimento, al comunismo, ecc.

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    1. Beh non dimentichiamo che la matrice ideologica di nazismo e fascismo fu, al di là delle concrete applicazioni storiche nei singoli paesi, essenzialmente socialista. I meriti di quanto fecero alcuni governi non sono oggetto della mia critica, specialmente laddove - come in Italia o in Ispagna - dei governi fascisti ebbero comunque degli innegabili meriti dal punto di vista sociale. E vorrei cogliere l'occasione per ribadire che, contro la vulgata del dopoguerra, il fascismo non fu un fenomeno limitato appunto all'Italia o alla Spagna, ma viceversa diffuso in Inghilterra, in Francia (ebbene sì), in Ungheria, in America, in Giappone. E sempre contro la vulgata dei vincitori, esso nacque come risposta alla nefasta influenza della Massoneria mondiale, la quale sin dalla fine del primo conflitto mondiale costituiva un contropotere sovrannazionale che perseguiva i suoi scopi contro la volontà delle Nazioni e dei popoli.

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  3. Bergoglio es un déspota desde que estaba en Argentina. Siempre ha hecho su voluntad y no la de Dios por eso no es raro que ahora lo veamos rebelarse contra las leyes de Dios y astutamente introduce el sacrilegio, el adulterio y el apoyo a la sodomía.
    http://archive.today/qNSVv

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