THE LOST SHEPHERD: contaminazioni conciliari e tentazioni conciliariste destinate al fallimento. Un monito per il prossimo convegno di Roma.




L’ottimo Tosatti recensisce oggi (qui) The lost shepherd, un saggio di Philip Lawler che, nella traduzione italiana, potrebbe suonare come Il pastore smarrito, visto che l’espressione  evangelica pecorella smarrita si rende in inglese con lost sheep. 

É significativo che un giornalista americano cattolico, certamente non qualificabile come tradizionalista, abbia ritenuto di dover sollevare delle critiche - peraltro argomentate - sull’attuale pontificato. L’analisi di Lawler segue una lunga serie di articoli e saggi che mettono in rilievo lo sconcerto ed il senso di turbamento derivanti dal disinvolto doctrinal shift di Bergoglio, ossia da quello slittamento dottrinale che sta conducendo verso l’apostasia quel che della Chiesa di Cristo sopravviveva fino al 2013 nella neo-chiesa conciliare. 

Eppure, come molti altri scritti pur fortemente critici, anche The lost shepherd presenta un elemento che, di fatto, squalifica e relativizza la denuncia della crisi presente. Scrive infatti Lawler: 

«Una comprensione corretta dei limiti dell’autorità papale aiuterebbe a risolvere la crisi corrente. Il vescovo di Roma non è un potentato solitario ma il leader del collegio dei vescovi». 

Questo a mio parere è l’errore principale - basato sul documento conciliare Lumen gentium - che mina sin dalle sue premesse la credibilità dei rilievi dell’autore. Non solo: l’imminente convengo di Roma del prossimo 7 Aprile, ricordato da Tosatti, potrebbe lasciarsi influenzare negativamente proprio da questo autorevole saggio e da altri interventi di analogo tenore. 

L’autorità papale ha dei limiti stabiliti dogmaticamente dal Concilio Vaticano I, ed ogni tentativo di ridimensionare il Papato rischia di essere controproducente proprio per la Chiesa, dal momento che con il pretesto di arginare la deriva dottrinale di Bergoglio si finisce per depotenziare l’autorità del Romano Pontefice. E questo, a ben vedere, è ciò che paventava Pezzo Grosso in un suo recente intervento su Stilum Curiæ (qui), allorché egli si chiedeva se la perdita di credibilità della Chiesa e del Papato non fossero, in definitiva, un obiettivo di questo infausto pontificato. 

La trappola in cui stanno per cadere i conservatori è tesa e pronta a scattare. Lo scrivevo lo scorso Gennaio (qui): 

«Il ridimensionamento dell’autorità del Papa rischia di non essere un modo per porre un freno a questo papato, bensì al Papato in genere, finendo per rendersi più o meno volontariamente responsabili di quella svolta ultraprogressista che a parole si vuole scongiurare».

Così l’intervento di Philip Lawler, pur condivisibile per i rilievi mossi nei confronti del presente pontefice, conferma la sottomissione al superdogma conciliare, ritenuto - a torto - intangibile ed irreformabile. Sia chiaro: Lawler non è certo il primo né sarà l’ultimo della lunga serie di quanti, per mille motivi, non prendono assolutamente in considerazione l’ipotesi che il disastro in cui si trova la Chiesa di Roma possa avere una causa nel Concilio, nel suo spirito - che alcuni pretestuosamente indicano come traditore della mens dei Padri - e nel suo coerente sviluppo dottrinale, morale, liturgico, spirituale e pastorale indicato come postconcilio. 

La quasi totalità di quanti hanno denunziato la deriva odierna si è parallelamente impegnata in un’aprioristica difesa del Vaticano II; altri hanno sollevato timide proposte di una revisione del Concilio alla luce della Tradizione, cercando maldestramente - e contro ogni evidenza logica - di dimostrare con questo tentativo che anche l’ultima assise romana può esser fatta rientrare - grazie all’espediente dialettico dell’ermeneutica della continuità - nell’alveo del Magistero cattolico. Solo pochi, a mio avviso, hanno avuto l’onestà intellettuale di riconoscere che il Concilio presieduto da Roncalli e Montini è un παξ ed un ossimoro che sfugge a qualsiasi classificazione dottrinale, essendosi proclamato pastorale ma allo stesso tempo avendo imposto per i proprj documenti un’adesione ultradogmatica, ed anzi pretendendo - per bocca dei suoi difensori - di rappresentare in qualche modo il primo vero ed unico concilio della nuova religione, che con la propria autorità avrebbe abrogato e superato tutti i Concilj che l’hanno preceduto, così come il Sacrificio della Nuova Alleanza ha abrogato i riti dell’Antica Legge. Ed è significativo che, proprio quando Nostra Ætate afferma che l’antica alleanza di Dio con il popolo che fu l’eletto non è stata revocata, la neo-chiesa abbia voluto cancellare duemila anni di Magistero, creandosi una propria religione che, dopo i primi vagiti della comunità primitiva, si è scoperta adulta solo con il Vaticano II. Un salto temporale non casuale, e peraltro già affrontato da tutti gli eretici del passato: metter tra parentesi i pronunciamenti dogmatici di due millenni - ed in particolare del millennio che va dal Medioevo al 1962 - ha permesso di cancellare o quantomeno archiviare tutte le condanne degli errori e delle eresie che costituiscono un fastidioso impedimento al perseguimento dell’ecumenismo irenista inaugurato da Paolo VI.  

Anche la liturgia riformata - che è espressione cultuale della nuova dottrina conciliare - è stata ideata sul fallace presupposto di un presunto ritorno alla purezza antica; un ritorno intriso di quell’archeologismo già condannato da Pio XII, che mira semplicemente ad annullare riti e formule liturgiche sviluppatisi nel corso dei secoli onde difendere, anche nell’azione sacra, il depositum fidei messo in discussione dagli eretici di ogni tempo. 

Questa difesa del Vaticano II - che emerge non solo in The lost shgepherd ma anche in molti interventi di Presuli ritenuti conservatori e che probabilmente interverranno al convegno di Roma - può esser considerata come parte del piano di manipolazione del dissenso ad opera di quella élite di teologi ed intellettuali che considera positivamente il Concilio come gli Stati Generali della Chiesa Cattolica. 

E come in politica sbaglia chi deplora gli eccessi presenti ma non rifiuta l’omaggio ai principj rivoluzionarj che ne sono la causa, così in ambito ecclesiale sbaglia chi continua pervicacemente a deplorare la crisi attuale ma non vuol ammettere che la loro causa risiede nel Vaticano II. 

Questo errore - storico e filosofico ancor prima che teologico - pregiudica qualsiasi possibilità di uscire dall’apostasia odierna, ed è inesorabilmente destinato a far fallire qualsiasi possibilità di riforma, ancorché animata da buone intenzioni; esattamente come nella cosa pubblica è impossibile ipotizzare una vera riforma, finché si affossa un partito ed allo stesso tempo se ne vota un altro che, pur presentandosi come ad esso opposto, risente della stessa matrice ideologica. 

Stupisce che molti conservatori e tradizionalisti non abbiano la lucidità di denunciare questo gravissimo equivoco, lasciandosi coinvolgere in un’operazione ingannevole, non dissimile da quella che in questi giorni ha visto polarizzarsi il dissenso dei cittadini, nelle recenti elezioni politiche, nel voto al Movimento 5 Stelle. 

L’inganno che occorre svelare tanto in ambito sociale quanto in ambito ecclesiale è il medesimo: non ci si può opporre alla Rivoluzione con un movimento rivoluzionario, ma con un’azione che ricostituisca e difenda quei principj che la Rivoluzione nega, primo tra tutti il principio d’autorità. 

E se oggi ci troviamo con una classe politica che ha perso credibilità, è altrettanto evidente che anche il Clero della neo-chiesa - che ormai eclissa la Chiesa di Cristo da cinquant’anni - si è reso responsabile di un’opera di sistematica delegittimazione dell’autorità. Né si dica che questa perdita di credibilità dell’istituzione cattolica è iniziata con Bergoglio: il processo rimonta a ben prima, e parte da quando la setta modernista ha iniziato la propria opera di demolizione infeudandosi nella Curia Romana, negli Atenei Pontificj, negli Ordini religiosi e nelle Diocesi di tutto il mondo. 

L’immoralità vergognosa del Clero secolare e regolare; gli scandali finanziarj nei quali da decenni sono stati coinvolti esponenti della Gerarchia; gli esempj di ribellione e di insubordinazione mai puniti ed anzi spesso premiati con promozioni; la dimostrazione di un’intollerabile arroganza nei confronti dei sudditi, mascherata ipocritamente da una falsa sollecitudine verso presunte richieste del popolo cristiano; la prova di un’ignoranza eretta a sistema proprio in chi dovrebbe invece coltivare con umiltà l’erudizione nelle sacre discipline; l’insofferenza altera e presuntuosa a qualsiasi voce di dissenso, accompagnata da un’implacabile furia repressiva a cui fa da contraltare l’elogio cortigiano dei nemici di Cristo non sono che conferme di un’inadeguatezza e di un’indegnità dell’attuale Gerarchia - salve rarissime eccezioni - al ruolo di guida della Chiesa.

Ma chi credesse di poter ridare dignità alla Sposa di Cristo cercando di far proprie le istanze parlamentariste e democratizzanti di Lumen gentium, dietro l’alibi di porre un limite ai vaneggiamenti dottrinali e morali di Bergoglio e della sua corte, compirebbe esattamente lo stesso errore di chi la settimana scorsa ha creduto di ridare dignità alla Nazione votando un movimento di protesta che, con un nome diverso, propone esattamente lo stesso programma modialista del PD, dettato dalla Massoneria. Entrambi propugnano l’accoglienza degli immigrati, il meticciato culturale, i cosiddetti diritti civili - aborto, divorzio, eutanasia, matrimonj gay ecc. - e la cessione della sovranità alla lobby europeista. Cose che, peraltro, sono presenti anche in una parte della coalizione di centrodestra che - come alcuni conservatori cattolici - credono di rendersi presentabili accettando il compromesso ideologico. 

La validità di un principio non si giudica sulla sua applicazione parziale: esso va portato alle estreme conseguenze, e solo se si dimostra giusto e vero anche in quel caso può essere adottato senza scrupoli morali. Ora chiediamoci: quel che oggi appare giustificato da una situazione anomala, con un papa che demolisce sistematicamente l’edificio cattolico, può esser applicato domani, quando si avrà un Pontefice degno di tal nome? Possiamo noi immaginare di porre dei limiti a questo pontificato, creando le premesse perché analoghi limiti siano imposti anche in futuro, ad un Papa cattolico, contro il quale dovesse insorgere un collegio episcopale a maggioranza progressista? 

Il mio auspicio è che il prossimo convegno di Roma sappia denunciare senza equivoci ogni tentativo di infiltrazione, respingendo fermamente le proposte che mirano a manipolare l’opposizione cattolica, anche e soprattutto dietro il pretesto di arginare le deviazioni dottrinali del presente pontefice. Un auspicio che umanamente può apparire quasi patetico, ma che con uno sguardo soprannaturale riesce a scorgere la mano della Provvidenza e la divina protezione su quanti non disertano la  battaglia per la gloria di Dio e l’onore della Chiesa.

Il problema, in fondo, non è il Papato, ma questo papa. E ciò in cui egli si allontana dal modello voluto da Cristo non è coessenziale al Papato, ma alla sua deliberata distorsione, inaugurata cinquant’anni or sono. 


Commenti

  1. «L’italiano si servì invece del segno j con due funzioni diverse: tra vocali o all’inizio di parola davanti ad altra vocale per indicare il valore semiconsonantico dell’i (per es., jeri); in fine di parola, come terminazione del plurale dei nomi in -io atono (per es., varj) per evitare confusioni, in qualche caso, con altre parole (per es., vari plur. di varo). In entrambe le funzioni, l’uso dell’j in parole italiane è quasi interamente scomparso tra la seconda metà del 19° e la prima del 20° sec.; è tuttora conservato ufficialmente nella scrittura di cognomi (per es., Ojetti, tale essendo la forma registrata dagli uffici anagrafici) e nomi propri (per es., Ajaccio). Molti conservano l’j iniziale, senza un criterio fisso (per es., Jacopo)»: cfr: http://www.treccani.it/enciclopedia/j/ Quindi «matrimonj gay»...

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    1. Grazie, Anonimo, per questa illuminante spiegazione. Sono sicuro che il Baronio non lo sapeva e ora si adeguerà.

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    2. Oh come mi piacerebbe che si commentasse quel che scrivo e non che mi si facesse la lezioncina d'ortografia! Ma vede, caro Latinista, ci sono alcuni che si sentono supernamente rivestiti d'una autorità, in base alla quale possono discettare di j con sapienti copia e incolla della Treccani , ma nulla dicono del contenuto, che evidentemente non li tocca. Costoro ricordano quanti, in ambito conservatore, vanno in brodo di giuggiole per un camice col pizzo Rinascimento anche se chi lo indossa celebra il Novus Ordo. Certo è che queste attenzioni mi inducono a pormi non poche domande: a Dio piacendo, si tratta di casi limitati.

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    3. Condividendo in pieno il ragionamento esposto in questo articolo, non posso fare a meno di entrare nella questioncina ortografica qui sorta dicendo che quella'j' che Baronio usa per il plurale a me piace sul serio, anzi, la considero una raffinatezza non comune: cosa che me lo fa apprezzare ancora di.più.
      Che vi devo dire?: de gustibus...

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    4. ...è il solito problema del dito che punta la luna...e dell'imbecille che guarda il dito.

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  2. Concordo. Su tutto. Siamo già ben oltre ogni limite temporale e ogni decenza. Se fosse un tentativo estremo di arginare la diaspora in atto nei fedeli sarebbe ridicolo e inutile. Anzi controproducente. La Trinità viene negata e ridicolizzata e si perde tempo con le stupidaggini del CVII ? O si ha il coraggio di superare la patologia sociale ed ecclesiale rappresentata da quell'evento oppure il destino segnato per ogni porporato sono i balletti di Copacabana. O il convegno è la soluzione finale attraverso la quale, chi ne ha il DOVERE, finalmente dichiara ciò che DEVE e cioè che alla data del 7 aprile 2018, stanti i seguenti atti e pubbliche affermazioni ......... (avete capito) oppure per il bene della Chiesa è meglio andare in una chiesa e recitare un Rosario.
    Pensare di separare la persona che ora rappresnta il papato dal papato stesso è un'idiozia ancora più grande di quelle conciliari.Cari cardinali, se ve la fate addosso, statevene a casa. Perchè sarebbe sancito una volta per tutte che, fra i cattolici, il credito dei partecipanti sarebbe più o meno come quello di Forza Italia presso gli elettori italiani.

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  3. Come sempre, non c'è nulla da aggiungere.
    Chi ispira questo moto, giustamente non iniziato il 13/03/13, è chi combatte da sempre la Creazione.
    E' molto astuto, meglio, è la creatura più astuta e malefica.
    E se è vero questo, non può non essere vero che ogni sua influenza determini sempre il male.
    Genera un male evidente e contemporaneamente tenta di suscitare il male anche nel contrasto del male.
    Se non non ci sforzassimo di conformaci alla Rivelazione, ne potremmo rimanere affascinati.
    In due parole, se rivesto un ruolo ed il mio comportamento non è adeguato, la conseguenza non è su me, ma sull'organo, ente , struttura nel quale ho il ruolo.
    A scuola si parla infatti di rapporto organico.
    Ed ecco che mi metto il naso rosso e mi ci faccio fare una bella fotina... il ridicolo ricade non su me, ma sull'istituzione del Vicariato di NSGC.
    Purtroppo è emotivamente difficile da cogliere, perchè è umano (rubiamo il termine ai predicatori modernisti) innanzi allo sconcio, aver voglia di prendere una clava e spaccare tutto ossia l'apparato inteso come forma dell'ordine costituito.
    Quindi... aspettiamo che sia Nostro Signore Dio a decidere il tempo della Croce del Suo Corpo Mistico, un altro modo per dire che si compia la Sua volontà.

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    1. Sig.Anonimo, .....mi faccia capire.....

      Nostro Signore Gesù ,prima di salire al Padre, avrebbe detto ai suoi apostoli di star buoni e fermi ad aspettare che si compia la Sua volontà.

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    2. Rispondo come posso, non sono certo il Blogger.
      Non hanno crocefisso NSGC, Egli lo ha consentito in quanto il Suo Sacrificio era necessario per il perdono del peccato originale come di tutti i peccati.
      Ovvio: se solo avesse voluto, si sarebbe lasciato cadere dal pinnacolo e gli Angeli lo avrebbero sostenuto.
      Ciò detto, se ora è il Corpo Mistico di NSGC che debba affrontare il Calvario ed il Sacrificio, non vedo come possiamo ricorrere alla spada e mozzare l'orecchio del milite di turno o semplicemente questo possa essere utile.
      Ma non so se sia corretto ciò che dico quindi chiederei che Monsignore volesse intervenire al proposito.

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    3. Ritengo non doversi confondere i due piani: quello divino, solo sul quale Dio nella sua immensa misericordia poteva liberarci dal peccato originale, col sacrificio volontario del Figlio incarnato; da quello umano sul quale ogni credente nel limite delle proprie possibilità dovrebbe adoperarsi per tentare di arrestare la deriva sulla quale si è avviata oggi la Chiesa. Certo, è doveroso anche pregare Dio che susciti uomini di grandi carismi come è avvenuto in passato in periodi di grandi crisi della Chiesa (San Benedetto, San Francesco, Santa Caterina, San Bernardo, San Pier Damiani…), ma questo non elimina il dovere dell'impegno attivo per quanto - come dicevo - sia in noi possibile, senza cristallizzarci nell'atteggiamento dell'aspettativa di un miracolo risolutivo.

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  4. Noto che non si vuol proprio prendere in considerazione un'ipotesi che considero fondamentale: Bergoglio è realmente il Papa? Ho fortissimi dubbi. Gira poi voce che sia massone. Potrebbe essere falso, ma se fosse vero sarebbe invalido, ad esempio. Al di là di questo, possibile che la differenza di comportamento tra Benedetto XVI e i suoi predecessori che si sono dimessi non vi faccia sorgere dei dubbi? Il conclave era per caso una messa in scena ? Lo temo. Dal sogno della Emmerick, al terzo segreto diffuso, a dichiarazioni di studiosi di Fatima che pare riprendano visioni di monaci di una certa credibilità, vi sono , a mio parere, elementi per effettuare un'analisi seria sul fatto che questo argentino sia un papa vero. Se non lo fosse, il resto viene da sé.

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    1. Caro Anonimo,
      nota male, se lo lasci dire. Ho scritto, nell'explicit del mio commento: "Il problema, in fondo, non è il Papato, ma questo papa. E ciò in cui egli si allontana dal modello voluto da Cristo non è coessenziale al Papato, ma alla sua deliberata distorsione, inaugurata cinquant’anni or sono." Ora Ella sa bene - come tutti i miei Lettori - che il Papato non può esser distorto nella sua essenza, se non dissolvendosi in una mera leadership profana. Sono persuaso che questo papa (che come vede scrivo con la minuscola proprio per sottolinearne la differenza sostanziale con il Papa cattolico) si trovi sul Soglio di Pietro per demolire la Chiesa, e che con ciò stesso egli venga meno al proprio ruolo, dando prova della propria eterogeneità rispetto alla finalità stessa del Papato. E' come far guidare il gregge non al pastore, ma al lupo, o metter a capo della Pontificia Accademia per la Vita uno che sostiene l'aborto o l'eutanasia. Non ho le prove inoppugnabili circa i maneggi - di cui pur si vocifera - circa le modalità con cui Bergoglio è stato eletto in Conclave; ma a mio parere basta vedere come si comporta, per capire che non sta compiendo il ministero specifico del Romano Pontefice. Anzi è lì proprio per ottenere il risultato opposto: anziché confermare nella Fede, semina dubbio ed errore; anziché proclamare la Verità rivelata, insegna e favorisce l'eresia; anziché ammonire gli erranti ed i peccatori, li indica ad esempio da seguire. E siccome agere sequitur esse, se uno si comporta da non-papa, vuol dire che non è papa. Punto. Che la maggioranza dei fedeli e del Clero lo riconoscano come papa, non fa di lui un Vicario di Cristo, ma casomai è il segnale inquietante che l'inganno ha ottenuto il suo scopo. Allo stesso modo, vedere che vi sono conservatori che cercano di metter d'accordo la capra del Vaticano II con i cavoli dell'ortodossia, che per mettere un freno agli eccessi di Bergoglio pensano di dover ridimensionare il Papato, è preoccupante perché - come scrivevo - per rimediare alla situazione presente si finisce per adottare proprio l'errore che di questa situazione è la causa, ossia la crisi dell'autorità. Nel mio precedentemente articolo, dicevo: "Egli dovrebbe essere invitato a farsi da parte, a dimettersi, proprio per tutelare la somma autorità papale, l'infallibilità cui egli deliberatamente non ricorre, l'autorità che la sua persona volontariamente umilia e scredita anche solo nel modo in cui cui celebra e si mostra in pubblico". E se avrà la pazienza di leggere i miei scritti nella loro interezza - giacché non è possibile affrontare tutti i temi contemporaneamente - vedrà che sono più che persuaso che le tremende parole di Nostra Signora alla Salette - Roma perderà la fede e diverrà sede dell'Anticristo - si siano concretizzate sotto i nostri occhi proprio con Bergoglio. Il quale, se non è l'Anticristo, di certo ne è il più convinto precursore.

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    2. Non entro nelle problematiche del convegno. Lei ha ragione nel difendere il papato come istituzione. Dico solo che ,se da parte di tutti si approfondisse la possibilità di un Bergoglio non papa, potremmo evitare riflessioni e polemiche su un pontefice che spara eresie e sciocchezze varie a praticamente ogni giorno. Non essendo papa autentico, le sue affermazioni e i suoi atti, non hanno alcun valore reale. Certo sta distruggendo tutto, ci prova perlomeno. Ma ci troveremmo di fronte ad un problema o uno scandalo storico politico, non a all'ipotesi del papa eretico, ed in questo caso costantemente eretico. E nemmeno all'ipotesi di un papa pervicacemente anticattolico, quale dimostra di essere.

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  5. Buongiorno Monsignore, sia lodato Gesù Cristo!

    Premesso che condivido la tesi di fondo del suo articolo, mi permetta di porre una questione: non crede che qualificando il Vaticano II come un conciliabolo di eretici non si faccia lo stesso errore di chi vuole ridimensionare il Papato?
    Mi spiego meglio: tutto il Magistero a cui i tradizionalisti si rifanno per denunciare (giustamente) gli errori conciliari ci dice anche che un Concilio Ecumenico convocato e presieduto da un legittimo Pontefice non può certo produrre documenti o dichiarazione eterodosse.
    Dunque nel momento in cui affermo il contrario non rischio di segare il ramo su cui sono seduto?
    Se infatti un giorno un Papa degno di questo nome volesse convocare un "Tridentino II" cosa impedirebbe al clero progressista di respingerne i decreti bollandoli come pastorali?

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    1. L'errore collegialista è parte della neo-dottrina del Vaticano II. Altra cosa è impugnare il Vaticano II, che non è un concilio come gli altri e propone errori ed eresie. La invito a leggersi i miei articoli precedenti, ad iniziare da https://opportuneimportune.blogspot.it/2018/01/lettera-ad-un-sacerdote-considerazioni.html

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    2. > qualificando il Vaticano II come un conciliabolo di eretici non si faccia lo stesso errore di chi vuole ridimensionare il Papato?

      Basta cambiare metro e le due posizioni sono opposte. Al posto di guardare all'autorita' si guarda all'aderenza alla tradizione. Non si puo' confidare solo nell'autorita', come da celeberrimo passo:

      «Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l'albero cattivo fa frutti cattivi. Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo fare frutti buoni. Ogni albero che non fa buon frutto è tagliato e gettato nel fuoco. Li riconoscerete dunque dai loro frutti.

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  6. E' Papa o non è Papa? Direi che oggi, ormai a cinque anni dal "buonasera", è una questione superata. Per quanto mi riguarda non ho mai creduto che Bergoglio fosse papa fin da quando ho visto come si comportava dal balcone e dagli Atti compiuti poco dopo. Ma è argomento difficile è un mio giudizio personale che, come laico, non posso provare completamente, e quindi non posso, per quello che può servire.. dichiarare formalmente. Oggi però ciò è divenuto irrilevante, gli atti, gli insegnamenti, l'esempio, il magistero formalmente sancito dimostrano che oggi Papa non lo è. Che lo sia stato dal 13.3.2013 fino ad oggi (ed io continuo a credere di no) è secondario, e cercare di provarlo potrebbe essere addirittura controproducente perchè sposterebbe il problema sul terreno canonico-giuridico. (E' l'errore di Socci) Piano accidentato e comunque, in ultima analisi, subordinato all'accettato attuale stato giurisdizionale del papato. Piano giuridico canonico che invece dovrebbe essere conseguente al fatto oggettivo (E' o non è Papa) e non può esserne invece ontologicamente fondamento ed origine. Per questo ritengo oggi fondamentale muovere dallo stato di fatto. Chi ne ha l'Autorità OGGI può dichiarare che Bergoglio non è Sommo Pontefice di Santa Romana Chiesa. Ha tutti gli elementi per farlo, e ha il DOVERE DI STATO di farlo.

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  7. Ottimo questo commento ripreso dal sito della dr.ssa Guarini:
    La Caritas (ma io aggiungerei: il clero tutto, da Bergoglio all'ultimo curato di campagna) diventerà una organizzazione credibile e veramente cattolica quando, pur aiutando gli immigrati nelle loro necessità concrete, denuncerà e si batterà contro il fenomeno dell'immigrazione di massa, cogliendone l'elemento anticristiano e anti-umano dello sradicamento di interi popoli dalla propria terra, della deresponsabilizzazione dei governi che hanno rivendicato il diritto di emancipazione politica, di sfruttamento dell'uomo sull'uomo attuato attraverso forme di truffa sentimentalistica umanitaria e ideologica che mascherano interessi economici e culturali colossali e apertamente anti-cristiani, di tentativo di distruggere i resti di società e civiltà complesse attraverso fattori fomentanti disordini e squilibri sociali, culturali e religiose, a danno soprattutto degli europei e in modo particolare dei ceti sociali più deboli.
    Cit. Piero Mainardi

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    1. Io urlo che quella che vogliono far passare per Chiesa non è la Chiesa nella quale sono stata battezzata più di ottanta anni fa.

      Mi associo al signor Mazzarino quando dice che chi ne ha l'Autorità ha OGGI l'onere di denunciare i fatti che hanno portato al maledetto concilio che hanno avuto il coraggio di chiamare Vaticano SECONDO! E ,naturalmente quei fatti che la gerarchia ha compiuto in tutti questi anni fino ad arrivare ad un bergoglio.
      Come è possibile che non si conosca il percorso nella Curia del Segretariato per la Promozione della Unità dei Cristiani fino ad arrivare al COMITATO INTERNAZIONALE DI COLLEGAMENTO FRA LA CHIESA CATTOLICA E L'EBRAISMO nel 1970 ? Ed alla costituzione CONSEGUENTEMENTE del DICASTEERO per il SERVIZIO DELLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE nel 2016?
      Bugiardi, INGANNEVOLI SEMPRE nella scelta dei vocaboli : "EBRAISMO" poi, per chi vuol leggere , per fortuna è scritto che si tratta dell'International Jewish Committee for interreligeous Consultation "dove sono rappresentate le principali tendenze del giudaismo CONTEMPORANEO , come pure i suoi più importanti GRUPPI GEOGRAFICI. Basta consultare i documenti usciti dalle loro assembelee per conoscerli.
      Se mi è consentito uno sfogo personale........quale occasione sprecata quella della FSSPX!

      Basta! non se può più!

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    4. La FSSPX non e' un' occasione sprecata, ma, purtroppo, e' l' essersi accordati con il Nemico, da parte di quella che sarebbe dovuta essere la prima linea della sacrosanta Reazione.

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    5. Carissima Miri, il suo dolore è anche il mio; seppur più giovane di lei di una decina di anni, anch'io sono stato battezzato, cresimato e comunicato in epoca preconciliare, da un santo sacerdote in talare, munito del Catechismo di San Pio X. Da pensionato poi , grazie al tempo libero a mia disposizione, mi son messo a studiare a fondo la storia recente della Chiesa Cattolica, da Pio IX in poi : quale non è stata la mia delusione ed il mio dolore nello scoprire i trucchi, gli imbrogli, l'odio per la Chiesa sparso a piene mani dai modernisti della prima ora (Loisy, Tyrrel, Bonaiuti, complice Roncalli, ecc.) ai neomodernisti del secondo dopoguerra (capo carismatico il Montini), che si sono impadroniti della Chiesa con i colpi di stato dei Conclavi del 1958 e del 1963 ed il funesto CV II (di cui si sono impadroniti gentaglia come Chenu, Congar, Danielou, Suenens, Shillebeck, Rahner, ecc., complice anche Ratzinger). dopo è stato tutto un susseguirsi di eresie, blasfemie, demolizioni (basta citare il NOM). ora anche l'ultimo bastione della Resistenza crolla, per colpa di Felay e dei suoi complici venduti al nemico; beh, ne risponderanno a Criato Giudice, come toccherà anche a Bergoglio ed ai suoi scherani (ed anche ai preti pavidi, collaborazionisti o apertamente collusi, però).
      Coraggio, cara Miri, tenga duro, teniamo duro, Dio vede e provvede, provvederà anche a noi e, sopratutto, alla Sua Santa Chiesa. Libera nos a malo, Domine ! LJC

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  8. Buonasera.
    Lei parla molto della collegialità. Ora vorrei proporle una questione un poco fantasiosa ma sono convinto e persuaso che non essendo meno fantasiosa della sua ( ossia che in futuro si riconosca il CVII come conciliabolo ) non la bollerà in partenza come peregrina.
    Eccola:
    -come mai nei criteri di ecumenicità stabiliti dal Concilio Ecumenico VII ( ossia il secondo di Nicea ) è previsto che esso debba prevedere il consenso anche dei patriarcati dell'Oriente? Essendo un criterio stabilito da un concilio ecumenico infallibile approvato dal Papa di allora, appare evidente che più o meno fino al 1700, ossia fin quando non si arrivò a ristabilire la presenza di patriarcati cattolici in quelle terre, non si può parlare di concili ecumenici per l'occidente fino a quel tempo.
    -come mai un concilio ecumenico ha stabilito a posteriori chi fosse Papa dopo lo scisma d'Occidente ( tralasciando il conciliarismo in sè ) eleggendo e deponendo all'uopo chi gli sembrasse più consono e dimenticando che , a capitolo finalmente chiuso, l'unico vero cardinale ancora esistente ante divisione era proprio Pedro de Luna?

    d.

    Grazie dell'attenzione, cordiali saluti

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