Uno splendido articolo di Francesco Lamendola: A noi non la possono raccontare



La potranno raccontare a qualcun altro, forse; a noi no. A noi che abbiamo visto, a noi che abbiamo vissuto, sia pure da bambini, gli anni prima del Concilio, nessuno può farci scambiare lucciole per lanterne: nessuno può venirci a dire che questa chiesa di oggi, la chiesa di papa Francesco, è la stessa Chiesa cattolica di allora e di sempre. No, questa è una cosa che si può contrabbandare ai giovani e agli ingenui; non a chi, per ragioni di età e per abitudine alla riflessione e al vaglio critico delle cose, non è disponibile a lasciarsi infinocchiare secondo le tendenze del momento. Quella di oggi non è la stessa chiesa di allora; e non lo è perchéne differisce radicalmente quanto all’essenza, non perché certe sue forme esteriori sono profondamente mutate. Del resto, nel caso della Chiesa cattolica, bisogna essere molto cauti nel distinguere tra la forma e il contenuto: la Chiesa cattolica non è una confezione di surgelati che si acquista al supermercato, dove la scatola non è che un involucro di nessuna importanza, che si getta via quando si vuol consumare il prodotto: per la Chiesa cattolica, la forma è anche sostanza e la sostanza, anche forma. Così è sempre stato e così deve essere; quel che si può rivedere e ritoccare è solo la superficie, ma, anche per far ciò, devono esservi delle buone, delle ottime ragioni. La Chiesa cattolica è un edificio immenso, venerando, con duemila anni di storia: nessun’altra istituzione umana oggi esistente è così antica. E infatti non si tratta di una istituzione puramente umana: il cattolico ne è profondamente convinto; se non lo è, non è nemmeno un vero cattolico. Per il cattolico, le fondamenta della Chiesa poggiano su questa terra, ma la sua sommità arriva fino al Cielo; e il suo capo è sempre Uno, sempre lo Stesso: è il Signore Gesù Cristo, e nessun altri che lui. Chi se ne dimenticata, anche solo per un istante, non è un vero cattolico e non è nella vera Chiesa. Queste non sono opinioni, né si tratta di “rigidità” di carattere, come ama dire e ripetere il campione del trasformismo ecclesiastico, papa Francesco: questa è la verità assoluta, dogmatica, della Chiesa di Cristo. Gesù l’ha fondata come su una roccia, sono parole sue; e ciò che viene costruito sulla roccia non va soggetto a continui restauri e mutamenti, ma permane intatto e immutabile. E non si tratta nemmeno di “approfondire” il significato della fede: la fede è la fede e non c’è nulla da approfondire; e le basi della fede sono la Tradizione e la Scrittura. Finché avremo la Tradizione e la Scrittura, le montagne passeranno e passeranno i pianeti, le stelle, le galassie e le nebulose, ma la fede non cambierà, né potrebbe cambiare, a nessun patto, neppure se Gesù in Persona ritornasse sulla terra, perché lo ha detto Lui stesso: Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (Mt., 24, 35).
A un certo punto, come nel gioco delle tre carte, la vera Chiesa è stata fatta sparire, nel giro di qualche rapido, incomprensibile passaggio: ce l’hanno fatta sparire letteralmente sotto il naso. Un momento prima c’era ancora, e un momento dopo non c’era più. La cosa è stata fatta con tale rapidità e destrezza, con tale, vorremmo dire, professionalità truffaldina, che a stento riusciamo a capacitarcene: pur essendosi svolta sotto il nostro naso, non ci abbiamo capito nulla. I movimenti sono stati troppo  veloci, troppo bruschi: impossibile seguirli con lo sguardo. E proprio per questo, chi ha eseguito il trucco pretende di non aver fatto niente d’illecito: vedete?, dicono, non c’è stato niente di segreto, le cose si sono svolte alla luce del soleSi fanno forti del nostro imbarazzo: ci si sente umiliati, annichiliti, a dover confessare che i soldi ci sono stati sfilati dal portafogli proprio mentre l’avevamo in mano. Si preferisce far finta di nulla, negare di aver subito un furto; ci si vergogna di ammettere che si è stati derubati, e proprio in mezzo agli amici più cari, proprio dove ci si sentiva più al sicuro, per cui non si stava in guardia, non si era in sospetto nei confronti di alcuno. Quante volte la vittima rinuncia a denunciare l’inganno in cui è caduta, per non aggiungere la beffa al danno. Specialmente le persone anziane che sono state raggirate da qualche abile imbroglione, preferiscono tacere, anche se hanno perso tutti i gioielli, tutti i risparmi; preferiscono soffrire in silenzio, piuttosto che esporsi alla derisione o alla pelosa pietà degli altri.
Ebbene: noi, noi cattolici che abbiamo vissuto e conosciuto la vera Chiesa, ci troviamo, oggi, in una situazione molto, ma molto simile a quella di un anziano che è stato vittima di una turlupinatura. E proprio per questo, perché la nostra testimonianza è essenziale, non dobbiamo rassegnarci, non dobbiamo scoraggiarci, non dobbiamo lasciarci ingabbiare nella nostra vergogna, ma dobbiamo ribellarci e dire a voce alta e forte che un inganno c’è stato, un inganno enorme, sacrilego, il peggiore che mai un credente potrebbe arrivare a credere: l’occultamento della vera Chiesa da parte di una neochiesa falsa ed apostatica, che spaccia per verità le sue menzogne e trascina nell’errore centinaia di milioni di persone, seminando scandalo e provocando amarezza e costernazione nell’anima d’innumerevoli individui. Se noi non parliamo, se noi non denunciamo questa tremenda menzogna, la neochiesa avrà partita vinta. I giovani non sanno, non hanno visto e non possono fare un confronto: cresciuti nel culmine della Grande Menzogna, hanno imparato una serie di eresie e ora credono che si tratti di altrettante verità di fede. Il neoclero non aspetta altro: che trascorra ancora qualche anno, che spariscano i testimoni della vera Chiesa, e che cessi ogni possibilità di veder denunciato l’inganno, il gioco delle tre carte. Certo, chi vuol capire, capisce quel che è successo anche se, per motivi anagrafici, non ha conosciuto la Chiesa di prima del Concilio: basta che legga il Vangelo, basta che s’informi su cosa è la sacra Tradizione, e vedrà che una forzatura c’è stata, anzi, una serie d’innumerevoli forzature, alcune più graduali, altre più brusche, alcune più profonde, altre più superficiali: ma che, messe insieme tutte quante, bastano e avanzano a trasformare completamente la realtà della Chiesa rispetto a ciò che essa era, a ciò che era sempre stata, a ciò che deve essere sempre, se vuol restare la Sposa fedele di Cristo e non diventare un’abietta prostituta, pronta a vendersi al primo che passa, secondo i gusti del mondo. Ma per capire tutto ciò, occorre avere una mente lucida e una volontà esercitata; non lo può fare chi è cresciuto nel conformismo più totale. E la neochiesa è stata molto accorta nel far sì che si spegnesse ogni senso critico ed ogni abitudine all’esercizio della volontà, in modo da addormentare beatamente le coscienze.
La neochiesa ha avuto un alleato formidabile: il mondo. In fondo, s’è trattato d’una strategia geniale perché semplicissima: scegliersi come alleato numero uno quello che era il nemico principale, invertire il fronte di centottanta gradi e trattare da nemici proprio quelli che erano i soldati più leali e valorosi, accusandoli di non volere mai la pace, di essere solo dei fanatici incapaci di dialogare con gli altri e di stabilire relazioni pacifiche col mondo. Il “mondo”, per il cattolico, è l’insieme delle tendenze al male che nascono dalla concupiscenza, triste eredità del Peccato originale. Ma se i membri della Chiesa stessa, e i teologi che si dicono cattolici, a un certo punto dicono che non c’è nulla di male nell’assecondare lo spirito del mondo, anzi, che è cosa giusta e meritoria, perché il mondo è la realtà positiva con la quale il Vangelo deve interagire, ecco che le difese crollano e le porte vengono spalancate al nemico, senza che questo venga più percepito come tale. Prendiamo il caso della liturgia: un parroco, a un certo punto, decide di far vedere ai suoi parrocchiani quanto è bello l’abbraccio fra le diverse religioni, e invita un balletto indù a esercitarsi in chiesa, durante la santa Messa, mescolando gesti e riti dell’induismo con quelli del cattolicesimo. È una novità, è una cosa festosa e variopinta, una cosa che piace ai ragazzi: queste giovanissime danzatrici scalze, che volteggiano sul presbiterio e che lasciano intravedere, ai piedi dell’altare, il fascino misterioso dell’Oriente… È accaduto per davvero, in una parrocchia francese, Barraqueville: basta andare in rete e controllare. È accaduto anche di peggio, per “merito” del solito vescovo modernista, François Fonlupt, nella cattedrale di Rodez, per lo scandalo dei suoi fedeli: i sacerdoti che, durante la santa Messa, si fanno imporre sulla fronte il segno di Shiva, da una “sacerdotessa”. Ecco, questa è una cosa fatta secondo lo spirito del mondo, che incontra l’applauso di molti; ma una cosa profondamente ingannevole, e, quindi profondamente sbagliata. È una mescolanza inaccettabile di sacro e profano, di verità e menzogna. Il cattolico rispetta tutti gli esseri umani e tutte le culture, ma non pone tutte le religioni sullo stesso piano: una sola è la Via che porta alla Verità e una sola è la Via che porta alla salvezza, ed è quella annunciata da Gesù Cristo, e che consiste nel riconoscere che Lui è il Figlio di Dio, venuto sulla terra, morto e risorto per amor nostro, per rimettere i nostri peccati. Chi crede  e confessa questo, è cattolico; chi non lo crede, né lo confessa, non lo è.
Cerchiamo di vedere le cose dal punto di vista di un giovane cattolico, o che s’immagina di esser tale perché cresciuto e allevato tra le braccia “amorevoli” della neochiesa progressista e modernista, gnostica e massonica. A cominciare dal paesaggio architettonico, per lui una chiesa è uno di questi orribili edifici post-conciliari che paiono fabbriche o palazzetti dello sport, o eliporti, o centri commerciali; senza campanile, o con un campanile che pare un aborto; senza una croce, una Madonna, un segno visibile della loro qualifica di chiese cattoliche; freddi, funzionali, asettici, privi di anima, privi di raccoglimento, privi di trascendenza, privi di sacralità. Per lui, quella è una chiesa. E la santa Messa, per lui, è un rito in cui la gente guarda in faccia il prete, il quale parla molto, anche troppo; poi tutti si stringono la mano, e intonano “preghiere” che sono litanie laiche e inni alla giustizia sociale, all’inclusione dei diversi, alla immigrazione incontrollata, alla cittadinanza per tutti, e così via; solo, a un certo punto, le persone vanno all’altare, e stando ritte un piedi, protendono le mani e pigliano un pezzetto di pane, se lo mettono in bocca e tornano ai loro posti, guardando sovente l’orologio per controllare che il tutto non abbia a durare cinque minuti più del convenuto, il che coincide con la massima capacità di sopportazione dell’assemblea. In compenso si canta molto, si suona, meglio se con la chitarra, qualche volta perfino si balla, oppure s’invita un corpo di danza esotico; il tutto in un’atmosfera molto rilassata, molto scherzosa, non senza frizzi e lazzi del sacerdote e applausi a scena aperta del “pubblico”.
Questa, per molti giovani cattolici dei nostri giorni, è la santa Messa. La faccenda più misteriosa di tutte è quella dell’Eucarestia: un Sacramento, certo, però, di che cosa si tratti esattamente, non è per niente chiaro. Forse che in quel pezzetto di pane ci sarebbe il Corpo del Signore Gesù Cristo, e in quel calice, che il sacerdote innalza al momento della consacrazione, ci sarebbe il suo Sangue? Difficile da credere: sarebbe un miracolo bello e buono. E non si è sentito dire e ripetere infinite volte, il nostro giovane cattolico, sia dai teologi, sia dagli storici “cattolici”, sia dagli stessi sacerdoti, che, coi miracoli, bisogna andarci molto, ma molti cauti? E il suo insegnante di religione, non gli ha forse detto che angeli e diavoli sono solo delle rappresentazioni simboliche del bene e del male? E che per quasi tutti i miracoli della Bibbia c’è una spiegazione razionale, assolutamente conforme alle leggi di natura? E che, insomma, non è il caso di scomodare il soprannaturale senza necessità, cosi’ come Guglielmo di Ockham raccomandava ai filosofi di non moltiplicare inutilmente gli enti? Sicché, a furia di non scomodarlo troppo, codesto misterioso soprannaturale, il nostro povero ragazzo si è convinto che sia bene non scomodarlo affatto, ma tirarci un rigo sopra e fare come se non esistesse. Pertanto, credere che in quel pezzo di pane e in quel calice di vino ci siano il Corpo e il Sangue di Gesù, è una cosa che gli riesce proprio difficile, per non dire impossibile. E adesso, poi, con la piena riabilitazione di Lutero da parte del papa e della neochiesa, la cosa gli  riesce ancora più difficile: perché si sa che Lutero, alla Presenza Reale, non ci credeva troppo. Quanto al fatto che Lutero, per la Chiesa cattolica, resti formalmente un eretico e uno scomunicato, questo è un dettaglio di cui il nostro giovane amico, forse, non è neppure a conoscenza. Quando mai ha sentito parlar di scomuniche, lui, nella neochiesa misericordiosa verso tutti? Ah, sì, quel vescovo francese, come si chiamava, ecco, quel monsignor Lefebvre, quello è stato scomunicato, durante il pontificato di Giovani Paolo II; ma doveva essere davvero un tipo tremendo, un pericolosissimo soggetto, non si sa bene, comunque un pericolo per l’unità dei cristiani, che, gli è stato detto, è il valore più alto di tutti (anche più della Verità).
Ecco: quel che vogliamo fare è prendere idealmente per mano questo ragazzo, e tutti gli altri come lui, e anche tutti i cattolici non più giovani, ma dalla memoria debole o dallo spirito critico ancor più debole, i quali credono che questa, che ci tocca vedere ogni giorno trascinata più in basso, nel relativismo, nel naturalismo, nel soggettivismo, sia la vera Sposa di Cristo, e scuoterli, e metterli in guardia, e dir loro: Attenzione: vi state lasciando ingannare! Vi stanno raccontando un mucchio di menzogne; stanno approfittando della vostra ingenuità! E, quel è che  peggio, stanno facendo leva sul vostro istintivo desiderio di vivere secondo il mondo, e non secondo Gesù Cristo. Ricordatevi che le due cose sono opposte e incompatibili. Chi vuol vivere secondo il mondo e indulgere alle brame della carne, deve scordarsi d’essere cattolico e scordarsi Gesù. Non aggiungete la blasfemia all’apostasia. Gesù, nessuno può manipolarlo: nessuno può farne il re d’una religione di menzogne...

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Commenti

  1. L'avessi letta qualche tempo fa, quando appunto ero un giovane che vedeva le cose in quest'articolo così ben descritte e se ne scandalizzava confrontandole anche solo con la storia che leggeva nei libri di scuola, mi avrebbe illuminato davvero, questo articolo. E mi avrebbe fatto risparmiare davvero tanto tempo perso a fare Apologia della Chiesa Ratzinger/Wojtila in cui mio padre tanto credeva, e io con lui contro le forze laiche.
    Ho dovuto invece compiere da solo la mia ricerca – mio padre intanto era ritornato al Padre – e – va riconosciuto, pur nella sua debolezza e ambiguità Ratzinger è indirettamente stato utile – e ho riscoperto la tradizione della Chiesa qui sopra descritta. Fu un colpo. Ah, ecco! Così ha tutto senso, capii finalmente. Fu un illuminante crescendo.
    Tuttavia, calato l'entusiasmo giovanile, non c'è stata evoluzione attorno a me. Devo purtroppo infatti rilevare che non c'è molta speranza di far aprire gli occhi al "giovane" descritto nell'articolo. Ormai, i giovani, sono di due tipi: quelli indottrinati all'interno di strutture conservatrici, la minor parte, e quelli educati nelle parrocchie e nei campi scout, la maggior parte. Gli altri hanno apostatato da un pezzo. Con le dovute eccezioni regionali (perché non tutti i luoghi sono uguali, ovviamente) e con le dovute eccezioni personali (perché non tutti gli spiriti sono uguali, ovviamente), i primi sono in genere proiettati per entrare, anche solo da laici, in strutture ecclesiastiche, e non accetterebbero mai anche solo di ipotizzare la nullità del mondo che si avviano a vivere.
    E i secondi invece, beh, hanno ormai cambiato religione da un bel po', tanto che in alcune circostanze contribuiscono involontariamente alla scristianizzazione molto più di quelli che non hanno fatto catechismo.
    I terzi infine pensano che i primi sono ipocriti e i secondi superstiziosi. E se si accorgessero della tradizione griderebbero al Fascismo. E i secondi li appogerebbero...

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  2. Un paio di citazioni dall'articolo di Lamendola, che non fa una grinza, e un paio di riflessioni.

    - «Quella di oggi non è la stessa chiesa di allora; e non lo è perché ne differisce radicalmente quanto all’essenza, non perché certe sue forme esteriori sono profondamente mutate.»

    Questa è una verità che porta con sé un importante corollario: non si risolve nulla agendo sulle forme esteriori (riti, paramenti e via dicendo): la faccenda è assai più grave e coinvolge i princìpi cattolici ed i fondamenti stessi della Fede.

    - «La neochiesa ha avuto un alleato formidabile: il mondo. In fondo, s’è trattato d’una strategia geniale perché semplicissima: scegliersi come alleato numero uno quello che era il nemico principale, invertire il fronte di centottanta gradi e trattare da nemici proprio quelli che erano i soldati più leali e valorosi, accusandoli di non volere mai la pace, di essere solo dei fanatici incapaci di dialogare con gli altri e di stabilire relazioni pacifiche col mondo. Il “mondo”, per il cattolico, è l’insieme delle tendenze al male che nascono dalla concupiscenza, triste eredità del Peccato originale.»

    Il compromesso col "mondo" è una turpe caratteristica del cattoliberalismo; e poiché il protestantesimo ha figliato il liberalismo, che ha figliato il cattoliberalismo, che a sua volta ha figliato il modernismo: può stupire che i modernisti attuali celebrino solennemente il loro patriarca Lutero, a cui devono la loro deleteria e disgustosa esistenza? Qualcuno non ne è convinto? Si legga l'Enciclica Pascendi: «(...) Ma basti sin qui per conoscere per quante vie la dottrina del modernismo conduca all'ateismo e alla distruzione di ogni religione. L'errore dei protestanti die' il primo passo in questo sentiero; il secondo è del modernismo; a breve distanza dovrà seguire l'ateismo.»

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    1. Monsignor Louis-Gaston de Ségur (1820-1881): Il liberalismo cattolico è «una peste perniciosissima.»:

      http://progettobarruel.hostfree.pw/novita/11/De_Segur_liberalismo_catt_peste_perniciosissima.html

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  3. Caro Monsignore,
    Le racconto un aneddoto. Parecchi anni fa ero ospite a casa di amici per un fine settimana. La domenica mattina, a colazione, dico che vado a Messa. La figlia decenne dei miei ospiti, una bimba deliziosa, allegra e intelligente, non battezzata e totalmente ignara di religione benchè avesse visto millanta chiese perchè la madre è una storica dell'arte, chiede se può venire con me. I genitori danno il permesso, e io me la porto dietro. In chiesa, la bimba segue attentamente la Messa, ed esegue puntualmente tutta la ginnastica prescritta. All'uscita le chiedo: "Be', che ne dici?" Lei ci pensa un attimo e fa, "Mi è piaciuta, è una specie di telegiornale."
    Morale: i giovani non cattolici, i totalmente ignari di religione, che oggi da noi sono la schiacciante maggioranza, non solo non si convertiranno MAI al cattolicesimo reale, non si convertiranno MAI neanche al cattolicesimo immaginario della neochiesa, perchè tra il telegiornale vero e l'imitazione del telegiornale sempre meglio il telegiornale vero, che segui gratis senza alzarti dal divano (e puoi anche cambiare canale con il telecomando).

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    1. La Messa era V.O. o N.O.? Probabilmente N.O. che in sè non induce al sacro...

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    2. Esattamente. È proprio così, è così anche la mia esperienza. E aggiungo: a differenza dei modernisti (che lamentano di non capire), quando questo tipo di ignari di religione vedono o partecipano alla messa antica, restano positivamente colpiti dalla qualità artistica e anche dall'aspetto religioso.
      Tuttavia non riescono a pensare che sia la vera forma di culto, perché la maggior parte di chi sta loro intorno non la pratica. E sostanzialmente credono sia una forma colta della messa moderna...

      (sono l'anonimo delle 00.56, ora cerco di firmarmi)

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    3. Era la messa con la minuscola, quella passava il convento. Anche se devo dire che i canti erano di ottima qualità (parroco musicista). Giudicando la messa novus ordo dal solo pdv teatrale (mio mestiere) devo darle non più di un 5-5 1/2, quando è detta e coreografata bene. Come spettacolo, si basa sulla edulcorazione di un espediente molto in voga negli anni Sessanta, il coinvolgimento del pubblico e lo sfondamento della quarta parete (la parete ideale che separa pubblico e scena). Il gruppo più famoso che sfondò con queste cosette è il Living Theatre. E' un trucchetto che funziona, cioè colpisce il pubblico, finchè è nuovo e sorprendente, ma che come tutti gli espedienti necessita di una escalation. Mi spiego. Quando il pubblico è abituato a una messa in scena tradizionale (scena e platea rigorosamente separate, nessun contatto diretto fra attori e pubblico) far entrare gli attori dalla platea, farli scendere dalla scena per mescolarsi fra il pubblico, toccarlo, parlargli, etc., emoziona e sorprende. Passata la novità, per ottenere lo stesso effetto devi rincarare la dose: attori nudi che ti si siedono in braccio, scene recitate tra il pubblico, sgozzamento vero di animali veri come surrogato di sacrificio umano, etc. Si tratta di una violazione della forma che, come tutte le eccezioni alle forme, resiste e significa solo sinchè la forma violata continua ad essere prevalente e viva. Quando invece la dinamica interna della infrazione, che è la dissoluzione della forma, prende il sopravvento, l'eccezione muore insieme alla regola, l'infrazione alla forma insieme alla forma, e quel che resta è un pastrocchio velleitario, insomma un caos molliccio. Per tenere in qualche modo in piedi lo spettacolo si è costretti a ricorrere a trucchetti da filodrammatica quali lo scambio di strette di mano tra il pubblico, le preghiere dei fedeli recitate da parenti e amici che così assurgono al loro quarto d'ora di celebrità, il lavaggio dei piedi a personaggi-ospiti d'onore coloriti quali trans, mussulmani, presto quadrupedi, marziani, etc., schitarrate dei gggiovani che fanno spuntare la lacrimuccia dall'occhio materno delle signore, e le infinite altre melense trovatine tipiche delle recite parrocchiali. Le quali recite parrocchiali, sinchè erano tali e non pretendevano a null'altro, avevano il loro ingenuo e simpatico perchè, mentre le attuali, messa compresa, per puntellare la loro insignificanza vengono farcite di faticosi, ghiaiosi spiegoni su argomenti di attualità: lotta all'evasione fiscale, raccolta differenziata, soluzione nonviolenta a tarallucci & vinsanto di drammi geopolitici, e altre carabattole giornalistiche pigiate nella salsiccia-spettacolo per gonfiarla e "aggiornarla". Si dovesse pagare un biglietto d'ingresso, le chiese sarebbero anche più vuote di così, entrerebbero solo gli attori e i loro familiari stretti (con i biglietti omaggio).

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  4. Barsotti si chiedeva dove fosse il primato di Dio.
    Diceva che se lo scopo della vita cristiana è aiutare i fratelli, allora non è più il Paradiso in quanto in Paradiso non ci sono fratelli da aiutare, ma solo la comunione con Dio.

    E diceva che la vita cristiana dovrebbe essere un'anticipazione di questa comunione nella fede, nel Paradiso invece nella visione.

    Ecco perchè vogliono annacquare la fede o addirittura renderla ridicola: per eliminare la comunione con Dio nella fede.

    Siamo messi davvero bene se anche i pastori collaborano con questo tentativo di rendere Cristo, la fede e la Chiesa ridicoli.

    Il ven. Arcivescovo Fulton J. Sheen diceva che "these times are wonderful, these are times of testing". Cioè "questi tempi sono meravigliosi, sono tempi di prova (test)".
    Il test si supera o si boccia, la prova della fede si supera o si rinnega la fede.
    Speriamo e preghiamo di rimanere fedeli alla fede e al Signore Gesù!

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    1. E' ben vero, ma dovere di ogni Cristiano, di ogni stato, è anche quello di collaborare per ricondurre a tale comunione tutte le anime possibili. E ciò implica combattere su due fronti: contro il peccato e contro l'errore.

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  5. Ottimo, come sempre!
    Monsignore, la truppa è pronta, questo è ormai chiaro.
    La truppa però esige un Condottiero che la guidi.
    L'ho già detto: l'esercito, senza ufficiali e comandante, è solo una banda d'ammutinati.

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  6. Non trovo più i commenti che avevo inserito, relativi al pensiero di Francesco Lamendola : non li avrà mica cestinati, nè, mons. Baronio? la cosa mi sorprenderebbe assai, dato che non vi era offesa per nessuno, né linguaggio indecoroso; non si lascerà mica prendere anche lei dalla foga censoria, nevvero padre ? mi dispiacerebbe vedermi escluso da questo bel portale cattolico, ma del resto, dove non so è graditi non bisogna andare. Pace e bene.

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