Apriamo un dibattito: in risposta a Danilo Quinto



Carissimo dottor Quinto,


accolgo l'invito, pubblicato sul Suo blog, ad aprire un dibattito su Bergoglio. A onor del vero, più che dibattere, io preferirei istruire un processo canonico, ma i tempi sono quel che sono e bisogna pur accontentarsi quantomeno di far sentire il proprio dissenso. 

Anzi devo dire che proprio una decina di giorni or sono, su Chiesa e Postconcilio, avevo lanciato un'analoga proposta, della quale credo dovrebbero farsi promotori soprattutto i laici, senza coinvolgere Prelati ed ecclesiastici. Il motivo di questa scelta di target - mi perdoni l'anglicismo - sta nel fatto che i laici sembrano essere al momento gli unici a non dover temere le ritorsioni di Bergoglio, dovendo al massimo sopportare le sue intemperanti esternazioni che in fondo lasciano il tempo che trovano, quando non rivelano l'indole tutt'altro che misericordiosa del personaggio.

I laici non hanno, nella struttura gerarchica della Chiesa, alcun ruolo: essi sono Chiesa discente, ma custodiscono quel sensus fidei ch'è regola della Fede e che ancor oggi, nei semplici, rappresenta quel sano buon senso cattolico che non si lascia menar per il naso dalle sesquipedalia verba del clero conciliare. Ma proprio per il fatto di non ricoprire alcuna funzione istituzionale nella compagine ecclesiale, i laici possono esprimere un dissenso che non è mosso né da ambizione né da servilismo. 

Lasciamo pure da parte i cosiddetti laici che, nella setta conciliare, fanno da contraltare ai fedeli allo stesso modo in cui il clero modernista rappresenta l'antitesi dei buoni sacerdoti e dei santi Pastori cattolici. Quei laici che smaniano d'usurpare le funzioni sacerdotali, che si arrampicano sui presbiteri a proclamare il salmo responsoriale o a distribuire la Comunione, mentre gli inetti in camice e stola poltriscono in un angolo. Quei laici che rivendicano il diritto alla ribellione quand'è ora di obbedire a Cristo, ma che vanno in brodo di giuggiole per le innovazioni di Amoris Laetitia e le tediose citazioni della Nostra AetateChé se solo chiedessimo a costoro se credono nei dogmi principali della Fede, scopriremmo che o li ignorano colpevolmente o li negano scientemente. Essi sono i complici della crisi attuale e i cortigiani del tiranno: non sappiamo che farcene di laici di tal fatta, degno gregge che segue il pifferaio verso il baratro. 

I laici cui spetta l'onore di levar la voce per metter in guardia dai lupi vestiti da pastori sono quelli che pregano, che fanno penitenza, che quando peccano non pretendono di legittimare le proprie colpe, ma si inginocchiano al confessionale per chieder perdono. Sono loro che oggi hanno la possibilità di farsi sentire, dai loro fratelli prima ancora che dai chierici rinnegati. Perché senza il consenso del popolo dal quale trae legittimazione, la neo-chiesa è destinata ad inabissarsi nella cloaca dei suoi vizi, a scomparire nel disonore dei traditori.

Metter sotto accusa la Gerarchia è cosa che suscita ancor oggi nel popolo fedele una certa perplessità, se non addirittura scandalo. Eppure giunge un momento in cui gli argomenti teologici e le dotte speculazioni canoniche si rivelano piuttosto dei sofismi, quando servono non per il bene delle anime, ma per tenerle soggiogate in un'obbedienza speciosa e - in ultima analisi - per impedir loro di opporsi all'adulterazione della Fede e della Morale. 

C'è chi osserva che il Papa non può esser deposto. Chi dice che un Papa, nel momento in cui cade in eresia, dev'esser giudicato da un Concilio (un altro? per carità!). Chi si appella alla divisione tra munus potestas. Tutti argomenti eruditi, per carità. Ma pensare di risolvere il disastro attuale con i bizantinismi del diritto canonico, mentre ogni giorno da Santa Marta siamo cannoneggiati con eresie e spropositi inauditi, è come voler risolvere l'invasione maomettana dell'Europa con un volantinaggio fuori dal Comune di Roccantica.  

Lo dice anche Socci: Cos'altro deve fare questo signore per farci capire che vuole distruggere il Cattolicesimo? Poiché in fondo la questione è solo questa: ci troviamo dinanzi ad un personaggio che demolisce sistematicamente la Chiesa di Cristo, in virtù del proprio potere di capo della Chiesa stessa. Che lo faccia a norma del Codice di Diritto Canonico; che le sue esternazioni siano parte del Magistero; che pronunci eresie come dottore privato o maestro universale; che sia Papa legittimo o impostore sono aspetti inerenti la sua personale posizione dinanzi a Dio e alla Chiesa. Ma nei fatti la gravità di ciò che Bergoglio compie è sotto gli occhi di tutti, tanto di chi lo avversa quanto di chi lo sostiene.  

A me non interessa se chi offende Dio e danna le anime lo faccia a titolo personale o no: perché è l'offesa a Dio e la dannazione delle anime che sono gravi in sé. L'eventuale illegittimità degli atti sarà nel caso un'aggravante, che nulla toglie ai delitti che egli compie. 

Analizzare come lo Spirito Santo possa aver permesso che Bergoglio ascendesse al Soglio, o come si coniughino le sue eresie con le promesse di Cristo e con l'infallibilità papale sono questioni che spetterà agli storici ed ai teologi affrontare in futuro. Oggi occorre anzitutto opporsi a queste eresie, siano esse pubblicate ufficialmente sugli Acta Apostolicae Sedis o inserite subdolamente in un discorso pronunciato a braccio. E se questo comporta una disobbedienza, che sia benedetta questa disobbedienza, in nome dell'amore di Dio e della salvezza delle anime. E se dicendo che Bergoglio è eretico si passa per estremisti, si perde la berretta cardinalizia, si viene cacciati dalla Curia o dalla cattedra universitaria, chiediamoci se il nostro scopo sia quello di conservare il posto che ricopriamo rendendoci complici di un eretico e dei suoi accoliti, o piuttosto di testimoniare la nostra fedeltà al Signore affrontando la persecuzione. 

D'altra parte, non furono forse i Sommi Sacerdoti e Pilato a condannare il Salvatore alla crocifissione? Il fatto che questa sentenza sia stata pronunciata dall'autorità religiosa e civile l'ha resa forse meno iniqua? 

Mi pare che in molti critici di questo Pontificato - chiamiamolo così - si stia perdendo di vista la sostanza, in nome della forma. Così vi è chi teme di proclamare lo scisma, come se la responsabilità ricadesse su chi lo denuncia e non su chi lo ha causato falsificando deliberatamente la dottrina. Se Bergoglio è eretico ed ha dei seguaci, lo scisma c'è già: tacere adesso significa rendersi conniventi e complici. E quando verremo giudicati, non ci sarà chiesto se il nostro silenzio è stato dettato da obbedienza, perché anche un bambino capisce che davanti ad una azione intrinsecamente cattiva non si possono accampare scuse e pretesti in nome di un formalismo che scade nel grottesco. E non dimentichiamo che, in nome dell'obbedienza, negli ultimi sessant'anni abbiamo subìto gli esiti nefasti del Concilio, fermandoci a disquisire se quel documento ha valore dottrinale o pastorale, se quella frase va interpretata alla luce della Tradizione o no. E intanto le anime si sono dannate e si dannano ancor oggi. 

Nel paradosso, la pretesa di obbedienza cieca, pronta e assoluta da parte dei sudditi nei riguardi della Gerarchia giunge in un momento storico nel quale essa s'è riempita la bocca di appelli alla democrazia, presentando le odiose innovazioni come provenienti da una pressante richiesta della base, cui i Presuli avrebbero acconsentito in nome della loro pastorale sollecitudine. Una vergognosa impostura: nessuno tra il popolo ha mai chiesto che la Messa venisse cambiata, né che i sacerdoti si vestissero da laici, o che i Vescovi facessero comunella con i comunisti prima e con gli eretici e i Maomettani poi. E nella prevaricazione scandalosa imposta dall'Autorità s'è aggiunto l'inganno, facendo credere ai fedeli che quella cosa informe e indecorosa che va sotto il nome di Novus Ordo fosse solo una traduzione dell'antico rito, sfrondato da qualche elemento ormai inattuale, mentre nei fatti era nient'altro che la riproposizione pedissequa delle manomissioni di Lutero e di Cranmer. 

Anche le prostituzioni con i pagani, dopo gli amplessi indecorosi con gli eretici d'ogni risma, sono state imposte dalla neo-chiesa conciliare come necessità ineludibili di un presunto processo di pacificazione che nessun laico avrebbe mai voluto né chiesto. Poiché i cattolici hanno sempre saputo convivere pacificamente - specialmente in nazioni altrettanto cattoliche - con Ebrei, Maomettani, Calvinisti e scismatici d'Oriente senza rinunciare alla loro Fede ed anzi pretendendone il rispetto. A Roma, e in tutti i Paesi cattolici, la convivenza con i Giudei era norma talmente radicata da acquisirne anche le tradizioni gastronomiche, e non si è certo dovuto attendere il Concilio per veder l'opera di vera Carità cristiana nel salvare tanti perseguitati dal Nazismo, accogliendoli nelle proprie case, nei conventi e negli istituti religiosi. Se opposizione c'è stata - ed anche talvolta fiera e armata - questa si è avuta quando i Mussulmani minacciavano l'Europa cercando di sottometterla all'Islam, e mai il contrario: basti pensare al comportamento dei Cattolici nelle colonie, ben diverso da quello dei Protestanti. 

Bisogna esser inclusivi, pontificano a Santa Marta. Ma l'inclusività era cosa che si potevano permettere l'Impero Romano, con le sue leggi e l'orgoglio del civis, e la Chiesa Cattolica, che non temeva di annettersi nuovi popoli, rigenerandoli nel lavacro del Battesimo e convertendoli a Cristo. La setta conciliare parla d'inclusività, ma si svende al peggior offerente, punta al ribasso, raccatta la feccia dell'umanità per riempire le chiese che ha svuotato dopo il Concilio. Essa non è inclusiva, ma meretrice e rinnegata, pronta a prostituirsi con figuri che in altri tempi sarebbero stati banditi dal civile consorzio, se non appesi ad una forca. Quella forca che oggi si dichiara bandita dalle leggi per l'inconfessata consapevolezza di meritarla più di ieri. 

Ed è emblematico che, in un cupio dissolvi accecato dall'orgoglio e dall'ignoranza più presuntuosa, la neo-chiesa celebri come modello quell'eresiarca che, se avesse avuto sotto gli occhi i pervertiti della Roma conciliare, i corrotti dello IOR e dell'APSA, i carrieristi della Segreteria di Stato avrebbe considerato trascurabili le pecche della Corte rinascimentale. 

Apriamolo dunque, questo dibattito. Ma non limitiamoci a guardare ciò che Bergoglio, applicando lo spirito del Concilio, sta compiendo oggi per demolire la Chiesa sostituendole una grottesca parodia: guardiamo alla causa prima della rivoluzione, all'origine dell'apostasia presente, ch'è appunto quell'infausta assise che la neo-chiesa proclama come unico concilio della nuova religione ecumenica. 

E quando sentiamo certi Presuli, pur additati come paladini dell'ortodossia, che nel formulare timidi Dubia si sentono in obbligo di pagare il tributo all'idolo conciliare in nome di una presunta ermeneutica della continuità, facciamo sentire loro la nostra protesta, perché quell'idolo immondo è il padre della crisi odierna, la radice del male presente, la causa della rovina delle anime. 

Non è stato Bergoglio a far diminuire le vocazioni, a causare la chiusura dei conventi, a volere il pantheon di Assisi, a proclamare la laicità dello Stato come un bene e a chieder l'abrogazione della Religione di Stato nelle nazioni cattoliche, a svuotare le chiese, a baciare il Corano, a distruggere la Messa e la liturgia, a cancellare il senso del peccato ed il timore dell'Inferno, a disprezzare la pietà dei semplici, a disonorare la storia della Chiesa. Bergoglio è figlio del Vaticano II, e se ora siede sul Soglio del Beatissimo Pietro - realizzando la profezia di Leone XIII - lo dobbiamo a chi l'ha fatto consacrare Vescovo, a chi gli ha imposto la berretta cardinalizia, a chi ha lasciato la Chiesa di Cristo in balia dei cospiratori abdicando nel momento più grave e difficile.

Apriamolo, questo dibattito. Ma non guardiamo il dito perdendo di vista la luna. Perché dopo Bergoglio - che a Dio piacendo non vivrà in eterno - chi eleggerà il suo successore dovrà sapere che il popolo cristiano vuole un Papa, e non un gerarca per la setta che da sessant'anni si è sostituita alla Chiesa Cattolica. E se il Sacro Collegio non ne terrà conto, ci penserà il Padreterno a metter fine all'impostura di questo Sinedrio.

Ceterum censeo, Concilium damnandum esse.

Commenti

  1. Siano lodati Gesù e Maria!

    ...parole sacrosante! Giusto! Giustissimo! Apriamo un dibattito! Ora vorrei che qualcuno dotato di ragione e non di pregiudizi, sapendo che i Dogmi proclamati dalla Chiesa Cattolica, sposa di Cristo, sono Verità assoluta e non sono modificabili, possa spiegarmi come si può concepire la messa NO e metterla insieme con queste proposizioni:

    Denzinger 1759:
    Se qualcuno dirà che il rito della Chiesa Romana, secondo il quale parte del canone e le parole della consacrazione si profferiscono a bassa voce, é da condannarsi; o che la messa deve essere celebrata solo nella lingua del popolo; o che nell’offrire il calice l’acqua non deve essere mischiata col vino, perché ciò sarebbe contro l’istituzione di Cristo: sia anatema.

    Denzinger 2666:
    La proposizione che asserisce che: “é contro la prassi apostolica ed i progetti di Dio se non vengono predisposte per il popolo vie più facili per unire la sua voce con la voce di tutta la Chiesa” intesa sull’uso della lingua volgare da introdurre nelle preghiere liturgiche: é falsa, temeraria, turbativa dell’ordinamento prescritto per la celebrazione dei misteri e facile generatrice di molti mali.

    Denzinger 1613:
    Se qualcuno afferma che i riti tramandati e approvati dalla Chiesa cattolica, soliti ad essere usati nell’amministrazione solenne dei sacramenti, possano essere disprezzati o tralasciati a discrezione senza peccato da chi amministra il Sacramento, o cambiati da qualsivoglia pastore di chiese con altri nuovi riti: sia anatema.

    ...così come la Bolla Quo Primum Tempore di S. Pio V, che a) fa sì che nessuna autorità possa mai impedire la celebrazione della S. Messa cattolica, b) rende valido questo indulto in perpetuo (quindi obbliga anche i Papi del futuro) e c) indica come impossibile poter modificare la S. Messa cattolica.

    Bene: apriamo il dibattito. C'é qualcuno che ha tesi serie per giustificare il cambio della S. Messa senza andare contro questi dogmi? I concetti espressi in questi dogmi (Bolla compresa):

    - la S. Messa cattolica é quella che chiamano tridentina, gregoriana, ecc...
    - nessuno può impedire la S. Messa cattolica. Nessuno
    - il Canone non si può proferire ad alta voce
    - la S. Messa non può essere interamente in lingua volgare
    - la S. Messa non può avere le preghiere liturgiche in lingua volgare
    - la celebrazione dei Sacramenti (di cui la S. Messa ne fa parte) non può essere cambiata
    - ecc...

    Astenersi perditempo. Perché a risposta ho altre domande da porre. Ma bastano già questi dogmi e la Bolla di cui sopra per impedire di dare risposte di senso compiuto.


    Ave Maria

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    1. Raccogliendo il Suo appello, per farle vedere come alcuni degli aspetti del NO da Lei toccati si possano conciliare (!) coi passi citati del Denzinger, devo fare un paio di appunti alla logica di alcune Sue conclusioni. Lo farò con un esempio che credo possa far capire meglio il punto.

      Poniamo questa definizione:
      Se qualcuno dirà che Sursum Corda, quando si veste di blu, è da condannarsi; o che deve vestirsi solo di grigio: sia anatema.

      Quali sono i concetti espressi? Credo che tutti vedano che sono questi:
      - a Sursum Corda è lecito vestirsi di blu;
      - a Sursum Corda è lecito non vestirsi di grigio.

      Invece, secondo la logica di quanto Lei ha scritto sopra, i concetti sarebbero:
      - Sursum Corda non può vestirsi altro che di blu;
      - Sursum Corda non può vestirsi interamente di grigio.

      Ora dunque sarà forse più facile vedere che dalla citata definizione 1759 del Denzinger non segue affatto questo:
      - il canone non si può proferire ad alta voce;
      - la messa non può essere interamente in lingua volgare;

      ma ne segue piuttosto questo:
      - è lecito proferire il canone a bassa voce;
      - è lecito non celebrare la messa nella lingua del popolo.

      Lecito non vuol dire obbligatorio.

      P. S.: la messa è stata detta in lingua volgare - intesa come lingua d'uso - anche da alcuni insospettabili: per es. da San Damaso I Papa, che fece tradurre la liturgia dal greco in latino perché fosse capita dai latinofoni (ebbene sì, il latino allora era la lingua volgare!); e almeno limitatamente alle parole della consacrazione - che però sono le più sacre e sono il nucleo del canone - addirittura da Gesù Cristo, che le pronunciò nella lingua corrente ai suoi tempi e nei suoi luoghi - l'aramaico.
      Lo dico da latinista: non facciamo del latino un idolo, e ricordiamo che non è l'unica lingua della tradizione cattolica. È accessorio, magari utile, ma certo non sostanziale.

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    2. Concordo sul fatto che la lingua latina non sia essenziale all'ortodossia del rito, ma distinguo:

      - non lo è in astratto, ma in particolare i Papi (si veda ad esempio l'enciclica Veterum sapientia di Giovanni XXIII) hanno affermato che la lingua latina, proprio in quanto lingua morta, preserva i contenuti della fede, oltre ad esprimere la maestà dell'atto pubblico del culto;

      - se la Messa tridentina fosse stata semplicemente tradotta in lingua volgare, magari limitatamente ad alcune parti conservando però il Canone in latino, i contenuti sarebbero ancora cattolici; così non è avvenuto nel Novus Ordo, che anche in latino esprime dei concetti completamente diversi da quelli dell'antico rito.

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    3. Caro Latinista,
      lungi da me fare del latino un idolo, d'accordissimo che non é sostanziale. Tuttavia, il Denz 1759 dice: "Se qualcuno dirà [...] che la messa deve essere celebrata solo nella lingua del popolo [...]: sia anatema. " con ulteriore conferma del Denz 2666.

      Per quello che riguarda il Denz 1613 trovo difficile poter giustificare un ulteriore cambiamento del rito della S. Messa. Il fatto che la S. Messa inizialmente non fosse (ovviamente!) nata come poi é diventata nei secoli, non presuppone il fatto di dire: "da qui in poi é così"; vale per il Latino come per la celebrazione del Rito. E la Bolla Quo Primum Tempore va proprio nella stessa direzione: si sottolinea l'importanza di avere un unico rito per indicare la cattolicità della Chiesa (fanno eccezione i riti antichi ecc... sappiamo anche la storia del rito Ambrosiano e dei due messali, ecc...) e si sottolinea che non possano essere modificati da qualsivoglia pastore.

      Ripeto: non a difesa del latino. Io non sono un latinista. Ma - da semplice fedele laico - so che se mi rivolgo a mio fratello gli do del tu, a chi non conosco gli do del lei, se mi presento di fronte ad un'autorità ecclesiale magari devo anche mettermi l'abito bello, ecc.. e che di fronte a Dio, Lui, l'Onnipotente ha tutto il diritto di dirci come vuole che a Lui ci rivolgiamo. Non per Lui, che é Maestà infinita ed a Cui non possiamo togliere né aggiungere niente, quanto per noi, per ricordare a noi al cospetto di chi siamo. Da semplice fedele, il latino mi ricorda che sto parlando con Dio. Con una lingua che uso solamente per Lui. Non é sostanziale, ma aiuta. D'accordissimo con Baronio, anche se il mantenere il latino a mio avviso ha il suo senso.

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    4. ...e poi...si deve fare un Canone per dire che é lecito quello che si sta facendo? Che senso ha? Si dice la messa da 1500 anni, ma serve un Canone Dogmatico per dire che é lecito che diciamo la S. Messa così.

      No.

      Nel suo esempio, non é "a Sursum Corda è lecito non vestirsi di grigio", ma proprio l'opposto che lei ha voluto escludere: "Sursum Corda non può vestirsi interamente di grigio". Perché la proposizione "Se qualcuno dirà che Sursum Corda [...] deve vestirsi solo di grigio: sia anatema." dice le cose ben chiare:

      a) Soggetto: Sursum Corda:
      b) proposizione verbale: deve vestirsi
      c) come?: solo di grigio

      Sursum Corda deve vestirsi solo di grigio. Nel dire questa proposizione si é eretici. Quindi Sursum Corda non può vestirsi solo di grigio. Fuori di metafora (anche perché mi vesto come mi pare...eh eh eh...piccola battuta) la proposizione:

      Se qualcuno dirà [...] che la messa deve essere celebrata solo nella lingua del popolo [...]: sia anatema.

      Analizziamola!

      Soggetto: La S. Messa Cattolica
      Proposizione Verbale: deve essere celebrata
      Come: solo nella lingua del popolo

      La proposizione "La S. Messa Cattolica deve essere celebrata solo nella lingua del popolo" é una frase eretica. Solamente a dirla! Figuriamoci a farlo, come hanno fatto!

      Qualcuno obietterà che non si é osato cambiare questo rito, semplicemente se ne é affiancato un altro. Bene, qui il Denz 1613 spiega che (cito) "i riti tramandati e approvati dalla Chiesa cattolica, soliti ad essere usati nell’amministrazione solenne dei sacramenti, possano essere [...] cambiati da qualsivoglia pastore di chiese con altri nuovi riti: sia anatema." Il rito del Battesimo, il rito della Penitenza, il rito della Confermazione, il rito della unzione dei malati, ecc.. il rito della S. Eucarestia, che sono tramandati ed approvati dalla Chiesa (si veda S. Pio V) non possono essere cambiati da qualsivoglia pastore (ivi compreso il Sommo Pontefice, pastore dei pastori) con altri nuovi riti. Parlare di NO é un errore, così come é fare un autogol se diciamo VO. È il rito di sempre, non c'é il Vetus, perché questo presuppone ed accetta il Novus.

      Una santa serata!

      Ave Maria

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  2. Mi pare che Chiesa e Postconcilio non sia il più adatto alla Sua posizione perchè ho l'impressione che, come molti alti c.d. siti tradizionalisti, fiancheggi il regime con una finta opposizione limitata al pontefice regnante, vigilando da qualsiasi straripamento ai papi precedenti, principalmente a quelli ancora in vita.
    Inoltre: perchè lasciare alla truppa l'iniziativa?
    Ogni truppa sana ha i suoi ufficiali ed il suo comandante, al contrario si trasforma in una banda d'ammutinati.
    I laici "sani" meritano Pastori "sani"!

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  3. Cito dall'articolo di Baronio:

    «(...) non limitiamoci a guardare ciò che Bergoglio, applicando lo spirito del Concilio, sta compiendo oggi per demolire la Chiesa sostituendole una grottesca parodia: guardiamo alla causa prima della rivoluzione, all'origine dell'apostasia presente, ch'è appunto quell'infausta assise che la neo-chiesa proclama come unico concilio della nuova religione ecumenica.

    E quando sentiamo certi Presuli, pur additati come paladini dell'ortodossia, che nel formulare timidi Dubia si sentono in obbligo di pagare il tributo all'idolo conciliare in nome di una presunta ermeneutica della continuità, facciamo sentire loro la nostra protesta, perché quell'idolo immondo è il padre della crisi odierna, la radice del male presente, la causa della rovina delle anime. »

    Questa è la pura e semplice verità che molti pastori, i quali magari celebrano la messa antica del motuproprio, pure si ostinano a negare, consigliando di tagliare qua e là qualche testa all'idra modernista senza voler comprendere che mozzata una testa glie ne ricrescono due, come nel famoso mito pagano: un'insipienza (magari più o meno diabolicamente mascherata da prudenza) che può essere fatale per la vera Fede del semplice fedele laico medio, credulone, sprovveduto e da anni quotidianamente esposto da prelati indegni al veleno dell'eresia.

    Sursum corda, Baronio, siamo sulla strada giusta per cercare di evitare per quanto ci è possibile la rovina delle anime: anche se temo che per un'efficace pulizia tra le fila della gerarchia postconcilia(bola)re sia ormai troppo tardi.

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  4. Forse sto per dire un'eresia, ma lo Spirito Santo con l'elezione di Bergoglio c'entra niente, penso che se Dio lo ha permesso è perché segue un Suo progetto a noi sconosciuto, credo non ci saranno altri papi, da laico posso solo dire che pur non essendo tradi, quando faccio notare che la comunione la deve dare solo il sacerdote, che i diaconi sono richiesti solo in casi eccezionali e allora possono amministrare il battesimo e l'eucarestia, che i komitati pastorali parrocchiali sono simili alle cellule dei partiti sinistri che pullulano nel nostro disgraziato paese, che l'obbedienza cieca solo a questo dibiancovestito non è giusta e sacrosanta, mentre i precedenti papi venivano bellamente ignorati e mai nominati, detto tutto ciò, ho fatto terra bruciata attorno a me in parrocchie varie e in casa, non mi resta che fare l'anacoreta silente, a dda' passà a' nuttata.

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    1. Nessuna eresia: gli elettori del Papa sono, secondo le norme attuali e salvo casi particolari quali ad esempio l'acclamazione popolare, i membri del Sacro Collegio. Lo Spirito Santo è invocato da loro perché li illumini, ma essi non sono assistiti infallibilmente nell'elezione del Pontefice, né si può affermare il contrario perché ciò non è parte della dottrina. Quindi stia sereno: Bergoglio non è stato eletto sotto l'influenza dello Spirito Santo, a meno che - negli imperscrutabili piani della Provvidenza - non fosse stabilito che la Chiesa meritasse un Papa eretico per espiare le sue colpe degli ultimi sessant'anni. Ma anche in tal caso, a mio parere, si tratterebbe di una "permissione" da parte Dio, nel senso ch'Egli ha permesso la sua elezione. Dubito che il Signore possa aver voluto positivamente che a capo della Chiesa sedesse un simile personaggio (ed avrei qualche dubbio anche sui suoi immediati predecessori).

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  5. Caro Monsignore,
    aggiungo qualche parola alle Sue. La "inclusività" di cui parla la Chiesa odierna non è una bugia, è soltanto un'inversione dei termini: non è la Chiesa che vuole includere, è la Chiesa che vuole essere inclusa. Inclusa nel pensiero dominante, inclusa tra i dominanti (per inciso, proprio nel momento in cui il pensiero dominante perde la testa e i dominanti iniziano a perdere il dominio). Sono un cattolico molto poco esemplare, evito dunque di fare la morale o la predica a chicchessia. Sul papa e le verità di fede i laici non votano (ed è bene che sia così). Ma secondo me, una cosetta abbastanza efficace i laici potrebbero cominciare a farla: basta soldi a queste persone. Basta 8 per mille, basta, se si è tedeschi, registrazione della propria confessione e relative tasse, insomma basta pagare per essere presi in giro. Se uno qualche soldo da dare lo ha, lo dia a qualche sacerdote che conosce di persona, ce ne sono tanti che ne hanno bisogno e li meritano, per sè e per altri. Dal canto mio ho smesso di dare l'8 per mille alla Chiesa ormai da qualche anno. Non voglio darli allo Stato per altri ma simili motivi, e dunque li do alla Chiesa Ortodossa. Non sarà il massimo, ma almeno grossi danni non mi pare li facciano, e anche loro hanno bisogno di candele per le chiese e benzina per le automobili. Un'altra cosa che faccio, se vado a una messa con la minuscola perchè non riesco a trovare l'altra con la maiuscola, è questa: se il prete mi fa un comizio nell'omelia, o se nella preghiera dei fedeli me ne sparano di veramente esagerate, mi alzo e me ne vado. Rispondere al prete non me la sento, per rispetto dell'abito e del luogo, quindi me ne vado, passando per il corridoio centrale, così magari qualcuno capisce che non voglio solo fumarmi una sigaretta. Buone cose, e grazie per il Suo lavoro.

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    1. Concordo sull'astensione dall'8 x 1000 e su ogni forma di contributo a questa setta. Ma ricordi che è un dovere del Cattolico sovvenire alle necessità del Clero: potrà farlo brevi manu aiutando singoli sacerdoti o istituti che siano fedeli alla Tradizione ed alla Morale, e che non scendano a compromessi accettando il Vaticano II ed i suoi errori.

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    2. Carissimo Roberto, le sue parole mi consolano, poiché anch'io faccio esattamente come lei : dò l'8 per mille agli Ortodossi, durante l'omelia e la preghiera dei fedeli mi raccolgo in me stesso e prego mentalmente, in latino, se però mi scandalizzano troppo esco, come fa lei, e poi rientro a blasfemie terminate, alla Comunione faccio una genuflessione e la ricevo in bocca. Christus Vincit ! L.J.C.

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    3. Grazie a Monsignore per avermi ricordato l'obbligo di sovvenire alle necessità del clero; e grazie a Catholicus per la replica gentile. Certo ci vuole tanta fede, o perlomeno tanto senso dell'umorismo per non farsi cadere le braccia. Un cordiale saluto.

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  6. Carissimo Dottor Baronio,

    grazie di cuore per il suo intervento, che ho inserito nel mio blog e sulla mia pagina facebook. E' un testo importante, denso, che condivido in larghissima parte.
    Bergoglio è, in questo momento, l'apice del problema, non è IL PROBLEMA, come molti ipocritamente vogliono far credere. Il Maligno è subdolo e opera sempre con le sue lusinghe.
    Sono e resto convinto che Dio consente un male per un bene superiore. E' una grande purificazione quella in atto. I messaggi della Santa Vergine Maria a Fatima, a La Salette, gli scritti di Bruno Cornacchiola, lo confermano.
    All'apostasia che si vive, Dio troverà rimedio con un Suo intervento. Non vedo come sia possibile una soluzione umana. Sembra che Dio abbia in questo momento abbandonato i Suoi amici, ma Egli non li abbandona mai; li forgia nel dolore, nella sofferenza, nella condivisione della Croce sulla quale è stato posto Suo Figlio e i Suoi amici, davanti alla quale devono piegare le loro ginocchia, ma non abbandona mai chi a Lui affida la propria vita. Concordo anche con lei sul dovere di stare vicino a tanti bravi sacerdoti, che pur ci sono. Ne conosco tanti che soffrono.
    Rivolgo a lei e ai lettori del suo blog un saluto fraterno, Danilo Quinto

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    1. Non è la prima volta che esprimo totale adesione al pensiero del bravissimo Danilo. Questo commento appena postato su Chiesa e Postconcilio ne è la conferma . Ad una assidua frequentatrice di quell blog dove "Si sono sostenuti e si sostengono, qui, tanti consacrati critici con Bergoglio ma, fermi sul CVII" ho così risposto : cara Xxxxx, non so se lei è tra le persone "ferme sul C.V. II"; io lo ero, fino a 10/12 anni fa, poi ho cominciato a studiare e riflettere (dice il saggio Confucio "lo studio senza riflessione è incompleto, la riflessione senza studio è monca"), migliaia e migliaia di pagine, da Pio IX a S. Pio X, a Pio XII, e poi i papi e la Chiesa conciliare e post : ad un certo momento non ho avuto più dubbi : la radice del male, risalente ai tempi di Lutero e poi di Pio IX, si è saldamente innestata nella Chiesa-struttura con Roncalli, Montini e il CV II : se non si capisce questo non si guarisce dalla malattia neomodernista, la si affievolisce soltanto. Nostra Aetate, Unitatis Reintegratio, Dignitatis Humanae, il "subsistit in" di Gaudium et Seps 9/b, i "semina verbi" di Rahner, o rigettiamo in blocco questi inganni o la Chiesa di Cristo presto scomparirà (Extra Ecclesiae Nulla Salus). Un bel motto di Francesco Lamendola "Ecumenismo e protestantizzazione conducono la Chiesa all'autodemolizione". Buona solennità dell'Immacolata, debllatrice di tutte le eresie

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