I DUE STENDARDI

By Cesare Baronio - domenica, aprile 26, 2020




Una vasta pianura nei dintorni di Gerusalemme 
al centro della quale è Cristo Nostro Signore, 
capo supremo di tutti gli uomini buoni; 
e un altro campo, nella regione di Babilonia, 
dove Lucifero è il caporione dei nemici.

Sant’Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 138.


Premessa


Come ho avuto modo di enfatizzare in un mio precedente commento (qui), stiamo assistendo al delinearsi sempre più evidente di due schieramenti opposti, sotto due opposti stendardi.

All’interno di questi schieramenti stanno prendendo ordinatamente posto soggetti che sino ad ora sembravano agire autonomamente, ma che recentemente hanno mostrato una tale sintonia di azione da rivelare un fine comune ed una comune adesione a principi solo apparentemente estranei. 

Nella puntata di Report del 20 Aprile (qui) abbiamo assistito ad un attacco mediatico rivelatore: non tanto per l’inconsistenza degli argomenti o per la palese faziosità del contenuto, quanto piuttosto per la scelta del «nemico» e quindi, di riflesso, per la designazione della parte che ad esso si oppone. 

Due schieramenti opposti


Abbiamo da un lato la Tradizione, identificata rispettivamente nelle sue declinazioni: religiosa, culturale, sociale, politica ed economica. Gli esponenti emblematici della Tradizione sono quindi: 

  • i cosiddetti tradizionalisti, ossia i Cattolici fedeli alla dottrina e alla morale tradizionale della Chiesa, che trovano nella liturgia tridentina la loro espressione cultuale; 
  • le associazioni e i movimenti conservatori, a vario titolo impegnati nell’azione culturale o nell’impegno sociale; 
  • i partiti di ispirazione conservatrice, oggi definiti significativamente «sovranisti», quasi l’amor di Patria fosse un crimine, che hanno un programma fortemente critico nei confronti della globalizzazione; 
  • le entità del mondo dell’economia e dell’impresa che traducono in pratica tanto la dottrina quanto il pensiero della  Tradizione, e tra queste anche le piccole aziende che connotano il tessuto imprenditoriale delle eccellenze italiane. 

Questa classificazione ricalca sostanzialmente i bersagli del documentario di Report e in genere i “nemici” della sinistra politica, ideologica e religiosa.

Dall’altro lato abbiamo la Rivoluzione, o meglio la sua versione aggiornata, la Globalizzazione, anch’essa articolata secondo lo stesso schema:

  • i cosiddetti progressisti, ossia quanti nominalmente si definiscono Cattolici ma che più propriamente dovrebbero esser detti Modernisti, i quali trovano nel Concilio Vaticano II e nella sua riforma liturgica un punto di partenza, recentemente evolutosi in forme ancor più lontane dall’ortodossia cattolica; 
  • le associazioni ambientaliste, pacifiste, globaliste, abortiste, GLBT e favorevoli all’immigrazione: spesso questi movimenti costituiscono il braccio sociale dei partiti politici di riferimento; 
  • i partiti di sinistra, di ispirazione progressista, oggi definiti «globalisti» in quanto impegnati nell’attuazione dell’agenda mondialista, proni alle politiche di organismi sovranazionali e legati alle élite del deep state;
  • le entità del mondo dell’economia, della finanza e dell’impresa coerenti con il pensiero globalista: multinazionali, grande distribuzione, società della green economy, aziende di commercio elettronico ecc. 

Questa seconda classificazione, pur non essendo dichiarata, emerge quale necessario contraltare del suo opposto ed è confermata dalle stesse affermazioni e prese di posizione ideologiche dei suoi esponenti. 

I due schieramenti opposti ed avversari - direi addirittura nemici, visto che siamo oggi in presenza di una vera e propria guerra, anche se non combattuta con mezzi militari - si affrontano con strumenti diversi, e spesso il successo delle loro battaglie è determinato dalla capacità di fuoco dei media - soprattutto tramite internet e la televisione - che li sostengono o li combattono. 

Al fianco dei media, che fanno capo a precisi centri di potere, viene esercitata anche una censura discriminatoria, basata su criteri completamente opinabili - se li si giudica oggettivamente - ma che rispondono a interessi perfettamente coerenti con la volontà di modificare la realtà, rendendola conforme ad una narrazione preordinata. Il caso della presunta pandemia è emblematico ed è significativo che la principale urgenza evidenziata dal potere privato e pubblico sia stata quella di impedire la diffusione di fake news poi rivelatesi più credibili delle dogmatiche verità proclamate ex cathedra da scienziati al soldo delle multinazionali o di chi ad esse è asservito. Curiosamente la censura ha sempre e solo una direzione, tanto sui social quanto su internet, sui media tradizionali e nei programmi televisivi.

La realtà presente ci mostra una significativa disparità di mezzi in cui i progressisti risultano molto più avvantaggiati rispetto ai conservatori in tutti gli ambiti. La medesima disparità è oggi riscontrabile nella constatazione del fatto che il potere risiede quasi interamente nelle mani del progressismo - dagli Stati alla Chiesa, dalla cultura alla finanza e ai media - mentre è palesemente conservatrice la maggioranza dei cittadini e dei fedeli. Vi è quindi una significativa disparità e disuguaglianza tra gli schieramenti, che vede in svantaggio almeno apparente la destra sulla sinistra, la Tradizione sulla Rivoluzione. 

A conferma di questa evidenza abbiamo le dichiarazioni della sinistra ideologica e religiosa, la quale è conscia del proprio esorbitante potere ma altrettanto consapevole della sua precarietà, laddove un qualche cambiamento politico o sociale dovesse coalizzare gli avversari e renderli quindi più temibili in ragione del loro numero. Per questo motivo la sinistra progressista non solo è organizzatissima nel tener ben compatti i propri ranghi, ma si adopera per far sì che nelle schiere opposte sia favorita la divisione, tramite attacchi mirati, azioni di accerchiamento, e tutta la tattica che da sempre ha dimostrato la propria efficacia. 

La posizione del papato


Un altro elemento estremamente significativo, tanto nel documentario Dio Patria Famiglia Spa di Report quanto nel saggio The limits of the pontificate di Faggioli è la designazione di Bergoglio quale punto di riferimento istituzionale del progressismo; egli ha dato prova di non sentirsi assolutamente a disagio nei panni di vessillifero delle istanze non solo del modernismo, ma anche dell’ecologismo malthusiano, dell’ecumenismo irenista, dell’immigrazionismo globalista e della scientocrazia, giungendo recentemente ad inviare messaggi di incoraggiamento a personaggi decisamente controversi. Siamo arrivati a leggere, su Crux (qui): 

Papa Francesco, nonostante sia il primo Pontefice non europeo dall’ottavo secolo, è forse il leader del Vecchio Continente che oggi si è pronunciato maggiormente per difendere nei suoi principi l’Unione Europea.

Le forme di endorsement di papa Francesco spaziano dalla indiscreta interferenza nelle questioni politiche degli Stati agli incontri in Vaticano con esponenti delle élite, per finire con azioni di supporto ideologico a progetti di matrice sinarchica. Assieme a questo, non mancano interventi estemporanei di figure di spicco della Gerarchia - anche della Curia Romana - volti a drammatizzare l’operato del Pontefice, ossia a tradurre in finzione scenica paradigmatica il suo messaggio: Cardinali che tolgono i sigilli ai contatori di un edificio occupato da gruppi di estremisti di sinistra o che presiedono tavolate di clochards allestite sotto le volte delle nostre Cattedrali sono parte di questo spettacolo mediatico, assieme all’azione industriosa di una miriade di sottoposti disciplinatissimi tanto inclini a trascurare il loro ministero quanto smaniosi di sistemare clandestini maomettani un po’ ovunque, a spese dello Stato ovviamente. Francesco si trova assolutamente a proprio agio nel ruolo di præcentor ideologico del vasto coro progressista, il cui antifonale è miniato dalle sapienti mani di chi ha ben chiaro lo svolgimento dell’intera liturgia.

Parallelamente, Jorge Mario si è distinto per il suo silenzio assordante su questioni per le quali sarebbe stato più che auspicabile attendersi un suo autorevole intervento, ad iniziare dal mancato appoggio papale alle Marce per la Vita e ad altre iniziative di grande impatto sociale e morale. Così, se da un lato egli non ha fatto mancare una parola favorevole alla sinistra anche radicale, dall’altro egli ha dimostrato quale sia la sua posizione nei riguardi di chi difende l’ortodossia in materia di fede e di costumi, dando un chiarissimo segnale all’Episcopato mondiale. 

Inutile notare che questo atteggiamento confligge platealmente con il comportamento dei suoi Predecessori: basti pensare a quanto Giovanni Paolo II considerasse importante l’impegno del laicato cattolico nella difesa della vita e nell’applicazione della dottrina sociale. 

Ci troviamo quindi ad avere un Papa che sponsorizza i nemici della Chiesa Cattolica interni ed esterni, e che censura in vari modi coloro che cercano di difenderla, e con essa il Papato stesso. Una sorta di entità bicefala, nella quale Bergoglio e il Vicario di Cristo convivono dissociati in reciproco conflitto. E in cui l’autorità di Francesco nel perseguire la propria azione demolitrice è usurpata al Pontefice, mentre sul Papato ricade inesorabilmente il discredito che invece dovrebbe esser attribuito al solo Jorge Mario. 

Civitas in se divisa


Anche in ambito ecclesiale i due stendardi avversari perseguono scopi diametralmente opposti, perché in seno alla Chiesa - che pure avrebbe sue finalità ben specifiche ed altrettanto specifico Magistero cui tutti i suoi membri sono tenuti ad aderire - vi è una parte nemica che strettamente parlando non avrebbe titolo per dichiararsi cattolica, e che in condizioni normali dovrebbe essere espulsa dal corpo ecclesiale dall’Autorità posta a presidio della Chiesa stessa. Ma questa necessaria azione di autotutela non viene presa nemmeno in considerazione e l’Autorità, schieratasi con il nemico, agisce per emarginare al massimo la parte fedele a Cristo e spesso esercita il proprio potere per espellere quanti dovrebbero esser incoraggiati e lodati per la loro coerenza. La dissociazione del Papato cui accennavo poc’anzi è, in qualche modo, un sintomo del medesimo problema nella Gerarchia e nel laicato.

Va notato, per completezza, che questa ostilità dell’Autorità nei confronti dell’Istituzione che la legittima affligge anche lo Stato, laddove ad esempio il Presidente del Consiglio - e, si potrebbe aggiungere, il Presidente della Repubblica -  tradiscono l’interesse della Nazione, nel perseguimento di obiettivi dell’élite globalista. Ma se l’Autorità dello Stato trae la propria legittimità dal mandato degli elettori che gli conferiscono la propria sovranità, nella Chiesa la sovranità appartiene a Dio e viene esercitata in forma vicaria dalla Gerarchia, che non ha alcun potere di modificare né la dottrina, né la struttura, né la costituzione della Chiesa. 

Ciò che è quindi molto grave nel caso di una Nazione i cui Governanti non siano espressione della volontà dei cittadini, è inaudito e gravissimo nel caso della Chiesa Cattolica, la cui Gerarchia non solo insegni errori ed eresie al popolo rimasto fedele, ma agisca deliberatamente contro Dio per demolire dall’interno l’Istituzione che Egli ha costituito. Le tristi circostanze dell’epidemia hanno fatto emergere un aspetto a dir poco sconcertante da parte dei Vescovi, dimostratisi prontissimi esecutori - addirittura ex ante - della sospensione delle pubbliche celebrazioni imposta dalle leggi civili. 

Nondimeno, come nella compagine civile vi sono partiti e movimenti più estremisti di altri, così anche nello schieramento progressista in seno alla Chiesa vi è chi spinge con maggior insistenza verso la Rivoluzione, rispetto ad una Gerarchia più prudente nell’applicare l’agenda globalista. Tra costoro spicca certamente - più per protagonismo che per effettiva autorevolezza - il professor Massimo Faggioli, intrinseco dell’ineffabile padre Antonio Spadaro sj, Direttore de La Civiltà Cattolica.  

I rapporti con la Cina


Nel panorama geopolitico attuale stiamo assistendo al consolidarsi di relazioni commerciali del Governo italiano con Pechino. Molti prodotti di prima necessità vengono importati a basso costo dalla Cina, come abbiamo potuto verificare anche durante questa epidemia: milioni di mascherine e migliaia di respiratori sono stati ordinati alla nazione dalla quale il virus si è diffuso nel mondo. Ma anche apparati Huawei, antenne e dispositivi per il 5G, droni, telecamere e milioni di altri prodotti tecnologici provengono quasi esclusivamente dalla Cina, che in Europa ha già acquisito molte aziende strategiche, infrastrutture e porti. 

Nello stesso periodo è stato firmato un accordo segreto tra la Santa Sede e la dittatura comunista cinese, con il quale si abbandonano i Cattolici fedeli alla Sede di Pietro per un deplorevole gioco diplomatico. Il Cardinale Zen non ha mancato di stigmatizzare l’opera del Segretario di Stato, ricevendone in risposta un’indecorosa reprimenda scritta dal Decano del Sacro Collegio.  

Non suscita quindi stupore vedere come l’intera compagine globalista - di cui la Cina è attenta promotrice - trovi anche nel movimento progressista cattolico un entusiasta collaboratore. Tra i pregi del Pontificato bergogliano, Massimo Faggioli annovera anche questo:

[Francesco] ha riposizionato la Chiesa geopoliticamente verso il continente asiatico in rapido sviluppo, specialmente verso la Cina. Questi sono risultati già consolidati nella sua eredità.

Con altrettanta sincronia, è di questi giorni la notizia dell’edizione cinese de La Civiltà Cattolica, annunciata su Avvenire con la benedizione del Cardinale Parolin, estasiato dalla vocazione a «costruire ponti e stabilire un dialogo con tutti gli uomini» (qui). Che quel dialogo sia pagato con la persecuzione dei Cattolici che non si piegano alla dittatura è cosa trascurabile, specialmente in preparazione del Viaggio Apostolico a Pechino dato ormai per imminente. Ha glossato Spadaro: 

La presenza di altri grandi attori nello scenario internazionale quali Cina, India, Giappone, Brasile, Russia rende il quadro complesso e richiede una governance globale. Il coronavirus ce lo dimostra chiaramente. La storia proprio oggi deve aiutarci a capire che la globalizzazione non coincide affatto con “l’occidentalizzazione del mondo”, ma va inquadrata all’interno di una più ampia prospettiva. Il Papa, di ritorno da Myanmar e Bangladesh, ha detto: «La Cina oggi è una potenza mondiale: se la vediamo da questo lato, può cambiare il panorama».

Non sfugga la sintonia del Vaticano e del progressismo cattolico con le istanze del globalismo più estremo; né il gravissimo pericolo di rendere l’Italia stato vassallo della Cina, in un momento in cui la sua dittatura è accusata di aver non solo nascosto la gravità dell’epidemia, ma addirittura di averla deliberatamente provocata d’intesa con la Fondazione Bill e Melinda Gates e con alcuni tra i massimi esponenti dell’OMS. Se questa eventualità si concretizzasse - soprattutto con l’aggravarsi della crisi economica e con l’applicazione del Meccanismo Europeo di Stabilità da parte del Governo Conte - sarebbe assai difficile impedire alla Cina di impadronirsi ulteriormente delle nostre imprese e dei nostri beni artistici; questo ovviamente radicalizzerebbe l’opposizione con gli Stati Uniti di Trump, che sono schierati contro la globalizzazione e a fianco dei movimenti conservatori. 

Uno scenario, questo, che potrebbe preludere al terzo conflitto mondiale. E che vedrebbe la Chiesa di Bergoglio ufficialmente alleata dei fautori del Nuovo Ordine Mondiale che già da ora Avvenire elogia (qui). 

Un vero e proprio manifesto


Veniamo dunque al famigerato essai di Massimo Faggioli, Professore di Teologia e di Studi Religiosi alla Villanova University. The limits of the pontificate (qui e qui) è pubblicato su La Croix International, una testata di diffusione mondiale, voce del più aggressivo progressismo ereticale e punto d’incontro di intellettuali ultramodernisti. È quindi evidente che i primi destinatari del saggio sono i lettori di La Croix; in modo indiretto ma non meno esplicito, tuttavia, il corposo appello è indirizzato anche ai confidenti di papa Francesco, agli assidui di Santa Marta che oggi - con loro somma costernazione - sono estromessi dal Vaticano a causa delle ferree norme sanitarie imposte a tutela della salute dell’Augusto ospite. Se ne rammarica lo stesso Faggioli: 

La pandemia ha cambiato alcune dinamiche chiave nella Chiesa cattolica. Anzitutto, c’è stata un’attenzione ancora maggiore al papato e al suo isolamento, quella che potrebbe essere chiamata la sua solitudine istituzionale.

Non sfugga al Lettore il richiamo allusivo alla Solitudine di Francesco, un saggio dell’ultraprogressista Marco Politi (qui pubblicato a Maggio 2019, in cui si ripete lo stesso allarmato refrain contro Trump, i sovranisti e i tradizionalisti cattolici. 

Questo articolo costituisce una sorta di manifesto della fazione progressista in seno alla Chiesa. Non tanto un manifesto programmatico - dato già per acquisito sin dagli incontri clandestini della Mafia di San Gallo - quanto pragmatico, ossia finalizzato da un lato a richiamare all’ordine il “vescovo di Roma” e dall’altro a convocare a raccolta i congiurati nel caso in cui la correctio non dovesse sortire gli esiti sperati. 

L’incipit del saggio non dà adito ad equivoci di sorta: 

Esiste il rischio che papa Francesco stia perdendo il sostegno delle persone che vogliono vederlo aver successo, in modo da impedire alla Chiesa di cadere nelle mani di coloro che si sono espressi contro il cambiamento.

E ancora: 

L’ottantatreenne non sembra voler capire che molti di coloro che hanno riposto fiducia nei suoi sforzi per la riforma della Chiesa sono delusi. 

E qui mi sia permesso notare che questa correctio ricorda - sul versante opposto e con modi subdoli - i dubia dei Cardinali e Vescovi conservatori, che con coraggio e lealtà avevano posto delle domande chiarissime di natura dottrinale, morale e disciplinare alla stessa persona cui indirettamente si rivolge ora Faggioli, facendosi quasi interprete della propria fazione. E se da un lato la correttezza ed il rispetto per la Sede di Pietro obbligavano i Prelati a seguire ben precisi e ponderati passi nei confronti del Vicario di Cristo, dall’altro l’atteggiamento dei progressisti suona irriverente e autoritario, confermando in costoro la persuasione di poter dare ordini perentori ad un proprio superiore. Non solo: dal loro modo di porsi si comprende che non si rivolgono al Papa, ma a colui che nel ruolo di Papa è lì per riformare - leggasi: demolire - anzitutto il Papato, destrutturandolo, anzi: demitizzandolo. 

Francesco sta fornendo un contributo inestimabile alla tradizione vivente della Chiesa, creando un nuovo modo di ravvivare e attualizzare gli insegnamenti del Concilio Vaticano II (1962-65). Ha aiutato a liberare l’insegnamento morale cattolico dalla sua camicia di forza ideologica e ha raggiunto un nuovo equilibrio tra legge e misericordia. Ha riabilitato i teologi che sono stati messi a tacere e puniti dalla politica dottrinale post-Vaticano II di Roma. Ha anche guidato la Chiesa cattolica nel cattolicesimo globale.

Mi permetto di far notare come Faggioli consideri un titolo di merito la riabilitazione da parte di Bergoglio di quei pessimi che, quando Ratzinger era al Sant’Uffizio, furono colpiti dalle censure ecclesiastiche per le loro posizioni ereticali. Il che - per chi conosce l’indulgenza della Chiesa postconciliare - dovrebbe dare la misura dell’abisso di aberrazione di costoro, per meritare d’esser sospesi dall’insegnamento «dalla politica dottrinale post-Vaticano II di Roma». Immagino che con «cattolicesimo globale» Faggioli intenda un’entità ecumenica composta da tutte le denominazioni cristiane. 

Nel processo inquisitorio viene quindi formulato il capo d’imputazione: 

Si ha l’impressione che negli ultimi mesi il dinamismo del suo pontificato abbia iniziato a raggiungere il suo limite. E questa non è solo l’opinione dei teologi che sono coinvolti nei dibattiti sulla riforma della Chiesa.

E ancora:

[…] le importantissime intuizioni spirituali di Francesco mancano di una chiara struttura sistematica che può essere inserita in un quadro teologico e in un ordine istituzionale. 
[…] I sostenitori di Papa Francesco e dei suoi sforzi per riformare la Chiesa cattolica temono che il dinamismo del suo pontificato abbia iniziato a calare. 

Il compito di papa Francesco non è più quello di limitarsi a formulare sconclusionatamente proposte eterodosse o rivoluzionarie, ma di tradurle in atti magisteriali ufficiali o in disposizioni disciplinari e canoniche vincolanti per l’intera Chiesa, sulla falsariga di quanto ad esempio è avvenuto con la modifica della dottrina sulla pena capitale nel Catechismo della Chiesa Cattolica. 

Fino ad ora, la maggior parte delle persone credeva che, indipendentemente da come potesse essere limitato nell’uso di una seconda lingua o di espressioni discutibili, il papa argentino fosse fondamentalmente aperto a fare alcuni cambiamenti disciplinari e consentire sviluppi teologici compatibili con una comprensione organica della tradizione.

I moderati - ossia i conservatori prudenti che pensano di poter applicare il Vaticano II cum grano salis senza accorgersi della sua indole eversiva - osserveranno a questo punto che i tentativi di introdurre al Sinodo per l’Amazzonia l’abolizione del Celibato e l’ordinazione delle diaconesse sono stati sventati dall’intervento della Curia, trionfatrice sull’estremismo del percorso sinodale tedesco.

Questi due eventi possono essere letti in modi molto diversi, a seconda di dove ci si trova lungo l’ampio spettro di credenze e opinioni cattoliche.[…] I gruppi anti-Francesco si sono rallegrati pubblicamente e si sono sentiti rivendicati per quello che è successo. […] Ma quanti nei circoli ecclesiali e teologici hanno sostenuto Francesco sin dall’inizio del suo pontificato si sono sentiti in qualche modo traditi. Nonostante ciò, hanno cercato di continuare a stare con lui senza rivelare troppo lo stato di shock e delusione che provano. […] I circoli pro-Francesco sono comprensibilmente riluttanti a parlare della crisi che sta affliggendo questo pontificato.

Faggioli non nasconde il senso di tradimento per questa vittoria dei «gruppi anti-Francesco», enfatizzando lo sforzo quasi sovrumano che è richiesto ai progressisti per continuare a fingere di sostenere il loro paladino, in un momento di «crisi». Tra i crimini ascrittigli, spicca la tolleranza di Bergoglio nei confronti dell’odiata Messa tridentina e della compagine che la sostiene: 

Ciò è particolarmente doloroso per i più ardenti sostenitori del papa perché, sin dalla sua elezione nel 2013, aveva reso assolutamente chiaro che credeva che il tradizionalismo liturgico fosse incompatibile con un “andare avanti” della Chiesa. Tuttavia, non ha solo permesso al baraccone tradizionalista di continuare, non ha fatto nulla per impedire ai principali uffici e funzionari vaticani di incoraggiarlo. Ciò ha peggiorato ulteriormente la situazione, soprattutto per alcune Chiese locali.

Ecco serviti i Prelati fedeli al Papa, definiti «baraccone tradizionalista» in perfetta sintonia con l’immagine che - negli stessi giorni, per di più - il documentario di Report dava dei «nemici di papa Francesco», approntando un altro grottesco tribunale del popolo. 

Il professore della Villanova University rincara la dose:

La seconda cosa che ha accelerato l’attuale crisi del pontificato di Francesco è la pressione dei vescovi e dei cardinali nell’ultimo anno, che ha minacciato la legittimità del papa. Non mi riferisco agli estremisti che sono diventati figure marginali in una religione cattolica virtuale, come l’arcivescovo italiano Carlo Maria Viganò. Piuttosto, sto parlando di cardinali che hanno un ruolo chiave nella Curia romana o che lo hanno avuto fino a poco tempo fa. 

Così, dopo aver menzionato la Correctio filialis e la fastidiosa presenza del Cardinal Sarah alla Congregazione per il Culto Divino - giungendo ad accusarlo d’aver circonvenuto Benedetto XVI nella pubblicazione del saggio in difesa del Sacro Celibato - Faggioli commenta: 

Il tempismo del libro non è stato casuale. È stato pubblicato mentre papa Francesco stava completando un’esortazione apostolica a seguito del Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia, durante il quale la maggior parte dei partecipanti ha votato a favore della modifica della disciplina del celibato.

E con questo insinua - contro la realtà dei fatti, peraltro - che sia andato a segno il complotto della fazione avversa:

Col senno di poi, il discorso del papa alla conclusione della riunione del Sinodo potrebbe essere visto come l’inizio di un accordo con i tradizionalisti.[…] Alla luce dell’esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazonia si potrebbe facilmente leggere il suo rifiuto della proposta di riforma del celibato sacerdotale come un’approvazione del papa verso quelle “élite”.

Ovviamente non c’è alcun accordo di Bergoglio con i tradizionalisti, ma questa insinuazione serve per lanciare l’allarme nello schieramento opposto in modo da esercitare maggiori pressioni sui Vescovi e su Francesco stesso affinché proceda più speditamente al compito impartito ad inizio mandato. 

Non credo, come alcuni altri, che Francesco abbia ceduto alle pressioni dei tradizionalisti per paura. Ma storicamente, una tale pressione su un papa è sempre un elemento di contesto che deve essere considerato per comprendere la traiettoria di un pontificato (ad esempio, Paolo VI durante il Vaticano II).

Il richiamo a Paolo VI è emblematico: Faggioli si riferisce all’intervento del Cœtus Internationalis Patrum per scongiurare alcune delle più gravi deviazioni discusse al Concilio, e a quello di altri Prelati per chiedere al Pontefice nel 1968 di pronunciare la Solenne professione di Fede e di promulgare l’Enciclica Humanæ vitæ. Ma non è meno significativo quel cenno alle «pressioni» e alla «paura», che evoca piuttosto ciò di cui è stato vittima Benedetto XVI.

Il saggio di Faggioli lamenta la mancata esecuzione dei compiti assegnati a Francesco e lascia intendere che, laddove questi non proceda a quelle riforme che sinora si è limitato fumosamente ad annunciare, si potrebbe concretizzare una qualche forma di dissenso ufficiale da parte dei suoi sostenitori. In questa presa d’atto dell’atteggiamento quasi disobbediente e indisciplinato di Bergoglio mi pare si possa evidenziare la creazione delle premesse per un’aspra critica che preluda ad altro. 

Ma dopo l’ultimo anno - con Querida Amazonia e la decisione sulla nuova commissione per le donne diacono - alcuni si chiedono se il pontificato di Francesco abbia raggiunto il limite in termini di riforma. [...] Il fatto è che Francesco è stato molto più efficiente nel decostruire un paradigma ecclesiastico e teologico culturalmente e storicamente limitato che nel costruirne uno nuovo. Dopo sette anni di pontificato, questo ci dice qualcosa. [...] Ma quando si tratta di riforme strutturali nella Chiesa, il papa 83enne è più un uomo di parole profetiche che decisioni concrete, che ispira la conversione personale piuttosto che il cambiamento istituzionale. Ciò consente lo spazio per la creatività, quando ciò è possibile. Ma può anche portare a contraddizioni.

In sostanza, Faggioli non mette minimamente in discussione l’abilità di Jorge Mario di dire degli spropositi dottrinali, quanto la sua capacità di tradurre queste deviazioni in un corpus dottrinale e disciplinare:

Il fatto è che la «conversione pastorale» richiede anche una «conversione strutturale ecclesiastica». Ma Francesco non vuole arrivarci - almeno non ancora. Ha interpretato il papato come spazi e processi di apertura a diversi livelli, ma molto meno a livello di struttura ecclesiastica. [...] L’ecclesiologia del Popolo di Dio richiede cambiamenti nelle strutture. Se questi cambiamenti non arrivano anche dall’alto, l’ecclesiologia del Popolo di Dio non andrà da nessuna parte. O andrà solo fino al cattolicesimo latinoamericano di Bergoglio.

I cahiers de doléance di Faggioli lamentano infine che la sinodalità promossa da papa Francesco non sia stata ancora applicata nella sua versione più devastante, e consiglia a tal proposito di imporla d’autorità, viste le (comprensibili) resistenze dei suoi consiglieri. Per fare ciò egli propone l’allargamento del sentiero sinodale ai teologi, ovviamente progressisti, facendo sì che venga definitivamente usurpata non solo l’autorità sovrana del Pontefice in chiave parlamentarista, ma addirittura quella dei Vescovi, detentori anch’essi di un’autorità in quanto successori degli Apostoli: 

La teologia dovrebbe far parte del processo sinodale, anche a livello universale. Se non fosse stato per il lavoro dei teologi accademici negli ultimi tre decenni, oggi nessuno parlerebbe di sinodalità.

Incombe quindi il programma per l’immediato futuro: 

I prossimi anni saranno decisivi per il futuro della Chiesa. La pandemia di coronavirus è parte della crisi della globalizzazione. E questo accelererà la crisi del sistema ecclesiastico ereditato dalla cristianità medievale. Il superamento di questo sistema non renderà necessariamente la Chiesa cattolica meno cattolica. 

Le forme in cui tale dissenso si potrà manifestare potrebbero consistere o in pressioni per spingere Francesco alle dimissioni - ripercorrendo nei modi quanto già avvenuto nel 2013 - o nella formalizzazione di uno scisma, la cui minaccia è già chiaramente formulata e la cui esistenza materiale è sotto gli occhi di tutti. 

Un eterno rinvio dei cambiamenti su questo tema porterà le masse di cattolici (e uomini in genere) a prendere le distanze dalla Chiesa o addirittura a lasciare la fede. Non sarà una mia scelta, ma lo sarà per molti, molti di più di quelli che hanno già fatto questa scelta.

Si potrebbe obiettare che l’eventualità di uno scisma sia molto remota, sotto questo pontificato, perché è quasi impensabile che Francesco fulmini una scomunica contro coloro ai quali deve la propria elezione. È molto più facile pensare che lo sviluppo della via sinodale autorizzi progressivi passi di allontanamento dell’Episcopato tedesco, ad esempio, che già manifesta con sempre maggior arroganza la propria autonomia da Roma aderendo a dottrine palesemente eterodosse. 

A mio parere, è molto più concreta l’eventualità che Bergoglio venga semplicemente costretto alla rinuncia, facendo leva sull’età avanzata - enfatizzata nel saggio di Faggioli - e sulla crisi del papato che esso crede di dimostrare. 

Laqueus venantium


Se Francesco non darà inequivocabile dimostrazione di voler realizzare i cambiamenti richiesti, si renderà necessario metterlo da parte. Non è escluso che si giunga a persuadere il Papa a delegare il governo della Chiesa a quel collegio dei saggi che egli ha costituito e che negli ultimi anni si è ridotto nei suoi componenti; questa soluzione mi pare tuttavia poco probabile, perché rappresenterebbe una modifica alla struttura gerarchica della Chiesa quasi sicuramente ostacolata dalla Curia e dai Prelati conservatori. 

Vedo come molto più semplice l’elezione di un nuovo Papa: il Sacro Collegio è composto da personaggi di comprovata fede bergogliana, alcuni dei quali certamente ultraprogressisti. L’unico problema risiederà quindi nell’escogitare un modo per costringere Bergoglio a rassegnare le dimissioni. 

Mi pare quindi ragionevole presumere, in questo contesto, che le dimissioni verranno presentate come risultato di un attacco orchestrato dai “nemici di papa Francesco”, probabilmente facendogli compiere un gesto talmente grave da suscitare una reazione forte e inevitabile nei Cardinali e nei Prelati conservatori. E sarà una trappola. 

Operazione congiunta


Il vantaggio nell’eliminare Francesco avvalendosi di una deposizione o di una presa d’atto dell’eresia formale e materiale del Papa è di scaricare la responsabilità - “la colpa” - sull’ala tradizionale della Chiesa, così da screditarla dinanzi all’opinione pubblica e da legittimare future forme di ostracismo nei suoi confronti, sia prima del Conclave, sia soprattutto dopo l’elezione di uno dei candidati più progressisti. Va da sé che, essendo de facto impraticabile la deposizione del Papa, si riuscirebbe al massimo a giubilarlo, rendendo prassi il gesto della rinuncia già compiuto dal Predecessore. E questo, ovviamente, contribuirebbe a desacralizzare ulteriormente il Papato. 

Si tenga presente che l’idea di una congiura della Tradizione in cui i «nemici di papa Francesco» tramerebbero nell’ombra con partiti e movimenti politici finanziati da miliardari americani ultraconservatori fa parte di una già sperimentata narrazione mediatica di cui Dio Patria Famiglia Spa è stata soltanto una parziale anticipazione (qui), e che vede nel commento di Avvenire a firma di Andrea Fagioli, Se Report dà voce a chi non ne ha (qui) un controcanto a dir poco sconcertante: 

Le accuse che muovono al Papa si commentano da sole: idolatra, pagano, leader della sinistra internazionale e di contro espressione di un piano giudaico–massonico. 

È ben vero che le accuse si commentano da sole: l’elenco di Fagioli pecca forse per difetto e, come sempre, scredita l’interlocutore senza entrare nel merito.


Conclusione


Credo di aver delineato quali siano i due schieramenti: il Lettore mi perdonerà se per ragioni di brevità non ho potuto esser più esaustivo e se alcuni aspetti sono stati solo accennati. Rimane comunque evidente, credo, la necessità di riconoscere che gli eventi del momento presente non possono esser considerati a sé stanti, né indipendenti l’uno dall’altro; essi sono bensì concatenati, anche se possono apparire limitati all’ambito politico, economico sociale o religioso. Ma come nell’uomo non è possibile separare carne e sangue, così è impossibile nella stessa persona scindere il credente dal cittadino; lo stesso vale per la società, che è civile sì, ma anche religiosa, seppure la sua “religiosità” si manifesta nell’ateismo o nel laicismo. 

È quindi necessario che l’azione di quanti militano sotto lo stendardo di Cristo trovi una comunanza di intenti e riunisca le proprie schiere per fronteggiare con determinazione chi, nel campo avversario, ha dimostrato di aver una ben chiara visione d’insieme ed un coordinamento di azione che a noi - occorre realisticamente riconoscerlo - è finora mancato. 

L’opera di chi combatte per il Bene - nell’impegno politico, sociale ed economico - può avere mille difetti, mille lacune; ma è certamente orientata, se non in tutto almeno in parte, verso quella pienezza della Verità che la Chiesa di Cristo è chiamata a testimoniare e a predicare. Sarà con la nostra coerenza che sapremo esser di esempio ai buoni; e con la nostra umiltà che sapremo emendare le nostre mancanze. Possa Cristo Re, Signore della Storia, renderci degni della Sua Grazia.



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4 commenti

  1. Buonasera, la seguo sempre con attenzione e piacere, condividendo praticamente tutto.
    Sono un attimo perplesso a proposito di GPII, il quale ha dato il suo sostegno ai movimenti noglobal, tanto
    che all'epoca ho dovuto confessarmi spesso perché su queste tematiche mi faceva irritare non poco.
    È vero che su alcuni punti della dottrina ha tenuto ferma la barra del timone verso la Tradizione ma su altri il cedimento é stato totale.
    Ritengo che tutti i Papi conciliari e post abbiano grandi responsabilità.
    La saluto cordialmente e che il Signore la benedica.
    Antonio

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  2. Indurranno Bergoglio a dimettersi nella speranza-certezza che al successivo conclave sia eletto finalmente colui che sistemerà tutto secondo i loro desiderata. Mel loro sconfinato orgoglio luciferino e nella loro sicumera tenderanno troppo la corda ma,come disse Anna Catharina Emmericnk, "...il Signore aveva altri progetti".

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  3. Osservazione a margine: a parte il fatto che non ho molta fiducia nei socialismi di sinistra o di destra che siano, ma chi definisce altri con disprezzo "sovranisti", appunto, si tradisce.

    Quale sarebbe il concetto contrario a "sovranisti"? semplicissimo, "schiavisti". Se sovranisti e' un termine negativo, l'amore o la pratica della schiavitu' diventa positivo. Tra l'altro non ho niente da obiettare, le azioni mi paiono consistenti con questa impostazione.

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  4. La presenza di Papa Benedetto, con la sua ingombrante presenza tutt'altro che silenziosa e asservita alle eresie del tiranno vestito di bianco, è la vera chiave di comprensione dei tempi che stiamo vivendo. Tutto ancora si reggerà da un punto di vista logico, di non contraddizione coi principi dogmatici e di preservazione del papato stesso finché il Papa (quello vero, non quello facente funzione) sarà vivo, poiché tutto l'operato in senso anticattolico, per non dire anticristiano, di Bergoglio finirà presto o tardi nel posto che si merita. Quando infatti verrà a mancare BXVI le forze del Male saranno scatenate come mai prima nella storia, ed il timone della Chiesa, quella di Cristo (non dei Faggioli) sarà direttamente nelle mani di Colei che è stata designata per la battaglia (e per la vittoria) da tempi immemorabili. Questa è la nostra ferma certezza.
    LJC

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