VADE RETRO - La neo-chiesa dialogante anche col demonio?

By Cesare Baronio - sabato, aprile 11, 2020



Nel silenzio sacro del Sabato Santo si è compiuto un rito antico e tremendo: centinaia di sacerdoti e non pochi Vescovi di tutto il mondo, rivestiti della stola ch’è insegna del loro Ministero, hanno invocato l’intera Corte celeste per lanciare una battaglia spirituale contro Satana e gli angeli ribelli. 

Alla stessa ora, da ogni parte dell’Orbe, le mani consacrate di una moltitudine di Ministri di Dio si sono levate a tracciare il segno della Croce una, dieci, cento volte: imperat tibi Deus Pater! imperat tibi Deus Filius! imperat tibi Deus Spiritus Sanctus! Non con lo strepito del Nemico, ma con la composta e terribile autorità della Santissima Trinità. Una preghiera corale, austera, che nella sua formula fu composta da Leone XIII, il minuto ed anziano Pontefice che i suoi contemporanei chiamavano giustamente il gran Leone, per la potenza del suo Magistero che tanto contrastava con la flebile voce e la fisionomia scarna ed ascetica. Inginocchiato al suo stallo nella Cappella privata del Palazzo Apostolico per recitare la Gratiarum actio, mentre uno dei suoi famigli celebrava a sua volta, Papa Gioacchino Pecci ebbe la visione di un combattimento celeste tra gli Angeli e i demoni, dopo che Satana aveva chiesto a Dio di potersi scatenare contro la Chiesa per circa cent’anni. Pallido in volto, appena terminata la Messa egli si recò nel proprio studio e compose di getto la famosa preghiera a San Michele Arcangelo che ancor oggi si recita alla fine della Messa cattolica, ma che la riforma liturgica bandì sdegnosamente dal rito montiniano. Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio… Ricordo quando da bambino il sacerdote a cui servivo la Messa, inginocchiato ai piedi dell’altare alzava la voce alle parole divina virtute in infernum detrude, scandendole con la certezza d’esser ascoltato. 

Assieme a questa bella preghiera, Leone XIII compose anche l’Exorcismus in Satanam et angelos apostaticos, di cui ordinò la pubblicazione e che fece poi inserire nel Rituale Romanum subito dopo la parte dedicata all’esorcismo degli ossessi. In questo rito egli volle inserire un riferimento esplicito alla sua visione: Ecclésiam, Agni immaculáti sponsam, favérrimi hostes replevérunt amaritudínibus, inebriárunt absínthio; ad ómnia desiderabília ejus ímpias misérunt manus. Ubi sedes beatíssimi Petri et Cáthedra veritátis ad lucem géntium constitúta est, ibi thrónum posuérunt abominatiónis et impietátis suæ; ut percússo Pastore, et grégem dispérdere váleant. La Chiesa, sposa dell’Agnello immacolato, è stata colmata di amarezze e stordita con l’assenzio da nemici tremendi; hanno sacrilegamente messo mano a tutte le sue cose più desiderabili. Dove era stabilita la sede del beatissimo Pietro e la Cattedra della verità per la luce delle genti, essi hanno posto il trono dell’abominazione e dell’empietà; perché colpito il Pastore, potessero anche disperdere il gregge. 

Come avvenne per la preghiera a San Michele, anche questo passo profetico dell’Esorcismo venne abolito poco prima del Concilio, da chi forse temeva che in quelle parole vi si potesse scorgere un triste presagio di quel che i Novatori si apprestavano a compiere. E sappiamo bene che la neo-chiesa ama ecumenicamente porsi in atteggiamento di ascolto non solo nei riguardi di eretici e idolatri, ma anche verso il Maligno, di cui ora nega l’esistenza, ora sminuisce le seduzioni, ora minimizza il pericolo per le anime: al punto che recentemente gli stessi esorcisti - quand’era ancora vivo padre Amorth - umiliarono al Sacro Piede una supplica nella quale imploravano di poter usare l’antico Rituale sia per la recita dell’Esorcismo, sia per la benedizione dell’acqua santa. I demoni, infatti, non sembravano considerare quella fatta secondo il nuovo rito particolarmente efficace, e lo dissero pure in numerose occasioni. Immaginate l’imbarazzo di un sacerdote che, in piedi dinanzi all’energumeno, si trova ad aspergerlo con dell’acqua inefficace: come mandare un soldato a combattere con un fucile caricato a molla. Tra l’altro, il rito conciliare dell’esorcismo non è in più in latino, ma in lingua volgare, come se Belzebù fosse ignorante come i chierici che escono dai seminari moderni...

L’appello lanciato da S.E. Mons. Viganò a tutti i Vescovi e sacerdoti del mondo ha avuto un grande riscontro, a riprova della fede che ancora sopravvive nel Clero nonostante i conati - etimologici, s’intende - di una Gerarchia infedele, anzi - visto che siamo ancora freschi delle Orazioni della Parasceve - perfida. 

Orrore! Dei Prelati e dei sacerdoti che osano nientemeno che scacciare i demoni! Medioevo! Oscurantismo postridentino! E via col solito repertorio che si scatena puntualmente appena qualche chierico osa dire o fare qualcosa di cattolico. D’altra parte, consta che la veneranda Curia Arcivescovile di Vienna, per il tramite della Caritas e nella persona del molto reverendo monsignor Michael Landau, abbia dato prova di una certa disinvoltura nel raccomandare ai fedeli costretti dalla pestilenza a rimanere in casa di intrattenersi con la pornografia online: cosa non propriamente in linea con le raccomandazioni per il tempo quaresimale (qui). Così, mentre il demonio si scatena ispirando suicidi, violenze, aborti a domicilio e vari peccati, le Diocesi cosa fanno? proibiscono la celebrazione delle Messe, vietano ai preti di confessare, intimano loro di non amministrare nemmeno l’Estrema Unzione o il Viatico: in nome della salute del corpo. Salus corporum suprema lex. Un enorme party infernale, in cui i diavoli sono lasciati liberi di scatenarsi cum permissu Superiorum.

Ecco allora che un pio Arcivescovo ricorre al mezzo più spirituale di cui dispone la Chiesa: l’esorcismo. Apriti Cielo! Anzi: chiuditi Cielo! perché le Loro Eccellenze Reverendissime, che hanno sprangato le chiese in tutto l’Orbe ancor prima che l’autorità pubblica impartisse norme in proposito, non hanno ovviamente nulla da dire se un pretonzolo tedesco spedisce il Santissimo in busta chiusa ai fedeli, ma si levano con severità implacabile quando si osa disturbare il Maligno nella sua azione. Ma come? Avevamo vietato le Messe, non avevamo detto una parola mentre nelle cliniche si continuava ad abortire nonostante tutte le prestazioni sanitarie fossero sospese a causa dell’emergenza, abbiamo anche consigliato di sollazzarsi con i video porno, e arriva un Monsignore che chiama a raccolta i refrattari per scacciare Satana e gli angeli apostatici?  Cosa dirà la Pachamama? 

Evitando il clamore mediatico, secondo l’uso invalso, ecco uscire il Comunicato dell’Associazione Internazionale Esorcisti circa l’utilizzo dell’esorcismo di Leone XIII (qui), puntuale come sanno esser le cose ecclesiastiche. Il devoto fedele, l’ingenuo pievano penseranno: ecco una parola di incoraggiamento ed un invito ad unirsi al lodevole gesto. Macchè: un’anonima nota dell’altrettanto anonima associazione che ha sede presso la casella postale 212 in Vaticano, informa che «l’utilizzo di questo sacramentale è, fin dall’inizio, riservato ai singoli Vescovi e ai soli sacerdoti che abbiano ricevuto il permesso di usarlo»; cosa questa vera se si parla di un esorcismo su un posseduto, ma non vera se si tratta della recita privata, per la quale nessun permesso è richiesto. Lo conferma anche il Canone 1172 al § 1: «Nemo exorcismos in obsessos proferre legitime potest, nisi ab Ordinario loci peculiarem et expressam licentiam obtinuerit». E con pari petulanza il comunicato intima ai laici di non osar recitare la formula, anche se sullo stesso Rituale è indicato che vanno omesse alcune parti dell’Esorcismo se chi lo dice non è chierico. E mi chiedo: se quella formula non può esser detta dai laici, per quale motivo è chiaramente prevista questa eventualità? Si fuerit clericus: sacra Ministerii nostri auctoritate. Ben evidenziato con le note in rosso. 

Il comunicato, pedante nelle citazioni Ex audientia Sanctissimi, conclude: «ricordiamo ancora una volta che nelle grandi pestilenze che in passato hanno afflitto larghi strati della società, la Chiesa in genere non si è mai impegnata in azioni esorcistiche». E chi mai ha detto che l’esorcismo era rivolto al virus? Il Covid-19 tiene le persone in casa, lontano dalle chiese e dai Sacramenti: un terreno di coltura perfetto per il demonio, perché è contro di lui che quel rito è stato compiuto. Nessuno è uscito  di casa, né si è messo a gridar dai tetti Exorcizo te, immundissime spiritus! Si è svolto tutto compostamente in chiesa, o in casa, senza fedeli né clamore. Chi doveva sentire ha sentito: la Corte celeste per aiutare le anime, e i demoni per ritirarsi davanti a San Michele. 

Sorge il dubbio che qualcuno, dimostrando uno zelo eccessivo nell’impedire qualcosa di buono, dietro un formalismo farisaico abbia lasciato capire da che parte sta chi ha composto il comunicato e, ancor peggio, chi gliel’ha commissionato. E tutto torna: vade retro! 


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4 commenti

  1. "...contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium":
    più che mai necessario.

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  2. prima di ricorrere a pratiche ortodosse, questi chierici dovrebbero uscire pubblicamente da questa chiesa . Che, poi, data la lumen gentium, non si sa quale sia .Vergogna!

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  3. Ma io dico, anche un prete moderno, si potrebbe domandare se qualcosa all'interno della "sua" Chiesa non va, quando vengono tollerate manifestazioni apertamente anti cristiane, e vengono immediatamente censurate manifestazioni (dal suo punto di vista) vetero-bigotte. Sono i tradizionalisti bigotti il problema della Chiesa? Guardiamola dal punto di vista empirico, dopotutto sono passate un paio di generazioni dal Vaticano II. Sono i bigotti il problema, quando dopo averli marginalizzati e censurati, il clero moderno si ritrova con ancora meno fedeli ma soprattutto meno autorevolezza e seguito proprio presso il mondo a cui ha voluto "avvicinarsi"?

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