ETEROGENESI DEI FINI: la neo-chiesa e l'élite globalista

By Cesare Baronio - venerdì, aprile 24, 2020



Ripubblico questo articolo del 28 Dicembre 2017, ancora attuale. 


Cujus est imago haec, et superscriptio?
Dicunt ei: Cæsaris.


Ormai si sta facendo sempre più evidente che la neo-chiesa non considera suo mandato né convertire alla fede nuovi adepti, né tantomeno conservare quelli che ha. Zelo apostolico e slancio missionario implicano la persuasione di una Verità oggettiva, necessaria all’eterna salvezza, che la setta progressista rifiuta con sdegno. E sull’altro versante, chiedere che i propri membri si attengano a questa Verità una volta che l’hanno conosciuta; o che siano allontanati dalla comunità laddove essi l’impugnino o l’alterino, richiede pari persuasione che sia necessaria una unità d’intenti orientati verso un unico fine soprannaturale. 

Il semplice stare insieme, il camminare insieme, l’iniziare processi non porta da nessuna parte, se non si sa dove si deve andare o, peggio, se non si ritiene importante l’avere una meta comune e mezzi condivisi che consentano di giungervi. Peggio ancora, se la meta che ci si prefigge è inconfessabile, perché perversa ed opposta a quella dichiarata. 

Se la Chiesa Cattolica è unica arca di salvezza eterna per le anime, dotata dal Suo Fondatore dei Sacramenti e di una Gerarchia che permettano ad esse di salvarsi, questo lo si deve solo al fatto che essa è effettivamente un’istituzione divina, ratificata da segni di credibilità e di credentità: segni cioè che rendono non solo possibile (credibile), ma anzi doveroso (credendum) il prestar fede all’autorità di Dio rivelante. 

La setta conciliare non rivendica né la propria origine divina, né la propria esclusività rispetto ad altre religioni, né la necessità di appartenere ad essa per conseguire la salvezza eterna, né in definitiva il bisogno di una salvezza per l’umanità. E questo perché essa, facendo propri gli errori del Modernismo, ritiene che non vi sia alcun Dio rivelante, ma al contrario che sia stata una non meglio identificata comunità primitiva a crearsi una sorta di legittimazione ex post, inventandosi Sacre Scritture, Gerarchia, dogmi, Sacramenti, riti. Questa operazione di colossale inganno, essa l’avrebbe perseguita perché sentiva nascere in sé un bisogno del sacro al quale doveva in qualche modo dar forma, legittimazione e struttura. Negando che vi sia un Dio rivelante trascendente, ma al contrario che il divino nasca in modo immanente come risposta ad un’esigenza intima, essa nega anche la realtà della Rivelazione e della Redenzione, la divina ispirazione delle Sacre Scritture, la possibilità di un intervento esterno della Provvidenza nelle vicende umane e la realtà dei miracoli, ad iniziare dalla Resurrezione di Gesù Cristo, al Quale la setta nega la natura divina. Insomma, una visione orizzontale che, se non facesse orrore perché vanifica e disprezza i frutti della Passione del Salvatore, susciterebbe compatimento e tristezza.

Riesce quindi difficile comprendere sulla base di quale argomentazione i Novatori osino pretendere quell’obbedienza e quell’ossequio che nei loro confronti non ha alcuna legittimazione superiore. Giacché, se quell’autorità scaturisce da una frode più o meno remota o da un mero accordo tra pari, essa si scredita da sé, si depone da sola, si sconfessa a priori. 

E se è d’onore piegare il ginocchio dinanzi alla suprema autorità del Romano Pontefice che si proclama Vicario di Cristo e Successore del Principe degli Apostoli, Capo visibile dell’unica Chiesa di Cristo, Maestro infallibile di quella Verità che il suo divino Fondatore ha voluto fosse indefettibilmente custodita e predicata a tutte le nazioni; per quale ragione si dovrebbe prestare pari obbedienza a chi afferma di esser a capo di una setta tra le tante, che si è inventata una propria dottrina col solo scopo di appagare un conato interiore, e che per secoli - a sentir costoro - avrebbe soggiogato i popoli, tenuto nell’ignoranza le masse, ricattato i potenti della terra, per poi mutar d’opinione cinquant’anni or sono e venirci a raccontare che chiunque, dall’idolatra al deicida, dal sodomita al concubinario, dall’eretico allo scismatico hanno aperte le porte di un Paradiso precluso solo ai figli della Chiesa preconciliare?  

L’incoerenza dei seguaci di questa setta risiede principalmente nel non avere l’onestà di proclamare apertis verbis di non esser la Chiesa Cattolica. Anzi essi ne hanno infeudato le istituzioni, le Curie, le chiese, gli Atenei, i Dicasteri, finanche la Sede del Beatissimo Pietro, usurpando onori di cui sono indegni, demolendone i riti, svendendone la dottrina, mandandone all’incanto i tesori e monopolizzando ogni posto di potere. Rendendosi complice del nemico, con una cortigianeria rivoltante, ed una smania di dar prova della propria subalternità a poteri che la Chiesa ha sempre condannato e combattuto senza tregua. 

Il Cattolico in buona fede crede di aver a che fare con la Chiesa di sempre, e pur con molte perplessità presta ossequio ai suoi rinnegati pastori. Il settario in mala fede sa che essa condivide con lui e scopi e mezzi, ma gode del prestigio sociale di cui diversamente non potrebbe beneficiare, e contribuisce con slancio all’opera di devastazione, se ne fa apostolo e ne tesse le lodi. Così in quella stessa entità si trovano Cattolici ed eretici, gli uni convinti di dover comunque servire la buona causa a prescindere dall’indegnità dei ministri, gli altri persuasi a turarsi il naso in seno a quel che ancora sopravvive dell’antico fastigio, pur di cooperare con i loro complici in mitria.

Va da sé che questa grande impostura, cui era possibile credere all’inizio, dovesse manifestarsi con sempre maggior evidenza col passare del tempo, ed in particolare con la drastica perdita di consenso della Gerarchia da parte del basso Clero e dei fedeli. L’inganno è giunto alla sua manifestazione in questi anni recenti, facendo sì che divenisse palese l’assoluto disinteresse verso le sorti dei fedeli, abbandonati a se stessi. Allo scollamento tra la base ed il vertice è corrisposta una corrispondenza d’amorosi sensi di quegli stessi vertici con quanti sino ad allora erano considerati nemici giurati della causa cristiana: promotori della laicità più sfrenata e di un anticlericalismo massonico, esponenti del radicalismo più estremista, sostenitori della teoria gender, dell’aborto e della regolamentazione delle nascite, paladini dell’ambientalismo, dell’immigrazione indiscriminata e del pacifismo irenista. E i cosiddetti poteri forti, ossia quelle élite finanziare e politiche che negli scorsi decenni avevano teorizzato la necessità di far cambiare dottrina alla Chiesa di Roma, e che durante il Pontificato di Benedetto XVI erano riuscite a provocarne l’abdicazione, dopo aver bloccato le transazioni bancarie della Santa Sede, escludendola dal circuito Swift. Significativamente, all’indomani delle dimissioni, il Vaticano era immediatamente reintegrato nel sistema bancario mondiale. 

La perdita di identità da parte della neo-chiesa in ambito religioso trova il proprio corrispondente con analoga perdita di identità da parte dei movimenti e partiti politici in ambito civile, dinanzi al Moloch istituzionale. Nessun partito osa fregiarsi di alcuna militanza ideologica, di alcun riferimento ideale, che non riguardi un immediato appagamento delle più basse esigenze delle masse, solitamente consultate tramite sondaggi d’opinione: sinistra e destra, liberalismo e socialismo, monarchia e repubblica sono additati come vecchi schemi, pur rimanendo nominalmente a definire gli schieramenti; ma né il Comunista crede più alla lotta di classe, né il Democristiano difende la dottrina sociale della Chiesa. Eppure, quand’è ora di ricandidarsi al Parlamento o nelle Amministrazioni locali, i rappresentanti dei vari partiti non esitano a fare appello al proprio elettorato, cimentandosi in quei capolavori d’ipocrisia che uniscono generici «valori non negoziabili» al «rispetto delle minoranze», la «difesa della famiglia» con i «diritti dei gay», la «tutela della piccola impresa» con «le nuove sfide del libero mercato», la «promozione della cultura del territorio» con l’«accoglienza dei profughi», l’«identità nazionale» con lo «jus soli». Esattamente le stesse cose che sentiamo dire da certe Eminenze e dallo stesso Bergoglio, quando mettono insieme «fedeltà alla dottrina» e «discernimento pastorale», «obbedienza ai Pastori» e «libertà dell’indagine teologica», «missionarietà» ed «ecumenismo». Insomma, le convergenze parallele tanto care ai democristiani ed ai montiniani degli anni Settanta. 

Anche qui, l’ipocrisia farisaica dei politici rivaleggia con quella della neo-chiesa, mentre l’elettore e il fedele si lasciano prendere in giro da personaggi che vogliono solo tenersi stretto quel poco potere che ancora è loro concesso: Prelati e amministratori della cosa pubblica possono contare su un’impunità che li mette al sicuro da qualsiasi contestazione, al punto che non è possibile chieder conto né al Vescovo o al teologo d’aver insegnato un’eresia, né al politico di aver tradito gli ideali per i quali è stato eletto. 

Ovviamente, dinanzi allo sfacelo morale della classe dirigente politica e religiosa, si coalizzano piccoli gruppi di dissenso che trovano espressione nei partiti cosiddetti xenofobi e nei movimenti integralisti: entrambi, finché rimangono entità minoritarie, meritano al massimo scarsa considerazione e malcelato compatimento. Ma appena iniziano a raccogliere un consenso meno marginale, magari annoverando tra i propri sostenitori personaggi credibili e di un certo calibro, ecco scatenarsi contro di essi il meccanismo di delegittimazione tipico delle dittature, la disinformazione della stampa mainstream, quando non il braccio secolare di una Magistratura compiacente o di un Dicastero vaticano. Non importa che la denuncia parta da The Huffington Post o da Vatican Insider, né che la legge applicata sia quella civile o canonica, o nessuna delle due: tutti i mezzi sono buoni per cancellare senza pietà ogni possibilità di confronto, ogni critica alla mentalità imposta dall’altro. E meno male che queste si proclamano rispettivamente società democratica e chiesa aperta al dialogo. 

Ora, è documentato che la disaffezione del cittadino e del fedele stanno aumentando, e con essa la separazione col mondo della politica e della religione. In entrambi i casi, il sostegno della base viene meno perché essa non si considera rappresentata né tutelata da chi la governa tanto in ambito civile quanto ecclesiastico. 

Questa disaffezione, lungi dal preoccupare politici e chierici, li conferma che i mezzi da loro impiegati in quest’opera di demolizione sistematica del corpo sociale hanno ottenuto i loro scopi. Poiché gli uni e gli altri vogliono imporre una tirannide che non ha alcuna legittimazione. Non ha una legittimazione divina, dal momento che con l’ideologia illuminista e la Rivoluzione Francese il concetto che l’autorità deriva da Dio è stato cancellato, per affermare che il potere trae origine dal consenso popolare. Anche in seno alla Chiesa, a partire dal Concilio e massimamente sotto questo infausto pontificato, l’esercizio dell’autorità dei Sacri Pastori si è dissolto nella parlamentarizzazione del governo, con la creazione di organismi intermedi e con l’affermazione che, anche nella compagine ecclesiale, sono le Conferenze Episcopali, i Consigli Presbiterali, i Consigli Pastorali e le commissioni a decidere in materia di fede, di morale, di liturgia. 

Ma anche il consenso popolare e la democrazia rappresentativa erano destinati ad esser abbandonati - o confinati a mera petizione di principio - per esser scalzati da una forma di governo impersonale che non è stato eletto da nessuno, ma che pretende di dettar legge ai Governi nazionali. Similmente, anche in ambito ecclesiastico la pretesa democratizzazione è quotidianamente sconfessata dalle manovre indecorose con cui Bergoglio interviene in maniera autoritaria in favore della propria fazione, che l’ha eletto per compiere all’interno della neo-chiesa ciò che la Commissione Europea sta facendo con gli Stati membri dell’Unione. L’esempio del recente Sinodo per la Famiglia e di Amoris Lætitia ne sono una prova chiarissima. Anche in materia di jus soli Bergoglio ha imposto d’autorità l’ideologia immigrazionista, giungendo a strumentalizzare le stesse Sacre Scritture, falsificandole impunemente, per dare una base dottrinale alle istanze dei poteri dei quali egli è espressione. Così - dopo aver negato la supremazia del potere spirituale della Chiesa su quello temporale degli Stati ed essersi fatti paladini della laicità condannata dal Sillabo - oggi assistiamo ad un capovolgimento dei ruoli, per cui la neo-chiesa si è fatta ancella e predicatrice dei principi del materialismo socialista, del liberismo economico e del solidarismo massonico. 

Già in passato gli eretici non avevano mancato di ricorrere all’appoggio dei potenti, il cui aiuto nell’opporsi all’autorità di Roma aveva loro consentito di appropriarsi dei suoi beni materiali, come avvenne col Luteranesimo e poi con lo scisma anglicano: in entrambi i casi, l’appoggio dei Principi all’eresia protestante ed a quella di Enrico VIII consentì di incamerare chiese, conventi, latifondi e tesori, acquistati a prezzo della salvezza di tante anime e del sangue di tanti Martiri. 

Il Concilio Vaticano II costituì gli Stati Generali della Chiesa di Roma, come con lungimiranza ebbero a denunciare i pochi profeti di sventura dei quali oggi vediamo avverarsi i tremendi presagi. Quello che allora doveva essere un momento di rinnovamento per la Chiesa, segnò invece la sua capitolazione dinanzi al laicismo, all’anticlericalismo, alla Massoneria, all’alta finanza giudaica, alle istanze di ribellione e sovversione del Comunismo, ai nemici di Cristo. Ed oggi Bergoglio, che siede sul Soglio di Pietro, appare come il πρόδρομος, il precursore di un potere inquietante che la Scrittura identifica in quello dell’Anticristo. 

Molti Cardinali e Prelati, moltissimi chierici e fedeli credettero che le istanze di novità avanzate dal Concilio rappresentassero forse un’esagerazione, che col tempo e con la prudenza di governo si sarebbe un giorno riusciti a ricondurre nel solco della Tradizione. Forse vi furono anche Papi che credettero necessario uno svecchiamento dell’antica e veneranda struttura dottrinale, disciplinare, morale e liturgica, e che per questo denunciarono gli eccessi dello spirito del postconcilio, ostinandosi a difendere il Concilio stesso, senza vederne la portata devastante. I pochi dissenzienti, derisi o condannati da una Gerarchia tanto aperta alle novità quanto implacabile nel punire chi ad esse si opponeva, finirono i loro giorni nel disprezzo o nel disinteresse della massa, abbagliata dal verbo dei Novatori. 

E quando, in nome di quel Concilio, la Messa cattolica fu sostituita da un rito informe che ammiccava ai Protestanti, si disse che esso era pur sempre lecito e valido, e che l’antica Messa era stata definitivamente abolita. Quando, in nome di quel Concilio, si sgozzarono polli e adorarono gli idoli sugli altari delle chiese di Assisi, in occasione di un infernale pantheon delle religioni presieduto nientemeno che dal Vicario di Cristo, si disse che così voleva lo Spirito Santo, e che l’ecumenismo era una conquista irrevocabile ed irreversibile cui si doveva aderire per obbedienza al Supremo Pastore. 

Oggi, in nome di quel Concilio, un intemperante presule argentino propaganda il libero esame applicato alla morale sessuale, legittima la sodomia, riceve in udienza coppie di concubinari e di transessuali, sbeffeggia Principi della Chiesa, oltraggia Prefetti di Dicasteri Romani, insulta Vescovi e sacerdoti, si prende gioco della fedeltà dei semplici, rimuove senza alcun appello chiunque gli si opponga o si permetta di criticarlo. E nel frattempo sostiene l’insensatezza del proselitismo, predica il rispetto per l’ambiente, si scaglia contro l’ipocrisia e la corruzione dei politici, afferma l’illegittimità della pena di morte, tuona contro le armi nucleari, intima ai governanti di accogliere indiscriminatamente orde di immigrati maomettani e celebra con arroganza il quinto centenario della Pseudoriforma luterana, apprestandosi ad ordinare le donne diacono, ad abolire il celibato sacerdotale e ad adulterare la Messa in chiave ecumenica, fino a privarla della sua stessa validità sacramentale.

Ci troviamo dinanzi all’apostasia di una chiesa che si dichiara conciliare e che di cattolico non ha più nulla: non è cattolica nelle finalità, visto che rifiuta di essere apostolica e missionaria; non è cattolica nei mezzi che adopera, poiché non crede nella Grazia, profana i Sacramenti ammettendovi gli indegni, nega le verità rivelate e diffonde eresie; non è cattolica nemmeno in gran parte dei suoi ministri, dal momento che molti dei Prelati tacciono per pavidità e si rendono complici del tiranno, quando non predicano scandalosamente l’eresia e adorano gli idoli. 

La vera Chiesa di Cristo sussiste - mai quest’equivoca espressione conciliare fu più appropriata - nei pochi Pastori che ancora conservano qualche barlume di Fede; ma anche costoro, indottrinati alla scuola del Vaticano II, sono incapaci di discernere la radice infetta dell’errore in quell’esecranda assise, e si limitano a deplorare gli eccessi presenti, quasi non fossero strettamente connessi con quella. 


Ma si ricordino costoro: quando la Chiesa Cattolica risorgerà - poiché essendo il Corpo Mistico di Cristo essa è sì destinata alla Passione, ma anche alla Resurrezione - chi oggi ha taciuto per falsa prudenza, per pavidità o per connivenza sarà giudicato dalla Storia, di cui è Signore il Re dei Re. E se la condanna per i nemici di Cristo sarà inappellabile, non meno severo sarà il giudizio per i tiepidi che, potendo e dovendo levare la voce, hanno preferito attendere, inerti, l’intervento di Dio. Né sperino di poter salire sul carro trionfale della Chiesa, quando nel momento del Calvario non stavano sotto la Croce. Tra costoro non vorremmo che si dovessero annoverare anche molti chierici ed alcuni Prelati che in questi tempi di apostasia hanno barattato la primogenitura della Tradizione con il piatto di lenticchie del Summorum Pontificum. 

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2 commenti

  1. Andando sulle speculazioni pure, questa Chiesa ricorda il vuoto della repubblica di Weimar. Non vorrei che per reazione nascesse un gruppo che, come quelli di nefasta memoria, unisce rivoluzione (che distrugge cose cattive e buone insieme) a finta difesa di tradizioni, ridotte a ipocriti formalismi.

    In questo caso, i modernisti non sarebbero altro che la finta che rende il colpo successivo, proveniente dalla parte opposta, inaspettato e per questo pericoloso.

    Ma comunque concordo in pieno sulla conclusione di questo bell'articolo, la fine e' gia' scritta dopotutto.

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  2. Ho letto che si consiglia di recitare, domani 1° gennaio, la preghiera di consacrazione della propria famiglia al Cuore Immacolato di Maria SS.ma, possibilmente dinanzi ad una statua della Madonna; il testo è il seguente:
    Consacrazione della famiglia al Cuore Immacolato di Maria
    Vieni, o Maria, e degnati di abitare in questa casa. Come già al tuo Cuore Immacolato fu consacrata la Chiesa e tutto il genere umano, così noi, in perpetuo, affidiamo e consacriamo al tuo Cuore Immacolato la nostra famiglia. Tu che sei Madre della Divina Grazia ottienici di vivere sempre in grazia di Dio e in pace tra noi
    Rimani con noi; ti accogliamo con cuore di figli, indegni, ma desiderosi di essere sempre tuoi, in vita, in morte e nell'eternità. Resta con noi come abitasti nella casa di Zaccaria e di Elisabetta; come fosti gioia nella casa degli sposi di Cana; come fosti madre per l'Apostolo Giovanni. Portaci Gesù Cristo, Via, Verità e Vita. Allontana da noi il peccato e ogni male.
    In questa casa sii Madre di Grazia, Maestra e Regina. Dispensa a ciascuno di noi le grazie spirituali e materiali che ci occorrono; specialmente accresci la fede, la speranza, la carità. Suscita tra i nostri cari sante vocazioni.
    Sii sempre con noi, nelle gioie e nelle pene, e soprattutto fa' che un giorni tutti i membri di questa famiglia si trovino con te uniti in Paradiso."

    Quale miglior difesa contro i depistaggi del clero modernista? la barca di Pietro potrà anche essere da loro condotta contro gli scogli dell'incredulità, dell'apostasia, del tradimento di Cristo, ma le nostre famiglie, riparatesi sotto il Manto Santo dell'Immacolata, non saranno sedotte dagli impostori. Buon Anno a tutti, in Cristo e Maria.


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