IGNAVIA LITURGICA - Breve osservazione sulla convivenza del Rito cattolico e del suo contrario nella setta conciliare


Il blog Messa in Latino riporta una notizia (qui) secondo la quale, durante l’Assemblea della CEI, alcuni Presuli avrebbero espresso la propria ostilità al Motu Proprio Summorum Pontificum, auspicandone la soppressione. Ovviamente tra le schiere dei conservatori si è subito scatenata una patetica indignatio, nella quale non sono mancati i riferimenti al mai abbastanza vituperato Concilio ed a quel n. 36 della Sacrosanctum Concilium che ipocritamente stabiliva - per tranquillizzare all’epoca i Padri ancora cattolici - che nei riti latini dovesse conservarsi l’uso della lingua latina. 

Col senno di poi - e allora con la lungimiranza che ci meritò l’appellativo di profeti di sventura - sappiamo che quel che la lettera del Vaticano II affermava in un punto sarebbe stato poi contraddetto dalle norme applicative; e che lo spirito di quell’infausta assiste si prefiggeva ben altri obiettivi - tutti peraltro raggiunti - che non la difesa dell’antica Liturgia romana, di cui anzi voleva pervicacemente la soppressione. 

Ringalluzziti dal sapersi protetti ed anzi incoraggiati nella loro opera dal Sedicente che siede in Santa Marta, certi Prelati e cosiddetti liturgisti rilevano che la riesumazione della Messa cattolica dopo cinquant’anni di adulterazioni sia un non-sense giuridico. Essi però hanno ragione: ogni religione si dà i proprj riti, e quelli della setta conciliare - che si vuole altra rispetto alla Santa Chiesa fondata da Nostro Signore e che data la propria fondazione a partire dal Concilio, l’unico ch’essa riconosce - devono necessariamente essere espressione di quella religione, e per ciò stesso altri rispetto ai riti della Chiesa Cattolica. Così come altro è il calendario, ed altri sono i cosiddetti santi che oggi si elevano in Roma alla gloria degli altari, quasi si volessero suggellare con la loro grottesca canonizzazione gli atti ch’essi compirono in vita, primo tra tutti, l’idolo del Vaticano II. 

Sarebbe il caso che gli entusiasti del Summorum Pontificum comprendessero finalmente che l’aberrazione liturgica, se non risiede certamente nell’esistenza della Messa cattolica, consiste tuttavia nella sua coesistenza con quell’abominio che è la Cena riformata partorita dal Conciliabolo di Roma. 

Parlare di forma straordinaria e forma ordinaria dello stesso rito è, questo sì, un non-sense, come se Dio Padre potesse esser onorato e glorificato dal Sacrificio del Suo Divin Figlio in modo perfetto in una forma straordinaria ed allo stesso tempo esser onorato e glorificato di meno o per nulla in una forma ordinaria. La Chiesa non può esser allo stesso tempo Sposa dell’Agnello e meretrice di Babilonia, ed ancor meno sperare che questa mentalità da Amoris Laetitia, questo comportamento doppio, siano graditi al Sommo ed Eterno Sacerdote che lha fondata anzitutto per perpetuare nei secoli il nuovo ed eterno Testamento nel Suo Sangue

Parimenti, legittimare il rito venerando a patto che non si rifiuti la sua grottesca parodia filoluterana è un non-sense cui devono sottostare i fautori del conciliarismo diplomatico, di quello strabismo conservatore che si bea dei fasti liturgici ma non osa trarre le dovute conclusioni dalla rivoluzione dottrinale e morale che ha promulgato un rito che ripugna alla Divina Maestà. 

Meschini: essi si appellano al Conciliabolo per legittimare ciò che esso aveva in odio, e alla Tradizione per tollerare quanto ad essa si oppone. E non comprendono che il Predecessore si differenziò dal Sedicente solo negli accidenti, ma non nella sostanza. Una mitria gemmata o un cappello da giullare non cambiano il capo che coprono; anzi non di rado quella dissimula l’inganno che viceversa questo rende palese. 

L’odio dei Novatori contro la Messa cattolica dovrebbe far riflettere molti moderati sulle ragioni che rendono loro tollerabile un rito infame, concepito con lo scopo satanico di privare Iddio dell’onore che Gli è dovuto, di indebolire la fede nelle anime e di vanificare l’azione della Grazia divina. E non si dica che l’accettazione della liturgia riformata è dettata da ragioni di opportunità e da virtù di prudenza, e che pur di aver la Messa tridentina approvata dal Vescovo si può anche riconoscere la validità del rito montiniano: anche la consacrazione nel corso di una messa nera è valida, se a pronunziarla è un ministro validamente ordinato, ancorché apostata; ma quella sacrilega consacrazione rende presente il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo per profanarlo, così come quella dell’odioso rito conciliare cerca in tutti i modi di sminuirla, per compiacere gli eretici. Con quale coerenza si può tollerare un male oggettivo per vedersi legittimato un diritto ch’è inalienabile e che nessun Papa può conculcare né revocare, e che viceversa, proprio in quanto Papa, dovrebbe invece affermare e difendere?

Un vero cattolico deve detestare il Novus Horror con la stessa veemenza con cui gli eretici detestano la Messa romana. Giacché la tiepidezza dei conservatori finisce per esser il necessario contraltare della tolleranza dei ratzingeriani nei loro confronti. Dimostrano più coerenza i nemici di Cristo come Redaelli, Brambilla e Girardi. 

Commenti

  1. Caro Reverendo, a volte l'oggettiva disamina che lei ha qui svolto, può essere un percorso più o meno lungo che noi fedeli dobbiamo percorrere, con tanta difficoltà ma certo con l'aiuto di Dio. Alla fine però, come mi è accaduto, si trova una pace interiore mai provata prima. Grazie del suo aiuto.

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  2. Sono un sacerdote che solo da piu di un anno ha conosciuto il rito romano vero, e ne rimase arricchito e compresi finalmente tante cose. Ero arrabbiato che duranti i studi teologici non ci hanno detto niente sulla liturgia di sempre. Hanno silenziato tutto. E ho studiato a Roma, nella universitá pontificia. Bene. Celebro con molto amore nel rito si sempre privatamente e pubblicamente. Ma rimango per ora ancora "biritualista" per le ragioni che lei menziona e non accetta. Veramente non é facile cambiare di un colpo, quando si é cresciuti, educati sotto il nuovo regime, di cui inadeguatezza esce sempre piu andando piu a fondo con le letture e studi sulla liturgia.

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    1. Caro e reverendo Petrus,
      non mi fraintenda: la mia filippica non è da intendersi per chi, come Lei, è sulla via della conversione dal rito riformato al rito cattolico; bensì per quanti beneficiano di una situazione stabile loro garantita dal Motu Proprio Summorum Pontificum, conoscono bene i problemi dottrinali del nuovo rito e purtuttavia accettano il Concilio non tanto perché ne condividano l'insegnamento, ma per mero calcolo di opportunità. Costoro, che in privato hanno posizioni estremamente critiche verso la rivoluzione conciliare, in pubblico di appellano al Vaticano II, quasi a volersi mostrare più realisti del Re, più conciliari dei Novatori. E spesso li si sente chiamar in causa - come ho scritto più volte - lo stesso Concilio, a sostegno delle loro tesi di presunta ortodossia, come se quell'assise esaurisse in sé tutto il Magistero cattolico.

      Giustamente Ella afferma "rimango ancora biritualista": in quell'ancora mi permetto di cogliere la volontà onesta di percorrere un cammino arduo, senza dubbio difficile per un Sacerdote, ma nella direzione ben precisa di una sempre più profonda comprensione del baratro che separa la Messa cattolica dalla sua parodia conciliare. Se mi permette una similitudine che spero non vorrà giudicare irriguardosa, credo che la Sua posizione attuale possa esser considerata come quella di un catecumeno, che non ha ancora ricevuto il Battesimo, rimane nelle tenebre dell'errore, ma si sta muovendo verso la via della Grazia che riceverà con il Battesimo. E sono certo che Ella sia persuaso che, in condizioni normali, non esiterebbe un istante a passare completamente alla liturgia tradizionale, abbandonando il rito riformato.

      Se avrà la pazienza di leggere la miaLettera ad un Sacerdote (https://opportuneimportune.blogspot.com/2018/01/lettera-ad-un-sacerdote-considerazioni.html) e la Lettera ad un Sacerdote del Summorum Pontificum (https://opportuneimportune.blogspot.com/2018/01/lettera-ad-un-sacerdote-del-summorum.html) vedrà che l'apparente intemperanza ed il tono un po' tranchant di questo ultimo post dissiperanno le Sue perplessità sul contenuto delle mie osservazioni.

      Dal canto mio posso assicurarLa che mi rallegro per la Sua scoperta della liturgia cattolica, che Ella mi indica recente, e sono sicuro che il Signore Le darà la possibilità, così come Le ha dato la grazia di conoscere questi tesori, di trovare il coraggio di fare una coraggiosa scelta di campo. Poiché se, come credo, Ella ama il Signore, non riuscirà più a sopportare la liturgia conciliare.

      Nella Messa e nell'Ufficio Divino la Sposa parla allo Sposo divino: che amore può essere quello che tace le espressioni più appassionate verso l'Amato, per compiacere il mondo? Non sarà quella la voce dell'adultera, della traditrice? Ecco perché, col progredire spirituale che la Messa antica saprà ispirarLe, ben presto si troverà a condividere le mie idee, che oggi giudica un po' estreme. Ma in amore, e massimamente nell'amor di Dio, non vi possono esser mezze misure.

      Confido nelle Sue preghiere.
      Con devota stima,

      Baronio +

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  3. Caro Reverendo, sia lodato Gesù Cristo!
    Concordo con lei sul biritualismo, ma da fedele, cosa potrei fare se non far finta di accettare il novus horror per avere ad una ragionevole distanza il vero rito cattolico? L'alternativa, ovvero abiurare pubblicamente il nuovo rito, porterebbe immancabilmente alla soppressione della vera Messa, e quindi alla perdita di quel poco che resta. Il mio non è un accettare il male minore, ma il subire una situazione che non ha altra via. Ora, mi permetta una critica: giustamente lei pone un problema e condanna un atteggiamento, ma non fornisce una soluzione. Mi spiego meglio: sa benissimo che le vie per avere la Vera Messa sono due: o far finta di accettare il nuovo corso, o andare da sacerdoti come quelli della FSSPX. Nell'impossibilità pratica della seconda (ad esempio nel mio caso ciò significherebbe fare centinaia di km, e con bambini piccoli non è possibile), resta la prima, che però lei condanna. Però la realtà è questa. Suggerisca una soluzione al dilemma, perchè io non ne vedo. Purtroppo sono tempi da catacombe, magari non di pietra, ma di apparenze.

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    1. Caro amico,
      mi rendo conto della Sua situazione, e in un certo senso posso comprenderla. Se non può frequentare le Messe della Fraternità, credo che in coscienza Lei possa sentirsi autorizzato ad assistere alle Messe del Motu Proprio, a patto che comprenda che chi le celebra deve a sua volta accettare almeno implicitamente il Vaticano II ed i suoi errori. Non dico che tutti i sacerdoti che celebrano secondo la forma straordinaria siano necessariamente collusi con la setta conciliare - ci macherebbe -, ma è chiaro che la loro posizione non è delle più trasparenti. Se Lei ha l'accortezza di limitarsi ad una mera fruizione del rito, discernendo con prudenza eventuali deviazioni dottrinali nell'omelia del celebrante, non mi sento di suggerirLe di rinunciare al precetto festivo. Ma è bene aver presente che lo spirito con cui è stato concessa la celebrazione della Messa cattolica a norma del Motu Proprio è inteso a metter sullo stesso piano, dietro l'alibi di rappacificare gli animi, il rito venerando della Chiesa Cattolica e il suo contraltare conciliare. Accettare questo rappresenterebbe un grave errore e, in certi casi, anche una colpa. Certamente un laico, in questa situazione di crisi, ha meno responsabilità di un chierico. Ma anche un sacerdote, in determinate circostanze, può giudicare opportuno avvalersi del Motu Proprio se lo richiede il bene delle anime; ma per coerenza dovrebbe compiere almeno una scelta chiara, smettendo di celebrare secondo il rito riformato. E' quello che dicevo a Petrus, nel post qui sopra: prima o poi, assaporando i frutti e le grazie della Messa cattolica, la celebrazione del Novus Horror diventerà insopportabile e porterà inevitabilmente a compiere una coraggiosa scelta di campo. A quel punto il valore della testimonianza non potrà non comportare anche l'assunzione consapevole delle conseguenze, per amore di Dio e per la salvezza delle anime. Una scelta cui non si sottrassero i Martiri dei primi tempi: nessuno vietava loro di adorare il loro Dio, ma era loro richiesto di riconoscere anche il Panteon romano e di bruciare incenso alla statua dell'Imperatore. E questo non poteva esser accettato da un Cristiano. Se ci troveremo dinanzi alla necessità di bruciare incenso all'idolo conciliare, dovremo saper dire di no.
      Che Dio ci conceda la Grazia di affrontare con coraggio quel momento.
      Baronio +

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  4. Inizio il mio commento con un'osservazione su un aspetto che mons. Baronio sottolinea di frequente cioè "prima o poi, assaporando i frutti e le grazie della Messa cattolica, la celebrazione del Novus Horror diventerà insopportabile e porterà inevitabilmente a compiere una coraggiosa scelta di campo". Sembra una cosa "esagerata" ma vi posso assicurare che è terribilmente vera.
    Io parlo da fedele e quindi il mio grado di "coinvolgimento" nel Santo Sacrificio è ridotto, figurarsi l'effetto che fa su un sacerdote.
    Anche io credevo che non era necessario fare del manicheismo della serie "o con o contro il Vaticano II" e mi ero messo nella fila di quelli che sopportano le persecuzioni ecclesiastiche prendendo, in maniera ovviamente indegna, esempio da Nostro Signore nel sopportare le accuse e gli insulti.
    Prega oggi, prega domani è emersa, e sta emergendo, in me una chiara consapevolezza: non siamo noi che ci stiamo separando dalla chiesa postconciliare ma sono loro che si stanno allontanando dalla tradizione plurisecolare della Chiesa stessa.
    E questo ti pone davanti ad una realtà che non puoi ignorare e che, tramite piccoli sommovimenti come le modifiche al Gloria o al Padre Nostro, ti separano inevitabilmente da una liturgia ma non perché ti va di fare lo scismatico, il contro-corrente, il "duro e puro" ma semplicemente perché la messa a cui assisti non corrisponde alla tua fede che tu cerchi di mantenere fedele alla fede di miliardi di cattolici dei secoli scorsi.
    Ci sta che uno possa sbagliare, soprattutto in un campo dove potenze infernali non hanno altro di meglio da fare che stare H24 a "errare per il mondo a perdizione delle anime", ma se io prego come hanno pregato per secoli e ciò contraddice quello che si vede alla domenica allora forse ho ragione di ritenere di essere nel giusto.
    Allora uno potrebbe pensare: è fatta, ho trovato la quadratura del cerchio.
    Niente di più sbagliato perché il cerchio non può quadrarsi ed io con tutta onestà non ho una soluzione da scrivere in due righe se non quella di pregare e chiedere al Padre di renderci degni di manifestare le Sue Opere tramite noi.
    Ho una sfilza di domande a cui non so dare risposta (fino a che è lecito resistere senza peccare di superbia? se non riuscissi a trovare in futuro un sacerdote per confessarmi? se non trovassi un sacerdote che consacri e mi possa permettere di ricevere indegnamente il Corpo ed il Sangue di Cristo? se, se....) ma ho la certezza che questo è parte della prova.
    E' una tentazione che ci vorrebbe spingere a gridare al Cielo per imputargli chissà quale colpa di negligenza nella gestione della chiesa terrena, o pretendere chissà quale privilegio, insomma a ribellarci.
    Ed io so che è una tentazione perché induce un comportamento che non è conforme a come Cristo ha affrontato qui, sul pianeta Terra, problemi e dilemmi reali ma di una portata che noi afferriamo vagamente come una formica afferra vagamente i pensieri dei più brillanti astro-fisici.
    Grazie del lavoro per il blog e sia lodato Gesù Cristo!

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  5. qui dicunt videntibus nolite videre et aspicientibus nolite aspicere nobis ea quae recta sunt loquimini nobis placentia videte nobis errore …..

    ¡¡DISPOSICIONES TRANSITORIAS!!
    ..
    Sin embargo, según el Cardenal Ratzinger “no cabe un retorno al Syllabus, que pudo haber señalado la primera fase — pero no la última —del enfrentamiento con el liberalismo.”49 ¿Y cuál es esa “última fase” del enfrentamiento con el Liberalismo? Aparentemente, según la opinión del Cardenal Ratzinger, ¡es la aceptación, por parte de la Iglesia,de las mismas ideas que anteriormente condenó! Enfrentarse al Liberalismo por medio de la reconciliación con él, es una fórmula capciosa. El “enfrentamiento” de Ratzinger con el liberalismo no es otra cosa que una abyecta rendición.
    Además, según la opinión de Ratzinger, al presente no sólo se deben considerar obsoletas las condenaciones al Liberalismo contenidas en el Syllabus del Beato Papa Pío IX, sino también la doctrina antimodernista del Papa San Pío X en la Pascendi. En 1990 la Congregación para la Doctrina de la Fe divulgó una “Instrucción sobre la vocación eclesial del Teólogo”. Al explicarle la Instrucción a la Prensa, el Cardenal Ratzinger declaró que ciertas enseñanzas del Magisterio «no debían considerarse como la última palabra en un asunto como éste, sino más bien servían com
    o una tentativa de captar el problema, y, sobre todo, como una expresión de prudencia pastoral, una especie de disposición transitoria»50 Como ejemplos de estas “disposiciones transitorias”, el Cardenal Ratzinger mencionó «las declaraciones de los Papas durante el último siglo acerca de la libertad religiosa, así como las decisiones antimodernistas de principios de este siglo…»51 — es decir, las enseñanzas antimodernistas de San Pío X en los primeros años del siglo XX
    https:/eccechristianus.wordpress.com/2011/05/14/la-ultima-batalla-del-diablo/

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  6. El artículo está para encuadrar...
    lo único sería que los predecesores -desde el traidor comunista roncalli- fueron también sedicentes,
    así como también la mal llamada reforma que en realidad fue deforma.

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  7. página 5
    La liturgia no es cualquier oración que el fiel dirige espontáneamente a Dios, sino la oración oficial de la Iglesia...
    La liturgia nunca es propiedad privada de nadie....
    En virtud de esto, la Liturgia católica no es y no puede ser creativa.
    No lo puede ser por la sencilla razón de que no es un producto humano, sino la obra de Dios, como lo (han reconocido y ) subrayado en repetidas ocasiones (los mismos que la han prohibido, y que luego la indultan, COMO SE HACE A LOS REOS)....
    http://sededelasabiduria.es/origenesapostolicos/

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