LA BATTAGLIA NELLA CHIESA PRIMA DEL COMBATTIMENTO FINALE






«Si de mundo fuissetis, mundus quod suum erat diligeret»
 Jo 15, 19

«Pascono se stessi, cercano i propri interessi, 
non già gli interessi di Gesù Cristo; 
proclamano la Sua parola,
ma per diffondere le loro idee»
Sant’Atanasio


Nei miei post precedenti ho parlato dei metodi di instaurazione di una tirannide [qui] (con un parallelo tra la Storia romana ed i fatti attuali) e delle dramatis personae, ossia i personaggi che la rendono possibile [qui]. La domanda che viene naturale porsi è quindi: «Qual è la via d’uscita? Come sottrarsi a questo processo apparentemente ineluttabile ed irreversibile?» E soprattutto: «Come inquadrare questa apostasia terribile in un’ottica genuinamente cattolica?» Credo di aver finalmente trovato una risposta, o quantomeno un’ipotesi plausibile. Ma prima, permettetemi di fare una premessa, per inquadrare meglio le mie riflessioni. 

La dittatura, per esser in qualche modo legittimata, necessita di una situazione d’emergenza e di un nemico dichiarato, e quando si fonda su un’ideologia rivoluzionaria, essa deve far sì che questa rivoluzione sia permanente. La nomenklatura che la sostiene - in cui troviamo i servili, gli interessati, i complici ideologici, gli esecutori materiali - ha tutto l’interesse che essa perduri, perché ne trae un vantaggio immediato. Ecco allora che il nemico, l’hostis publicus, il vitandus dev’essere proscritto ed indicato come un pericolo, letteralmente demonizzato. Focalizziamoci ora sulle vicende ecclesiastiche, che sono quelle che ci interessano maggiormente. 

Il Concilio, che ha rappresentato il 1789 della Chiesa, può esser considerato come una sorta di Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, e come tale viene presentato dai fautori della neo-chiesa, sorta sulle rovine della Chiesa cattolica in antitesi ad essa come la République si opponeva alla Monarchia. O meglio: su quelle che i Novatori sperano esser le rovine della Chiesa, la quale è però protetta da Dio e non può esser sconfitta dalle portae inferi. Possiamo dire che la Chiesa Cattolica sia oggi eclissata, messa in ombra da una Gerarchia che la tiene in ostaggio e si è sostituita con la frode ai buoni Pastori. Il progetto ultimo, in sostanza, consiste nel fare in modo che i veri Cattolici siano considerati scismatici, e che gli scismatici siano considerati Cattolici. Si chiede giustamente Archbold [qui]: «Come liberarsi dei fedeli cattolici che, per definizione, si aggrappano tenacemente all’unica vera Chiesa? Come allontanare i veri cattolici dalla Chiesa? Come trasformare uno scisma de facto in uno scisma reale?» L’autore di Actuating a schism identifica una serie di passi che devono far sì che non venga lasciata ai fedeli tradizionali alcuna via di fuga, se non quella prestabilita: radunarli in una riserva indiana, dove poi costringerli, in forza di leggi canoniche e quindi con una parvenza di legittimità, a scegliere tra l’apostasia (accettare il nuovo corso in nome dell’obbedienza al Concilio) o la proscrizione (rifiutare il nuovo corso in nome dell’obbedienza a Dio). Scegliere, in sostanza, tra l’adeguarsi allo scisma de facto rappresentato dalla presenza di veri e propri eretici in seno alla Chiesa, ed il rimanere fedeli alla Chiesa pur essendone scacciati con una dichiarazione di scisma de jure. 

Si obbietterà che l’autorità illegittima - o che esercita illegittimamente il proprio potere per perseguire scopi altri rispetto a quelli che Nostro Signore le ha dato - non può separare dalla vera Chiesa nessuno, ed è vero, in teoria. Ma «quando vogliono che uno se ne vada, possono farlo effettivamente andar via». Dell’aspetto giuridico, di quello che dice il Diritto Canonico, delle implicazioni morali, al tiranno «non importa proprio nulla», semplicemente. 

Il precedente

Torniamo alla prima (e unica?) reazione di protesta alla Rivoluzione conciliare: mons. Marcel Lefebvre. Il Vescovo ribelle, il proscritto per antonomasia. Quando il Presule è stato sospeso a divinis, il nemico da  condannare è servito come coagulante della base di consenso del tiranno, e lo scisma si è rivelato un perfetto deterrente non solo per i tradizionalisti tout court, ma anche per i conservatori e addirittura per i moderati. A quell’epoca celebrare la Messa tridentina - o anche solo il Novus Ordo in latino - era inammissibile: chi l’ha fatto sa bene quali persecuzioni ha dovuto subire. I pochissimi sacerdoti che osavano infrangere i diktat della neo-chiesa erano privati della cura d’anime, mandati a fare i cappellani al cimitero o all’ospizio, redarguiti pubblicamente non solo dai Superiori ma anche dai pretini in borghese, quei piccoli strafottenti che davano del tu all’anziano monsignore come se fossero tra sanculotti. Trovare il Breviarium Romanum sulla scrivania di un parroco bastava per far partire delazioni in Vicariato: eppure c’era chi, la nuova Liturgia Horarum, la lasciava prender la polvere su uno scaffale, perché aveva da partecipare alle riunioni dei collettivi. A quelli nessuno rimproverava nulla: erano funzionali al sistema. Monsignor Lefebvre provò in tutti i modi di chiedere alla Santa Sede che lo autorizzassero a consacrare un successore, ed ogni volta gli si rispondeva che doveva aver pazienza, che il tal sacerdote non andava bene, che gli avrebbero fatto sapere: aspettavano che morisse, per veder scomparire la Fraternità. Oppure - e qui ci ricolleghiamo all’articolo di Archbold - volevano chiudere tutte le vie di fuga meno una: costringerlo a consacrare dei Vescovi senza il placet del Papa, così da concretizzare lo scisma, ossia «trasformare uno scisma de facto in uno scisma reale». Il sistema è sempre lo stesso, da allora. Ci sono riusciti, ovviamente, ed ecco l’eretico, lo scismatico, l’hostis Ecclesiae. 

Il Motu Proprio Ecclesia Dei adflicta cercò di indebolire l’opposizione della Fraternità San Pio X, grazie ai transfuga allettati da promesse mirabolanti: oggi li sentiamo dire, con l’improntitudine di chi è ormai rieducato, che i membri della Fraternità «devono entrare senza porre condizioni, accettando l’autorità del magistero vivente» [qui], ossia farsi normalizzare com’è accaduto a loro, che pure all’inizio sbandieravano con petulanza la loro vittoria, assicurando che nessuno li avrebbe mai persuasi ad accettare il Vaticano II né tantomeno a celebrare il Novus Ordo. Eppure uno di loro, la prima cosa che ha fatto dopo essere uscito da Ecône, è stato scrivere un libello in cui dimostra quant’è bella la Messa nuova, quant’è ortodossa, quant’è valida. Bisognava sentirlo prima. Oggi, dopo anni di trattamento, affermano: «Noi non siamo “tradizionalisti” ma semplicemente cattolici. E come cattolici apprezziamo la Tradizione». Proprio così: loro apprezzano la Tradizione, come un estimatore di porcellane apprezza un piatto di Sèvres o un collezionista di francobolli apprezza il Gronchi rosa. 

L’ostracismo cui fu sottoposta la Fraternità San Pio X in seno alla Chiesa la costrinse a scegliere tra l’obbedienza o lo scisma forzato. E scisma fu, poi revocato da Benedetto XVI, che per i Novatori ha rappresentato un deplorevole incidente di percorso, cui l’abdicazione del Papa pose insperatamente fine. Un’abdicazione che - a quel che sta trapelando - sembra sia stata ottenuta per fare in modo che il tentativo fallito di eleggere Bergoglio dopo Giovanni Paolo II non venisse rinviato di troppi anni: anche perché molti dei congiurati erano prossimi ad essere estromessi dalle loro cariche (e dal Conclave) per raggiunti limiti d’età. 

L'operazione su vasta scala

Ora l’operazione si ripete, ad un livello diverso. Dalla situazione estrema della Fraternità San Pio X si è passati al dover rimediare a quell’increscioso Motu Proprio Summorum Pontificum, che ha nientemeno che liberalizzato la liturgia antica coinvolgendo non tanto un gruppo relativamente trascurabile di chierici e di qualche laico di estrema destra (secondo la vulgata progressista), quanto piuttosto migliaia di sacerdoti, decine di Vescovi, qualche Cardinale ed un numero inaspettatamente elevato di laici. Quei laici che la setta disprezza, poiché essi dimostrano che il famoso paradigm shift iniziato col Vaticano II non è stato chiesto dalla base, dal popolo, ma imposto d’autorità da una minoranza di modernisti. Erano minoranza al Concilio, lo erano nelle Commissioni, lo erano nella Curia Romana, nelle Conferenze Episcopali, nelle Diocesi, negli Ordini religiosi. Una minoranza di eretici che, con sistemi tipici dei rivoluzionari, è riuscita ad imporsi alla maggioranza cattolica del Clero e dei fedeli. Come dicevo, non si tratta più di additare come vitandi poche decine di sacerdoti coi loro seguaci, ma un numero significativo di chierici e laici. In un paradosso che i Novatori considerano oltraggioso: l’abolizione dell’antica liturgia, la rivoluzione dottrinale e morale, il nuovo assetto organizzativo della Chiesa e la stessa condanna dei lefebvriani erano stati ottenuti in forza della legge canonica, ope legis, per cui questi farisei potevano presentarsi come rispettosi ed obbedienti, ligi alle norme emanate dalla Sede Apostolica. Mentre chi protestava per l’abuso e si scandalizzava per la sovversione in atto era disobbediente e ribelle: il solito nemico con cui non occorre nemmeno discutere. Una non-persona. Quel paradosso consistette nel dare un riconoscimento giuridico al nemico, che da quel momento avrebbe poteva pretendere, ope legis, di veder accolte le sue legittime richieste. Il legalismo della setta modernista (quand’era ora di distruggere la Tradizione) svanì d’incanto, mettendo in atto un sistematico boicottaggio del Motu Proprio grazie alla connivenza dell’Episcopato appartenente alla propria fazione. 

Ostracismo o normalizzazione

L’ostracismo cui sono sottoposti i Cattolici tradizionali in seno alla Chiesa mira ad annientarli espellendoli, in modo che i progressisti abbiano mano libera nel renderla espressione unica del Vaticano II, dell’ecumenismo, dell’immigrazionismo, del mondialismo ecologista, dell’omosessualismo. É quella che Stefanie Nicholas, su One Peter Five [qui] definisce con un’espressione calzante la chiesa transgender. E faccio notare un’altra interessante analogia con quanto accade in questi mesi a livello globale: l’invasione pianificata di masse islamiche in Europa ha come obiettivo la distruzione di quel che resta della nostra civiltà, facendo sentire i cittadini esiliati nella propria Patria in nome del meticciato culturale: non diversamente si sentono oggi i Cattolici in seno alla neo-chiesa, che li tratta come scomodi residui di una società destinata ad estinguersi in nome di un meticciato dottrinale e morale. La mens che muove tutto, ormai è evidentissimo, è sempre la stessa. 

Come abbiamo visto, «coloro che non seguono più gli insegnamenti della Chiesa si sono rifiutati di andarsene. Ora, loro non solo sono all’interno della Chiesa, ma vi ricoprono ruoli importanti. Non vogliono fondare una loro chiesa alternativa né una gerarchia parallela: al contrario, hanno agito sul lungo termine per appropriarsi del nome Cattolico e della sua struttura gerarchica. Non volevano una loro chiesa: volevano la nostra. Adesso hanno il potere e lo usano». Il motivo di questa occupazione della Chiesa può non sembrare evidente, ma riproduce in scala ridotta, quello che avviene a livello globale: è la guerra di Satana contro Dio, la guerra del mondo di cui egli è principe contro la Chiesa di Cristo. 

Nella fase intermedia delineata da Archbold, i progressisti intendono raccogliere i Cattolici in una sorta di riserva indiana con una propria configurazione giuridica, per poi costringerli a scegliere tra l’obbedienza a leggi vessatorie o lo scisma forzato. Finché i Cattolici non disturbano il paradigm shift (il cambiamento di paradigma, ossia la trasformazione della Chiesa in un’antichiesa), li si lascia sopravvivere, purché non si oppongano al Concilio e alle istanze della neo-chiesa. Ma l’estromissione del corpo estraneo è un passo obbligato perché la setta trionfi all’interno della Chiesa di cui vogliono appropriarsi, sovrapponendosi ad essa. La chiesa transgender, appunto. Si sbaglia chi crede che la presenza dei Cattolici tradizionali possa convivere pacificamente e con il riconoscimento di pieni diritti alla Tradizione da parte dell’Autorità. Questo sarebbe potuto avvenire in seno ad una Chiesa la cui Gerarchia fosse ancora cattolica, ma è impossibile per un cattolico (ancorché animato delle migliori intenzioni) ammettere allo stesso tempo l’ortodossia e l’eresia: progressismo e tradizionalismo sono inconciliabili, e per renderli conciliabili occorre applicare una visione hegeliana (tesi - antitesi - sintesi) che ripugna al nome cattolico, e a Cristo. 

Ma oggi le cose sono cambiate e il tiranno considera imprescindibile all’affermazione del proprio potere l’identificazione di un hostis publicus da proscrivere, per coagulare intorno a sé un consenso basato o sull’interesse o sull’intimidazione [qui]. Non basta: la trasformazione della Chiesa in un’istituzione filantropica di stampo massonico è la conditio sine qua non per la sua accettazione da parte del mondo. 

Le persecuzioni della Chiesa

Mi spiego meglio. In passato, la Chiesa è stata oggetto di persecuzioni implacabili perché le tenebre non vogliono accogliere la luce, l’errore non tollera nemmeno la sola presenza della Verità. Nel Settecento la Massoneria ha sferrato un attacco furioso alla Chiesa, culminato con la Rivoluzione Francese, che si è scatenata non solo contro l’autorità dei Monarchi, ma anche e soprattutto contro la Religione e l’autorità di Dio. Scriveva l’empio Voltaire nel 1762: «questo Dio che non è nato da una vergine né è morto sul patibolo, né lo si può mangiare in un pezzo di pane, né può avere ispirato questi libri pieni di contraddizioni, di sciocchezze e di orrori» [Sermon des cinquante, XIV]. L’Ottocento anticlericale e settario perseguitò la Chiesa con non minore violenza, limitandone la libertà, sopprimendo gli Ordini religiosi, confiscandone i beni, abolendo l’istruzione cattolica, proibendo anche il solo uso dell’abito ecclesiastico. Il Novecento non fu da meno: basti pensare alla rivoluzione Russa, e alle Guerre civili in Messico e in Spagna. Ad ogni persecuzione, la Chiesa combatté con forza, proclamando l’immutabile dottrina, ed il Papato si erse a faro per i Cattolici di tutto il mondo. 

Cosa voleva il mondo, cosa chiedeva la Massoneria alla Chiesa? Di accettare i Diritti dell’Uomo, di diventare liberale ed ecumenica, di non pretendere dalle Nazioni ch’esse la riconoscessero come unica Religione di Stato, di non interferire nella politica, nelle leggi, nell’istruzione, nell’arte. Regnare Christum nolumus! Si voleva una resa «senza condizioni», si chiedeva che la Chiesa cattolica semplicemente smettesse di essere cattolica e si convertisse alla modernità. In risposta, il Magistero riaffermò con più vigore e fermezza la propria fedeltà all’insegnamento del divin Maestro, pagando con la vita dei propri sacerdoti e fedeli, vedendosi espropriata nei suoi beni, umiliata nei suoi Ministri. Ma è sempre rimasta fedele. É sempre rimasta, appunto, cattolica. 

Il parallelo tra quello che accade nella Chiesa e quello che avviene nel mondo

E qui ci avviciniamo al punto importante. Infatti, quello a cui assistiamo in scala ridotta all’interno della Chiesa è ciò che avviene a livello globale. L’ostracismo cui è sottoposta la Chiesa Cattolica nella società civile ha come finalità ultima la distruzione dell’odiata nemica - écrasez l’infame - e la proscrizione dei Cattolici dal consorzio civile o il loro assorbimento. Anche i nemici dell’ordine e dell’autorità costituita, i nemici della giustizia e della morale, i nemici della Patria e della Regalità sociale di Cristo non vogliono abbandonare il potere che hanno conquistato nella cosa pubblica, esattamente come i progressisti non vogliono abbandonare la Chiesa e fondare una setta. Parafrasando Archbold: «Non vogliono fondare una loro nazione alternativa né un governo parallelo: al contrario, hanno agito sul lungo termine per appropriarsi degli Stati e delle loro strutture gerarchiche. Non volevano un loro Stato: volevano i nostri. Adesso hanno il potere e lo usano».

Ora dobbiamo riconoscere che negli ultimi decenni la Chiesa si è allineata al mondo, ad iniziare con il Concilio. Questo processo di apostasia ha conosciuto un’accelerazione sconcertante con papa Francesco, che ha deposto la maschera di prudenza sino a lui adottata e si sta apprestando a rendere la domina gentium vassalla del pensiero unico; anzi egli ne sta facendo una sua attiva cooperatrice, dal momento che non solo subisce passivamente l’adeguamento all’ideologia dominante, ma le presta una base pseudo-dottrinale in nome di un solidarismo qualunquista e della pervicace negazione dell’identità cattolica. 

«Volete essere figli della luce, ma non rinunciate ad essere figli del mondo. Dovreste credere alla penitenza, ma voi credete alla felicità dei tempi nuovi. Dovreste parlare della Grazia, ma voi preferite parlare del progresso umano. Dovreste annunciare Dio, ma preferite predicare l’uomo e l’umanità. Portate il nome di Cristo, ma sarebbe più giusto se portaste il nome di Pilato. Siete la grande corruzione, perché state nel mezzo. Volete stare nel mezzo tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e marciate col mondo. Io vi dico: fareste meglio ad andarvene col mondo ed abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo» (Sant’Atanasio).

Prova ne sia che il mondo, teologicamente ostile alla Chiesa, vede oggi in essa un’alleata formidabile: basti pensare alla martellante campagna immigrazionista - contro ogni ragionevolezza - da parte delle Conferenze Episcopali e della Santa Sede. Quella che in tempi recenti sarebbe stata considerata come un’indebita ingerenza nelle questioni politiche (ad esempio con la condanna del divorzio, dell’aborto o dell’omosessualità) oggi viene salutata dai grandi delle Nazioni e dagli intellettuali loro asserviti come un prezioso contributo alla diffusione del verbo modialista. 

«Si mundus vos odit, scitote me priorem odio habuit. Si de mundo fuissetis, mundus quod suum erat diligeret: quia vero de mundo non estis, sed ego elegi vos de mundo, propterea odit vos mundus» (Jo 15, 18-19). Se questo mondo apprezza ed elogia la Chiesa, vuol dire che la Chiesa non è più tale: «Beati eritis cum vos oderint homines, et cum separaverint vos, et exprobraverint, et ejecerint nomen vestrum tamquam malum propter Filium hominis» (Lc 6, 22). Nostro Signore non si limita al definire beati coloro che vengono perseguitati nel Suo nome, ma maledice coloro che trovano approvazione da quel mondo che Gli è nemico giurato: «Vae cum benedixerint vobis homines: secundum haec enim faciebant pseudoprophetis patres eorum» (Lc 6, 26). 

Così, vediamo la neo-chiesa puttaneggiar coi regi (Inferno, XIX, 108), con la stessa prona cortigianeria che purtroppo alcuni fedeli conservatori credono dover adottare quando vanno a mendicare un Kyrie al proprio Ordinario che glielo nega. O quei preti del Summorum che infarciscono le loro omelie con citazioni della Sacrosanctum Concilium ammiccando all’Eminenza che deve decider della sorte del loro Istituto. La neo-chiesa si castra dinanzi ai reggitori del mondo, all’alta finanza, al B’nai B’rith, alla Massoneria, al Parlamento Europeo, ai Deputati abortisti, al governo cinese e alla lobby gay esattamente come i conservatori si evirano davanti al potere del tiranno in mitria: la prima ha il suo angolino di legittimità nel mondo, i secondi il loro angolino di legittimità in seno alla chiesa progressista. E se il turpe connubio della neo-chiesa col mondo finisce per convertire alla mentalità del mondo anche quanti credono di poterci semplicemente dialogare senza rimanerne contagiati, non diversamente avviene nel commercio dei conservatori con la setta modernista, che lentamente contagerà quanti credono di potersi preservare dalla peste conciliare. Non si accorgono, i meschini, che il semplice riconoscere libertà d’errore all’interlocutore tradisce una mentalità liberale incompatibile con il nome cattolico. 

Il mondo è disposto a tollerare la presenza della Chiesa nella società a patto che non metta in discussione i suoi principi non negoziabili. Esso non la vuole come sposa, ma come concubina, della quale potersi sbarazzare senza scrupoli. Appena la Chiesa dovesse opporsi nuovamente e con forza all’aborto, alla teoria gender, all’invasione islamica, al monopolio della ricchezza nelle mani di un’élite di banchieri che affama il mondo, subito contro di essa verrebbero prese quelle misure che - a ben vedere - sono già predisposte dalle leggi moderne: reato d’incitazione all’odio razziale, crimine di discriminazione, violazione dei diritti umani e - a corollario - il blocco delle transazioni bancarie, come già avvenuto alla vigilia delle dimissioni di Benedetto XVI. Sulla Chiesa grava la medesima spada di Damocle che incombe sui Cattolici tradizionali al suo interno. Non solo il delitto di leso Concilio, ma anche la Visita Apostolica, la soppressione dell’Istituto, la confisca delle proprietà: il caso dei FFI, in Italia, ha coinvolto anche la magistratura, che ha dato loro ragione contro il tentativo della Santa Sede di appropriarsi del patrimonio immobiliare gestito dall’associazione laicale ad essi legata.

Ma la tolleranza verso i Cattolici tradizionali in seno alla chiesa progressista ha come scopo il costringerli alla sottomissione al pensiero unico conciliare o alla disobbedienza. In un caso e nell’altro, i Cattolici dovrebbero esser destinati - nei piani deliranti dei Novatori - a sparire. Non diversamente dovrebbe accadere alla Chiesa di Cristo: costringerla ad apostatare o distruggerla. 

E qui, finalmente, siamo arrivati alla parte più importante. 

Una battaglia nella Chiesa prima del combattimento finale

Le portae inferi, per le promesse del Salvatore, non prevarranno sulla Chiesa. Questa è una certezza che poggia sulla roccia incrollabile della parola del Signore. Ciò significa che la vittoria, come sappiamo, è di Dio. E che Satana, anche se può aver vinto finora parecchie battaglie, è destinato alla sconfitta inesorabile. Sappiamo anche che la Chiesa, come Corpo Mistico, dovrà affrontare quella stessa Passione che ha subito Nostro Signore, suo Capo. Il trionfo della Sposa immacolata, quindi, deve necessariamente passare per il Calvario: ce lo confermano le Scritture e le stesse rivelazioni dei Santi e della Santissima Vergine. D’altraparte, sarebbe temerario pensare che la Madonna ci abbia mentito, quando a La Salette ha annunciato: «Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo». Che Roma abbia perso la fede, pare evidente. Che sia già adesso sede dell’Anticristo non saprei dirlo: forse l’avrebbero pensato il Curato d’Ars, o don Bosco, o Pio IX. D’altra parte, quale autorità terrena potrebbe essere scelta dall’Anticristo per imporsi nel mondo? Quale potere rappresenterebbe per Satana la più grande rivincita su Gesù Cristo, se non il Papato stesso? 

Ma, alla luce delle più recenti notizie, può essere più realistico ipotizzare che l’Anticristo si voglia imporre come re del mondo, avendo al suo fianco il falso profeta cui accenna l’Apocalisse, una sorta di precursore al contrario, come fu San Giovanni Battista per il Messia. E allora tutto quanto sta accadendo in questo momento storico prenderebbe senso. 

La Mafia di San Gallo

Il ruolo della Mafia di San Gallo è sostanzialmente quello di una loggia massonica vaticana obbediente ad un potere superiore che tutto coordina. Le notizie trapelate da parziali ammissioni del card. O’Connor e del card. Danneels corroborano la tesi di un vero e proprio complotto modernista, descritto anche da Henry Sire nel suo libro Il Papa dittatore. Fonti diverse presentano un quadro complessivo coerente e sconcertante. 

Tra i membri di questa cabina di regia del progressismo in seno alla Chiesa, comparirebbero (tra gli altri): 

oggi defunto
* implicato in casi di abusi

  • il card. Carlo Maria Marini sj , Arcivescovo di Milano, Presidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa;
  • il card. Achille Silvestrini, Prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali, già Segretario del Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa, già Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica; 
  • il card. Walter Kasper, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e Presidente emerito della Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo;
  • il card. Karl Lehmann †, Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, Vicepresidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa, membro della Commissione teologica internazionale, membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, membro della Congregazione per i Vescovi, membro della Congregazione per le Chiese Orientali, membro del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei Cristiani, membro del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, assistente di Karl Rahner;
  • il card. Basil Hume †, Arcivescovo metropolita di Westminster, Primate d’Inghilterra e Galles, Presidente della Conferenza Episcopale d’Inghilterra e Galles, Presidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa;
  • il card. Godfried Danneels *, Arcivescovo emerito di Malines-Bruxelles, già Primate del Belgio, già Presidente della Conferenza Episcopale del Belgio, membro del Consiglio della II Sezione della Segreteria di Stato, della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, della Congregazione per l’Educazione Cattolica e della Congregazione per le Chiese Orientali;
  • il card. Murphy O’Connor † *, Vescovo di Arundel e Brighton, Arcivescovo metropolita di Westminster, Primate d’Inghilterra e Galles, Presidente della Conferenza Episcopale d’Inghilterra e Galles, Vicepresidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa;
  • il card. Theodore Edgar McCarrick *, Arcivescovo emerito di Washington, già Arcivescovo metropolita di Washington, deposto dal cardinalato;
  • il card. José Policarpo †, Patriarca di Lisbona, Vicepresidente della Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea, Presidente della Conferenza Episcopale del Portogallo;
  • il card. Lubomyr Husar †,  Arcieparca metropolita di Kiev degli Ucraini, Presidente del Sinodo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina;
  • mons. Ivo Fürer, Vescovo emerito di San Gallo, già Segretario Generale del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa;
  • mons. Adriaan Van Luyn, Vescovo di Rotterdam e Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea.

Se quanto riferito corrisponde a verità, non è difficile cogliere alcuni elementi. Il primo è il potere di costoro, non solo in seno alla Curia Romana ma anche e soprattutto nel Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa: sei prelati su dodici hanno ricoperto incarichi direttivi all’interno di quest’ultimo organo di coordinamento delle trentatré Conferenze Episcopali europee. Dal 1979 al 1986 Hume ne fu Presidente; dal 1986 al 1993 il Presidente fu Martini; dal 1986 al 1990 fu Vicepresidente Policarpo;  dal 1993 al 2001 fu secondo Vicepresidente Lehmann; nel frattempo, dal 1977 al 1995, era Segretario generale mons. Ivo Fürer, Vescovo di San Gallo; dal 2001 al 2006 troviamo O’Connor primo Vicepresidente. In pratica, dal 1977 al 2006 la Mafia di San Gallo ha esercitato un potere di rilievo all’interno del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa: praticamente, trent’anni. Faccio notare, en passant, che una delle principali attività di questo organismo è di natura ecumenica, e consiste nella collaborazione con la Conferenza delle Chiese Europee, da cui sono nate le Assemblee Ecumeniche Europee (Basilea 1989, Graz 1997, Sibiu 2007) e nel 2001 la stesura della Charta Œcumenica. Inoltre, cinque di questi prelati hanno ricoperto ruoli preminenti nelle Conferenze Episcopali. 

Il secondo elemento da evidenziare è che tre di questi prelati sono stati coinvolti in accuse di abusi, e che tutti e dieci hanno apertamente sostenuto le istanze omosessualiste, anche in forte contrapposizione con i documenti promulgati dal Sant’Uffizio. Inoltre, a quanto rivela James Grein, una delle vittime degli abusi del card. McCarrick in un’intervista di alcuni giorni fa con Taylor Mashall [qui], il porporato cambiò radicalmente comportamento subito dopo la sua prima visita a San Gallo: par di capire che vi sia una stretta connessione tra questa frequentazione - poi diventata assidua - e gli abusi sessuali. 

Il terzo è che tutti questi prelati appartengono all’ala più estremista del progressismo e possono sostanzialmente esser considerati modernisti. Al di là della congerie di deliranti contestazioni del Magistero in ambito dottrinale e morale che accomuna quest’accolita di eretici (sacerdozio femminile, abolizione del celibato, aborto, eutanasia, comunione ai concubinari, omosessualismo), è notizia mai smentita che il card. Danneels abbia esercitato pressioni sul Re del Belgio, nel 1990, perché firmasse la legge con la quale si legittimava l’aborto. 

Il quarto è che tutti questi prelati sono nemici dichiarati del Motu Proprio Summorum Pontificum. Alcuni di loro hanno anche espresso fortissime critiche alla revoca della scomunica contro i membri della Fraternità San Pio X da parte di Benedetto XVI.

Questi sarebbero quindi gli sponsores dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio. É evidente che, grazie alle importanti cariche ricoperte ed al prestigio della Sacra Porpora, la loro azione è stata devastante. Aveva ragione mons. Antonio Livi, docente alla Lateranense, quando affermava: «Si tratta di un piano molto ben orchestrato, che non data da oggi, ma dagli inizi degli anni Sessanta. Per più di cinquant’anni teologi eretici e malvagi hanno cercato ci conquistare il potere, e adesso ci sono riusciti. È per questo che parlo di eresia al potere» [qui]. Nell’intervista su The Wanderer, egli precisava: «Se penso al cardinale Kasper che era già eretico prima e voleva distruggere la Santa Messa, il matrimonio, la Comunione e il Diritto canonico, e che adesso il Papa dice che è il suo teologo per eccellenza e gli fa organizzare il Sinodo per la famiglia, dico a me stesso: qui c’è qualcosa di totalmente orchestrato». 

Il ruolo dei congiurati di San Gallo al Sinodo per la Famiglia

Il Sinodo per la Famiglia: una delle dimostrazioni più scandalose delle interferenze del tiranno in seno ad un organo collegiale, nel tentativo di cambiare la dottrina. Ma anche qui si vede la longa manus di San Gallo. Il 25 Maggio del 2015 ha avuto luogo, presso la Sala Gonzaga dell’Università Gregoriana, un incontro riservato, al quale non fu ammessa la stampa, con la sola eccezione di Repubblica. Alla giornata di studio furono invitati rappresentanti delle Conferenze Episcopali Tedesca, Francese e Svizzera [qui]. Le tesi di alcuni partecipanti all’incontro - tutte marcatamente eterodosse e di chiara tendenza ultraprogressista - sono state poi pubblicate in un libro, Familienvielfalt in der katholischen Kirche. Geschichten und Reflexionen [Diversità di famiglie nella Chiesa cattolica. Storie e riflessioni], edito dalla Theologischer Verlag di Zurigo, finanziato tra gli altri anche dalla Diocesi di San Gallo. Tra gli ideatori e curatori compare Arnd Bünker, direttore dell’Istituto svizzero di Sociologia Pastorale di San Gallo nonché segretario della commissione pastorale della Conferenza Episcopale Elvetica. Il volume sostiene ovviamente il concubinato, la Comunione ai divorziati, le unioni omosessuali, i rapporti prematrimoniali e il matrimonio sacramentale per i gay. In esso si presentano come normali dei casi concreti, come una coppia di persone divorziate e civilmente risposate, una coppia che prima del matrimonio ha già convissuto come marito e moglie, o una coppia lesbica che abita in una casa parrocchiale nel cantone di Argovia, diocesi di Basilea. A margine, l’intervento del parroco del Duomo di San Gallo, don Beat Grögli, che si dice disposto a benedire le coppie di sodomiti. Come giustamente rileva Martin Grichting, «Prima si rilevano delle realtà di vita che deviano dall’ordine vigente. Dopodiché si esige che queste realtà vengano riconosciute come normative dall’autorità competente» [qui]. E ci informa che «il vicario giudiziario della diocesi di San Gallo, Titus Lenherr, chiede infine, in linea con il cardinale Walter Kasper, una semplice procedura ecclesiastica per la legittimazione di un “secondo matrimonio” civile». 

Quindi abbiamo ben tre personaggi legati a San Gallo: Arnd Bünker, Beat Grögli e Titus Lenherr. Una coincidenza? Non proprio. E ce n’è anche un quarto. Un altro libro è uscito infatti nell’Agosto 2015, sempre alla vigilia del Sinodo, per i tipi della Herder, Zerreissprobe Ehe: Das Ringen der katholischen Kirche um die Familie [Matrimonio alla prova. La lotta della Chiesa cattolica sulla famiglia], di analogo contenuto. Non ci si stupisca se la prefazione di questo coacervato di eresie è del cardinale Karl Lehmann, un altro membro della Mafia di San Gallo. 

La marionetta nelle mani di questa loggia conferma quotidianamente la perfetta organicità del proprio operato con il playbook - lo schema - che emerge da un’attenta valutazione del quadro d’insieme. Anche il fatto che McCarrick fosse assiduo frequentatore dei congiurati a San Gallo mostra la connessione strettissima tra eresia, corruzione e immoralità: come scrivevo recentemente, «Finché non si riconoscerà lo stretto rapporto di causalità tra deviazione dottrinale e deviazione morale, sarà impossibile uscire dalla crisi presente»[qui]. 

La Passione della Chiesa purificata

Sappiamo che tra Dio e Satana si combatterà la battaglia finale, la quale coinvolgerà la Chiesa di Dio e l’antichiesa di Satana. Ma perché gli schieramenti siano questi, occorre che la Chiesa non sia più infeudata dai nemici di Cristo, né occupata dagli eretici. Perché la Chiesa deve subire la sua Passione per mano dell’Anticristo: non avrebbe senso che l’Anticristo perseguitasse i suoi servi. Ritengo quindi che la Chiesa, al momento di salire il suo Golgota, debba esser perfettamente cattolica non solo nei suoi fedeli, ma anche e soprattutto nella sua Gerarchia e nel suo Capo visibile, il Romano Pontefice.

Ciò significa che la situazione presente, ancorché terribile, a mio parere dovrebbe evolvere molto velocemente verso una purificazione della Chiesa. La corruzione è tale e così diffusa, che anche i fedeli più sprovveduti ed i sacerdoti più moderati si stanno accorgendo d’esser ostaggio di una conventicola di eretici e pervertiti che pensano solo a perpetuare il proprio potere, ad arricchirsi e a vivere nel vizio più turpe. Ognuno di noi può confermare onestamente di sentire quotidianamente le lamentele di fedeli e chierici scandalizzati dalla Gerarchia e dal Papa, offesi dall’arroganza di un gruppo di ribelli che impone i propri diktat all’intero corpo ecclesiale. Vescovi che svendono le chiese o le offrono agli idolatri, Prefetti di Congregazione che insultano le Monache e perseguitano Ordini fiorenti, Cardinali che si fanno promotori dell’aborto o che finanziano la campagna elettorale di politici appartenenti a partiti anticattolici, Monsignori che organizzano orge nel palazzo del Sant’Uffizio, Abati che dissipano i beni del Monastero in droga e prostituti. E un Papa che non solo li protegge, ma li promuove e se li tiene tutti intorno, giungendo ad accusare di calunnia chi chiede giustizia per gli abusi subiti.  Un Papa che parla di trasparenza nell’amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, ma che vanifica ogni riforma tentata dal Predecessore, cedendo alle pressioni della Segreteria di Stato. Un Papa che è perfettamente organico ai piani della setta che infeuda la Chiesa, e sulla cui elezione grava l’ombra sinistra di maneggi e brogli scandalosi. 

Non è possibile che la Chiesa ascenda il Calvario facendosi rappresentare da personaggi che in altri tempi sarebbero stati degradati da tutti gli Ordini ed affidati al braccio secolare. Questa stirpe di eretici lussuriosi non merita il martirio che aspetta la Sposa di Cristo, quando verrà il giorno della tribolazione. 

Ecco perché credo che la Provvidenza chieda a ciascuno di noi - laici o chierici, semplici preti o Vescovi e Cardinali - un sussulto di dignità, un moto di protesta, per difendere i diritti di Cristo Re e della Santa Chiesa. É in causa la salvezza della anime e l’onore di Dio: l’unzione della Santa Cresima ci ha resi soldati di Cristo per testimoniare la nostra Fede. Una Fede che richiede coerenza di vita, santità di costumi, unione intima alla Santissima Trinità nella preghiera e nella frequenza dei Sacramenti. 

«Voi rimanete al di fuori dei luoghi di culto, ma la fede abita in voi. Vediamo: che cosa è più importante, il luogo o la fede? La vera fede, ovviamente. Chi ha perso e chi ha vinto in questa lotta, chi mantiene la sede o chi osserva la fede? È vero, gli edifici sono buoni, quando vi è predicata la fede apostolica; essi sono santi, se tutto vi si svolge in modo santo. […] Voi siete quelli che sono felici, voi che rimanete dentro la Chiesa per la vostra fede, che la mantenete salda nei fondamenti come sono giunti fino a voi dalla tradizione apostolica, e se qualche esecrabile gelosamente cerca di scuoterla in varie occasioni, non ha successo. Essi sono quelli che si sono staccati da essa nella crisi attuale. Nessuno, mai, prevarrà contro la vostra fede, amati fratelli, e noi crediamo che Dio ci farà restituire un giorno le nostre chiese. Quanto più i violenti cercano di occupare i luoghi di culto, tanto più essi si separano dalla Chiesa. Essi sostengono che rappresentano la Chiesa, ma in realtà sono quelli che sono a loro volta espulsi da essa e vanno fuori strada» (Sant’Atanasio, Coll. Selecta SS. Eccl. Patrum, Caillu e Guillou, vol. XXXII, pagg. 411-412). 

É finito il tempo della mediocrità, del laissez faire, dello sperare che ci pensi qualcun altro. Ora tocca a noi. Senza equivoci, senza lasciarci scacciare da quella Chiesa in cui ogni vero Cattolico ha il sacrosanto diritto di sentirsi cittadino. Senza che l’odiosa tirannide dei nemici di Cristo ci faccia sentire emarginati, scismatici e scomunicati. Scacciamoli dalle chiese che profanano, scacciamoli dalla Chiesa che violentano. Pretendiamo dai Sacri Pastori che si sveglino dal torpore, che alzino la voce con quell’autorità che viene loro da Dio. 

Questi servi di Satana, infeudati nel corpo ecclesiale, sono pochi e non hanno dalla loro parte altro che l’eterno sconfitto, cui la Vergine Santissima schiaccerà il capo. A Lei, Mater Ecclesiae, Auxilium Christianorum, chiediamo di guidarci come nostra Condottiera. Si Deus nobiscum, quis contra nos? 


8 Dicembre 2018
Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria

Commenti

  1. Vari autori, con l'intenzione di gettare ombre sinistre sulla designazione di Jorge Mario Bergoglio a Pontefice, accennano continuamente nei loro articoli e libri alla cosiddetta mafia di San Gallo.

    Tuttavia nessuno accenna mai al fatto che alla vigilia del conclave del 1963 i cardinali progressisti si accordarono sull'elezione di Montini riunendosi nella villa di Grottaferrata di Umberto Ortolani.

    Umberto Ortolani, considerato da molti come la vera mente della loggia massonica P2, era il braccio destro di Licio Gelli. Ortolani era inoltre grande amico del cardinale di Bologna Lercaro, tra gli autori del messale calvinista montiniano.

    Non a caso Montini, subito dopo la sua elezione, concesse il titolo di "gentiluomo di Sua Santità" ad Umberto Ortolani.

    Quindi, i metodi poco trasparenti che hanno portato all'elezione di Bergoglio non costituiscono assolutemente una novità. Essi sono già stati impiegati con successo dai padri fondatori della chiesa riformata del vaticano II. È inutile dunque scandalizzarsene continumente.

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    1. Concordo con Lei: il problema non è nuovo ma la radice della cancrena va individuato nell'apostasia dei Sacri Pastori. Non credo alle teorie che vorrebbero fare di Benedetto XVI una sorta di agnello sacrificale: egli - duole dirlo - ha solo una visione moderata della medesima Rivoluzione, di cui è vittima come i Girondini. Poiché la Rivoluzione divora i propri figli. Lo ripeto da anni: l'origine della crisi va individuata nel Vaticano II e nella setta che lo ha imposto con l'inganno e l'abuso dell'autorità.

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    2. Questo, egregio Baronio, è a mio avviso il punto più debole delle sue pur numerose, lucide e non di rado interessanti analisi profuse in questi anni: il Vaticano II non è affatto origine della crisi, ma ne è già effetto, forse il primo veramente scandaloso, dal quale, a cascata, sono piovuti tutti gli altri. Negli anni '40-'50 le tesi che poi avrebbero costituito la base delle riflessioni conciliari erano già ampiamente e diffuse nella Chiesa; le azioni distruttive dei Papi (in primis sulla santa Liturgia, ma pure in numerosi altri campi) sono già molte sotto Pio XI e soprattutto Pio XII; prodromi della crisi che poi esploderà negli anni '60 si possono ritrovare già nell'Ottocento. La crisi ha radici molto più profonde di quanto si possa istintivamente pensare: i grossi problemi che si presentano oggi, e da cinquant'anni a questa parte, non sono che gli effetti palesi di una distruzione più o meno sistematica del Cristianesimo iniziata a piccoli passi, con l'allontanamento progressivo dalla Tradizione apostolica, già da secoli.

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    3. Caro Unam Sanctam,

      mi permetta di chiarire. Sono completamente del Suo stesso avviso: la crisi era chiaramente latente da ben prima del Vaticano II, come peraltro ho scritto in alcuni miei articoli (https://opportuneimportune.blogspot.com/2014/01/le-profezie-sul-concilio-del-canonico.html) .

      Si potrebbe addirittura risalire all'epoca del canonico Paul Roca (1830-1893) che teorizzava ciò che il Concilio avrebbe poi in gran parte accolto, e che Bergoglio si appresta a portare a compimento.

      Ho fatto anche notare che in ambito liturgico le prime avvisaglie si ebbero sin dagli anni Venti, ad esempio con gli altari coram populo, il che ci lascia presumere un'opera sotterranea ancor precedente.

      Ma va detto che mentre in precedenza la Chiesa si era opposta energicamente allo spirito di novità, questo atteggiamento di vigile difesa da parte della Gerarchia è venuto drasticamente meno a partire dal pontificato di Roncalli. Certo, la riforma della Settimana Santa di Pio XII fu una vittoria dei novatori, ma oggettivamente in quel rito non c'era nulla di contrario alla fede, né di anche minimamente equivoco. E' doveroso pensare - per la venerazione che si deve al grande Pio XII - ch'egli non avesse compreso che quella riforma (affiancata da quella non meno discutibile della neo-vulgata per il Breviario) pur non toccando la sostanza, dava il via al processo di rivoluzione permanente nella liturgia.

      Quando dico che il Vaticano II è la radice del male, non mi riferisco al quadro complessivo (poiché dovremmo risalire allora ben più indietro, come giustamente anch'Ella rileva), ma alla più immediata crisi presente. In sostanza, intendo far comprendere che non è possibile criticare Bergoglio usando argomenti che, in sé, sono inficiati dall'accettar essi come premesse valide quel Vaticano II che viceversa è parte della crisi. Non è possibile appellarsi ad una corretta interpretazione del Concilio per difendere la dottrina, dal momento che quel Concilio rappresentò la istituzionalizzazione da parte della Gerarchia di una corrente modernistica che covava da tempo, e che san Pio X aveva saputo smascherare, denunciare e condannare.

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    4. A proposito del conciliabolo di Grottaferrata, posso confermare ch'esso non è una voce seminata dai soliti complottisti (termine spregiativo con cui si liquida di solito ogni tentativo di scoprire le carte), ma un fatto confermato da più fonti. Ne accennò anche il sen. Andreotti, ricordando come i Cardinali Frings, Suenens, Liénart, Léger, Alfrink, Konig e Lercaro assieme ad altri congiurati erano riusciti addirittura a raccogliere un numero sufficiente di voti per eleggere Montini al prossimo Conclave (cfr. Benny Lai, Il Papa non eletto, Laterza, 1993 e Ignazio Ingrao, Il Concilio segreto, Piemme, 2013).

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  2. Viva Cristo Re! Preghiamo i martiri Cristeros di aiutarci nella battaglia.

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  3. Rev.mo Mons. Cesare Baronio,
    ritengo sostanzialmente sovrapponibile il modello della Crisi Modernista con quello della Crisi Ariana; quest' ultima, e' stata combattuta efficaciemente, come Lei ha bene dimostrato, in primis da Sant' Atanasio, che, pero', ha sostenuto la battaglia ponendosi al di fuori della Chiesa occupata, almeno nelle Sue Gerarchie, dagli Eretici.
    La ringrazio.

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    1. Concordo: ma occorre combattere. Non basta deplorare, né rinchiudersi nel proprio sacro recinto, aspettando che la Provvidenza faccia il miracolo. Il miracolo ci sarà, e sarà sfolgorante, SOLO se ognuno di noi darà il proprio contributo. Preghiera, certo; preghiera e sacrifici e penitenza. Ma anche una vera e propria protesta, ferma e intransigente, perché vengano scacciati i mercanti dal tempio.

      E attenzione: è tipico della Rivoluzione anche il creare una pseudo-opposizione sotto il suo controllo, che raccolga il dissenso per indebolirlo. Chi crede di poter combattere per Cristo Re a colpi di citazioni del Vaticano II non ha capito niente.

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  4. Eminenza, condivido la sua analisi tranne,forse, l'ipotesi di una veloce purificazione della Chiesa che, allo stato attuale, mi sembra più un auspicio.
    Quello che ancora fatico a capire è il che fare nell'ora presente, oltre la fedeltà alla vera Chiesa di Cristo e alla preghiera.
    Mi sembra di cogliere un invito alla "opposizione" esplicita, pubblica, manifesta, anche esponendosi, evidentemente.
    A questo proposito, le chiedo, senza alcun intento critico, mi creda, se è intenzionato a manifestarsi pubblicamente.
    Antonio

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    1. Sto valutando seriamente una presa di posizione pubblica, questo è certo. Quello che oggi è importante è aver ben chiare le dinamiche della setta conciliare, smascherarle, denunciarle e soprattutto pretendere con fermezza che la parte ancora sana del laicato e del Clero compia un passo decisivo perché i falsi pastori siano allontanati dal gregge. Dobbiamo esigere soprattutto che i cosiddetti esponenti del movimento tradizionale nella Chiesa la smettano di far riferimento al Vaticano II per difendere le proprie argomentazioni, comprendendo che questo atteggiamento di compromesso non solo impedisce di sanare la piaga, ma rende sostanzialmente vana ogni battaglia.

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  5. Di nuovo: mamma mia che botta queste parole! Grazie monsignore del conforto per l'attuale catastrofe e per quella che sta per venire

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  6. Rev.mo Monsignore,
    scusi la mia audacia, ma, onde evitare che Persone non completamente conscie della profondita' della Crisi Attuale lo possano diventare, sono a, rispettosamente, chiederLe di essere Lei la Guida dell' Opposizione.
    La ringrazio ancora.

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  7. Mi permetto di rimandare ad un mio precedente articolo (scusandomi per l'autocitazione), che rispecchia in toto quanto lei dice all'inizio, monsignore, e cioè "Ecco allora che il nemico, l’hostis publicus, il vitandus dev’essere proscritto ed indicato come un pericolo, letteralmente demonizzato"
    L'articolo a cui rimando è il seguente : http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/archivi/archivio-articoli-la-caverna-di-platone/6021-una-mente-contorta
    Grazie per l'accoglienza e Buon Natale a tutti. LJC

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  8. Preg.mo mons., pur non essendo sempre in accordo con lei-considero un gravissimo errore ad es. l'ordinazione di vescovi da parte di mons. Lefebvre trenta anni fa- apprezzo molto questo articolo, come il precedente su esecutori, servili, pavidi, ecc..Ora, mi sia consentito ricorrere a Lei: un mio appello su Stilum Curiae di qualche giorno fa ha ricevuto una sola e parziale risposta solo da Lucior e un sacerdote di amici domenicani.it non ha saputo, almeno per ora-è disgustato- aiutarmi. Il mio vescovo, Mons. Busca, ha appena approntato un "percorso" in quattro tappe per l'accesso alla comunione per divorziati "che vivono una seconda relazione stabile", nemmeno solo per i divorziati civilmente risposati. Io vorrei ricorrere, da semplice fedele, contro questa decisione: Bergoglio parla e scrive, ma AL non è chiaramente definitiva nel concedere tale possibilità- mi pare quella citata dalla Emmerick nelle sue visioni- e lui medesimo non solo non risponde ai dubia, ma non ha modificato né il catechismo né il codice di diritto canonico sul punto, a differenza ad es del caso della pena di morte. Io posso dire e scrivere finchè voglio che un mio studente ha preso insufficiente, ma se non firmo la verifica col voto e non lo trascrivo, le mie parole sono vane e l'alunno può essere tranquillamente promosso. Mi si passi questo piccolo esempio tratto dalla mia semplice professione. Cosa posso fare? So che esiste un tribunale ecclesiastico diocesano? Devo rivolgermi a loro, almeno in prima istanza?

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    1. Caro ClaudiusIII,
      comprendo il Suo sdegno per le ultime conferme della intrinseca perversità di Amoris Laetitia. Ma mi permetto di farLe notare che il ricorrere alla legge canonica per contestare un esponente della Gerarchia è, oggi, sostanzialmente inutile. La setta che si è infeudata in seno alla Chiesa usa - con metodi staliniani - la legge solo quando è funzionale al perseguimento dei propri scopi; se la legge si frappone ad essi, la ignora o la cambia.
      Quel che Ella vorrebbe fare è come voler affrontare con l'armatura e la lancia un nemico che usa armi chimiche, pensando che questi rispetti le regole cavalleresche del duello. Questi sono dei lanzichenecchi, dei vandali, per i quali violare la legge non significa nulla, se sono loro a violarla. Guardi cos'hanno fatto al Sinodo, dove pure vi erano regolamenti chiarissimi: li hanno violati impunemente, perché possono contare sulla complicità del tiranno. Scrivere ad un Tribunale Ecclesiastico sarebbe solo una perdita di tempo, che susciterebbe nel vescovo Brusca e nei suoi sodali non solo la derisione, ma anche la soddisfazione di vederLa lottare contro i mulini a vento. L'opera più efficace da compiere oggi è portare questi indegni ministri e il loro indegnissimo capo allo scoperto, denunciandoli sui giornali, e ovviamente tagliare qualsiasi forma di finanziamento alla loro organizzazione. Non andare ai loro riti, non far battezzare i propri figli nelle loro chiese, non sposarsi nelle loro parrocchie, non accoglierli in casa quando vengono a benedire le case. E dir loro il motivo: noi siamo Cattolici, e non vogliamo i servi di Satana tra i piedi. E pretendere - finché non verranno cambiate le norme, cosa abbastanza probabile - che sia assicurata la Messa tridentina da buoni sacerdoti. E se questi tiran fuori il Vaticano II, alzarsi e lasciarli continuar da soli. Vedrà che qualcuno comprenderà: gli altri continueranno a far quel che han sempre fatto. A quel punto, ricorrere alla FSSPX sarà ampiamente giustificato. In ogni caso, visto che la Fraternità si è vista revocare la scomunica, assistere alle loro funzioni è non solo legittimo, ma fortissimamente raccomandabile. Quando si troveranno le chiese vuote del tutto, e vedranno che le cappelle della Fraternità si riempiono di fedeli, qualcuno finalmente prenderà coraggio e si unirà al pusillus grex.

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  9. Articolo bellissimo, mi si consenta però una certa perplessità su un paio di concetti.
    Il primo: «La corruzione è tale e così diffusa, che anche i fedeli più sprovveduti ed i sacerdoti più moderati si stanno accorgendo d’esser ostaggio di una conventicola di eretici e pervertiti [...]».
    No, non vedo risvegli, né nei fedeli né in quei pochi sacerdoti con cui mi sono esposto. Tutto tace, tutti dormono sonni profondi con spesse fette di mortadella sugli occhi.
    Quindi il secondo punto, dove la perplessità diventa nero pessimismo: «Una Fede che richiede coerenza di vita, santità di costumi, unione intima alla Santissima Trinità nella preghiera e nella frequenza dei Sacramenti.»
    Quali Sacramenti? Quelli amministrati dagli eretici? Meglio evitare, direi, pur non avendone altri a disposizione. Da qui nasce il problema, la difficoltà se non l'impossibilità di permanere in stato di grazia senza Sacramenti.
    E questa è una battaglia per gente santa.

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    1. Per grazia di Dio, ci sono ancora buoni sacerdoti che iniziano a comprendere cosa stia accadendo: è l'unico merito di questo pontificato, che con l'esasperazione e la precipitazione di chi sa di avere ormai poco tempo fa cadere la maschera. E poi ci sono i sacerdoti della Fraternità San Pio X, che svolgono un ruolo meritorio anche solo con la celebrazione della Messa e l'amministrazione dei Sacramenti. Oltre a quanti, pur nelle file dei conservatori irregimentati dall'Ecclesia Dei, svolgono un ruolo non trascurabile. Certo, siamo in un momento di crisi, per cui dobbiamo fare con quel che c'è, come si dice. Non dimentichiamo che l'Italia è comunque solo una minima parte dell'orbe cattolico, e che vi sono realtà estremamente dinamiche all'estero, con fedeli molto più agguerriti e determinati.

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  10. Purtroppo alcune realtà Summorum sono molto addormentate o schizzofreniche con fedeli che assistono ad entrambi i riti . Ieri ad una messa Summorum ho sentito una predica modernista, il sacerdote con il suo discorso ha contraddetto ciò che ha fatto con i gesti.
    Non è sopportabile uscire da una celebrazione VO turbati dalla predica modernista.

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    1. Potrei chiederLe dove è avvenuto questo fatto, e chi era il celebrante che avrebbe tenuto un'omelia dal contenuto modernista?

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    2. Se è possibile vorrei risponderle in privato. Grazie

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    3. Ma certo: la mia mail è eminentissimus@gmail.com

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  11. Risposta del blogger Fabrizio Giudici su 'Chiesaepostconcilio.blogspot.com (2.11.18?) al post di un prete che si definisce 'autenticamente cattolico che nel suo animo vive un dramma inimmaginabile':
    "Non si possono ottenere risposte valide se si pongono male le domande. Che la cosa sia lacerante non lo si mette in dubbio, ma frasi come "il papa è il papa" non vogliono dire niente. Il papa è il papa e può sbagliare, e siamo in un momento della storia in cui sbaglia molto. Anche "staccarsi per andare dove?" è una domanda sbagliata": non ci si deve staccare dal papa o dalla Chiesa, ma riconoscere che è il papa ad essersi staccato dalla Chiesa: si intende Bergoglio l'uomo, non l'Ufficio. Dunque, non si deve andare da nessuna parte. Si deve solo riconoscere quello che accade e dirlo. Temo peraltro che la 'lacerazione' in troppi casi sia più prosaica, ovvero il timore di conseguenze disciplinari da parte del vescovo."

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  12. Reverendissimo Monsignore,
    innanzi tutto grazie per la Sua coraggiosa e sincera testimonianza di Fede, fonte di immenso conforto per tutti noi che ci troviamo a vivere in tempi così difficili.
    A costo di dire un'ovvietà, il Concilio Vaticano II, così come l'elezione al Soglio di Jorge Mario Bergoglio, riflettono un quadro geo-politico sostanzialmente analogo, essendo entrambe frutto dell'ascesa, a livello mondiale, delle forze di sinistra (marxiste nel 1962, libertarie nel 2013), cioè di quelle forze che, a partire dall'elezione di Trump nel 2016, stanno battendo la ritirata su più fronti. Non pensa che, alla fine, la c.d. "rivoluzione bergogliana" sarà sconfessata proprio dai suoi stessi fautori, desidrosi, per ragioni di mero opportunismo politico, di rimette in sincronia "trono" e "altare"?

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    1. Non credo: quel che accade in politica ha certamente delle convergenze con l'apostasia della chiesa conciliare, ma non mi pare che si possa ridurre tutto ad una battaglia ideologica. Qui ci troviamo al centro di un conflitto tra il Principe di questo mondo e Cristo, al quale certamente non sono estranei i servitori di Satana, scatenati tanto in ambito civile quanto ecclesiastico per preparare l'avvento dell'Anticristo.

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  13. Reverendissimo Monsignore,
    Può darsi si sia trattato di unasemplice svista - considerata la mole di notizie veicolate dal suo post, più che scusabile - ma non ho potuto fare a meno di notare una lievissima incongruenza.
    Poco dopo la lista dei membri della "Mafia di San Gallo", Lei così scrive: "Il quarto è che tutti questi prelati sono nemici dichiarati del Motu Proprio Summorum Pontificum". Ora, quel "tutti" si riferisce anche al defunto Cardinale Basil Hume; tuttavia, come è possibile che il Card. Hume fosse nemico dichiarato del Motu Proprio Summorum Pontificum, essendo egli deceduto nel 1999, ovvero otto anni prima della sua promulgazione (2007) ed addirittura sei anni prima dell'elezione al soglio pontificio di Joseph Ratzinger (2005)?
    Ripeto, penso si tratti di una semplice svista, o piuttosto di mia ignoranza circa gli atteggiamenti tenuti dal Card. Hume verso i Tradizionalisti mentre era in vita ed occupava la sede episcopale di Westminster. Le sarò grato per tutti i chiarimenti che potrà fornirci.

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    1. Caro Simone,

      La ringrazio per la precisazione. Intendevo riferirmi all'opposizione alla Liturgia antica che accomuna i membri noti della Mafia di San Gallo, che per brevità ho indicato nel Motu Proprio. Il card. Hume, essendo morto nel 1999, non poteva ovviamente esser contrario a un documento promulgato nel 2007. A mio parere dovremmo aggiungere alla lista anche alcuni altri oppositori della Messa perenne, tra cui il Martiranese, ma non ho ancora prove definitive in proposito.

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